summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/78396-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '78396-0.txt')
-rwxr-xr-x78396-0.txt4644
1 files changed, 4644 insertions, 0 deletions
diff --git a/78396-0.txt b/78396-0.txt
new file mode 100755
index 0000000..fba0138
--- /dev/null
+++ b/78396-0.txt
@@ -0,0 +1,4644 @@
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 ***
+
+LA FIGLIA D’UN GHIBELLINO
+
+VOLUME I
+
+
+ [Illustrazione: _Il trovatore cominciò un preludio sul suo
+ strumento e poscia con una voce soavissima la sua dolente
+ istoria si die’ a cantare._ _Vol. I Cap. IX_]
+
+
+ LA FIGLIA
+ D’UN
+ GHIBELLINO
+
+
+ ROMANZO STORICO
+
+ RISGUARDANTE MILANO
+ AL COMINCIARE DEL SECOLO XV
+
+
+ DI
+ GIOVANNI CAMPIGLIO
+
+
+ VOLUME I
+
+
+
+ Milano
+ PER GASPARE TRUFFI
+ Cont.ª del Cappuccio N.º 5433
+ M.DCCC.XXX
+
+
+
+
+L’AUTORE A CHI LEGGE
+
+
+Che che ne dicano in contrario alcuni, che non vedono sulla terra se
+non se la ristretta classe de’ scienziati, dediti a’ studi astrusi, e
+qualche volta inutili, i Romanzi, le Commedie, i Drammi, le Novelle,
+tutte queste composizioni leggiere della letteratura sono preziose in
+un tempo in cui una popolazione laboriosa il più delle volte non prende
+un libro in mano che per ricrearsi da fatiche già troppo lungamente
+sostenute. Quindi un libro che in sè non ha che il merito di ricreare,
+è utile perchè procura sollievo a classi stimabilissime della società.
+Mancano forse libri pei letterati? Entrino in alcuna delle nostre
+Biblioteche: la copia prodigiosa delle opere ivi ammassate spaventa
+ogni più laborioso indagatore fra d’essi. Ma libri che veramente
+ricreino lo spirito, occupandolo leggermente e recandogli piacevoli
+sensazioni, sono pochi; tanto più se escludere da essi si vogliano
+tutti quelli che portano seco alcun principio di veleno! L’Italia
+ricorre oggidì avidamente alle scozzesi fonti per gustare di questo
+diletto; ma queste fonti non sono sempre le più pure, se abbiasi
+riguardo alla diversa condizione dei Culti[1].
+
+Che se al diletto si unisca alcuna istruzione, se lo spettacolo che
+presentasi al lettore non è senza frutto, sia per la morale di che è
+condita l’azione, sia per la erudizione storica e la fedeltà del quadro
+che si prende a rappresentare, crescerà senza dubbio il merito di
+siffatto genere di utili componimenti: e veramente è a desiderarsi, che
+fino al maggior punto possibile al diletto l’utile sia congiunto[2]. In
+questo caso chi potrà disprezzare il Romanzo, che sarebbe appunto una
+medicina riposta in un vase di cui gli orli vennero cospersi di mele?
+Poichè non so chi potrebbe tacciar di futile un libro che una sola
+ottima massima validamente persuadesse.
+
+Ma, per venire alla conclusione, eccoti, Lettore benevolo, un nuovo
+Romanzo. Esso avrà i suoi difetti; ma ciò non isgomenta l’autore, che
+spera far anche meglio in nuovi lavori. D’altra parte, anche
+
+ Il ministro maggior della natura
+
+non è senza le sue macchie, e quindi quale ridicola pretensione
+esigere un’opera senza difetti da un giovine del tutto nuovo in
+letteratura, e che inoltre non intende cavalcare il Pegaso per andare
+a rompersi il collo sulle più alte vette dell’Elicona? — Se nella
+lettura dell’operetta che io ti presento, amico Lettore, tu passerai
+piacevolmente due ore, perchè non mi perdonerai se qualche altra avrai
+spesa con essa meno piacevolmente? È forse la noia così estranea al
+mondo che non trovisi, in piccola dose almeno, talora anche nelle
+stanze dell’uomo più laborioso? In ogni modo mi saranno, io spero, più
+indulgenti quelle classi che, per essere più agiate, più sono soggette
+a questo male: e forse mi sarà più propizio quell’amabil sesso, le cui
+fibre più dilicate, i cui nervi più sensitivi, fanno sì che più atto
+sia a sentire anche le meno forti commozioni. Ora, se anche questo solo
+scopo io raggiungessi, perchè non sarò pago?
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+LE ANTICHE MEMORIE
+
+
+Sugli estremi confini della antica Martesana, terra non ignobile
+nella storia Milanese per le ricordanze di antichissime città che ivi
+sorgevano, e di cui già da tanti secoli più non rimane che il nome;
+terra in cui visse un popolo guerriero che prese più volte parte alle
+fazioni che desolarono la nostra cara patria; terra finalmente che quel
+paese racchiude sì delizioso che la meraviglia forma dello straniero, e
+le delizie del nazionale, voglio dire l’impareggiabile Brianza; sugli
+estremi confini della antica Martesana giace il fertile territorio
+detto il Piano d’Erba, di cui è capo luogo il borgo ragguardevole dello
+stesso nome.
+
+Celebri sono questi ed i vicini luoghi per grandi fatti nella storia
+Milanese. Qui Federico I, quel barbaro distruttore della città nostra
+con una grande caterva di popoli nostri vicini, avidi di portare coi
+loro ferri ferite a chi nemici chiamavano ed eran loro fratelli, qui
+Federico accorreva nella state dell’anno 1160 in soccorso del castello
+di Carcano in cui teneva sua guarnigione, tutto speranzoso di mettere
+in fuga i Milanesi che quello aveano cinto d’assedio. Ma in questi
+luoghi l’orgogliosa possanza di quel superbo monarca venne fiaccata
+dall’eroico coraggio de’ nostri concittadini. Ben egli combattendo
+ferocemente aveva disordinate le schiere a lui opposte, era giunto al
+Carroccio portante il sacro vessillo della città, l’aveva abbattuto, e
+certo tenevasi della vittoria; ma d’altra parte le restanti sue genti
+erano state fugate; ed egli, pure dovette mostrar le spalle a coloro
+che già vinti e dispersi irreparabilmente reputava. E perchè fosse
+compiuto il nostro trionfo, il giorno appresso furono da noi sconfitti
+all’_Acqua Nera_ i Lodigiani e i Cremonesi, che viveri conducevano
+al campo imperiale. Nei quali nobili fatti le popolazioni di Erba,
+di Bucinigo, di Parravicino avendo presa attiva parte in favore de’
+vincitori, egli è perciò che riconoscente in appresso la Repubblica
+loro concesse molte esenzioni e privilegi che non poco contribuirono a
+far fiorire quelle regioni.
+
+Quindi è che assai di buon ora questi paesi presentavano
+quell’incantevole aspetto che, ove natura con sue ridenti bellezze
+all’industria si unisce, non manca mai di rallegrare gli animi
+ispirando i più dolci pensieri. Quivi diffatti l’aere puro e sereno
+maravigliosamente si accorda colla giocondità di un suolo tutto di
+acque limpide, quali mobili quali in riposo, intersecato. Infatti
+due piccioletti laghi colle onde loro tranquille o da lievi zefiri
+increspate fanno vivo specchio ai vaghi colli che stanno intorno,
+altri di viti altri di ombrose selve coperti; e sono questi i due
+laghi di Alserio e di Pusiano, che uniti forse ad un terzo formarono
+anticamente quel Eupili che Plinio ricorda. Guardando a settentrione,
+monti alti e dirupi innalzano le loro selvose spalle, e le nude teste
+scheggiose; fra i quali inoltrandoti una opposta scena ti si presenta
+aspra ed orrida di nude balze; e di fianchi recentemente rovinati
+delle montagne. Egli è sovra di uno di questi monti che, oggetto di
+congetture per lo studioso della natura apresi nel marnoso sasso una
+caverna assai profonda, detta il _Buco del Piombo_, nella quale l’uomo
+avaro ricercò con assidua cura quel metallo per ottocento piedi entro
+la montagna; se pure quel lungo andito non si formarono da sè le acque,
+che, dai sovrapposti piani trapelate nelle viscere della montagna,
+quivi per forza e con gran rovina si dischiusero un passaggio.
+
+Ma se ameni e di bellezze particolari adorni sono questi luoghi ne’
+tempi in che scriviamo, che sparsi di liete ville mostrano come la
+tranquillità de’ campi è cara ancora al cittadino che fra il fasto
+e il rumore della città passa la parte maggiore della sua vita, non
+meno singolare e maestoso aspetto offrir doveano nel principio del
+secolo a cui la nostra istoria si riferisce, io voglio dire il secolo
+decimoquinto. Vedevansi allora, invece de’ piccoli e ridenti palazzi
+de’ pacifici cittadini sorgere sull’erto de’ colli e alle radici delle
+montagne le annerite mura dei feudali castelli, altri restaurati, altri
+in rovina; castelli che raccolsero i più ricchi cittadini dopo che il
+feroce Uraja ebbe distrutta la nostra patria, gli uomini uccidendo,
+schiave concedendo le donne ai Borgognoni; i castelli abbandonati
+allorchè, tornata florida Milano, divenne fra le città della Insubria
+la più forte e prepotente; ma che ristaurarono poscia a gara i nobili
+duranti le intestine discordie fra d’essi e il popolo; che cacciati
+dalla città, risorta dopo la distruzione di Federico, speranzosi ivi
+fortificavansi per tentare colla forza di ricuperare il poter loro. Nel
+tempo di che parliamo adunque questi luoghi, pur ameni, presentavano
+ovunque un aspetto severo di guerra: fortificati erano i villaggi
+di mura alzate quando gli Ungheri, irrompendo sull’Italia, tutta di
+stragi la empivano e di rapine; muniti di fortezze erano i borghi,
+che bene spesso mostravano recenti tracce della guerra; Incino, per
+esempio, di recente era caduto dall’antica sua grandezza, e mostrava
+le rovine portatevi nel decimoterzo secolo dai Comaschi; fra i luoghi
+dei dintorni il più forte era Erba, notabile per un ampio castello; e
+fra i castelli feudali de’ signori o Guelfi o Ghibellini che sorgevano
+all’intorno, sul colle di Parravicino notavi quello di Giovanni
+Pusterla feroce Ghibellino, e presso la montagna ove il Buco del Piombo
+si sprofonda quello, ancora più forte, detto il _Castello del Monte_,
+che apparteneva a un signore della parte Guelfa.
+
+Antonio Bianchi che nell’ultima metà del secolo XIV posseduto aveva
+questo castello era stato testimonio di vicende ben importanti. Nato
+sotto il governo mite e tranquillo dell’arcivescovo Giovanni Visconti,
+avea veduta la città spogliarsi notevolmente dell’antica rozzezza
+lasciata in eredità ai loro discendenti dai Goti e dai Longobardi;
+dacchè, cominciata con Azzone una sì felice Rivoluzione, andava
+progredendo per studio del buono arcivescovo, amico de’ dotti, fra i
+quali ognuno sa che trovavasi lo stesso Francesco Petrarca che Giovanni
+con ogni sorta di onori o preghiere trattenne presso di sè assegnandoli
+una appartata abitazione. Ma egli è duro spettacolo vedere una ben
+composta ajuola di un piccol giardino, piantata per mano industriosa,
+guasta ad un tratto per la malvagità di un tristo fanciullo fatalmente
+operoso; e questo è quello che accadde succedendo a Giovanni i tre
+nipoti, Matteo, Bernabò e Galeazzo: ogni studio di lettere, ogni
+bell’arte andò in obblio; il barbaro non amava che le armi, non spirava
+che lascivia, non apprezzava che la caccia; ed i nobili non ancora
+dirozzati (mentre è questa l’opera di lungo tempo) ben presto tornarono
+ad una vita solo operosa in consimili occupazioni. Quindi, come molti
+altri, ignorante e superstizioso, ma valoroso, crebbe il nostro Antonio
+Bianchi; e perchè, tolta moglie, gli dava ombra la insaziabil libidine
+di Bernabò, lasciata la città, venne a questo suo _Castello del Monte_,
+e qui fra gli agi visse la miglior parte della sua vita.
+
+Diffatti il rigore di Bernabò teneva in freno le furiose sette de’
+Guelfi e de’ Ghibellini, che in altri tempi di molto sangue contaminato
+aveano la Martesana; e il Bianchi, avendo al fianco una diletta
+moglie, Agnese Bigli, che a bellezza non ordinaria candidissimi univa
+i costumi, in un paese ridente, fra la piccola schiera di lieti amici,
+fra i quali i più insigni erano il Castellano di Erba ed il Podestà, e
+venivano appresso il Parroco di quel borgo ed il Guardiano del vicino
+convento di S. Francesco, in cacce, in giuochi, in passeggi menando la
+propria vita, da principio egli stesso la trovava felice. Ma l’uomo,
+sempre poco conto facendo dei beni che possede corre a invidiar
+quelli che ancora gli mancano forse pel suo migliore; e ciò avvenne
+anche del nostro Antonio. Egli nel suo segreto si affliggea per non
+avere un erede di sue ricchezze, un figliuolo in cui rivivere vedesse
+sè medesimo; ma quando otto anni appresso egli l’ebbe se ne dovette
+rammaricare, perchè la nascita di quel sospirato bambino a cui il padre
+volle il nome imporre di Fortunato, la morte fu della dolcissima Agnese
+e la cagione della più fiera afflizione pel superstite suo genitore. —
+Misero bambinello! egli sclamava, fissando con dolore sul figlioletto
+gli occhi di lagrime impregnati, la cagione infelice, tu fosti, o
+povero innocente, che io perdessi una compagna che solo fra gli angeli
+può avere sua eguale; tu del latte mancherai di quel casto seno che
+per te cessò di palpitare; ahi meschino, tu per sempre mancherai delle
+carezze della più tenera fra le madri!
+
+Pure il tempo, che sana ogni maggior piaga, portò alcun balsamo anche
+nell’animo del desolato padre. Già il fanciullino snodava l’infantil
+lingua a formare quel dolce nome di babbo che tanto è possente
+sul cuore ancora più rozzo; e il padre in vedendolo crescere tutto
+vezzi dimenticava a poco a poco il profondo dolore che il cuore gli
+consumava: gli anni già trascorrono per lui con volo assai rapido;
+il garzoncello cresce destro nel trattar le armi, nel cacciare fra
+le selve; l’età delle illusioni e degli amori per lui è giunta;
+la prepotente natura a congiungersi il traeva con una fanciulla di
+amabili costumi da lui veduta in una delle gite che frequenti faceva a
+Milano; ma approvato il genial nodo dal genitore, di repente ecco lo
+spezza colei che ad ogni affetto è sorda e inesorabile: cade infermo
+l’infelice per ardente febbre, e in pochi giorni viene tronca quella
+preziosa vita a cui quella si atteneva del genitore.
+
+Privo di ogni persona che strettamente gli appartenga, in una età che
+declina verso la vecchiezza, un uomo ancora può fornire al cuor suo
+piaceri ineffabili colla beneficenza che assomiglia le creature al
+creatore. Ma queste delizie delle anime più nobili e gentili non le
+sapea immaginare il nostro rozzo Antonio, che, avendo un cuore fatto
+per sentir fortemente, ora altro non facea che darsi in preda alla più
+cupa misantropia. Dopo quell’ultimo colpo fatale che di ogni oggetto
+per lui cambiava in negro l’aspetto, egli, ogni consorzio ricusando,
+solitario se ne vivea accumulando i prodotti delle sue ricchezze, e non
+distribuendone che alle chiese ed ai conventi, perchè pregassero pace a
+quelle anime alle quali solo volgevansi tutte le sue ricordanze, i suoi
+pensieri. Fu ancora tentato di vestir rozza tunica ed entrare in un
+convento; ma l’idea di dover con altri uomini convivere ne lo distolse;
+appena permetteva che di quando in quando un unico suo fratello lo
+visitasse, Guglielmo Bianchi; il figliuolo di questo però, il giovine
+Arrigo, giammai non compariva agli occhi suoi; perchè enorme allora si
+sarebbe fatto il dolore di Antonio alla rimembranza, in vedendo lui,
+dell’infelice suo figlio.
+
+Frattanto nel 1402, terminava la sua vita Giovanni Galeazzo primo
+duca di Milano, che succeduto allo zio Bernabò, da lui imprigionato,
+illustrava il suo regno proteggendo le arti e le lettere, dilatando
+colle armi e coll’astuzia il proprio stato, ma opprimeva i suoi sudditi
+con enormi gabelle. Il suo successore Giovanni Maria essendo ancora in
+fanciullesca età, sotto una Reggenza composta di membri fra di loro
+discordi, risorgevano le antiche sette de’ Guelfi e de’ Ghibellini,
+ed i disordini e le sanguinose risse così in Milano ricominciavano che
+nelle città da essa dipendenti, ove erigevansi varj tiranni; ed anche
+la Martesana ferocemente partecipava a que’ furori. Il prepotente
+Giovanni Pusterla, alzando il capo, molte soverchierie commetteva
+contro i suoi vicini; molti altri ancora ingiurie commettevano che con
+altre erano vendicate; e per sopraggiunta venne il furore della guerra
+e armate squadre si videro contendere ai ducali Erba e il suo forte
+castello. Per colmo de’ mali poi una banda di fuorusciti si stabiliva
+nel Buco del Piombo, e, guidata da un capo terribile, ai già desolati
+paesi portava nuovo flagello. Ogni traccia di buon governo fra tanto
+disordine dispariva: del castello di Erba erano signori i Rusconi, nè
+si curavan del resto, perchè solo attendevano a fortificarsi.
+
+Allora un lampo dell’antica energia nel Bianchi si sviluppò: assoldò un
+capitano Boemo, di cui non ci rimase il nome, e quindici altri soldati
+in difesa propria e del suo castello: nessuno offendeva; ma ai male
+intenzionati ispirava timore; egli per altro per schivare contrasti,
+lasciava che impunemente il prepotente Pusterla cacciasse ne’ proprj
+boschi; ed ancora dava qualche somma ai banditi del Buco del Piombo
+che gliene facevano richiesta. Ma questo ultimo atto della antica sua
+energia era lo splendore di una lampada che sta per ispegnersi, poichè
+difatti due anni dopo egli morì, lasciando i proprj beni all’unico suo
+nipote Arrigo Bianchi, di cui a lungo noi dovremo parlare in questo
+racconto.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+LA SORPRESA
+
+
+Gridi ciascuno a sua posta: per me non trovo nulla di sconveniente sul
+bel principio del mio racconto, condurre il mio lettore in una taverna.
+Oltrechè quest’è uno degli asili della gioja (e così scarsa è la gioja
+nella vita che ovunque essa si trovi può meritare buon viso), poichè
+infra i bicchieri il buon umore nasce, il cuore si rallegra, e siccome
+i corpi coll’urto, così gli animi, contrastando colle parole, che il
+vino cresce, piacevolmente si riscaldano; oltre questi grandi vantaggi,
+l’osteria è luogo opportuno per istudiare il carattere degli uomini,
+cui il poter di Bacco spoglia di ogni veste che i difetti ne ricopra;
+ed anche ponnosi in essa scoprire importanti segreti, che quivi fra la
+gioja ispirata dal vino vengono a galla, siccome appunto accade della
+spuma di quello spiritoso liquore. Quindi venga, venga pur meco ove non
+sdegna porre il piede il filosofo indagatore, venga meco il benevol mio
+lettore, ancora la bella e schifa giovane sposa o fanciulla che questo
+racconto avesse per le mani, vengano, dico, nel tempio ove si rende
+festosamente ragione al merito del buon Noè, che scampato dalle acque
+volle pure scamparne le generazioni venture.
+
+Egli è nell’osteria di Parravicino che ci conviene entrare. Noi udirem
+quivi i discorsi e alcune gesta di certi personaggi che avranno qualche
+parte nella nostra istoria, e che sarà bene far conoscere fin da
+principio. L’oste, padrone della taverna, era un uomo di umore giulivo
+verso tutti coloro de’ suoi avventori che aveano buona borsa, burbero
+con coloro che avessero voluto dare delle promesse; egli soleva dire
+che un soldo non valutava tutte le parole del mondo: e perchè il paese,
+siccome abbiamo detto, assai prosperava pei privilegi che da tanto
+tempo godeva, il buon uomo avea di assai accresciuto il suo patrimonio,
+che di già pingue gli era pervenuto dal padre, rammentato ancora dai
+bevitori ottuagenari del paese. Vivea per altro il nostro Antonio
+Trivella (tale era il nome dell’oste) sul piede de’ suoi antenati, e
+sottilmente. Ma egli non avea che un sol figlio, ed era appunto per
+festeggiare le prossime nozze di costui che ad alcuni de’ suoi futuri
+parenti e loro amici, contro il suo uso, avea imbandita, la sera in
+cui noi lo visitiamo, una abbondante cena. Ad essa partecipava Giorgio
+Tanaglia, falconiere nel castello di Giovanni Pusterla, e futuro zio
+dello sposo, con altri tre o quattro famigliari dello stesso Castello.
+
+Ma lo zio futuro di Carlotto (quest’era il figlio dell’oste) era
+quello che più meritava l’attenzione. Esso era un uomo che potea avere
+cinquant’anni, grande e ben fatto della persona, e che non offeriva in
+sè l’esempio di quella pinguezza che attesta un carattere inattivo e
+poco energico. Due occhi assai vivaci e nerissimi, capegli pur neri,
+ed una certa barba ricciuta, davano spicco a’ suoi lineamenti, duri
+sì, ma che peraltro nulla teneano di fierezza. Egli era non pure il
+falconiere, ma ancora il canattiere e il primario personaggio della
+famiglia del già menzionato Giovanni Pusterla; ma non sempre era stato
+occupato nella cura de’ falchi e degli astori, o de’ cani e delle altre
+cose risguardanti la caccia; egli avea in varie occasioni impugnato
+anche la spada, e, tenendo dietro al suo signore, aveva avuto parte in
+scene assai sanguinose.
+
+Fu appunto dopo che si furono vuotati alquanti fiaschi che l’umore
+guerriero del nostro Giorgio Tanaglia si manifestò: «Carlotto, figliuol
+mio, egli diceva allora al futuro suo nipote, io ti do una figliuola
+che è una colomba, sebbene in custodia di un falco che seppe un
+giorno drizzar ben alto le sue penne. Oh se mi avessi veduto nel 1403,
+allorchè sul principio del governo dell’attuale duca, cominciarono in
+Milano ad alzar la testa i Ghibellini: tu avresti allora conosciuto
+Giorgio il falconiere. Di que’ giorni io era vestito tutto da capo
+a piè di una maglia lucente, e guidava, sotto gli ordini del signor
+Giovanni, le genti del Castello. Si era vuotata l’armeria: tutti coloro
+che poteano portar le armi le aveano indossate.»
+
+«Allora la duchessa madre proteggeva il Barbavara, suo amante e primo
+ministro; e questo era in odio a tutti gli altri membri della reggenza:
+egli era Guelfo; i Ghibellini non potevano soffrirlo.»
+
+«Adunque concertati fra di loro questi grandi vestirono la divisa del
+loro partito, voglio dire la croce rossa, e messisi in arme, dopo aver
+mandati alcuni per la città armati gridando _Abbasso il Barbavara_, e
+ciò per alcuni giorni, e la duchessa non cedendo, una bella mattina che
+tutta di armi risuonava la Porta Ticinese, ove è il nerbo del partito,
+ci avanziamo (eravamo forse diecimila) verso il castello di Porta
+Giovia, ove era la duchessa col Barbavara. Quivi con grida spaventose
+si chiedeva che fosse bandito il ministro odiato: e la duchessa, dopo
+aver resistito un poco, dovette pur cedere a licenziare quel ribaldo.»
+
+— Voi dunque vi siete impadronito del castello? — domandò Carlotto che
+era il più giovine della brigata.
+
+— No, figliuol mio, per allora non si menarono le mani; ma si menarono
+poco appresso. I Guelfi si credettero più che mai offesi nella persona
+del Barbavara, che era del lor partito: deboli però assai come erano,
+e paurosi, non ardirono allora mostrare la fronte; ma si prepararono
+a covare il fuoco sotto la cenere. Fecero delle leghe, si accordarono
+coi Guelfi di fuori della città: come furono grossi cominciarono
+a mostrarsi armati per le strade e ad insultare i Ghibellini,
+cominciarono sanguinose zuffe, nè passava giorno che non si menassero
+le mani. Il duca non si contava per niente: la duchessa non pensava
+più che al suo Barbavara, che più non le stava al fianco: tutto era una
+confusione orribile. Di quei dì noi saccheggiammo molte case, e vorrei
+non fosse più finito quel buon tempo, che ho fatto de’ buoni danari.»
+
+«Pur i Guelfi pensavano a fare un ultimo sforzo. Ben vedevano che se
+con un colpo ardito non riuscivano a trionfare, stati sarebbero da noi
+consumati alla spicciolata. A forza di intrighi essi mettono infine
+nel lor partito i Rusconi, che allora stavano in Desio, ancora il
+signor di Vignate, che si era fatto padrone di Lodi — giacchè di già le
+città principali del ducato si erano tolte dal dominio della Reggenza.
+Primo a entrar in Milano fu il Rusconi ed avea seco una forte mano di
+genti: il signor di Vignate dovea venire nello stesso giorno, ma non
+compariva: i Guelfi che voleano trar vantaggio da una sorpresa, poichè
+la cosa era stata fino allora maneggiata con grande segretezza, non
+credettero bene indugiare per aspettar i Lodigiani; alzando dunque
+all’arrivo del Rusconi il lor grido, _Guelfi, Guelfi, Croce Bianca!_
+vengono avanti pieni di ardimento e confidenza verso la Porta Ticinese,
+a cercare le _Croci Rosse_, così chiamavansi i Ghibellini. Ma un
+sentore ne era fra noi trapelato. I Ghibellini furono tosto in armi;
+e vennero fuori grossi ed in gran furia: il furore che ci animava in
+quel giorno non è possibile esprimerlo con parole. Al _Malcantone_ fu
+che si incontrarono i Guelfi. Questo nome ora assai bene è conosciuto,
+prima di allora però quel luogo non avea nessun nome: quivi ebbe
+luogo una mischia spaventosa: e fu perciò che venne così denominato.
+Bisognava vedere il signor Giovanni Pusterla, che demonio in quella
+circostanza! Ma nemmen io non mi mostrai una gallina; più di cinque
+ne mandai all’inferno. Oh che furia fu quella mai! I Guelfi infine
+dovettero partire colla testa rotta, e rotta in modo che più non la
+poterono accomodare: arrivò finalmente il signor di Vignate, ma non fu
+più in tempo: sentì il fatto, crollò il capo, e per la stessa strada
+per cui era giunto partì. I Guelfi, dopo quel giorno, sfrattarono
+ancora quasi tutti da Milano. Non ve ne sarebbe restato un solo, se il
+duca non li avesse sempre protetti. — Ma la corte è tutta per essi. —
+Da quel giorno in poi però non vi fu più pace pei Guelfi. Dappertutto
+furono più o meno perseguitati dai Ghibellini; e non è già qui solo in
+Erba che sieno succedute delle scene sanguinose. Fu allora che venne
+composto il brindisi che ora voglio che ripetiamo.»
+
+Il buon falconiere nel narrare le sue passate avventure si era andato
+sempre più riscaldando, ma pure non lo avea fatto tutto di un fiato;
+di quando in quando aveva anzi avuta cura, quasi per premio della sua
+bravura, di inalbarsi la gola del vino che, sebbene senza interesse
+di scotto, non avea per altro in quell’occasione lasciato mancare il
+futuro suo parente; i colori del suo viso si erano maravigliosamente
+ravvivati in ragion diretta del numero delle sue libazioni. Ora empiuta
+nuovamente la enorme sua tazza, alzossi in piedi, ed in tuono metà
+declamatorio metà di canto, così solennemente spacciò il suo brindisi
+ghibellino:
+
+ Sovra ogni altro liquore
+ Oh quanto il vin più vale
+ Esso rallegra il cuore
+ Del misero mortale!
+ È d’ogni idea vivace
+ Esso l’autor più esperto,
+ E rende l’uom loquace,
+ E ne fa il cuore aperto.
+ Dunque fra amiche schiere
+ Giammai non abbia bando.
+ Qual v’è maggior piacere
+ Che viver tracannando?
+ Ma quanto in pregio eccede
+ A ogni bevanda il vino,
+ Tanto di valor cede
+ Il Guelfo al Ghibellino.
+
+Non aveva però terminato di proferire queste parole, quando di tratto
+i battenti della stanza si spalancarono, e sulla porta apparve
+un personaggio tutto di una nera armatura coperto: avea calata la
+visiera, sull’elmo per cimiero un contorto dragone spiegava le sue ali
+membranose, in mano tenea un’arme d’ignoto lavoro.
+
+A quella vista, quasi colpiti da una fatale apparizione tutti coloro
+che trovavansi assisi alla tavola, impallidirono, e lo stesso
+falconiere perdette la porpora che il viso in quell’istante gli
+coloriva: alle armi, agli altri distintivi, da tutti fu conosciuto il
+personaggio che immobile e silenzioso, ma in atto minaccevole, si offrì
+loro, seguito da due altri armati sulla soglia di quella porta.
+
+— È il Re della rupe, il Guerrier Nero, — sclamò il falconiere
+riavutosi un poco del primo spavento o stupore: — Antonio Trivella
+chiedetegli che cosa voglia.
+
+Antonio Trivella, l’oste, uomo non del tutto pusillanime, ma che però
+per elezione cercava a schivare i pericoli, parve avesse tanto di
+freddezza conservato da intendere l’esortazione del falconiere. Egli
+cavossi la berretta, si alzò, e, vôlto all’incognito personaggio così
+gli disse: — Signore, se voi siete, come non vi è dubbio, il capo di
+coloro che abitano nella caverna del Piombo, io sono qui per fare il
+voler vostro, ove vi piaccia di comandarmi. Ma non vogliate rovinarmi;
+io sono un pover’uomo, e sebbene alcuni mi credan ghibellino, pure son
+Guelfo fino a’ capegli: lo dico perchè so che ai Guelfi non volete
+male. Non già che io mi rifiuti di darvi quello che potrò. Non dico
+niente di ciò...! Vi sono tanti signori ghib...
+
+— Basta!... Meno ciarle, che io vi conosco: sborsatemi ventiquattro
+fiorini d’oro: e badate bene, il rifiuto vi costerebbe la vita.
+
+— Il cielo mi salvi! Ma ventiquattro fiorini d’oro... un povero
+diavolo..., dove prenderli?...
+
+— Io manderò un tal diavolo a prenderli all’inferno, — replicò con
+adirata voce il Guerrier Nero; e così dicendo impugnava l’arme sua
+terribile alla quale in gran parte attribuir dovessi il terrore
+straordinario che di sè incuteva: era una arme da fuoco che
+potea maneggiarsi; ed a que’ tempi non ancora conosciuto era il
+perfezionamento di queste armi, ed appena usavansi negli assedj delle
+pesantissime bombarde.
+
+— Fermate, signore, — disse il Falconiere; — e voi, a che fate
+resistenza, Antonio? non sapete che contro quelle armi non vale la
+forza.
+
+L’oste parve persuaso; partì dalla sala, tornò, numerò sovra il banco
+le monete richieste, e che col cuore lacerato dovea da sè partire; e
+porgendole ad uno de’ due armati che stavano dietro al Guerrier Nero
+che stese una mano, disse: «Vergine santa... ecco fatto a vostro modo.»
+
+Lo sconosciuto nulla replicò; ma alzando il capo in modo imperioso:
+— Nessuno di voi ardisca uscire, — disse alla brigata che trovavasi
+nella camera, — finchè non sia trascorsa mezz’ora. Poco valuterebbe la
+vita chi si attentasse di rompere un tal divieto. — Ciò detto, diede
+un passo indietro; e i due che lo seguivano chiusero i battenti della
+porta. Un silenzio di confusione per un istante regnò nella sala.
+
+Ma questo venne ben tosto interrotto. — Poffare il mondo! — sclamò
+il falconiere, in cui gli spiriti che poc’anzi lo animavano per le
+sue frequenti libazioni, rimontarono al cerebro un istante dopo, e
+vi richiamarono in tutta luce le ricordanze de’ suoi antichi fatti,
+rianimandovi quel valore che veramente in lui non era spento; — Poter
+del mondo, in mia presenza una tal scena! Ma io non avea le armi in
+pronto, ed anche non so nemmen io come tanto stupido m’abbia reso
+colui. Ma non son uomo se non lo inseguo. Accada ciò che accader vuole,
+non voglio che si dica esser io un poltrone. Animo, figliuoli, chi vien
+meco? Sono tre; noi siamo sette che possiamo maneggiar bene come essi
+le nostre armi. Or via, mano alle balestre ed usciamo: chi sa che non
+la liberiamo noi la Pieve[3] di questo flagello? Carlotto, figliuol
+mio, un giovine che prende moglie, ai nostri tempi non deve essere
+un poltrone; altrimenti la prenderà per gli altri; ed avrà una corona
+tremenda. E voi Andrea non è la prima volta che ponete mano alle armi.
+Sotto il padron nostro tutti sanno bene un tal mestiere. Via, Antonio,
+venite con noi: si sa che ai tempi vostri sapeste fare delle belle
+smargiasserie. Orsù, chi mi seguirà?
+
+— Per me sono qua, — disse il giovine Carlotto, che era un bravo, — e
+non ho paura.
+
+— Anch’io non dico di no: voler ventiquattro fiorini d’oro, tanto quasi
+ne bastavano per l’acquisto del vino per una stagione! — soggiunse
+l’oste.
+
+— E io son qui anch’io, — dissero un terzo, un quarto e un quinto.
+Andrea il giardiniere del castello Pusterla si alzò, crollò la testa in
+modo goffo, ma ponendo mano alla sua balestra che era in un canto con
+quella de’ suoi compagni (mentre in quel tempo di anarchia preferivasi
+sempre l’andare armati), mostrò di essere pronto anch’egli, e tutti
+si raggrupparono come sotto gli ordini del falconiere ed uscirono alla
+campagna.
+
+Taciturni e in buon ordine, e solo tanto distanti l’uno dall’altro
+da potersi agevolmente all’uopo recar soccorso, si avanzavano a lungo
+passo e spesso verso di una boscaglia che dall’albergo non era distante
+più di un mezzo miglio, e per la quale si andava al monte ove aprivasi
+lo speco, asilo de’ fuorusciti, il cui capo ora intrecciavano. — Se
+lo troviamo, — diceva il falconiere, — l’arma sua tremenda da fuoco
+colpirà indarno, e prima ch’egli scagli un altro colpo, noi gli saremo
+addosso; e con armi pari non temo di azzuffarmi con Satanasso. — Io per
+altro, — disse l’oste qualche tempo dopo, comincio a pensare che sono
+un pazzo in pormi in quest’impegno. Alla fine ventiquattro fiorini si
+possono ancor riguadagnare: ma se io ci lascio la pelle, questa nessuno
+me la ridonerà. Giorgio, fate a modo mio, torniamo all’albergo.
+
+— Voi non mi conoscete, Antonio: io non torno mai indietro: S. Giorgio
+era un santo guerriero. Ma voi siete il padrone di voi stesso, fate ciò
+che vi aggrada: ancora poco ajuto ci potete dare colla paura che or vi
+nasce; fate dunque quello che il cuor v’ispira.
+
+— Non è paura, non è paura, è prudenza, è prudenza! Che del resto sa
+il cielo se non sarei capace, anche vecchio... Ma è pur meglio che io
+ritorni nell’albergo; sonvi molte cose ancora a fare; va a fidarti de’
+tuoi garzoni! Addio: nel ritorno tornate dentro, che vi disporrò un
+fiaschetto che vi scacci d’addosso l’umidità. Già non farete niente,
+ma, se uccidete il Guerrier Nero, voglio che facciamo una bella
+festa... Ventiquattro fiorini!
+
+Nel mentre così, come sempre succede, l’interesse parziale cominciava
+a smembrare quella lega, ed ecco che sembra al falconiere scorgere
+alcuno degli aggressori di già vicinissimo ad entrar nella foresta,
+che più non era lontana che un tiro di balestra. Egli scarica la sua
+balestra, e nel tempo stesso sono scaricate quelle del giovine Carlo
+e di Andrea che gli stavano, l’uno a destra, l’altro a sinistra; a
+qualche distanza. Ma non parve che alcuna freccia colpisse a segno, e
+non comparve alcun colpo di rimando.
+
+— Dio mi salvi, — disse Andrea; — è forse l’anima di Mariano che va
+a trovare la Femina, come dicono. Falconiere, per me non muovo più un
+passo in là; io contro i morti non combatto.
+
+I tre altri villani del castello di Pusterla, che udirono il
+ragionamento di Andrea, giurarono essi pure che nè essi intendevano di
+più altro seguirlo. — Falconiere, — dissero, — contro gli uomini siamo
+qui, ma contro gli spiriti, il ciel ne salvi, non vogliamo combattere.
+Se fosse stato un uomo di carne, le vostre frecce lo avrebbero colpito:
+esse andarono troppo dritte verso di lui.
+
+— Vili poltroni! — sclamò il Falconiere: — sciocchi, ignoranti! Io fui
+bene una bestia credendo col vostro aiuto poter tentare qualche onorata
+impresa: ma è fiato perduto il rampognarvi: la volpe cangia il pelo
+ma non il mal vezzo! Fate pure quello che vi ispira la vostra codarda
+paura, bestie malnate; che per me non mi resterò finchè non abbia
+perduto ogni speranza di scaricar un’altra volta più utilmente la mia
+balestra.
+
+— Ed io pure vi accompagnerò, — disse il giovine Carlotto. Essi
+si avanzarono diffatti uniti e taciturni, si misero nel bosco, e
+penetrarono nel più profondo di esso, sperando sempre, siccome la
+foga sconsigliata della loro ardita natura li consigliava, di trovare
+alcuno de’ loro nemici. Se un consiglio di giusta prudenza sorgeva nel
+loro petto a rimproverarli della loro soverchia audacia, la tema di
+mostrar l’uno all’altro viltà tacer facealo. Così molti sono sembrati
+inaccessibili alla paura. Essi fecero un lungo giro; giunsero ancora
+ad una piazzetta e ad una cappella che erano oggetto di terrore per
+quasi tutti gli abitanti de’ contorni, e dove era voce ricomparissero
+degli spiriti a cui si era alluso da Andrea e da’ suoi colleghi: nulla
+videro. La luna, che allora era uscita da una nube che ne velava poco
+prima il disco luminoso, percotendo col suo candido raggio quell’ermo
+luogo e quella cappella ne rendeva l’aspetto melanconico, ma pieno
+di novella bellezza. Il silenzio che ivi regnava, il fremere di un
+venticello fra le frondi, le pareti rovinose di quel piccolo gotico
+edifizio che riflettevano il raggio del notturno astro, tutto spirava
+una simpatica melanconia, assai conforme alle idee che la storia di
+quel luogo era atta a risvegliare. Ma i nostri due personaggi ad altro
+pensavano. Si fermarono un istante sulla piazzetta; guardarono intorno;
+ed il falconiere disse: — Or che si fa? Essi di già si sono dilungati e
+noi buttiamo il tempo e la fatica volendoli inseguire.
+
+— Torniamo adunque, — disse Carlo, che pensava alla sua bella Lucia, e
+non avea voglia di lasciare l’immaginata sua felicità per dar la vita
+combattendo un demonio così terribile qual era reputato comunemente
+il Guerrier Nero. Lentamente quindi, di ritorno, incamminaronsi
+all’albergo; e quivi narrarono agli altri l’infruttuosa loro
+spedizione.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+IL SEGRETO
+
+
+Arrigo Bianchi, il possessore del Castello del Monte dopo la subitanea
+morte di Antonio Bianchi, di cui abbiamo da principio esposto la
+dolente istoria, Arrigo già da alcuni giorni facea dimora nel forte
+castello ereditato dallo zio; e la mattina che tenne dietro agli
+avvenimenti da noi riferiti nel capitolo antecedente, con tre suoi
+compagni, usciva per fare un giro cacciando ne’ suoi boschi, ove le
+lepri e i caprioli ben di rado erano stati per l’addietro disturbati
+dal signore di quelle terre.
+
+Era la caccia uno de’ divertimenti più favoriti de’ nobili di que’
+tempi, ed in essa la gioventù passava le ore allorchè le civili
+guerre o le esterne non la tenevano occupata sotto le armi. Arrigo
+per altro, in ciò discostandosi dall’usanza comune, a questa non avea
+volte esclusivamente le sue cure. L’anima sua elevata più gradevoli
+ancora rendeva agli occhi suoi altre occupazioni: la sua mano con una
+maestria impareggiabile scorreva sulle corde di un liuto; la sua voce
+al canto soavemente modulavasi; i suoi immaginosi pensieri dettavangli
+d’improvviso carmi al labbro, e questo al suono gli accordava delle
+scosse corde. Bello della persona, di statura alta, di lineamenti
+gentili e pieni di nobiltà, con due splendenti occhi azzurri ed una
+bionda chioma innanellata, allorchè sedendo sotto un albero a qualche
+immaginoso concetto la mente e il canto egli apriva, bene rassomigliar
+lo avrebbe potuto uno de’ nostri classici poeti allo stesso fratello di
+Diana che de’ suoi dolci accenti fa risuonare le vette dell’Elicona.
+
+Non egli per altro ad alcuno de’ suoi coetanei cedea nel pregio del
+trattar le armi. Venti volte avea riportati i primi premii in solenni
+giostre ed in tornei, la sua destrezza ne’ giuochi allora in uso
+era stata notata da molte belle che segretamente riscaldare par lui
+sentironsi di onesta fiamma il cuore sensitivo e con applausi gli
+dieder lode. Caro a tutti, avea anche vissuto durante la sua prima
+gioventù alla corte del duca di Milano, e quivi la stima si era
+guadagnata de’ più distinti personaggi. Ma egli avea di poi lasciata
+la corte, aborrendo i delitti che la contaminavano, e le malvage
+inclinazioni del duca Giovanni Maria; egli avea preferito una vita
+oscura, confuso fra tutti gli altri del suo partito allora caduto
+in grande avvilimento, a uno splendore o sconvenevole o obbrobrioso.
+Rimasto privo del padre, siccome perduto avea assai di buon’ora una
+madre diletta, egli, lasciata la città, era passato a Como presso ai
+Rusconi, che quivi dominavano, ed ai quali la sua famiglia per antica
+amicizia era assai stretta.
+
+Più tardi avendo Facino Cane, condottiero delle armi ducali e
+protettore de’ ghibellini, conquistato Canturio su Giovanni Carlo
+Visconti; e mirando a più alte imprese essendo divenuto più mite verso
+i Guelfi oppressi, mentre nella riunione sola dei partiti egli sembrava
+voler porre le fondamenta di quelle nuove glorie cui aspirava, grandi
+feste essendosi date in Milano nell’occasione di quell’acquisto,
+fuochi, tornei, e giuochi di ogni sorta, Arrigo fu tentato di tornare
+fra le mura della sua patria per prender parte egli pure a que’ nobili
+esercizi, e vi tornò difatti; nè fu senza sua gran lode che scese a
+giostrar coi più prodi cavalieri, che in quell’aringo ai presentarono.
+Ma dopo quel giorno egli parve cadere in una profonda mestizia. Quel
+leggiadro giovine giostratore che nell’ultimo torneo meritato si era
+l’attenzione e gli applausi di più di una bella, dopo quel giorno
+non parte più che un uomo consunto da un affanno quanto più secreto,
+tanto più pungente. Di quel tempo poi, essendogli morto lo zio, egli
+risolvette abbandonando la città, con due de’ suoi amici portarsi al
+Castello di recente ereditato, forse per cercare colà distrazione
+alle sue cure segrete ed angosciose, forse per tornare a menar la
+vita in terra posta sotto la giurisdizione dei Rusconi, mentre questi
+signori dominavano allora, come si è detto, in Erba, di cui coll’armi
+acquistato aveano il castello.
+
+Dei due compagni che l’aveano accompagnato, Azzo Trivulzio il più
+attempato era giovine di matura età, avea fattezze dure e risentite, ma
+animo bravo e generoso; sembrava il tipo dei prodi di quel tempo, ma un
+cuore avea forte nell’amicizia. Questa virtù sorge vigorosa ne’ tempi
+calamitosi ponendo radice negli animi virtuosi, e grande s’era fatta
+in quelli di Azzo e di Arrigo. Ma più impetuoso Azzo, più prontamente
+l’animo suo correva alla vendetta a que’ tempi reputata l’immediata
+conseguenza dell’offesa, la sua mano alla spada che era stimata il
+sommo dei diritti. Ancora assai più rozzo e duro egli era ne’ suoi
+modi, schietti però e sinceri. — Antonio Carcano, al contrario, il
+secondo de’ compagni di Arrigo, e di recente postosegli al fianco, era
+bel giovine, ed avea lineamenti piuttosto femminili, avea nell’abito
+una ricercatezza che negli altri non notavasi, era spiritoso, ma vile;
+ed avea mille altri difettuzzi, dei quali parte hanno con lui comune
+tutti i parassiti alla cui classe apparteneva: era cioè adulatore,
+millantatore, dotato di grande volubilità; era inoltre tanto poco
+leale, quanto lieto e festivo; il suo carattere meglio ci faranno
+conoscere le azioni che di lui avremo a riferire.
+
+Ora questi tre compagni, deposti i ricchi abiti che allora erano
+in uso, giustacuori di drappo serico guerniti di ricchi ricami,
+calzoni a due colori, e berretti da piume sormontati, e muniti
+invece di giacco soppanno siccome la condizione de’ tempi bellicosi
+richiedeva, e di sopra vestito uno schietto abito verde da caccia,
+colle loro spade al fianco ed in ispalla le loro balestre, preceduti
+dal boemo Capitano capo della guarnigione del castello, che tuttavia
+continuava a restarvi, moveano la mattina di cui parliamo pei boschi
+che distendevansi sulla montagna, così per riconoscere il paese come
+nel tempo stesso, se l’occasione si presentasse, per dare la morte a
+qualche capriolo od a qualche altro quadrupede o alato abitatore della
+foresta.
+
+Ma Arrigo, taciturno procedendo, dava chiaro indizio che nè il
+mutamento dell’aria, nè i nuovi oggetti circostanti, dissipato avea
+la sua profonda mestizia. Egli di quando in quando in sè rinveniva,
+e trattenevasi coi due suoi compagni; ma poi ricadeva nel primiero
+silenzio, e muto procedeva per lungo tratto. Fu appunto rompendo uno di
+questi mesti intervalli che il Carcano a lui vôlto così gli disse.
+
+— Via Arrigo, se io indovino qual diavolo la lingua vi annodi, avrete
+voi la generosità di confessarmi che ho colpito nel segno? Voi sapete
+che io sono un abile tiratore: volete che io mi provi?
+
+— Un abile tiratore! questo è ciò che ancora non ho imparato a
+conoscere, e che oggi si potrà vedere. Ma la tua curiosità, Antonio, un
+giorno ti farà schiantare. Or via, di’ su, sentiamo gli oracoli del tuo
+cervello balzano; e se indovini, chi sa ch’io non ne convenga.
+
+— Ebbene, giacchè parlate di oracoli, sentite bene questo; che, come
+un oracolo, in una sola parola io ve la dirò la cagione che vi fa
+camminare così distratto, sicchè sembra non abbiate più lingua che un
+gallo di montagna. Voi siete IN-NA MO-RA-TO!!!
+
+Ad Arrigo di repente si imporporarono le gote, e veramente, quel
+restringimento del cuore, che tanto sangue mandava al viso parve
+annunziare che il nostro indovino côlto avesse, come egli avea
+promesso, nel segno. Pur egli nulla disse.
+
+— Eh via convenitene, Arrigo, — riprese il Carcano, — Azzo che da
+tanti anni vi sta al fianco, detto avrebbe che voi state meditando una
+vendetta; io m’ho migliori occhi in questi affari, e conosco i sintomi
+della malattia. Io vi ho udito più d’una volta sospirare nella vostra
+camera....
+
+— Corpo di Satanasso! Antonio, verresti tu ad origliare alle portiere!
+— sclamò Arrigo con impazienza.
+
+— Ecco come fate voi altri! Subito prendete fuoco. No no, solo per
+caso io vi ho udito mettere de’ sospiri che un mantice non ne avrebbe
+mandati fuori di più sonori; ed ho sentito qualche tronca parola che
+non sembrava dettata dallo sdegno; e che so... Inoltre voi, tempo
+fa, eravate sempre pronto a tributar omaggio alla bellezza, sotto
+qual siasi panni la incontraste: ora vi passano innanzi le più belle
+contadine, senza che neppure mi diciate: «Carcano, ti piace quella?»
+Ergo, io conchiudo e stringo l’argomento che quell’amore malizioso che
+voi cantando sì di sovente nominate crudo e onnipossente, ora a voi
+pure provato abbia la sua onnipotenza, e forse anche la sua crudeltà;
+sebbene a dir il vero, non saprei indovinare chi sia la dama de’ vostri
+pensieri, mentre conviene bene che sia cosa del tutto celeste, se non
+si vede, se non si sente, se, come l’aria, non cade sotto i nostri
+sensi.
+
+— Eh via, Carcano, voi siete un pazzo! Ma no; io vi promisi di
+convenire se colpivate nel segno, ed io non ho motivo per tacere a due
+amici la stranezza di un amore che mi ha conquiso. Sappiate dunque che
+durante le ultime feste tenute in Milano, ed a cui io presi parte, una
+rara beltà che io vidi presso l’illustre Beatrice Tenda colpimmi sì
+fattamente i sensi de l’intelletto che da quel punto l’immagine di lei
+non ho saputo più spiccarmi dalla mente. Esser deve quella una qualche
+ghibellina, ma il di lei nome non ho potuto rilevarlo; nè più io la
+rividi. Ed io sperava che questa mia strana fiamma a poco a poco avesse
+a scemare col tempo e fra i sollazzi della campagna; ma io confessar lo
+deggio, sin ora anzi più andò crescendo nel mio petto, e di giorno in
+giorno, alimentata da’ miei pensieri vi si fa grande.
+
+— Eh! via Arrigo, — disse Azzo; — voi ci corbellate: di queste
+avventure potete narrarcene nelle vostre canzoni, ma non darci a
+credere, vi abbiate voi parte con animo riposato. Tanto sarebbe far
+all’amore colla luna, che il voler amare chi non si conosce, peggio
+assai poi la figlia di un Ghibellino.
+
+— Io mi proposi, già ve lo dissi io stesso, di risanare il mio cuore
+da questa piaga. È un pazzo chi si consuma dietro un amore allorquando
+questo non può avere esito felice; ma sì presto dalla amorosa piaga
+l’uom non guarisce. Or via di ciò più non parliamone. Ecco il nostro
+bravo capitano che si è fermato ad aspettarci! — soggiunse con una
+forzata ilarità. — Domandiamogli delle particolarità intorno a questi
+banditi, che si fortificarono nella caverna che sta sopra di questo
+monte.
+
+Il personaggio di cui egli parlava diffatti si era fermato per
+aspettarli; ed a loro rivolto mostrava le sue fattezze che lo rendevano
+assai rimarchevole. Era egli uomo di avanzata età; avea mezzana
+statura; e i suoi lineamenti, piuttosto duri, non si mostravano animati
+che da un colore vermiglio che colorivali, e che dava spicco a due
+occhi grigi e vivaci, che sprofondati sotto due folti sopraccigli
+spesso si moveano. I suoi capegli già cospersi si mostravano di neve;
+la fronte sua tappezzata di porpora, il suo naso pavonazzo davano
+indizio non incerto del molto culto ch’egli professava al lieto dio
+dell’ebrezza. Avea corporatura muscolosa, breve collo, piuttosto
+grossa la testa; mostrava gran forza, e sembrava un uomo risoluto ed
+avvezzo alla fatica. Ma farà conoscere un po’ meglio questo importante
+personaggio un breve sunto che daremo della sua vita.
+
+Era il nostro bravo capitano, di cui disgraziatamente andò perduto il
+nome, di nazione Boemo; ed era vissuto un tempo alla voluttuosa corte
+dell’Imperator Venceslao. Quivi, siccome per lo più avviene, i costumi
+del monarca aveano tratto nel loro esempio quelli di tutti i grandi e
+delle altre persone che gli stavano vicine, e bandita la moderazione,
+si passavano i giorni interi ne’ conviti e ne’ stempramenti de’
+piaceri, soprattutto nell’ebrezza. Diffatti l’imperatore Venceslao per
+tutti questi vizj era diventato odioso ai principi della Germania,
+che due volte lo imprigionarono, e finalmente ne lo deposero nel
+1400. Il nostro Capitano adunque, dopo di essersi distinto nelle
+armate del suo sovrano per la sua intrepidezza, ed averne guadagnato
+l’affetto, sicchè gli venne dato un comando nelle guardie destinate a
+custodire la sacra sua persona, secondando una passione di cui già il
+seme era posto in lui da gran tempo, si era abbandonato all’eccesso
+del vino e della crapola, e come nelle armi così distinguevasi fra
+coloro che col bicchiere alla mano rendevano ragione al lor signore,
+che in tali prodezze pur tutti li superava. La fama delle quali sue
+qualità giunta essendo all’orecchio dell’imperatore Venceslao, costui
+più di una volta lo volle alla sua mensa, e con esso venne a gare
+strepitose. A questo modo il nostro bravo capitano crebbe assai in
+grazia presso l’imperatore; sicchè quando nel 1395 questi dovette
+spedire in Italia Benesio di Cumsich per investire Giovanni Galeazzo
+del titolo di duca, titolo che il Visconti pagato avea oltre centomila
+fiorini d’oro, il nostro capitano fu prescelto ad accompagnare il
+Luogotenente imperiale nella sua spedizione; e con esso venne in
+Milano alla corte dell’ambizioso Visconti che gli fece le più liete
+accoglienze. È registrata nei volumi della storia la comparsa che il
+capitano fece in occasione della solenne cerimonia che ebbe luogo per
+l’incoronazione del nuovo duca. Mentre sulla piazza di Sant’Ambrogio,
+ove erasi eretto per tal oggetto un gran palco circondato da steccato,
+e tutto ornato di scarlatto, sul qual palco, sotto un baldacchino di
+broccato d’oro e porpora, era un trono; mentre su quel palco, intorno
+al quale splendenti in arme stavano le più scelte milizie ducali, il
+luogotenente imperiale conferiva al Signor di Milano il manto ducale ed
+il berretto emblemi della novella sua dignità; il nostro bravo capitano
+alla destra portava la bandiera imperiale, e quella del Visconti
+era portata dalla banda sinistra da Ottone da Mandello. Ma fuvvi più
+d’uno in quella circostanza, che, sottraendo una parte della propria
+attenzione alla solennissima cerimonia, non potè non notare il viso
+vermiglio del milite Boemo, il quale, andando in lungo la funzione
+trasse un sospiro, forse perchè da troppo tempo, siccome egli parve
+esprimersi poi, trovavasi di esser stato senza dare un abbraccio al suo
+fiaschetto.
+
+E la bravura ch’egli mostrò in un torneo il dì seguente, parimenti
+dagli storici venne notata, e lo mise assai in grazia del nuovo
+duca; il quale giudicandolo buon soldato, ed avendo bisogno di bravi
+condottieri per guidare a termine i suoi ambiziosi disegni, con
+larghe proferte lo impegnò a restarsene alla sua corte. Piaceva assai
+al nostro capitano il bel cielo dell’Italia; e più gli piacquero le
+promesse di Giovan Galeazzo ed al suo servizio si accomodò. Ma in
+progresso di tempo il duca meglio lo conobbe, siccome uomo, cioè, bravo
+sì ed intrepido sotto le armi, ma di assai ristrette cognizioni in
+fatto di tattica; quindi nessun comando importante mai gli affidò, e
+solo mandollo con un comando secondario nella Toscana. Ma alla morte
+del duca suo protettore, cangiarono le cose; molte delle truppe vennero
+licenziate, ed il nostro capitano lo fu con esse. Egli determinavasi
+di prender soldo sotto di Facino Cane, quando gli venne offerto di
+comandar la guarnigione che in difesa del suo castello armar volea
+Antonio Bianchi. Venuto adunque al Castello del Monte, quivi viveva del
+tutto a suo modo, ubriacandosi sei giorni della settimana, di quando
+in quando un giro ne’ boschi facendo per uccidere qualche capriolo; nè
+mai snudando la sua spada, giacchè gli ordini del suo signore a questo
+riguardo erano stati troppo chiari e precisi: non volea che difendersi.
+Arrigo, succeduto allo zio, avea trovato che il capitano era uomo di
+buona compagnia, ed abbondando di ricchezze non pensava a disfarsi di
+questo povero diavolo che risguardava siccome una passività inerente
+alla stessa sua eredità.
+
+A lui Arrigo domandava adunque notizie sullo stabilimento de’ banditi,
+che abitavano la caverna detta il Buco del Piombo; ed il capitano in un
+gergo poco intelligibile gliene diede alcuni rassegnamenti.
+
+— Mein herr Arrigo, — gli disse il Boemo, — nessuno sapere chi essere
+quest’uomo. Mein herr Antonio stare sempre in castello come Venceslao
+prigioniero stato in Praga. Mandare quello uomo domandare danaro,
+messere Antonio lui dare. Essere quell’uomo di grande coraggio: lui
+aver armi date per demonio.
+
+— Io però non ho intenzione di passarmela così amichevolmente come mio
+zio con costui per poco che mi molesti, — disse Arrigo.
+
+— Bene! aver gusto. Io aver voglia lui provare: aver combattuto per
+Venceslao, aver combattuto per Giovanni Galeazzo: vedere cosa poter
+fare questo diabolo. Aver gente brava in castello; voi essere omo ti
+coraggio; mein herr Azzo combattere con gusto. Noi dare vain a nostra
+gente: vain accrescere in omo grande valore.
+
+— Questa è la vostra massima; ma io crederei che le nostre forze non
+avrebbero bisogno di aumento, se Carcano sapesse mettere in effetto la
+metà solo delle sue millanterie, e adoperare la spada come sa adoperare
+la lingua.
+
+— Io adoperare la spada! Lo porreste voi in dubbio? Io vi avrei voluto
+presente alla battaglia di Rovagnate...
+
+— E che avete fatto alla battaglia di Rovagnate? — domandò Arrigo: —
+Apparecchiamoci, Azzo, a sentirne una delle sue.
+
+— Una delle mie! Corpo di satanasso! Che mi credete, un vile? Udite.
+Era la vigilia di Pasqua quando Facino Cane colle sue genti e con
+quelle di Estore Visconti e del marchese di Monferrato, comparvero
+innanzi al nostro esercito.
+
+— All’esercito di Antonio Carcano!!! — replicò Azzo, dando in uno
+scroscio di risa.
+
+— Ridete, ridete, tristo motteggiatore; ma non è men vero perciò che
+Pandolfo Malatesta, contro cui moveva Facino, non fosse di que’ tempi
+con me carne ed ugna. Io veramente aveva consigliato a Pandolfo di non
+arrischiare una battaglia, e di tentare piuttosto le vie degli accordi.
+Milano è grande, io diceva, ce n’è per voi e ce n’è per Facino. Anche
+Bernabò e Galeazzo lo divisero per metà. Ma Malatesti Malatesta allora
+soffiava nel fuoco, ed aveva delle ingiurie private da vendicare; ed il
+giorno seguente si dovette venire alle mani.
+
+— E voi, dove eravate? — domandò Azzo.
+
+— Nella retroguardia io era, — rispose il Carcano.
+
+— Benissimo! quello era il vostro vero posto.
+
+— Or bene, — proseguì il Carcano fingendo di non intendere a che
+mirasse l’osservazione di Azzo. — Sentite, di grazia, ora il restante
+e non m’interrompete. Comincia l’azione: Facino attacca i nostri,
+arrovellato come un demonio. Estore menava de’ grandi colpi e
+giustificava il suo soprannome di _Soldato senza paura_. I soldati
+dì Pandolfo fanno ogni sforzo per respingerlo; Malatesti Malatesta
+combatteva anche egli con coraggio, e l’azzuffamento si facea
+sanguinoso: pure caricate da sì risoluti nemici le nostre schiere già
+cedevano. Allora io dissi fra me: qui non c’è a perder tempo. Avanti
+soldati, grido, e con tanta forza mi muovo verso la schiera condotta da
+Estore Visconti a cui era unito Giovan Carlo, che quasi tutta la prima
+fila fu rovesciata da cavallo, e molti furono uccisi. Estore poichè mi
+vide contrastargli a questo modo la vittoria, contro di me si volse...
+
+— Il nostr’uomo si riscalda, — disse Arrigo ad Azzo.
+
+— Egli è già diventato un mongibello, — rispose Azzo ad Arrigo. Ma
+il Carcano ad essi non badando proseguiva: — Io allora di piè fermo
+lo aspetto. Fosse maraviglia, fosse rispetto, i soldati ci fanno un
+cerchio intorno e sospendono il combattimento. Ma io d’un colpo getto
+a terra ad Estore l’elmetto, e poichè egli volea pur combattere,
+imprudente come è, io gli dico: «Signor Estore, a che combattiamo noi
+qui?»
+
+— Aspetta, aspetta, — l’interruppe Arrigo, — ci conterai il restante
+del tuo sogno dopo che avrem preso quel gallo di montagna.
+
+Erano allora in una parte assai solitaria e selvaggia del monte, e fra
+di un bosco maestoso di castani antichissimi le cui cime erano state
+danneggiate e scavezzate spesse volte dai fulmini dei quali molte
+mostravano i recenti danni. Enormi sassi, che in più remote età per la
+furia delle pioggie smossi dalla vetta scoscesa erano giù rovinati,
+seminavano a quando a quando quell’erto terreno alzando le annerite
+loro masse fra il verde fosco del muschio e quello più vivace delle
+piante verdeggianti, e dei ginepri in ispecie e de’ fiori che in quelle
+parti volte a mezzogiorno crescono tuttavia nell’autunno.
+
+Ma il gallo di montagna non sì tosto si avvide di essere osservato che
+prese il volo. — Carcano, — disse Arrigo, — a te a raggiungerlo. — Il
+Carcano tosto spiccandosi da’ compagni si diede a seguire quel grosso
+volatile. Ma tutt’a un tratto egli si ferma come il viaggiatore, di cui
+dice il poeta che incautamente premuto un serpe,
+
+ Risalta indietro; e tosto il piè rifugge
+ Da lui che s’alza di furor si strugge.
+
+Non altrimenti il Carcano arrestossi, e da poi, con sollecitudine sì ma
+con ogni precauzione per evitare ogni romore, e facendo col dito sulle
+labbra segno a’ suoi compagni che non si movessero, tornando ad essi si
+ricongiunse.
+
+— Che è, Carcano? — dissegli Azzo, — abbiamo noi innanzi un esercito di
+Facino?
+
+— Indietro, — rispose il Carcano, — indietro, — replicò con voce così
+bassa che appena poterono intenderlo; ed in pari tempo il colore del
+suo viso, i suoi lineamenti dinotarono evidentemente lo spavento.
+
+— E che, più in là sta forse la bocca dell’inferno come la descrive
+Dante, ed è questa la selva selvosa di cui egli favella? — disse Arrigo
+sorridendo.
+
+— Che Dante? che inferno? Non avanzate di un passo, se avete cara la
+vita.
+
+— La vita, sì, ci è cara, Carcano, ma al nostro fianco sta questa
+che ce la difende, — disse Arrigo ponendo la mano sulla spada. — E
+d’altronde io nulla veggo che mi indichi periglio; io non mi veggo
+intorno che una tranquilla solitudine.
+
+— Solitudine! sì, voi credereste che io vi consiglierei di ritirarvi
+se non vi fosse che una tranquilla solitudine? Via, siate prudente,
+seguitemi: per istrada vi dirò il resto.
+
+— Non si dirà mai che io volga le spalle ad un pericolo che non
+conosco, Carcano! Vedi tu Azzo che ti fa tal viso che indica insieme il
+dispregio e la pietà?
+
+— Ebbene vada egli, avanti, vada, e vegga chi sta nascosto dietro di
+quel macigno. Ma noi torniamo, il più presto che ci sia possibile, al
+castello.
+
+— Su via chi vi si cela che non possiamo in tre combattere?
+
+— Ah Arrigo! ai contrassegni, di certo dietro quel sasso si cela il
+Guerrier Nero, che abita il Buco del Piombo.
+
+— Ed è egli solo?
+
+— Ancora lo vorreste accompagnato? Non avete sentito che la sua mano
+scaglia il fuoco e la morte?
+
+— Sì, ma s’egli è uomo, egli potrà ancora esser vinto ed ucciso, —
+disse Arrigo. — Poco omai stimo la vita, e la tua stessa paura mi
+sprona a tentare un’impresa contro di quel bandito, se pure non è
+già un qualche tronco che tu scangiasti col Guerrier Nero, di che non
+sarebbe a fare gran meraviglia. Ebbene, amici, — disse poi volto, ad
+Azzo, ed al Capitano: — dobbiamo noi dare la caccia a quest’orso che fa
+da re su questo monte; dobbiamo noi assalirlo fuori della sua grotta?
+
+— Per me altro non bramava che di provarmi con questo spauracchio
+del paese, — disse Azzo; egli è già un pezzo che non mi si presenta
+occasione di mettere la bontà della mia lama alla prova.
+
+— Mein gott! foler vedere chi stare questo grante diabolo, — disse il
+bravo Capitano.
+
+— E voi, Carcano, ci seguirete? — chiese Arrigo al terzo de’ suoi
+compagni.
+
+— Per me, se gli altri vogliono tentare una sì arrischiata impresa, non
+mi ritiro. Io non dico mai di no; io non ho paura.
+
+— Ebbene avanti, — disse Arrigo, ed essendosegli posti alla sua destra
+Azzo, alla sinistra il boemo Capitano, avanzò non badando al Carcano se
+lo seguisse oppur no. Il Carcano fece due passi per andare avanti; ma
+ben tosto, come se un muro fra lui ed i compagni suoi si frapponesse,
+non potè più muovere un passo. Si arrestò adunque, ed ancora sembrava
+da una superior forza a poco a poco per parte opposta trascinato.
+
+Frattanto i tre arditi compagni avanzando, e fra le loro mani tenendo
+le loro balestre, si avvicinavano al luogo da cui tanta paura era
+venuta in corpo al bravo nostro Carcano. E di già erano poco distanti
+dall’enorme macigno che, al dir dello atterrito nunzio, nascondeva un
+oggetto di tanto terrore; ed, accortisi che il Carcano non li seguiva,
+dubitavano che di loro si fosse beffato, o che il suo terrore gli
+avesse fatto travedere, quando ebbero a convincersi del contrario.
+Non appena furono in grado di vedere gli oggetti che prima il masso
+nascondeva che videro diffatti al suolo giacente, ma in sedere
+ed in atto di persona che sta sulle difese, un guerriero tutto di
+nera armatura ricoperto, e sospettarono veramente essere potesse il
+personaggio dal Carcano disegnato.
+
+Non appena colui vide a sè lontani un trar d’arco i tre sconosciuti che
+verso di lui si volgevano, che assumendo un’aria minacciosa, e contro
+di loro volgendo la bocca dell’arme sua sconosciuta, così in voce di
+tuono loro gridò.
+
+— Di un passo non vi avanzate, o voi che verso di me sembrate volgervi;
+date le spalle a questi luoghi. Nuocervi io non voglio, ma l’andar
+oltre non vi è concesso.
+
+— E chi a noi lo contende? — disse il Bianchi; — noi non siamo usi a
+lasciarci intimorire da minacce.
+
+— Arrigo Bianchi, — replicò lo sconosciuto; — la vostra voce finisce di
+svelarmi che voi siete veramente quel desso. Io vi conosco, e a male in
+cuore mi costringereste ricorrere alla forza.
+
+Stupì Arrigo nel sentirsi a quel modo chiamar per nome. — Fermatevi,
+— disse poscia a’ suoi compagni; ed egli stesso arrestò il passo.
+Indi con attento occhio contemplando lo sconosciuto, si avvide che il
+terreno intorno a lui era tinto di sangue.
+
+— E chi dunque siete voi che per nome mi chiamate, e che siete lordo
+del vostro sangue? Se un tempo foste de’ miei amici, voi non avete
+nulla a temere da parte mia. Ma, o confidatemi il secreto del vostro
+nome, o dovete rendermi ragione delle vostre minaccie ed essere mio
+prigioniero.
+
+— Prigioniero! La vita costata sarebbe tale parola a chiunque la
+proferisse, di voi in fuori. Ma io troppo bene vi conosco; e troppo
+grave mi sarebbe contro di voi adoperare la forza. Or bene, io
+acconsento che solo a me vi accostiate; e voi saprete chi son io, e mi
+ajuterete, ferito qual io sono, a salir l’erto monte.
+
+Arrigo disse agli amici che si scostassero e da lungi lo seguissero;
+e senza sospetto, pieno di una incerta confusa idea destata in lui
+dal suono della voce dello sconosciuto che nuova infatti a lui non
+giungeva, al giacente si avvicinò.
+
+— Voi siete ferito in una gamba, — gli disse, poichè gli fu vicino; —
+volete voi che io mandi per un chirurgo o per chi vi rechi a braccia
+ove avete dimora? Ma prima ditemi a chi sono io per prestar il mio
+ajuto?
+
+— Il vostro ajuto! Di nulla, io ho bisogno, e nulla voi mi potete
+offrire che mi appaghi; la mia stessa ferita io la sprezzo, ed ora
+il sangue è omai del tutto stagnato. E non per tanto io non accuso
+la sorte che mi condusse ad incontrarvi. Sì, vostro amico io fui un
+giorno; e a voi si svelino i lineamenti di questo volto sconosciuto in
+queste regioni: mille ricordanze si affolleranno alla sua vista nella
+vostra fantasia. Sì, noi fummo compagni alla corte dello scellerato
+Giovanni Maria, che ora tanto avido aspira a beversi il mio sangue! E
+fu la perfidia sua, la sua scelleratezza che spinse un guerriero che
+_grande_ da tutti si chiamava a vivere in mezzo a nudi scogli, in un
+cavernoso speco, e fra i disagi, finchè giunga il giorno desiderato di
+sua vendetta!
+
+Proferendo queste parole lo sconosciuto, alzatosi, avea alzata la bruna
+visiera. Un viso virile e pieno di fierezza erasi presentato ad Arrigo.
+I suoi lineamenti dinotar poteano presso a quaranta anni; grosse
+ciocche di neri capelli scappavano di sotto l’elmo, ed adombravano la
+fronte ottenebrata. Due occhi vivaci come bragie splendevano sotto due
+folti e del paro nerissimi sopraccigli; una spessa e incolta barba il
+mento e le gote avvolgeva, ed accresceva la durezza dell’espressione
+di que’ lineamenti feroci. Nel mentre egli ad Arrigo, in voce tronca
+e che indicava qual foga dì affetti il petto gli premesse, venia
+volgendo le espressioni del suo sdegno e del suo dolore, tutto il suo
+corpo si animava; le sue mani stringevano i pugni per l’indegnazione;
+il suo labbro tremava, le sue pupille lanciavano vive fiamme; e il
+suo capo, rizzandosi, sembrava minacciare il tiranno da cui traean
+origine le sue disgrazie. Egli stette quindi un istante in silenzio; e
+poscia, a poco a poco deponendo le minacce ed assumendo l’espressione
+dell’abbattimento, si percosse la fronte, e movendo gli occhi in
+giro, in modo da lasciar intravvedere che la sua mente, dalla sciagura
+scossa, era alquanto disordinata, soggiunse: — Ma è forse sogno; tutto
+forse è perduto, ed invano io questo giorno l’attendo; e forse prima,
+incanutite le mie nere chiome, rovescerannosi i forti ripari del mio
+speco, anzi che questi miei occhi veggano rosseggiar la terra del
+sangue di quello scellerato. — Oh quanto io sono infelice! — Ma no,
+di che mi lagno? — soggiunse poi riaccendendosi della prima fermezza.
+— Non sono io sovrano fra questi monti; non è qui rispettato dalle
+genti intimidite il poter mio? Tanto ne ha forse Giovanni Maria sul suo
+scosso trono! E se la base del mio potere è la forza, tutto in natura
+non è forse il retaggio del forte? Se molte terre io disertai per
+favorire chi un tempo era mio sovrano, disertarne non potrò per la mia
+propria esistenza? Ma ora porgetemi il braccio, Arrigo, — in tuono più
+rimesso soggiunse, — e nel muovere verso la mia caverna, grandi cose io
+vi voglio far palesi.
+
+Arrigo, volgendo a quell’infelice alcune parole di conforto, gli porse
+il braccio, e con lui proseguiva il cammino verso la sommità della
+montagna, quando il suo misterioso compagno così a favellar cominciò:
+
+— Niuno più di voi a fondo conosce quale e quanto fosse il favore che
+a me compartiva un tempo il perfido Giovanni Maria; e la mia sorte si
+mantenne a me propizia fino al giorno 18 di agosto del 1404. Fu in quel
+giorno fatale che, sospettando il duca di Pandolfo Malatesta, il quale
+a Monza trovavasi, non desse mano a rilevare la fortuna della Duchessa,
+che ivi pure avea sua stanza, risolvette dell’uno e dell’altra la
+perdita. Egli per altro sotto opposti colori celando il suo disegno, me
+incaricò e l’infelice Pusterla di sorprendere il Malatesta e la madre
+sua, e condurli a lui in Milano. Egli ci ingiunse non fosse operata
+colla madre la violenza; nel caso resistesse, in custodia venisse data
+ad una persona a noi sconosciuta, e che egli allora ci presentò; disse
+a questi aver affidata la cura di custodirla. Noi ubbidiamo a’ suoi
+comandi; il giorno stesso noi partiamo: giunti in Monza, il Pusterla
+assalta le schiere del Malatesta, nel mentre che io collo sconosciuto
+mio compagno al palazzo mi reco della Duchessa, per eseguire del
+figliuolo la commissione. Le genti di Pandolfo, che non erano più
+che trecento uomini, tutte furono fatte prigioniere; Pandolfo però
+salvossi, e potè giungere fuggendo mezzo ignudo in luogo di sicurezza.
+Frattanto io mi era recato dalla Duchessa, ed espostole quale fosse
+la volontà del figliuol suo, la esortava a sottomettervisi. Ma quella,
+del suo male presaga, guardandomi con occhi torvi, entrò invece in tal
+furore che, le più aspre invettive scagliando contro di quel mostro
+ch’ella avea generato, per la forza della commossione sua cadde in
+un profondo svenimento, ed io la credetti morta. — È morta! — sclamai
+allora, compreso di orrore e compassione. — Ebbene ciò risparmierà una
+droga! — disse il compagno mio. Allora io gli fissai gli occhi in viso;
+la sua cera sinistra mi parve animata da un’espressione infernale! —
+E che dir pretendete? — io replicai, in tuono sdegnoso. — Nulla, — mi
+rispose quegli sogghignando: — se essa è morta non vi vorranno odorose
+essenze per richiamarla alla vita. — Non voglia il cielo che ciò sia,
+— soggiunsi io, gli occhi sempre rivolti su quel dubbio mio compagno. —
+Nol voglia pure, — disse il malvagio; ed il dialogo qui terminò.
+
+Frattanto in sè tornando poco dopo la Principessa, giurò che viva
+nessuno da Monza l’avrebbe strappata; e noi la assicurammo che alcuna
+violenza non le verrebbe fatta. Solo venne infatti nel suo palazzo
+custodita; e la sovraintendenza di esso ne fu lasciata alla persona
+che il Duca avea designato per l’uffizio di carceriere. Pochi mesi
+dopo, si udì che era morta; nessuno conobbe della morte la cagione, e
+molti sospettarono che fossero i malvagi trattamenti che le avessero
+accorciata la vita. Io i miei sospetti, assai più fondati, in me serbai
+per qualche tempo; ma mi allontanai dalla corte pel grande orrore
+che l’azion rea del principe in me destava. Finalmente ne feci parola
+al Pusterla, e quegli giurò che certamente la Duchessa era stata dal
+figlio avvelenata, che però era il fatto a celarsi ad ogni persona che
+vivea. Ma egli ebbe, più tardi, l’imprudenza, per assicurare il Duca di
+sua fedeltà, di lasciargli intravedere ch’ei conosceva le particolarità
+del fatto; e io da lui stesso ciò seppi: ma non passarono due giorni
+ch’egli fu messo a morte nel modo orribile che tutti sanno; e allora,
+non a torto, io sospettai per la mia stessa vita, avendomi alcuno de’
+miei amici assicurato che il Pusterla era stato posto dal Duca alla
+tortura, e che lo Squarcia avea ucciso colui che lo avea torturato. Più
+non dubitai che il possesso del mio secreto a me non fosse per essere
+fatale, e lasciai la città. Venni diffatto per ogni parte cercato colle
+più squisite diligenze, ed a prezzo d’oro fu messa la mia testa: la
+conoscenza del misfatto del tiranno è una colpa di morte per quello che
+la possiede!
+
+— Che intendo! A tanto dunque veramente giunse l’inumanità del Duca? Ma
+voi avete forse bisogno dell’altrui soccorso per ritirarvi e vivere in
+uno stato straniero? Parlate; io non vi lascerò senza ajuto.
+
+— No! errando io fuori della città senza sapere ove rivolgermi,
+conoscendo quanto periglioso fosse essere scopo delle ricerche di vili
+che non bilanciano nel troncare un capo quando loro è pagato a peso
+d’oro, io feci il più tremendo de’ giuramenti, che vendicato mi sarei
+di Giovanni Maria. Questo giuramento è quello che qui mi lega; per
+questo io mi cinsi di compagni pronti a seguirmi ad ogni mio cenno; e
+solo per questo, colla forza provvedendo a’ miei bisogni e a quelli de’
+compagni miei, io traggo una vita concitata fra questi monti.
+
+In questo mezzo essi erano giunti di già innanzi all’apertura del vasto
+speco che servivagli di asilo sicuro. Larga è questa da forse cento
+passi, ed è sospesa sovra uno scoglio a cui a stento si accosterebbero
+le stesse selvagge capre, tanto ella è erta la strada che vi conduce.
+Lungo tutta l’apertura estendevasi un grosso muro di pietre con due
+porte, entrambe da pesanti ferree saracinesche difese.
+
+Altre aperture vedevansi praticate nel sodo muro ad uso di balestriere;
+e la sommità di esso coronata scorgevasi di merli e munita di due
+bertesche o torricelle. Nel resto, la vasta abitazione di cui il
+muro stesso facea parte, ricevere dovea la sua maggiore luce dalla
+parte interna riflessa dalle gigantesche pareti della immensa grotta
+biancheggiante. Un ruscelletto, a rendere più forte ancora quel luogo
+già dalla natura tanto fortificato ed a provvederlo di uno degli
+elementi più necessarii alla vita, scendeva disotto un arco quasi nel
+mezzo appunto della caverna, e fra enormi sassi frangendo le grosse
+onde vi formava una cateratta. Del resto, non erano, come si disse,
+soltanto allora state innalzate quelle fortificazioni; e solo esse
+erano state riparate per opera di que’ banditi che presentemente le
+occupavano.
+
+Dopo di aver un istante contemplato sì l’uno che l’altro in silenzio
+il maestoso spettacolo di quella grotta, il Guerriero dalla nera
+armatura animando lo sguardo suo come di orgoglio e di compiacenza, con
+quell’enfasi che gli era propria negli istanti in cui la disordinata
+sua fantasia prendeva fuoco così sclamò:
+
+— Ecco la casa mia; ecco il mio castello; quale mai fu più maestosa
+abitazione? Ove sono le torri che più si innalzino di questi scogli
+giganteschi? Vedi queste colonne cinericce che fiancheggiano e
+sormontano il vasto speco: non sorgon esse tanto orgogliose quanto
+quelle che pose Ercole in fine al mondo? Ma tu, Arrigo, veder potrai
+ancora l’ampiezza dell’interno mio palazzo; vedrai quanto addentro si
+inoltri la caverna tenebrosa, ed il numero de’ miei soggetti che ivi
+securi in me soggiornano. Credimi; allorchè la mia mente, ogni idea del
+passato obbliando, tutta piena si giace delle sensazioni istantanee
+del presente, io pieno di guerriera gioja passo molte ore in quel
+forte antro che è come la mia reggia. Tutto abbonda nella caverna; nè
+la gioja vi è bandita fra miei compagni. Ma allorquando, solitario la
+notte a lunghi passi mi aggiro nella muta mia stanza, e penso al tempo
+in cui numerose schiere ubbidivano al mio comando, quante imprecazioni
+non scaglio contro di colui per cui sono costretto a vivere fra queste
+balze!
+
+Arrigo si ingegnò a porgergli dei conforti; e gli rinovò l’offerta
+sua, che qualora, tranquilla vita riprendendo, passar volesse in altro
+stato, al che esortavalo, egli gli avrebbe somministrato quanto gli
+fosse abbisognato.
+
+— Non già, non già: la mia sorte è stabilita, — replicò l’altro; — se
+così non fosse, la forza del mio braccio a me provvederebbe, e pure
+ai miei provvederebbe il mestiere della guerra. Ma eccoci allo speco:
+seguitemi per quest’erta strada; benchè la mia ferita mi tormenti, io
+per altro col vostro ajuto potrò salirvi. Giunti su quel masso, i miei
+compagni giojosi accoglieranci. — Ei gittò un fischio, e ìmmantinenti
+apparvero alla saracinesca molti strani visi, che riconosciuto il loro
+capo si ritirarono; la cateratta si alzò; fu fuori spinta una scala per
+agevolare ai due l’entrata. Salì il primo lo sconosciuto capo di quella
+banda, e dopo lui saliva Arrigo Bianchi.
+
+— Voi siete lordo di sangue! — sclamò la schiera de’ banditi che con
+gioja rispettosa si era messa intorno al suo capo.
+
+— Sì, — rispose questi, — allorchè jeri noi tornavamo verso il
+monte, ed a’ miei due compagni avea ingiunto che mi precedessero,
+io ritirandomi fui ferito leggermente in una gamba, tanto però che
+il dolore mi vinse, e dovetti passar la notte in una parte riposta
+del monte. Ivi trovai questo mio amico, e col suo ajuto a stento qui
+finalmente io mi ricondussi.
+
+Allora tutti rivolsero la attenzione loro ad Arrigo; ma nessuno ebbe
+l’animo di fare una domanda curiosa al loro capo.
+
+Costui licenziò i compagni suoi con aria di comando, ma amichevole;
+e quindi conducendo il giovine suo conoscente fra le varie stanze,
+nude di ogni ornamento, che componevano quello strano palazzo, e
+mostrandogli quanto nel monte l’umida grotta si sprofondasse, così
+tornò a dar sfogo al rammarico che nell’animo suo allora si accumulava.
+
+— E chi detto l’avrebbe, allora che sotto armi lucenti io mi avvolgeva
+fra le giostre e i tornei, chi detto avrebbe che io sarei un giorno
+diventato il selvaggio abitatore di questa caverna? Ma ancora chi
+detto m’avrebbe che, qui vivendo, io vi avrei stretta la destra di
+uno dei nobili miei amici? Ma addio. Non lasciate traspirare nemmeno
+all’aria il segreto di che vi misi al possesso; esso formar potrebbe la
+vostra rovina. Tornatene a’ vostri compagni; da me, nè da’ miei, nulla
+temete. Oh se quell’esecrato capo cadrà un giorno, noi torneremo ancora
+compagni!
+
+Arrigo fu commosso a tale commiato; e stringendo la destra nerboruta
+del terribile suo amico, lasciò la caverna, dalla quale venne ajutato
+a discendere dai satelliti di quell’uomo tremendo: scese egli, e tutto
+pieno della triste idea di quella vittima della tirannia, non ebbe
+fatti più che trecento passi, che incontrò i suoi compagni, io voglio
+dire Azzo ed il capitano, i soli che da lungi lo avessero seguito.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+IL LUSINGHIERO
+
+
+Il nostro Antonio Carcano difatti non avea fatto lo stesso. Vista la
+mala parata, il poveretto, queto queto, si era ritirato, e posciachè fu
+ad una ragionevole distanza, e sicuro omai di non essere più veduto, a
+gambe si pose a correre verso del castello. La sua paura però lo trasse
+fuori di strada; e dopo di aver percorso da circa un miglio, tutto
+ansante si fermò, dubitando di ciò che era, voglio dire di essersi
+smarrito.
+
+Egli allora, con un po’ più di tranquillità dando ordine a’ suoi
+pensieri, così fra sè cominciò a discorrere:
+
+— Che dirà Arrigo di me? egli dirà che sono un poltrone; ma io potrò
+ribattere l’accusa, scusarmi, non importa in qual modo. Sì, sì,
+cento idee mi suggeriscono a tal proposito; nè mai a me vennero meno
+pretesti. Frattanto, pensiamo al più: pensiamo a trovare la strada di
+questo maledetto Castello. Ove diavolo se ne è andato? Lo si vedrà da
+quell’eminenza. Per dire il vero sono stanco; ma saliamola. Ancora,
+solo non ho tanto gusto a trovarmi in questi paesi. Con questi banditi,
+e con questi ghibellini, preveggo che io qui non sono nel mio elemento.
+
+Così ragionando, ed anelante, si ingegnava di salire la altura da
+cui sperava scoprire il desiderato Castello del Monte. — Benedette le
+contrade di Milano, — fra sè diceva, — al tempo di Giovanni Galeazzo
+e prima che queste guerre de’ Guelfi e de’ Ghibellini vi portassero
+l’inferno, e l’uso infame di scannarsi a vicenda. Che bel passeggiare
+fra di esse, vivendo alle spalle di un amico, a cui non si pagava che
+un poco di adulazione! Ora quel maledetto Facino ha data la fuga ai
+Guelfi; e non si può più vivere nemmeno colà. E quell’imbecille di Duca
+lo ebbe nelle sue mani, e lo lasciò fuggire! Oh se foss’io il Duca non
+vorrei lasciarmi venire coi piè sul collo a questo modo, no da parte
+di Sant’Ambrogio! Ma così va il mondo. Al tempo di Giovanni Galeazzo
+nessuno contava un soldo, il Duca era tutto; ora il Duca è nulla, e
+chi comanda sono coloro che gli hanno giurato di ubbidirgli. Ma eccomi
+finalmente su questa erta! Mo’, vedi, ancora non si vede il castello!
+Fuggisse egli, siccome l’Italia ad Enea? non ci mancherebbe che questa!
+Ma oimè! che accade? sento strepito: fosse un lupo? no, pare una pedata
+d’uomo. Che sarà mai? è meglio che mi nasconda fra questo cespuglio.
+
+Così dicendo, egli con gran diligenza si appiattava fra di una folta
+macchia che ingombrava una parte del bosco, il quale estendevasi quasi
+continuamente su quella ampia montagna. Il povero parassito per la
+paura era veramente divenuto tale da far pietà. Il color suo naturale
+lo abbandonava; a pena si arrischiava a respirare; e forse egli non
+avrebbe sfuggito i funesti effetti di quello stato angoscioso, se
+a rassicurarlo non si fosse agli occhi suoi in breve mostrata una
+scena assai diversa da quella che forse alla sua immaginazione egli
+si dipingeva. Fu adunque, invece di essere terribile, la scena che
+a lui si offrì la più gioconda, e quella che più egli avrebbe potuto
+desiderare.
+
+Infatti, poichè per qualche minuto si fu sempre più fatto maggiore lo
+scrosciar dei cespugli e dei rami rimossi che formavano ostacolo al
+piede di chi si avvicinava, che dal passo misurato altro essere non
+poteva che un individuo della specie a cui egli stesso apparteneva;
+che, con sua grande soddisfazione, egli vide finalmente spuntare una
+figura umana, e tale da assicurarlo pienamente dal suo terrore. Poichè
+prima un bel volto giovenile avvolto in un fazzoletto a strisce di più
+colori, poscia un seno turgidetto e gentile, sebbene l’alabastro avesse
+alquanto di sua candidezza perduto sotto la sferza del sole di Luglio,
+quindi una azzurra gonnella, ed una persona piena di rusticane grazie,
+e leggiadria. Arrossì allora, forse per la prima volta, il vile della
+sua paura, e balzando fuori dal suo nascondiglio:
+
+— Bella giovine, — disse portandosi verso la contadina; — quale pena vi
+infliggerò io dell’avermi rotto un cheto sonno, nell’istante medesimo
+che stanco di un lungo passeggio ne cominciava a gustare le dolcezze?
+Ma per voi parlano quelle vostre labbra coralline; ebbene sia su
+queste che cada la vendetta. — Ciò detto a lei con modi cavallereschi
+ed affettati avvicinandosi, e prendendola per le braccia, stava per
+accostare le sue labbra ai rubicondi coralli della contadina; quando
+questa, non ismarrendosi a quell’assalto, e liberata la destra dalla
+mano dell’impudente damerino, al passionato suo ammiratore applicò uno
+schiaffo sì sonoro che l’impronta della forte mano restò rosseggiando
+sulla decorata guancia.
+
+— Signor cavaliere, — poi soggiunse la robusta Driade, ponendosi in
+atto di difesa, — si guardi, perchè io cercherò di difendermi; e non
+andrà molto che alcuno giungerà in mio soccorso. Ma in nome de’ santi,
+non voglia tormentare una povera fanciulla che di recente ha schivato
+per miracolo una gran disgrazia!
+
+All’udire l’annunzio, _arriverà alcuno_, che in tuono profetico e
+misterioso, non meno del Battista, la giovane contadina pronunziava,
+il Carcano, suo malgrado, impallidì; e cangiando di tratto modi,
+diè indietro due passi, e disse: — Il cielo mi guardi, bella ninfa,
+dal recarvi disgusto; nè io credeva offendervi, mostrandovi la mia
+ammirazione. Adunque voi siete una beltà dolente! Via in me confidate,
+narratemi le vostre avventure, e voi avrete da me fido patrocinio e
+difesa.
+
+— Io non capisco bene il vostro linguaggio; ma mi pare siate, sebbene
+un poco licenzioso, un buon signore. Voi forse siete milanese.
+Tutti cotesti giovani di Milano sono un gran tormento per le povere
+fanciulle da villaggio: anche il signor Estore Visconti, sebbene sia
+quel gran signore che è, e già vecchio, ci fa arrossire quando capita
+a Parravicino. Or bene, sappiate che jeri per poco non successe la
+maggiore delle disgrazie.
+
+— E sì che voi meritereste che la fortuna fermasse a’ vostri piedi la
+volubile sua ruota, mia villereccia dea!
+
+— Già ve l’ho detto, io non capisco di questo linguaggio; e, se
+parlerete così, io non saprò più che rispondervi. Ma conoscete voi
+Giorgio Tanaglia, il falconiere del signor Giovanni Pusterla?... Come
+non lo conoscereste, che è il primo nei contorni che sappia allevare
+bene un falcone ed un astore!
+
+— Giammai di lui, io ebbi udito parlare, la mia fanciulla; ma del suo
+padrone udii dire che sia un Ghibellino assai feroce.
+
+— Per noi il signor Giovan Pusterla è della miglior pasta del mondo.
+Ebbene, mio zio, il falconiere, jeri ha corso pericolo di essere
+ammazzato dal Guerriero Nero della caverna; ed anche,... anche il
+povero Carlotto!
+
+— Il Guerrier Nero della caverna! — disse Antonio impallidendo.
+
+— Sì, egli stesso. Ma voi siete di Milano e non ne avete forse inteso
+parlare. Sappiate adunque che in quella caverna che sospesa si vede
+in cima a questo monte abitano de’ fuorusciti che impongono taglie a
+tutto il paese, e spesso rubano le bestie che pascolano sui monti; ma
+fanno più male ai Ghibellini; e lasciano stare d’ordinario i Guelfi e
+la povera gente. Dicesi che il loro capo sia figliuolo di una strega,
+perchè ha un fulmine nelle mani. Mio zio jeri corse gran pericolo, con
+quel poveretto giovine di Carlotto...
+
+— Carlotto... E chi è questo Carlotto?
+
+— Carlotto? egli è... Ma ecco qua Andrea che giunge. Bravo, così voi mi
+custodite; bella scorta che mi fate! Via spicciatevi, che l’ora si fa
+tarda.
+
+Mentre ella così parlava, compariva fuori da que’ densi cespugli che
+l’avean prima celata, la persona a cui queste parole erano volte. Era
+costui un villano di statura piuttosto bassa, ma quadrato e muscoloso
+quant’altri mai, e pieno di robustezza. Portava in una mano quattro
+polli di cui stringeva le gambe in un fascetto, nell’altra un grosso
+e noderoso bastone, ed avea un grande coltellaccio alla cintura. Avea
+ispida barba, che raddoppiava la durezza dell’espressione de’ suoi
+lineamenti; e le fattezze del suo viso indicavano un ingegno torpido e
+goffo. — Ho trovato compare Luca la giù, Lucia, ed abbiamo discorso un
+poco della vendemmia.
+
+— Noi andiamo al convento di S. Francesco, signore, per portar delle
+offerte ai buoni padri, e questi fiori (e mostrava un canestro che
+sostenea col sinistro braccio) all’immagine miracolosa della Madonna,
+che forse è stata essa che ci ha salvati.
+
+— E colui è l’onorevolissimo vostro zio, mia bella ninfa?
+
+— Mio zio! — sclamò la giovine in tuono di chi come offeso si sente
+nell’amor proprio e nell’onore; — mio zio, signore, è ben altra cosa
+che Andrea il giardiniere!
+
+— Ah sì, io stesso l’avrei giurato: dal duro tronco della quercia
+nascer non potevano lo rose dilicate, nè coi fieri lupi aver parentela
+i teneri agnelli. E il vostro nome, mia bella, è forse Lucia Tanaglia?
+
+— Sì, ma ciò che deve importare ad un signore, come voi esser dovete?
+
+— Ah, mia dea, il nume cieco non conosce distinzione di grado. Sì, io
+sono un signore. Pochi in Milano vantano eguali ricchezze di quelle
+di Antonio Carcano; mille belle mi assediano; ma il mio cuore... ho da
+dirvelo? non mai fu tanto scosso quant’oggi alla vostra vista. Ditemi,
+potrò io visitarvi nel tugurio del padre vostro? io potrei anche farvi
+mia sposa...
+
+— Ah signore, che cosa dite? io sono già promessa a Carlotto il
+figliuolo dell’oste.
+
+— Ora capisco chi è questo Carlotto che vi sta sempre sulle labbra. E
+voi preferireste un gaglioffo alla mano del più nobile, del più ricco,
+del più possente cavaliere di Milano, s’ei ve la offre? Eh via, voi non
+sarete sì stolta, bellissima Lucia, io nol posso credere.
+
+— Signore, non incalzate una povera fanciulla. Ed inoltre, ecco il
+convento de’ Francescani; noi ci siamo giunti, non vogliate seguirmi.
+Che direbbero di me i buoni padri, e frate Paolo specialmente, che sa
+che io sono promessa? Piuttosto, se volete, siete padrone di sedervi
+colà, ed aspettare il mio ritorno...
+
+In altra occasione non si sarebbe il nostro lascivo damerino
+accontentato di un semplice commiato ad una bella di questa fatta; ma
+la faccia tetra e sinistra e lo sguardo attento e stupido di Andrea lo
+tennero in rispetto. Egli adunque si limitò a rispondere con queste
+parole alle esortazioni della giovine contadina: — Ebbene, voi lo
+volete, ed io non saprei contrariarvi: qui il vostro ritorno aspetterò.
+Ma termini presto questa fosca notte che del bel sole de’ vostri rai
+così mi priva. — S’assise allora sovra di un sasso che stava sotto un
+salice piangente, e che forse era uso servire di tranquillo scranno a
+qualcuno de’ solitarj abitatori del vicino convento assorto in sante
+meditazioni; e volgendo fra sè idee ben diverse di quelle che oggetto
+saranno state de’ casti pensieri di que’ santi romiti, così fra sè
+stesso diceva.
+
+— Vedi, non falla mai: gran secreto per rendersi propizie le beltà di
+bassa condizione... una promessa di matrimonio... Vedi come cascano
+dalle nubi, — proseguiva l’infame libertino, — a queste parole
+incantatrici! Costa così poco: Si dà: ecco la mia massima; ma quando
+ho côlto un frutto prematuro, io mi ritiro. Pianti, schiamazzi,
+desolazioni; a me che importa? tutto poi finisce: qualcuna va all’altro
+mondo pel dolore; ma io non ci perdo, e con altra bella me la godo.
+Cadrà anche questa con quattro parole ricercate e una promessa... Ma
+ha già lo sposo: povero tanghero, sta fresco! Il figlio dell’oste! Eh
+gliel dirò io il proverbio, se nol sa: «Sono sempre gli stracci che
+vanno in aria». Ma, e se fosse un giovine risoluto? Se avesse compagni?
+Non vorrei farmi una seria briga! Ci vorrà prudenza: ci vorrà raggiro.
+Suo zio è falconiere di Giovanni Pusterla; ora costui, dicono, è un
+demonio. Amo le belle; bramo i loro favori; ma la pelle mi è più cara;
+e se non è al sicuro, al diavolo le donne e gli amori. E’ converrà
+questa fiata, pensarci due volte prima. Ma intanto? Intanto però non
+parmi tempo di battere la ritirata. È troppo bella costei, e mi ha
+colpito veramente. Ha due occhi che mi incantano; e quelle guance; e
+quella fronte; e quel bel seno? A batter la ritirata sarò sempre in
+tempo; mancano a me astuzie, scuse, stratagemmi? Un altro potrebbe
+far dare allo sposo una coltellata; ma io di tali eccessi non sono
+capace... Oh Vergine Santa; soccorso! La vita in dono per pietà!
+
+Quest’ultima esclamazione, così poco consentanea al rimanente dei
+ragionamenti del nostro Antonio, fu fatta a forte voce e fugli
+strappata dal labbro da due compagni a lui indivisibili, voglio dire
+il sospetto e il terrore. Difatti, mentre egli era assorto nelle
+sue macchine scellerate, e ne’ suoi desiderii contrari al nono de’
+comandamenti, e pur tanto consentanei alle usanze allora propagate
+in Milano per gli esempi de’ cortigiani e del malvagio duca Giovanni
+Maria; tre persone a lui pianamente si erano accostate dietro le
+spalle; e poichè egli non se ne avvide, malgrado la squisitezza del
+suo orecchio accostumato a star in guardia per dar tempo ai piedi di
+provvedere alla sua salvezza, uno dei tre colla mano pesantemente
+la spalla gli percosse. Il Carcano, trasalendo, assalito tanto più
+bruscamente dal terrore in quanto che più inaspettatamente, a un tratto
+manifestossi per quello che era, un poltrone e un codardo, chiamando
+ad alta voce a un tempo dal cielo che tanto co’ suoi infami disegni pur
+oltraggiava, e dagli uomini da cui più non ne meritava, pietà.
+
+Uno scroscio concorde di risa fu tutta la risposta che egli dai tre
+ottenne. Il povero tapino, di già fatto pallido come un cadavere,
+allora, o che tanto di forza e di coraggio in sè raccogliesse o che
+l’istinto vel traesse, indietro volse un po’ la testa, e con quel
+leggerissimo movimento si rassicurò; poichè dopo un istante da lui
+conceduto alla sorpresa: — Oh! — sclamò, ripreso cuore, — siete dunque
+voi! Affè che io conosciuti vi avea, e veduti assai tempo prima; e
+per sollazzarvi ho finto di essere sbigottito. Ma, bravi, io sono ben
+contento che mi abbiate raggiunto: io spero che non lontani sarem molto
+dal castello.
+
+— Anzi noi andavamo di te in traccia da questa banda, nel mentre che
+alcuno dei nostri era incaricato di cercarti altrove; noi abbiamo
+sentito da alcuni de’ nostri paesani che tu non eri nel castello
+tornato, — disse Arrigo. — Ma via sii sincero, Carcano; tu credesti di
+essere côlto questa volta almeno da tuo padre l’arcidiavolo.
+
+— Diamine! che sognate mai? E credete voi che io avrei paura di sua
+maestà delle tenebre, fosse anche seguito da una legione siccome quella
+che si gittò presso Gerasa nella mandria de’ porci?...
+
+— Molto onori te stesso, assomigliandoti a quegli immondi animali!
+Ma via, noi non ti possiamo credere. Ma l’ora è tarda, torniamo al
+castello, il pranzo colà ci attenderà.
+
+— Buon annunzio è questo! buon annunzio! Affè che io cominciava a
+sentir l’appetito. Assiso sotto questo salice, io contemplava il
+magnifico paesaggio: quante gravi meditazioni si succedevano nella mia
+mente! Quando il ventre è leggero la fantasia serve a maraviglia. Che
+paese! che cielo! quale incanto! io esclamava. Ma ora sento che il mio
+ventre tenea altro ragionamento; e la vista del tuo pranzo, Arrigo, non
+è a questa da posporsi. Noi avremo della selvaggina, spero; avremo del
+vino di Monte Orobio. Sono due gusti diversi il meditare e il mangiare;
+ma non meno perciò l’un dell’altro pregevoli. Sono come due bravi
+cavalieri che con forze e ardor pari vengano a giostra, come sarebbe
+Antonio Carcano, e Arrigo Bianchi...
+
+— Vi ringrazio del paragone, che a me non fa più onore che a voi ne
+faccia il confronto da voi testè fatto delle mandrie de’ porci di
+Gerasa. Ma ditemi adunque, prode cavaliere da giostre; perchè fuggiste
+questa mattina innanzi a quello sconosciuto in cui ci abbattemmo?
+
+— Fuggire! io! No in nome del cielo, io non fuggo sì di leggeri. Ma, se
+aveste avuto voi tre meno paura in corpo, avreste meglio veduto ove io
+mi movea.
+
+— Ah! ah! ah! — ridendo, disse Azzo. — Verso il castello, non è vero?
+
+— Verso il castello? L’ho io veduto forse il castello? No, no, sentite
+che tutto vi narrerò strada facendo. Non appena voi vi foste avvicinati
+a quel macigno dietro cui si ascondeva il Guerrier Nero, se pure egli
+era desso, che non l’ho ben veduto, che ecco che alle spalle io veggo a
+noi avvicinarsi quattro uomini armati, che sicuramente essere dovevano
+compagni di quel bandito arrischiato. Or che si fa? Se vi avviso,
+io vi spavento: adunque io dico fra me, contro costoro basterò solo.
+Fatta tale risoluzione, cavo la spada e loro mi faccio incontro. Essi
+mi opponevano da principio la più vigorosa resistenza; ma i miei colpi
+erano di ben altro peso che i loro. A me canaglia! gridava io, a me!
+Ad uno diedi una stoccata nel collo che forse ne morì. Come gli altri
+quattro malandrini se ne avvedono, a gambe a fuggire, e...
+
+— Basta così, — disse Azzo, interrompendolo: — solite anomalie! Da
+quattro ora sono già divenuti cinque, e se proseguite, diventeranno
+otto o dieci. Non vorrei che popolaste a questo modo il mondo di
+ladroni e di nemici.
+
+— Dite ciò che vi piace, ma gli assassini erano cinque, ed io tutti li
+ho posti in fuga: tre sono andati da una parte; e uno solo da un’altra.
+Uno solo restava a combattere con me, ma io che non li avea temuti
+tutti e cinque....
+
+— Bravissimo!
+
+— Sì veramente, — proseguì Antonio, — io non mi lasciai intimorire da
+quell’arrischiato birbante... Ma che vuol dire questo corno che sentesi
+a noi vicino nel bosco? — disse il Carcano interrompendosi; ed al
+colore infocato delle sue guance successe la più smorta pallidezza.
+
+Il Capitano disse che non potea essere che Giovanni Pusterla, venuto a
+cacciar nel bosco, come di solito ve lo spingea la sua prepotenza.
+
+— Me ebbe egli forse da mio zio l’assenso? — chiese Arrigo.
+
+Il Capitano nel suo gergo disse di no; e che lo facea solo perchè lo
+zio di Arrigo non avea mai fatto provare a colui che non ne avea il
+diritto.
+
+— Ebbene, — soggiunse Arrigo, — se è lui, chiediamogli ragione di
+questo suo arbitrario operare.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+LA PREPOTENZA
+
+
+Non a torto il Capitano aveva presentito che essere il Pusterla quegli
+doveva che a suo diletto andava cacciando pel bosco.
+
+Giovanni Pusterla, nato di una famiglia principalissima fra le
+ghibelline di Milano, era cugino di quel Pusterla dello stesso nome
+che, dopo di aver per ordine del Duca dato passaggio ai Ghibellini
+in Monza, ove era castellano, il giorno in cui vi erano andati per
+assalire il Malatesta e la Duchessa, era stato dal Duca stesso a’ suoi
+sospetti sagrificato.
+
+Siccome poi l’odio del Duca non si era limitato a sfogare il suo
+corruccio contra il castellano di Monza, ma vi aveva sottoposta ancora
+tutta la sua famiglia, e ciò a malgrado dell’alta considerazione che
+questa godeva fra’ Ghibellini, Giovanni Pusterla, cugino dell’infelice
+vittima, credette opportuno sottrarsi ai pericoli che continuamente lo
+minacciavano lasciando la città, e ritirossi nel suo castello presso
+di Parravicino. E tale risoluzione egli avea presa non tanto perchè
+egli di sè temesse, quanto per amore di un’unica sua figliuola che
+teneramente amava, e per la quale, giudicando dall’indole del Duca che
+perdonato non l’aveva nemmeno a un fanciullino dell’infelice suo cugino
+figliuolo, egli doveva del pari che per sè stesso temere.
+
+Ben è vero che questo Pusterla godeva della valida amicizia del
+possente Facino che a questo tempo signoreggiava il Duca stesso; ma
+oltrechè Facino era di sovente assente dalla città, il Duca pure odiava
+quel capitano, e ne avea date prove non era gran tempo tendendogli
+delle insidie; per la qual cosa il maggior vantaggio che ritraesse il
+Pusterla da quell’amicizia si era quello di poter sicuro tornare un
+istante di quando in quando, trovandovisi quel generale, nella città
+a visitarvi gli antichi amici per poi lasciarla il più presto, al suo
+sicuro asilo tornando in Parravicino.
+
+Siccome poi era il carattere del Pusterla focoso e facinoroso,
+così egli annojavasi della sua quiete, e tentava ingannare la noja
+coll’esercizio della caccia, tanto analogo al mestiere delle armi.
+Egli non si era poco distinto nelle turbolenze di Milano; ed a capo
+de’ Ghibellini avea menato assai colpi nella giornata memorabile del
+Malcantone; egli vi aveva anche riportata una ferita o per meglio dire
+uno sfregio di cui nel volto gli si vedeva la cicatrice. Ora egli a
+mal in cuore si accontentava di turbare la quiete degli abitatori delle
+selve che a lui appartenevano, e come la sua prepotenza il portava non
+lasciava di invadere i diritti de’ Guelfi allora oppressi cacciando
+sul loro territorio; e così facea spesso nelle foreste appartenenti al
+possessore del Castello del Monte. Era a que’ tempi Erba dipendente dai
+Rusconi, ma questi intesi solo a sostenervisi non vi aveano introdotto
+quasi nessun governo; e l’anarchia vi dominava. Quindi noi abbiamo
+veduto il vecchio Bianchi pensare alla propria difesa armando una
+piccola schiera nel suo Castello. Ma egli, come si è detto, non pensava
+a respingere gli assalti del Pusterla: e gli altri Guelfi, di lui più
+deboli, non osavano alzar la testa. Quindi questo vecchio Ghibellino di
+giorno in giorno cresceva in prepotenza.
+
+Ma il suo carattere ammetteva non pertanto ancora molte buone qualità.
+Avea della generosità; era benefico verso i suoi dipendenti, e buon
+amico cogli amici. Bravo nel maneggiare la spada, era altrettanto
+gioviale ne’ conviti; e la sua casa, aperta all’amicizia, diventava
+spesso il ricetto di grandi personaggi con cui era in lega. Egli
+procurava allora ogni mezzo per trattenerli piacevolmente, e la
+cordialità sua in questa occasione spiccava in modo sì bello che
+nessuno dal Castello suo si partiva senza essere divenuto l’amico vero
+del suo possessore. Di questo modo egli avea fatti grandi progressi
+nell’amicizia di Facino Cane e di Beatrice Tenda di lui moglie,
+di Estore Visconti allora signore di Monza; e, nel momento di cui
+parliamo, ancora di Giovan Carlo Visconti figlio abbiatico di Barnabò
+che, privato di Canturo per opera di Facino, avea trovato asilo in
+Monza presso di Estore suo parente. Ivi, in occasione che v’era andato,
+il Pusterla avea stretta con lui una amichevole relazione, e i suoi
+cordiali eccitamenti lo aveano indotto a passare qualche settimana seco
+a Parravicino.
+
+Egli era adunque per rallegrare il suo illustre ospite che questa volta
+il Pusterla si era condotto fuori alla caccia, e secondo l’uso era
+venuto, per ottenerla più abbondante, nei vasti boschi che formavano
+parte dei dominj dipendenti dal Castello del Monte. Or egli era
+riuscito ad uccidere un capriolo, quando dando fiato al corno avea
+intorno a sè chiamato i suoi compagni per dar loro parte del lieto suo
+successo.
+
+Questi suoi compagni erano il già nominato Gian Carlo, detto il
+_Piccinino_ per la sua piccola statura, due suoi scudieri, il
+falconiere Giorgio Tanaglia, che il lettore di già conosce, ed uno o
+due altri famigli del castello. Ora stavano essi esaminando la bella
+preda, e lodandone la pinguezza e il bel colpo che l’avea messa a
+morte, quando, dalla parte opposta del bosco da cui i compagni del
+Pusterla erano quivi giunti, comparve Arrigo coi tre suoi colleghi, ed
+alla schiera de’ cacciatori improvviso mostrassi. Un istante di stupore
+parve rendesse attonito il Pusterla a quella vista. Egli non aprì
+labbro, nè alcuno de’ suoi compagni proferì parola. Tutti si limitavano
+ad imitare più o meno il Pusterla che alzando la testa e dando alla sua
+persona l’aria più altera, altro non fece che fissare sui sopraggiunti
+uno sguardo che parea loro dicesse: «Ora che pretendete?»
+
+Arrigo Bianchi non si lasciò intimidire da quell’atto altero del suo
+rivale e disse: — Signori, questi boschi a me ora appartengono, nè
+io altrui cedetti il diritto di venirvi a cacciare. So che alcuno lo
+usurpò durante la vita di mio zio; ma il tempo or è cangiato, e chi li
+possiede intende mantenersi in tutta la loro integrità i suoi dritti.
+— Così dicendo, il suo volto si infiammava di una vampa di sdegno. Il
+bravo Azzo gli si era posto al fianco e tenea la mano sull’impugnatura
+della spada.
+
+— Signore, — disse il Pusterla; — per la vostra età e per la
+fazione a cui appartenete, voi mostrate avere più orgoglio che non
+vi si convenga. Sappiate adunque che io cento volte ho cacciato in
+questi luoghi, e che non saranno le vostre smargiasserie quelle che
+dissuaderanno dal più tornarvi Giovanni Pusterla. Si sa che i Guelfi
+hanno più presta la lingua che la mano; sono più forti di parole che
+nel trattare la spada.
+
+— Eppure voi non aveste tal arra il giorno del Malcantone, — replicò
+Arrigo. — Mio padre vi impresse in volto un cotal segno che tuttavia
+non appare cancellato dagli anni agli occhi del figliuolo.
+
+— Ah fu dunque un Bianchi che mi portò lo sfregio che ho in viso?
+Ebbene in questo caso guardatevi che desiderio non mi prema di
+pareggiar le partite, e che per una graffiatura io non vi paghi con
+qualche ferita più profonda. Ma via ritiratevi.
+
+— Giammai, se tu non parti il primo, — venne in mezzo a dir Azzo, e
+trasse fuori la spada.
+
+— Ebbene, cane, vediamo, — disse il Pusterla, — e fece lo stesso, e con
+lui diessi a combattere.
+
+— Teufel... sappremant! — gridò il Capitano ed egli pure fe’ veder la
+luce alla propria lama.
+
+— Che pretendi orso d’oltramonte! — sclamò il falconiere, e messo
+mano ad una lunga spadaccia che avea al fianco gli si pose incontro a
+combatterlo.
+
+Ma Arrigo con voce severa: — Via, Azzo, — gridò, — fermatevi; via,
+Capitano, non veniamo a questi passi.
+
+— Via Pusterla, via Falconiere, cessate, — gridava pure dal suo canto
+Giovan Carlo, vedendo con ripugnanza che per cagione sì frivola si
+ponessero a rischio le vite. Ma non aveano appena i due che far cessare
+voleano quel combattimento terminato di proferire queste parole, che il
+falconiere con tal destrezza assestò cotal colpo al suo antagonista che
+coltolo lo stese esanime sul terreno. Cessò allora quasi per un muto
+consenso il conflitto fra Azzo ed il Pusterla; Carlo Visconti si pose
+in mezzo in tuono autorevole e pieno di maestà, dicendo che in nome del
+cielo non si rendesse ancora più funesta quella triste scena.
+
+Il Pusterla disse: — Non io darò il primo le spalle a questo luogo.
+Giammai non dirassi che Giovanni Pusterla un indizio solo altrui abbia
+dato di viltà.
+
+— Via, — proseguì il Visconti, — ritiratevi voi, o giovani bravi e
+coraggiosi, che un diritto sostener volete per convalidar il quale la
+maggior forza ora non è dalla vostra parte. Che volete? Che pretendete?
+Non vedete voi quanto superiori siamo in numero? Voi siete due contro
+sei: or che sperate dal vostro ardore, o dalla vostra imprudenza?
+
+— Pur troppo è il vero, — disse Azzo con voce rauca e piena di rancore.
+
+— Ma noi non partiremo però di qui, — soggiunse il Bianchi. — In
+questa terra giace l’esanime spoglia di un nostro compagno, nè noi
+l’abbandoneremo agli oltraggi di un nemico prepotente.
+
+— Ebbene, se è per questo, non temete — soggiunse il Pusterla. —
+Sull’onor mio vi giuro che nessuno toccherà un capello a questo bravo
+che combattendo restò ucciso. Inoltre, lo conosco, egli non è nè
+Guelfo, nè Ghibellino; è uno straniero che non si è battuto che per
+conto terzo. E d’altra parte noi abbiamo un altro morto che ci preme di
+vantaggio, un capriuolo che val bene la carogna di questo Boemo.
+
+— Or bene, noi siamo costretti cedere alla necessità: ma ci rivedremo
+Pusterla, — disse Arrigo.
+
+— Quando voi vorrete; — replicò il vecchio ghibellino. Azzo ed Arrigo
+dispettosamente si ritirarono.
+
+— Parmi fossero quattro, — disse un istante dopo che furon partiti il
+Pusterla a Giovan Carlo: — ora soli due si sono ritirati.
+
+— Il terzo, — disse uno degli scudieri di Giovan Carlo, — si è tratto
+in disparte e nascosto fra quella macchia.
+
+— Ebbene, — disse il vecchio Pusterla, — egli non è dunque compreso nel
+trattato di tregua: Falconiere, va e snida quel codardo che lo veggiamo
+in viso.
+
+Il falconiere ubbidì, andò, ritornò, fu sopra al povero Carcano a
+cui gelò il sangue nelle vene in vedersi afferrato a quel modo da una
+persona di sinistro aspetto e lorda in parte di sangue: tremante non
+oppose resistenza alcuna; e si lasciò con una passiva rassegnazione
+condurre innanzi a Giovanni Pusterla, per ordine del quale egli era
+stato afferrato.
+
+Ma poichè fu giunto in presenza di quel personaggio il cui aspetto
+severo era atto ad incutergli il maggiore spavento, l’anima troppo
+abbattuta di quel tapino ebbe bisogno di uno sfogo e così esclamò. —
+In nome di tutti i santi, non vogliate farmi del male. Che? vorreste
+uccidermi? che ho mai fatto io? Credetemi, io non ho mai snudata la
+spada contro persona vivente. Non mi sono io ritirato fin dal principio
+di questa zuffa? Via, come ci entro io? Quale colpa ne ha il povero
+Antonio Carcano?
+
+— Antonio Carcano! — disse Giovan Carlo Visconti. — Ah, lo conosco!
+Egli fu fatto mio prigioniero nella battaglia di Rovagnate, ove vi so
+dir io che veramente non ferì un colpo solo. Eh via, è un codardo, un
+parasito, uno che vive di scrocco. Lasciatelo stare, lasciatelo subito
+andare, che altrimenti morirà di paura, ed avremo allora due omicidj a
+rimproverarci.
+
+— Ebbene ha dunque de’ buoni compagni il Bianchi! E con questi
+pretendeva egli cozzare con Giovanni Pusterla? Ma tale l’altro non
+era che meco combattè. A costui somiglierà forse Arrigo! Ebbene, è
+meglio per lui: altrimenti a quest’ora sarebbe andato al padre suo
+nell’inferno. — Ciò detto il Pusterla fe’ cenno al Falconiere che
+lasciasse andare il Carcano; e con sè portando la fatta preda tutti
+volsersi silenziosi verso di Parravicino. Il Carcano tra la paura e lo
+stupore sembrava non potersi movere, non altrimenti che se fosse stato
+di sasso.
+
+Ma ritiratosi il Pusterla il Carcano con ribrezzo si diede a fissare
+lo sguardo sul cadavere dello spirato capitano. L’atto estremo in cui
+la morte côlto lo aveva era ben degno del suo valore. Egli stringeva
+tuttavia nella destra la spada, ed il suo volto era pieno ancora di
+minacce. Ma la pallidezza della morte era succeduta alla vivace porpora
+che prima lo aveva colorito. Fremè il Carcano a quella vista; ma poi le
+sue idee, presero ben tosto un altro corso. — Che dirà di me Arrigo?
+che dirà Azzo? Io debbo pensare a nuove scuse. Farò così: lorderò la
+mia spada nel sangue del Capitano, e dirò che mi portai alle spalle
+dei nemici, e che incontratili nel ritirarsi ne uccisi alcuno. Va
+benissimo. Povero Capitano, permetti che mi giovi di una piccola parte
+del tuo sangue, di cui sei liberale al terreno, per un uffizio che mi è
+necessario: eri tanto buono vivendo che di certo non mel rifiuterai ora
+che sebbene faccia spavento, pure più non sei capace di muovere un dito
+solo. — Così dicendo egli immerse nella ferita del Capitano la spada, e
+si diede poscia a raggiugnere i suoi compagni.
+
+Nè egli stette molto tempo a rinvenirli; poichè costoro cangiato
+sentimento, temendo non qualche fiera nel frattempo lo insultasse,
+tornavano per caricarsi essi stessi del cadavere sanguinoso del loro
+collega. Al vedere il Carcano Arrigo con mal umore gli disse: — Ove
+fuggiste voi, cuore di gallina?
+
+— Fuggire? Possibile che sempre così abbiate a pensare di me? Vedete
+voi questa spada? È sangue questo, od è fango? Io mi era mosso per
+assaltare alle spalle quel branco dei Ghibellini, e poichè non giunsi
+che partiti voi, ne ho ferito uno che si era sbrancato e mi diedi a
+intracciarvi.
+
+— Eh via; — disse Azzo. — Parvi egli questo il tempo di spacciare
+questa grossolana menzogna?
+
+— Credete quello che volete: questo sangue parla chiaro; — e snudando
+la spada ne mostrò la lama rosseggiante.
+
+— Foss’egli vero che voi stato foste da tanto di battervi, fosse pure
+con uno staffiere! — disse Arrigo. — Ma via, ecco il cadavere del
+capitano: Carcano, ajutaci a trasportarlo al Castello.
+
+Così dicendo, Azzo ed Arrigo si caricavano di quella esanime salma; ma
+il Carcano si tenne da loro lontano, scusandosi che s’era slogato un
+piede; e nel mentre che si avvicinavano al Castello del Monte, il vile
+superstizioso così fra sè invece discorreva.
+
+— Mi guardi il cielo di avvicinarmi a quella carogna. Vedi come
+alla mia presenza quel sangue ribolle e sgocciola; che se lo tocco,
+zampillerà a rivi. Possibile mo che sia vero, che un corpo morto si
+accorga della presenza di chi si tinse del suo sangue? E costui ha
+da pigliarsela con me perchè con un innocente stratagemma lordai il
+mio ferro nel suo sangue? Oh non mi piacerebbe che si sapesse ch’io
+ho ricorso a tal ripiego per salvare la mia riputazione! Basta, si
+potevano dare più strani casi in un giorno! Se le cose così procedono,
+io cangerò padrone, e me ne tornerò certamente a Milano, a rischio
+ancora di dover vivere co’ scarsi miei quattrini.
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+UN AVVISO DEL CIELO
+
+
+Il giorno appresso la salma esanime del povero capitano antico
+guerriero di Venceslao, e che sì bene di quell’imperatore avea fin qui
+imitate le prodezze, venne con solenne pompa trasportata al luogo di
+sua estrema dimora; e non fu senza qualche lagrima di dolore e rancore
+che Arrigo vide partire il funebre convoglio.
+
+— Ora ad altro non si pensi che a vendicarlo, — disse Azzo ad Arrigo;
+e poichè sul modo ebbero alquanto fra loro discusso, convennero metter
+le armi in mano alla piccola guarnigione del Castello, armare anche
+i più risoluti de’ contadini da esso dipendenti, e per soprappiù
+cercare ai Rusconi, signori del Castello di Erba e come si è visto
+assai d’amicizia stretti al Bianchi, altri sei od otto uomini d’arme,
+per portare la schiera destinata ad effettuare i disegni dei due
+animosi giovani a trenta o quaranta combattenti. Il Rusconi non esitò
+a compiacere il Bianchi, pregiando assai l’amicizia di lui; tanto più
+che avea timore, per le viste ambiziose di Facino Cane, non avesse egli
+stesso ad aver bisogno in breve dell’ajuto di tutti i suoi aderenti.
+
+Peraltro la piccola schiera che alle armi si preparava non venne
+informata del motivo che ad essa le avesse fatte distribuire;
+soltanto da alcuni si sospettava: il secreto dovea essere l’anima di
+quell’operazione, nè sapeasi se quel giorno stesso, o nel seguente, o
+più tardi si avesse ad uscire; se pure non trattavasi semplicemente di
+stare sulla difesa.
+
+Si era proibito a ciascuno di uscire dal Castello; il Carcano ancora
+non sapea che volesse dire tutto quel militare apparecchio; ed
+Arrigo ed Azzo nell’antica sala del Castello, antico avanzo di gotica
+architettura, ed i cui fregi, consistenti in rozze sculture e trofei ed
+armi, assai bene dimostravano l’indole fiera de’ primi suoi possessori,
+il cui sangue ribolliva nelle vene del giovine Arrigo, costoro dico,
+con viso annuvolato e pensieroso a gran passi passeggiando per la sala,
+disputavano tra di loro il modo di mettere a compimento il già ideato
+disegno.
+
+Così si trattenevano, e non era di molto lontana la sera quando
+Anselmo, un vecchio servo di Arrigo, entrò ad annunziar loro che un
+frate rispettabile di S. Francesco facea umile istanza per essere
+ammesso al loro cospetto.
+
+Era allora appunto l’Ordine de’ Minori di S. Francesco come la colonna
+della Chiesa. Nato nel tempo in cui la corruzione si era gettata fra
+gli ordini monastici, e la mollezza si era introdotta a corrompere
+la nobile austerità delle primitive loro istituzioni, quest’ordine,
+per la austerità della sua regola, avea riscosso dal loro sonno
+letargico ancora gli altri, ai quali serviva di tacito rimprovero
+col suo esempio. E non pertanto, siccome è proprio di tutte le umane
+istituzioni, che, ottime e sante da principio, il tempo insensibilmente
+le guasta, così ancora fra i zelanti discepoli di Francesco alcun
+poco rilasciato si era col volgere di più d’un secolo il primitivo
+fervore. Ma di recente un personaggio distintissimo, e di santissima
+vita, era stato mandato dal cielo a richiamarli alla strada primitiva,
+in tempi in cui per il disordine in che giaceva la Chiesa a cagione
+dello scisma, tanto bisogno aveasi di ottimi esempj; e San Bernardino,
+visitando molti e molti conventi dell’Italia, e soprattutto della
+Lombardia, vi avea portata la riforma non solo, ma sembrava aver
+in molti individui infuso quasi il suo forte spirito, le pure sue
+vedute, il suo zelo eloquente, l’illuminata sua carità. Persone
+rispettabilissime adunque trovavansi a que’ tempi in più de’ conventi
+della Lombardia; ed il personaggio ora ammesso alla presenza dei due
+giovani ardenti e feroci, era appunto di questo eletto numero uno dei
+più distinti.
+
+E ben ne avea grande bisogno il paese al tempo di cui parliamo;
+perocchè ove la voce autorevole di un ministro della religione agli
+uomini pervertiti severamente il loro dovere non annunciasse, nessun
+freno più era omai che al dovere li tenesse, e la loro tracotante
+audacia imbrigliasse. Quasi ombra di governo più non rimaneva in
+que’ momenti di anarchia in molti de’ villaggi del Milanese, e
+principalmente da queste parti. Il Duca vi avea perduto ogni autorità,
+e i suoi potestà aveano desistito dalle loro incombenze. La casa
+Rusconi dall’altro canto vivendo nel sospetto che Facino contro di
+essa muover volesse, non pensava che a star in guardia contro di lui e,
+come le tante volte di già si è detto, per nulla si dava pensiero della
+conservazione del buon ordine. Di qui i molti disordini cagionati dalle
+prepotenze de’ signorotti abitanti i dintorni, di qui il sorgere delle
+private ostilità e delle sette che così mal compresse erano state nella
+stessa capitale. Era dunque veramente un grandissimo benefizio della
+Provvidenza che personaggi venerabili col freno della religione i già
+troppo indocili animi tentassero di continuo richiamare coll’esempio e
+col precetto alla smarrita strada della giustizia e della pietà.
+
+All’entrare che fece nella antica sala Frate Paolo, che tale era
+il nome del santo personaggio a cui ora volger dobbiamo la nostra
+attenzione, Azzo ed Arrigo si inchinarono rispettosamente verso di
+lui, però con quella fierezza che animava due giovani facinorosi,
+principalmente nell’istante che tutto pieno aveano il pensiero
+dell’idea di loro vendette. — Reverendo padre, — disse Arrigo al
+venerabile francescano che a lui si presentava inchinandosi, — voi
+forse venite ad invitarmi, siccome erede recente di questo castello, a
+proteggere e sovvenire il vostro convento: non ne dubitate, lo farò.
+Amici sono i Guelfi della Chiesa, e la mia famiglia fu sempre assai
+favorevole al venerando ordine di San Francesco. Inoltre sono uomo, ho
+la mia parte delle colpe che sono inevitabili nella vita, e con larghe
+beneficenze alla Chiesa mi corre l’obbligo di riscattarle.
+
+Il personaggio a cui Arrigo volgeva queste parole, in cui compiangere
+ci è forza la cecità di que’ tempi ne’ quali commettevansi le più
+nefande scelleratezze e si credevano espiate coll’erezione di un
+convento o con una largizione al clero, era un uomo di mezzana
+statura e ben complesso della persona. Natura ancora avrebbe colla
+pinguezza reso maggiore il volume di quelle membra robuste, ma una
+austerità rigorosa che nel viso ben gli si vedeva scolpita, ne rendeva
+le forme più nobili, l’aspetto più maestoso. Due occhi cerulei e
+vivaci splendevangli pieni di penetrazione, sebbene coll’impronta
+dell’umiltà, incavati sotto due sopracciglia ben arcate, e dalle
+quali appariva l’abituale serenità del suo animo; le guance pallide e
+scarne accusavano lunghi digiuni sostenuti; la fronte dimostrava una
+imperturbata calma, e i capegli biancheggianti le accrescevano dignità,
+come anche la folta barba meno canuta che sul petto gli scendeva. Ma
+nell’espressione del volto questa volta, più che la tranquillità e la
+pace, vedevasi impressa la malinconia e la costernazione.
+
+— No figliuolo, — rispose egli al Bianchi in atto della più profonda
+umiltà, — non sono le gemme, la materia di che Dio volle costrutto
+il suo altare. Sacrifizio di salute è il custodire i comandamenti,
+allontanarsi dalla iniquità. Migliore è l’ubbidienza, delle vittime
+di que’ ciechi che non conoscono il male che essi fanno. Tu mio Dio
+non hai voluto sacrifizio nè oblazione, ma mi hai fatto le orecchie
+per udir la tua voce: ed a che servono al peccatore e le offerte e le
+vittime, se noi sappiamo che Dio i voti del peccatore non esaudisce?
+Ah no, non è l’oro che i servi del Signore cercar denno di adunare,
+non è l’acquisto di ricchezze mondane a cui aspirar denno i discepoli
+di S. Francesco; e noi ne facemmo un pieno getto fino dal primo dì
+che vestimmo questa rozza tunica, cingemmo il cilicio ed una corda,
+abbracciando la povertà. Lungi stia il demonio di tal tentazione
+dalle nostre povere mura: lo spirito di Bernardino non venga mai
+meno fra i rigenerati suoi fratelli. Ma io sono, benchè indegno, un
+pastore della afflitta Chiesa: io curar deggio il gregge; e poichè
+veggo le mie pecorelle smarrirsi, io debbo loro correre appresso, e
+ritornarle all’ovile. Altri doni io vengo a chiedervi; altri sacrifizi
+a domandarvi in nome del Signore.
+
+— Padre, voi mi parlate un linguaggio molto oscuro. Guardimi il cielo
+che io ve ne faccia rimprovero; ma spiegatevi meglio: e se l’onore o le
+facoltà mie lo permettano, di certo troverete in me un uomo disposto
+ad assecondarvi. — Il Francescano, alzando al cielo gli occhi, di una
+lagrima gli bagnò e così rispose.
+
+— L’onore dite voi? Ah! è appunto contro quest’idolo profano e
+perverso, questo nome venerando a vile sozzura attribuito, questo turpe
+vitello d’oro che lo zelo mio debbe divampare! Intorno a questo profano
+idolo danzar io veggo ora i figliuoli e le figlie di Israele fra il
+suon de’ cembali ed i canti dell’allegrezza, scordando che sulla vetta
+del monte a lor benefizio siede la maestà del sommo Iddio. Ma levati
+o Signore: perchè ti addormenti? ajutaci, liberaci per amor del tuo
+nome dal nemico: impugna l’arco e le saette, arma d’ira il tuo braccio:
+liberaci dal malvagio! Sì, ai leviti si spetta denudare le spade,
+riparare all’onore del tuo santo nome! Nè questi sien lenti in compiere
+la tua santa volontà.
+
+— Padre, io veggo che un santo zelo si infiamma; ma io non so perchè.
+Volgendo a me tali parole, voi sembrate riprendere un assassino.
+Ma sappiate che io del mal fare non mi compiaccio; e che lungi dal
+commettere altrui ingiurie od oppressioni, io sempre adoprerò le forze
+mie a respingere le violenze. Ed anche ora mi sto apparecchiando per
+punire un assassino che alza la sua testa malefica e superba fino alle
+nubi, e che io spero, prima che il nuovo dì tramonti, sarà curvata fino
+a terra, ed avvilita nel fango.
+
+— Ah voi lo diceste: e questo appunto è quello che io temeva. Appunto,
+dissi fra me, il sangue è stato sparso su questa terra; e fra i
+superbi nascon sempre dissidii. Ah figliuoli degli uomini, e fino a
+quando avrete voi cuore insensato, e correrete appresso la menzogna?
+Io lo dissi: La bocca di costoro è ripiena di amarezza; e le loro mani
+sono veloci a spargere il sangue. Io però esser non dovea indolente
+nell’opera del mio ministero. Va, annuncia la parola, insta opportuno,
+insisti importuno; riprendi, scongiura, sgrida, usa pazienza e
+dottrina: parla loro le parole dell’eterna verità: annunzia loro la
+dottrina del Signore: così il dover mio me lo impone. Sappiano essi
+adunque che chiunque contro il fratel suo si adira, verrà giudicato
+e trovato reo: temete Dio nè contro il vostro prossimo vi adirate:
+la strada degli empi finisce nella perdizione. E perchè non hansi a
+tollerare le ingiurie? perchè non sostenere le frodi? A voi istà bene
+recar ingiurie e frodare: sostenerne, perchè vi grava? forse che non
+sapete che per gli iniqui non è il regno de’ cieli? La vendetta al
+Signore si aspetta, ed ei faralla: se il nemico è affamato, sostentare
+noi lo dobbiamo; se ha sete, dargli bere: È così che carboni ardenti
+aduneransi sovra il suo capo. Solo perdonando agli uomini i loro
+peccati, il padre nostro celeste a noi le nostre colpe rimetterà:
+non perdonando, il padre nostro non perdonerà. — E in pronunciando
+queste parole la fronte del buon religioso da principio piana, umile e
+dimessa, sfavillava siccome quella di un profeta piena di maestà.
+
+— Ma che, padre; voi stesso questa mattina mirato avete la sanguinosa
+piaga dell’assassinato mio compagno, e voi persuader mi vorreste a
+lasciar invendicato un sangue che pur ci chiama vendetta. Occhio per
+occhio, mano per mano, vita per vita, questa non è giustizia? No no,
+non istate ad insinuarmi altri consigli: questi sono pei vili; ma la
+mia anima troppo vi ripugna.
+
+— Occhio per occhio, mano per mano, vita per vita; quest’era la legge
+antica imperfetta e adatta solo a gente rozza a popol duro: ma tale
+non è la legge di Gesù Cristo, — proseguì a dire l’ispirato ministro
+della verità. — Egli altrimenti ci ammonisce: se coloro che vi amano
+voi amate, dice egli, quale merito? non fanno altrettanto i pubblicani?
+i peccatori ancora fra loro amici di amore si ricambiano. Io adunque
+dico a voi: Amate gli inimici vostri, perchè figli voi siete del padre
+vostro celeste; il quale il sole fa nascere ed aggirarsi e sovra
+i buoni e sovra i malvagi, e le piogge ai campi de’ buoni come de’
+malvagi dispensa: di amore ricambiate il vostro nemico e sarete figli
+di Dio. Ah no, il sole non tramonti sull’ira vostra: che ognuno che
+odia il fratel suo è reo di omicidio.
+
+— Azzo, che risponderete voi al buon padre? — disse Arrigo dopo un
+istante di silenzio che ebbe luogo dopo le ultime parole del fervoroso
+banditore degli oracoli dell’evangelio. — Parvi buona questa dottrina?
+
+— Signore.... Cosa fatta capo ha. Chi troppo medita, nulla imprende.
+Non so che dire. Fate voi: in quanto a me non chiederò a voi nè al
+frate consiglio.
+
+— Padre, — replicò Arrigo: — io ora ben capisco che cosa veniste per
+insinuarmi. Voi vorreste che come un giumento io mi lasciassi caricare
+di percosse senza recalcitrare. Vera stimo la vostra dottrina, ma è
+fuori di moda. Ora però non posso cosa alcuna promettervi: ci penserò:
+la porta del Castello non vi sarà chiusa domani: pregovi ritornare:
+nulla per ora posso risolvere.
+
+Abbassò il capo il santo francescano tutto pensieroso e mandò un
+sospiro: dopo un istante di silenzio, così dolorosamente sclamò:
+
+— Ahi pur troppo è vero. Si sono alienati da Dio fin dalla loro nascita
+i peccatori; fin dal seno della madre han deviato dai retti sentieri,
+hanno parlato con falsità. Ma quanto sono a compiangersi costoro:
+hanno succhiato i bambini col latte della nutrice l’iniquità, e dense
+tenebre hanno ingombrata la terra. Indurato si è il lor cuore; e il
+loro furore è simile a quello del serpente; simile a quello dell’aspide
+sorda che si chiude le orecchie per non udire la voce dell’incantatore.
+Ma sappiatelo: di ben corta durata egli è il trionfo dell’iniquo.
+Io vidi l’empio a grande altezza, siccome i cedri del Libano, passai
+e più non era, nè il luogo si scopriva ove egli era. Abbracciate la
+dottrina retta affinchè non abbia il Signore con voi a sdegnarsi, e
+così perdiate la giusta via; ed uditemi: L’empio si aprì una fossa ed
+in quella stessa fossa è caduto. Sì andate, vendicatevi, date sfogo
+al furor vostro: nel laccio stesso che voi tendete nascosto, in quel
+laccio sarà côlto il vostro piede.
+
+— Buon padre, il mio cuore non è insensibile alle vostre parole, —
+riprese Arrigo in tuono dolce e rimesso, — ma, già ve l’ho detto, ora
+non so rispondervi: tornate domani. Ringraziovi per altro della vostra
+premura per il bene della mia anima. E se posso offrirvi alcun ristoro
+pel corpo, tutto il mio castello è a vostra disposizione.
+
+— No: solo col digiuno e colla preghiera si scacciano questi demonj, —
+replicò il Francescano mestamente: — io umilierò nel digiuno l’anima
+mia; e la orazione mia rivolgerassi nel mio seno. Solo allora io
+esulterò che avrà il Signore esaudita l’umil mia prece. Con voi sia la
+pace. — Ciò detto abbassò il capo venerando e si ritirò.
+
+Un perfetto silenzio succedette alla sua partenza nella camera. Arrigo
+a lento passo e col capo chino pensieroso ivi passeggiava. Azzo facea
+lo stesso, fermandosi di quando in quando a fissare gli occhi sdegnosi
+sull’amico. Egli ruppe finalmente il silenzio e disse: — Or che ne
+pensate voi?
+
+— Nulla per ora, — rispose Arrigo; — lasciatemi solo, chè troppo
+contrastano fra di loro le mie idee: quando vi avrò posto più di ordine
+ci parleremo.
+
+Azzo indispettito voltògli le spalle, nè più lasciossi vedere
+dall’amico durante il restante di quella giornata.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+IL CATTIVO CONSIGLIO
+
+
+Da varj pensieri agitato, Arrigo solitario passò buona parte della
+notte, e stanco poi gittossi senza spogliarsi sul suo letto per gustare
+alcune ore di riposo.
+
+La nostra fantasia che di idee sì sconnesse, si compiace illudere il
+nostro spirito durante l’imperfetta vita che nel sonno godiamo; quella
+vita in cui della volontà cessa l’imperio, in cui noi siamo, quasi per
+incanto, sotto un nuovo orizzonte trasportati, la nostra fantasia ci va
+con le sue visioni sempre più travagliando quanto più l’animo di chi in
+braccio al sonno restauratore si abbandona è commosso ed i suoi nervi
+sono nell’irritazione. E fu appunto di questo modo che nuove scosse,
+ancora nel riposo, trovò Arrigo sul suo letto, e mille contrarie
+visioni incerte a lui dinanzi si appresentarono.
+
+Ma in mezzo alle fantasime odiose che l’animo suo commossero già
+turbato, una angelica, e scesa forse da quella porta d’oro da cui i
+fortunati sogni vollero gli antichi movessero il volo, a lui dinanzi
+finalmente si appresentava; la dea de’ suoi pensieri. Essa parea dargli
+de’ precetti; e quindi fra altre visioni meno distinte a lui dinanzi
+scompariva.
+
+I primi raggi rifratti del debole sole di autunno, offuscati ancora da
+una legger nebbia che ingombrava il firmamento, ebbero appena dissipate
+le tenebre e rischiarato l’aere pingendo di un rossiccio colore
+l’oriente, che il sonno del giovine troncossi, ed egli balzò in piedi.
+Pieno ancora la mente delle ricordanze del giorno antecedente e di
+quelle più confuse della notte, dato di piglio al ferro agitavasi nella
+sua stanza conturbato, e così finalmente egli sclamava.
+
+— Oh quale mai destino sta attaccato a questo fatto! Quelle parole
+di quel vecchio venerabile mi stanno fitte profondamente nel cuore,
+siccome oracoli mi rintronano gravemente negli orecchi; ed ora una
+idea nuova, più incantevole, più possente, misteriosamente a quelle
+si accompagna; e tu pure sembri dissuadermi dal por mano alle armi,
+o bel angelo che il cuore mi conquidesti. Ma perchè io non rivedrotti
+più che ne’ sogni! Pur queste idee che mi distornano dallo snudare la
+spada, sarebbero essi consigli della viltà? E se veri sono i precetti
+dell’uom pio, perchè il mondo non li adotta, e riconosce? Che se io
+solo mi soffrirò un insulto nè correrò a vendicarlo, da quante parti io
+non mi vedrò da baldanzosi nemici assalito? Come respingerò io le loro
+violenze, se colla spada non mostrerò ch’io non li temo?
+
+Egli accostossi ad una finestra, chiamò un servo, e gli ingiunse
+di dire ad Azzo che a lui venisse. Si diede quindi di bel nuovo a
+passeggiare silenzioso e conturbato per la sua stanza.
+
+In capo a pochi minuti la porta si aprì ed armato di tutto punto e
+pieno il volto di un’espressione di altera fierezza comparve sulla
+soglia Azzo.
+
+— Azzo, che vuol dir ciò, che cinto sei dell’armi? — gli disse l’amico.
+
+— Sì, io sono cinto dell’armi e del pari lo sono tutti i soldati del
+Castello e gli altri che raccogliemmo e che i Rusconi ci han mandato.
+Se voi vi determinate all’impresa già disegnata, tutto è pronto, e
+sarà questo un bel giorno per far mordere le labbra al Ghibellino
+superbo. Che se voi siete tramutato da un frate, ebbene io nol sono
+già, e so ancora che il valoroso cerca sue ragioni nella spada: io solo
+mi porterò dinanzi il Castello di quel superbo, e solo lo sfiderò a
+rendermi conto del sangue ch’egli ha versato. Or che volete da me? il
+tempo stringe: che risolvete?
+
+— Azzo, io sono dubbioso: una voce segreta mi dice che io non corra a
+vendicarmi.
+
+— Ebbene, restate. Io non resterò già. Di voi dica il mondo che vuole;
+non sarà detto di me, che io sono un codardo; nè di me rideranno i miei
+nemici. Cerchi la lepre salute nella fuga e nel silenzio; chi ha cuore
+ribatta i colpi, e rintuzzi le offese. Restatevene col Carcano, io
+combatterò, e vinto o vincitore, più non rivedrammi il vostro Castello.
+Date in esso albergo a questi frati che vi travolgono a lor piacere:
+essi inpingueransi delle vostre ricchezze: temono forse non il Pusterla
+se ne impossessi; da colui nulla sperar potranno. Ma, per dio, non vi
+sono altri frati che vi assolveranno da un omicidio mettendo a loro
+disposizione una buona borsa!
+
+— Azzo, non frammettete oltraggi contro la pietà vera di un santo, a
+parole più sensate e che più gradite suonano al mio orecchio.
+
+— Sì il suono della tromba guerriera gradito suona all’orecchio del
+buon destriero uso alle battaglie. Voi nella pace coltivate gli ameni
+studi e liberali, ma vile non siete fra le armi. Pur che dirassi di voi
+se ora non rintuzzate gli oltraggi di un superbo usurpatore de’ diritti
+vostri; vorrete voi, coi semi di generosità che avete in petto, dare
+frutti di viltà?
+
+— No... Tu bene parli, nè io so trattenermi! Così pure io penso, e così
+sarà. Vera sarà la dottrina del venerabil vecchio; ma egli le leggi
+del mondo non conosce; ed ha il mondo le sue leggi. Egli non sente le
+passioni che conturbano l’anima, e la sconvolgono in tempesta: la sua,
+fredda ed agghiacciata, non sente l’impeto delle passioni, gli stimoli
+pungenti dell’offeso onore. Nessuno al mondo dritto avrà di sprezzare
+Arrigo; e tu sarai l’ultimo che il potrà fare, altero Pusterla. Io ho
+risoluto... Ma altresì ho promesso di aspettare quel Francescano...
+
+— Voi promesso non gliel avete, — replicò Azzo: — ricordatevi le vostre
+parole: voi gli diceste che la vostra porta a lui non sarebbe chiusa:
+ora egli entri, e non ci trovi. Per dio, no non aspettiamolo; le sue
+parole svolgono i sassi. Io stesso perdea jeri la favella; io non
+seppi che mi rispondessi; la lingua mi si annodava. Non l’aspettiamo.
+Le nostre genti già sono armate: non si frapponga indugio, nemmeno per
+lasciar loro il tempo di ristorarsi; rifocilleransi nel bosco. Ma qui
+non ci trovi quell’austero.
+
+— Ben parli. Or via, in due istanti io sono armato: tutto disponi per
+la partenza. — Azzo senza replicar motto si ritirò. Un rumore di armi
+bentosto si intese nella corte del Castello, un parlarsi a vicenda, un
+intonare di strofe guerriere. In breve ebbe Arrigo indossate le armi,
+ed apparve interamente coperto di ferro: sovrappose la sua sorcotta
+portante, insegna de’ Guelfi, la croce bianca; ed accompagnatosi con
+Azzo, guidando la sua piccola schiera uscì dal castello e prese la
+strada verso il bosco.
+
+Proceduti buon tratto di strada silenziosi, Arrigo voltosi ad Azzo così
+gli disse con uno sforzato sorriso.
+
+— E il nostro Antonio Carcano non è egli dunque della nostra schiera?
+non ha egli vestita la sua tanto vantata armatura?
+
+— Antonio Carcano! E quando mai in qualche lodata impresa ed ardita
+fu visto colui? Prima vedrassi la gallina alzarsi fin dove giunge
+l’aquila, che il Carcano snudare la spada per affrontare un pericolo.
+Il poltrone non appena ebbe inteso che nostra intenzione era di tentar
+una fazione contro il Pusterla che ridestò il pretesto della slogatura
+del piede, e disse che reggersi non potea. Ma quale meraviglia, se
+perfino la vista di un cadavere sembra spaventarlo? Non notaste come
+schivava di avvicinarsi al corpo del povero Capitano che ora sarà da
+noi vendicato. Il Carcano sarà sempre il più ciarlone ad un convito, ma
+non sperate veder quel codardo fra una schiera di valorosi.
+
+— È vero, colui è privo di ogni forza di animo, come di virtù. Pure il
+ribaldo col suo spirito ci alletta.
+
+— Così va spesso. Lo spirito ha un incanto che fa scordare molti
+difetti: ma non di rado si accoppia con vizj troppo deformi. Sempre
+piace il suo splendore; ma chi in questo caso vi si accosta, corre
+rischio, come la farfalla, d’abbruciarsi le ali.
+
+— Ma come intendete voi pigliarvela col Pusterla?
+
+— A ciò daranno norma le circostanze. Noi lo sfideremo; se egli accetta
+la sfida, io combatterò seco, e se io cadessi, voi potrete entrar in
+mio luogo; ma s’ei la rifiuta, ho portato meco materie combustibili,
+con esse entreremo nel suo castello per porlo a sacco o vi gitteremo
+almeno l’incendio.
+
+Fra questi ed altri consimili ragionamenti, essi di già avanzavansi
+sotto di una vasta foresta assai folta che estendevasi in buon
+tratto della estesa valle che divide il monte su cui era posto il
+Castello di Arrigo, ed il villaggio poco più di un miglio distante
+di Parravicino. Arrigo già pienamente avea dimenticato gli argomenti
+dell’evangelico banditore, ed occupato del solo pensiero dell’impresa
+cui si accingeva, ora con Azzo andava concertando i fili necessari
+a tendere, ora ammirava la maestà e la vetustà della foresta. Erano
+quercie gigantesche che alzavano i loro robusti rami coperti di foglie
+tuttavia verdeggianti, e che formavano folto ombrello contro i raggi
+del già sorto sole: un freddo vento spirava, e fremendo fra le fronde
+alcune già ne facea cadere al suolo, per annunziare che erano quelli i
+mesi forieri del nudo verno. Avevano forse fatto un miglio di cammino,
+quando giunsero in parte ove la foresta presentò ai loro sguardi uno
+spettacolo particolare, che fermò un istante la loro attenzione.
+
+Fino a quel punto appena uno stretto sentiero, ingombrato ancora da
+cespugli, avea loro permesso di avanzarsi fra il bosco intricato:
+qui la scena di repente si cambiava: un certo spazio di terreno era
+stato sgombrato da que’ vetusti alberi che visto aveano più di una
+generazione; e dava luogo ad una piazzetta erbosa che, cinta come
+da arboree mura, non avea quell’aspetto ridente che un verde strato
+ha sempre in altre occasioni. Ad accrescere la mesta impressione che
+l’animo ricevea da quella vista, sorgea a manca, presso un gran salice
+piangente, una cappella in rovina, di gotica architettura: il mio
+lettore senza dubbio ora conosce che questo luogo a lui non è nuovo,
+essendovi di già giunto con altri più umili personaggi del nostro
+dramma.
+
+— Dobbiamo noi qui fermarci a ristorar la nostra gente? — domandò
+Arrigo ad uno de’ suoi armati, nativo di que’ luoghi, che servivagli di
+guida e dal quale avea ricavate molte notizie risguardanti la posizione
+e le fortificazioni del Castello del Pusterla.
+
+— Dio ce ne guardi! — disse il soldato, che, dalla tromba che portava,
+mostrava essere destinato a far gli uffizi di trombetta. — Ciò potrebbe
+esserci di mal augurio: non sapete che cosa narrasi di questi luoghi?
+
+— Io non ne intesi parlare, — replicò il giovine Bianchi: — orsù che
+dunque?
+
+— Questa, — rispose il soldato, — questa è la cappella de’ Marliani. È
+una storia terribile che si conta di questa piazzetta che voi vedete;
+ma ora sono scorsi forse cento anni, e non si sa bene se la storia sia
+del tutto genuina; però ancora pochi sono coloro che si arrischino di
+passare presso questo luogo, sebbene io vi sia passato forse dieci
+volte senza che nulla mai mi accadesse. Ecco come me la contò mio
+nonno che l’avea intesa questa storia da suo padre, che disse essere
+accaduta a’ suoi tempi. Un certo Anselmo Marliano, giovine assai bello
+e valoroso avea il suo palazzo in Orsenigo ed avea posto amore ad una
+bella figliuola d’un potestà di Erba che avea nome Pietro Cossi... no,
+Paolo Carossi... il suo nome bene non me lo ricordo; ma la donzella si
+chiamava Eufemia. Veniva egli dunque, Anselmuccio Marliano, cavalcando,
+su di un certo suo ronzino bajo, presso che tutti i giorni ad Erba,
+per trattenersi e conversare colla amata sua Eufemia che era la
+stessa virtù e la stessa beltà in persona: era una vera madonna. Ma
+questa fanciulla un giorno fu veduta da un signore di Bucinigo, che
+avea nome Rambaldo della Torre, e che andava superbo di essere d’una
+famiglia che a que’ tempi in Milano signoreggiava. Ebbene la vide: e
+la fece domandare al padre. Il padre suo Alessandro; ecco il nome che
+l’avea in punta della lingua e che ora l’ho sputato fuori, Alessandro
+Cammozzi; il signor Alessandro sentì lusingato il suo amor proprio,
+voi potete immaginar come all’idea di contrarre una tale alleanza. Il
+povero Anselmuccio era un bravo e bel giovine; ma il della Torre era
+un uomo potente e rispettato; e si diceva anche che col tempo avrebbe
+ricevuto in feudo Erba e i suoi contorni, e forse tutta la Martesana:
+ora può immaginarsi se la testa del buon uomo girò. Egli adunque, nulla
+stimando le promesse fatte al Marliano, un giorno gli disse che non
+stesse più a visitarlo perchè Eufemia esser doveva del della Torre.
+Il Marliano disse, che la spada sola ciò avrebbe deciso; e mandò tosto
+una sfida al suo avversario: questi gli rispose, che lo aspettava nel
+bosco di Erba appunto su questa piazza verso mezzo dì; il Marliano
+potete immaginarvi che non esitò a comparirvi. Egli meditava la morte
+dell’emulo suo che ingiustamente gli rapiva una sposa diletta, ma egli
+invece vi trovò tre assassini che a malgrado di una vigorosa resistenza
+lo stesero esanime al suolo.
+
+«Ma questo misfatto non rimase senza punizione. La povera Eufemia,
+costretta dal padre a dar la mano al barone, come si trovò innanzi
+all’ara, il suo dolore rompendo ogni freno, spense la sua vita; e non
+sì tosto per ubbidire all’inumano suo genitore ebbe proferito il sì
+fatale, che cadde al suolo, e morta quivi rimase. Il padre suo uscì
+fra pochi dì di cervello e morì da quel miserabile che era; e il della
+Torre tre giorni dopo non fu più visto a Bucinigo. Ma un frate disse,
+che egli sapea di certa scienza che il diavolo lo avea portato via,
+ed appiccatolo ad una quercia di questo bosco vicino a questo luogo.
+Intanto i Marliani fecero seppellire in questa cappelletta il povero
+Anselmuccio, e da quel tempo in poi è fama che qui appaja spesso
+l’ombra della povera Eufemia e quella del suo amante trucidato; e
+che allora si sentano orribili ruggiti, che mette fin dall’inferno lo
+spirito geloso del loro assassino.
+
+— Istoria terribile, sebbene probabilmente in parte favolosa! Pur ciò
+che di essa pare veritiero basta per far risguardare questo luogo con
+un sentimento di orrore, — disse Arrigo; — nè qui poserà la nostra
+piccola schiera. — Proceduti ancora forse trecento passi, si fece
+alto; e fra l’ombra cupa del bosco si permise alla gente che era in
+armi di ristorare col cibo e col vino e altri liquori le loro forze.
+Fin allora la schiera era proceduta in silenzio ed in buon ordine, ora
+ognuno ha deposte le armi e postosi a sedere sull’erba, pon mano alle
+provvisioni da bocca che si sono apprestate, e in romoroso tripudio
+dà manifesti segni del proprio ardire e dell’avidità di bottino che lo
+anima, e della speranza di ottenerne uno assai ricco nel Castello del
+Pusterla. Nel mentre che costoro stanno tracannando, Arrigo con Azzo si
+avanzarono soli a far una esatta ricognizione de’ luoghi e della piazza
+che trattavasi di assalire.
+
+Stava il Castello del Pusterla su un piccol colle presso il villaggio
+di Parravicino, ed appunto colà ove tuttavia sorge aggregata
+a recentissimo edificio una antica torre pendente che ad esso
+apparteneva. Era come tant’altri un edifizio irregolare con due torri e
+molte torricelle e merli, forte per alte e grosse mura non meno che per
+la sua situazione. Il colle era più erto da tutte le altre bande che
+non da quella volta fra oriente e settentrione. Una fossa però rendeva
+il castello più forte da questo lato: un tal castello era quindi assai
+forte per que’ tempi in cui non ancora se non imperfettissimamente si
+conosceva il possente mezzo di abbattere con prontezza le difese che
+oppone un semplice muro col mezzo delle artiglierie.
+
+Tornati a’ suoi, ordinarono loro di porsi in cammino: ognuno allora
+riprese le proprie armi, e si fece silenzio; ed in ordine procedendo
+si avanzarono verso la collina su cui il castellotto del Ghibellino
+giganteggiava.
+
+Or mentre che costoro procedono verso il luogo che è oggetto del loro
+viaggio, alla porta del Castello del Monte perveniva frate Paolo che
+il sole era alto in modo da indorarne le torricelle e le ardue mura.
+Il buon Francescano, pieno di zelo per l’adempimento del suo santo
+ministerio, se ne venìa, pregando Dio che ne lo ajutasse, e disponesse
+i cuori che egli solo tiene nelle sue mani. Egli era risoluto di tutto
+porre in opera per risparmiare l’effusione di nuovo sangue che egli
+vedea imminente, e perciò, non nelle sue forze confidava, ma in quella
+del Dio che sale sopra i Cherubini e alla cui presenza sciolgonsi
+le nubi e commuovesi la terra: del Dio che ama la misericordia e la
+giustizia, e della cui misericordia è pieno l’universo.
+
+Ammesso nel Castello dal vecchio Anselmo che alcune istruzioni avea
+avuto in proposito da Azzo, il buon Francescano rallegrossi che un
+gran silenzio vi regnasse; e pensò che tuttavia gli abitatori di quel
+forte asilo fossero immersi nel sonno. Egli chiese al famiglio che lo
+precedeva, se sorto fosse Arrigo, e se potesse parlargli.
+
+— Egli è alzato sì, e mi ingiunse di intromettervi nella sala, ove
+potrete fargli sapere tutto quello che vi piacerà.
+
+— Sia lode al cielo! — disse il buon Francescano.
+
+— Lo sia pure, — replicò Anselmo; e precedendolo, lo condusse nel gran
+salone ove era entrato il giorno innanzi.
+
+Ma quivi quale fu la maraviglia del buon padre nel riconoscere nella
+persona che negligentemente sedeva su di un gran seggiolone coperto di
+drappo non già i lineamenti belli, sebben maschili, di Arrigo e la sua
+alta persona, ma un altro giovine di lui, per vero dire, non men bello,
+ma tutto spirante effeminatezza, con bionde chiome assai ordinatamente
+innanellate, due occhi azzurri pieni dell’espressione della mollezza,
+riccamente vestito, più piccolo della persona; il quale senza nemmanco
+alzarsi in piedi con un mezzo sorriso in lui affissò lo sguardo con
+qualche espressione di mistero.
+
+Il francescano poichè fussi inchinato, ed ebbe un istante mirato il
+giovine, quasi dubitasse di travedere, volsesi verso la sua guida, ma
+trovò che di già era scomparsa. Egli allora, avvicinandosi qualche
+passo, — Signore, — disse, — io cerco di Arrigo Bianchi, e fui qui
+condotto per trovarlo: io non vi ho ravvisato di tratto, e duolmi che
+per equivoco mi abbiano condotto alla vostra presenza.
+
+— No, io non sono Arrigo, — rispose il giovine senza molto scomporsi:
+— questo è certo: il mio nome è Antonio, e Carcano è il casato; casato
+assai grande e nobile, e che nulla ha da invidiare a tutti i Bianchi
+del mondo. Però se qualche cosa bramate, parlate pure con me, perchè,
+stanco come voi siete....
+
+— No, al solo Arrigo Bianchi io debbo volgere la parola: io cercherò,
+per non disturbar voi, di alcun famiglio, e a lui farommi guidare.
+Permettete che io mi ritiri.
+
+— Buon padre, vel ripeto, — disse l’altro con un tuono fra cordiale
+e malizioso, — voi dovete essere stanco: il vostro convento non è
+sì vicino. Vi dirò che l’ho veduto; e l’ho veduto in compagnia di
+una bella divota che vi portava le sue offerte... Voi la conoscete
+senz’altro; anche a voi altri le belle contadine... Basta, voi
+aggrottate il ciglio, voi non vi divertite dunque di tale mercatanzia.
+Ma ve lo ripeto, se avete qualche cosa a dire ad Arrigo, parlate con
+me. Sono qui a vostra disposizione; e d’altro canto...
+
+— Ciò che ho a dirgli, risguarda troppo davvicino lui stesso, nè
+ad altri posso confidar la cura di ciò che è mio dovere. Di grazia,
+signore, permettete o fate che io sia in sua presenza.
+
+— Ebbene fate come vi piace. Ma quanto al condurvi io in sua presenza,
+questo non è a pensare. Non che io non sappia rendere un servigio; ma
+un piede mi si slogò uccidendo di pugnale Giovanni Pusterla...
+
+— Uccidendo Giovanni Pusterla! Ed è ciò vero? Il Pusterla sarebbe già
+stato assassinato?
+
+— Assassinato! No, io non sono un assassino; ma è stato ucciso per
+mia mano, non vi è dubbio; non mi credete forse di ciò capace? Ma nel
+colpirlo sdrucciolommi un piede e mi si slogò presso il malleolo...
+
+— E quando adunque tanto delitto fu commesso?...
+
+— È già tutto vermi; sono quattro giorni che è sotterra...
+
+— Cielo ti ringrazio! quest’è dunque un errore: poichè Giovanni
+Pusterla io stesso l’ho dopo veduto.
+
+— Come diamine ciò? Ma mi credete voi un impostore? In tal caso il
+Pusterla, siccome Lazaro, è risorto: o forse ha finto il morto e
+non fu che ferito. Ma io gli ho menato un colpo fra costa e costa
+che sarebbe bastato a uccidere un gigante. Oh se per paura egli ha
+finto il morto, mi capiti per le mani ancora una fiata quella vecchia
+volpe e l’ucciderò due volte! Oh vedi questi codardi se sanno il loro
+mestiere!...
+
+— Di grazia risparmiatemi tali racconti; sebbene somiglianti ai sogni
+dell’infermo, essi non funestano però meno l’anima mia; ed il tempo
+altresì, siccome l’onda, fugge nè più ritorna, ed a me è necessario di
+parlare col Bianchi.
+
+— Scusate, ma mi sembrate un uomo ben impaziente. Che volete voi dire,
+se il tempo passa? forse che vi dà noja la mia compagnia? Sono io uno
+stolido che vi pesi meco passare un’ora? Grandi affari che avete nel
+vostro convento! Già lo si sa che sono i palazzi della poltroneria.
+Ma via; ora capisco, ed ho avuto torto: obliai farvi imbandire da
+colazione: orsù che desiderate? Volete voi un buon pezzo di selvaggina
+che inaffierete con vino di Monte Orobio...? Ma voi non mangerete forse
+carni... ebbene avremo dei pesci venuti dal lago di Pusiano; vi saranno
+delle uova; e dei latticinii: lasciate fare. Volete sentire come io ami
+il pesce? Prendo una tinca; fo tagliarla pel mezzo; ciò fatto...
+
+— _Ne solliciti sitis animae vestrae quid manducetis._ Ed oh! come
+potrei io ricordarmi del cibo allorquando il sangue cristiano e
+cittadino sta per versarsi: e stanno i fratelli per porre mano alla
+spada! Deh, in nome del cielo ve ne scongiuro, fate che io venga
+ammesso alla presenza di Arrigo.
+
+— Ebbene, se mi aveste lasciato parlare, di già ve lo avrei detto: se
+ad Arrigo volete parlarci io vi farò metter fuori dal Castello.
+
+— E che? voi mi usereste violenza! e quale diritto ne avete voi? del
+potere voi abusereste che l’amicizia darvi può fra queste mura? In nome
+del cielo ve ne prego, non fate ciò, perchè su voi non ricada il vostro
+peccato.
+
+— Ma voi, padre, siete un uomo ben caldo di testa! che cosa andate ad
+immaginare che io voglia farvi violenza! Avete un sangue che nelle vene
+assai vi bolle: perchè non avete fatto il soldato? Ma per me, andate o
+state, è la stessa cosa.
+
+— E dove troverò dunque Arrigo Bianchi?
+
+— Non ve l’ho detto? fuori di questo Castello. Sono andati ad una
+partita di piacere.
+
+— Ad una partita di piacere! Adunque hanno deposta ogni animosità
+contro il Pusterla?
+
+— Questo è quello che io non vi so dire. Potrebbe essere; ma, secondo
+le apparenze, no. Con quel demonio di Azzo al fianco non è così facile
+concludere trattati di pace. Ma questa sera, o pace o guerra, sarà
+decisa.
+
+— Ah, in nome di tutti i santi! Se qualche macchina voi conoscete,
+palesatemela.
+
+— Vi dirò, padre; e se mi aveste pregato in nome di satanasso, forse
+ve lo avrei detto del pari. Vi dirò. Voi dovete sapere che, quattro
+giorni sono io, con Arrigo, un certo Azzo, che non so se conosciate,
+e quel povero diavolo di capitano che fu morto, e di cui alcuni di
+voi seguirono il cadavere; noi andavamo a diporto un poco pei boschi
+dipendenti dal Castello, quando ci abbattemmo nel Pusterla che vi
+cacciava. Mano alla spada, dico io: non bisogna soffrire di tali
+oltraggi, e cavo il ferro: Azzo mi imita, e ancora il Capitano: ma
+quella massa boema lasciossi foracchiare il corpo da un colpo che gli
+menò il signor Giovan Carlo Visconti; ed Azzo ed Arrigo fuggirono.
+Fu allora che io uccisi, come vi dissi, o credetti aver ucciso il
+Pusterla; e misi tanto spavento negli altri che nessuno ebbe coraggio
+di cimentarsi meco, e a gambe si diedero tutti a fuggire...
+
+— Ma questo non è ciò che più importa; in nome del cielo...
+
+— Tacete, e vengo al resto. Tornato a casa, io rimproverai i miei
+compagni della loro viltà. Parvi egli cosa ben fatta, fuggire a quel
+modo? passar per vili in faccia a que’ Ghibellinacci già superbi di
+vantaggio? Eh via, si lavi tale macchia! Io non posso, vedete, ho
+slogato un piede: ma voi armatevi; andate al Castello del Pusterla, non
+lasciate pietra sopra pietra; e...
+
+— Adunque sono andati contro il Castello del Pusterla! — disse con voce
+piena di costernazione il buon religioso.
+
+— Sì, come vi dissi; e fu mia esortazione. Io non son uomo da star
+queto ve’. Voi non mi conoscete; ma sono un diavolo in carne ed ossa!
+
+— Se ciò è vero, il Signore vi perdoni il vostro delitto. Ma io un sol
+istante non devo rimanere; troppo è prezioso ogni atomo di tempo, se
+prevenire io posso ancora l’esecuzione di un empio disegno!
+
+Ciò detto, diede le spalle al Carcano e partì. Questi non sì tosto ebbe
+veduto uscire il buon Francescano che, alzandosi agile e sciolto, e
+passeggiando per la sala, assai più guarito dello storpio risanato da
+San Pietro sulla porta del tempio, — Gran bell’ingegno son io, — disse
+fra sè; — gran bello ingegno! Col mio spirito tutti mi credono un uomo
+di gran valore. Solo quel maledetto Azzo; ma procaccerò rovinarlo nella
+grazia di Arrigo.
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+LA VIOLENZA
+
+
+Giunta innanzi al castello del Pusterla la piccola schiera condotta da
+Azzo e da Arrigo Bianchi, un trombetta si presentò innanzi la porta
+di cui era alzato il ponte, e dato fiato al corno, sfidò Giovanni
+Pusterla, se non era un vile, ad uscire per dar soddisfazione ad Arrigo
+Bianchi dell’oltraggio commessogli alcuni giorni innanzi; minacciando,
+s’egli non compariva, di ricorrere ad altri mezzi per vendicare
+l’insulto ricevuto. Egli ripetè tre volte la stessa intimazione
+frapponendo fra una e l’altra un certo spazio di tempo: ma nè la prima
+nè la seconda volta non ricevette risposta alcuna: come però ebbe
+terminato di proclamar la disfida per la terza volta, a una balestriera
+superiore alla porta si vide comparire una faccia che fu riconosciuta
+per quella del falconiere; e quindi con voce ferma si udirono queste
+parole.
+
+— Sentano dunque que’ signori che cantano su d’un tuono sì alto. Il
+sig. Pusterla oggi loro non risponde, ne può rispondere, e non occorre
+dire per qual cosa. Ma se voglia qui li mena di provar la sua buona
+lama, in fede di Falconiere, so io dir loro che tornino fra sette o
+otto dì, e non mai falco più pronto sarà stato a piombare sulla sua
+preda, quanto il sig. Giovanni ad accettare le loro disfide. Ma hanno
+bene in poco conto la vita coloro che così vogliono rischiarla! Ad ogni
+modo voi, Giacomo dalla trombetta, mettete giù il vostro corno e finite
+le vostre smargiasserie, che già da un pezzo ci conosciamo, e non
+ardireste gridar tanto se fossimo fronte a fronte.
+
+— Eh compare, — disse il trombetta, — io lavoro per il pane.
+
+— Villano ribaldo, — disse al falconiere Azzo che era vicino al
+personaggio dalla trombetta. — Tu sei, amico, una carne che io ho
+destinato agli avvoltoi. Ma se il timore o il poco apparecchio rende
+indisposto il padron tuo a riceverci, e’ gli sarà forza riceverci suo
+malgrado. Egli ci deve rendere ragione degli oltraggi suoi. Cala il
+ponte e pel tuo meglio fallo tosto!
+
+— Calare il ponte! Ben detto. Quando mai però s’è visto un Guelfo fare
+una tal intimazione ad un Ghibellino ed essere ubbidito. Basta, io però
+devo dirlo. Il sig. Pusterla che cercano non è nel Castello.
+
+— Non sarà mai sulla tua parola che noi ciò crederemo, tristo
+millantatore. Cala il ponte, per l’ultima volta sia detto, o noi avremo
+ricorso per entrare alla forza.
+
+— Ah! Ah! farete quello che potrete le mure sono alte e sode, la fossa
+è profonda. Di questi castelli ai Guelfi non ne cadono in mano. Via,
+Andrea, Martino, Giacomo, Felice, _aux armes_, come dicevano i Francesi
+di Bucicaldo. Vediamo che sappia fare questa canaglia.
+
+— Ora il vedrai tosto, — sclamò dal suo canto Azzo. — Avanti compagni!
+— E venuto ad Arrigo gli espose come o fosse il Pusterla assente o così
+dicesse temendo non poterli ributtare, in ambi i casi più agevolmente
+sarebbero venuti in possesso del suo castello. Soggiunse di poi che il
+mezzo più pronto per ottenere l’effetto era usare il fuoco, avventando
+materie combustibili di cui all’uopo si era munito contro il ponte e la
+porta, che avrebbero dovuto così cadere.
+
+Un istante dopo quindi si posero all’opera; ma non senza qualche
+confusione cagionata da ciò che da alcune balestriere cominciarono ad
+essere spinti contro di loro de’ grossi verrettoni che portarono un po’
+di terrore nella piccola schiera. Non pertanto in breve ristabilito
+l’ordine, protetti dai loro scudi, avanzaronsi due drappelli tenendo
+in mano delle rossicce faci bituminose che doveano essere avventate
+contro il ponte e la porta. Tutti gli sforzi dei difensori non poterono
+impedire che queste non giungessero colà ove erano dirette; ed in breve
+le fiamme cominciarono ad appigliarsi nelle grosse tavole, le quali
+furono involte in un vortice di fiamme e di fumo nereggiante. Invano il
+falconiere si provava dal sommo della torre di far cadere dell’acqua:
+questa era nè bastante al gran bisogno, nè spesso vi giungeva: un vento
+all’incontro che quel giorno spirava dava allo struggitore elemento
+la forza e attività più maravigliosa. Inoltre il povero Falconiere
+veniva disturbato nel suo uffizio dalle frecce che importunamente gli
+fischiavano davvicino lanciate contro di lui dai più esperti degli
+avversarj. Sicchè la violenza del fuoco sconnetteva le tavole ed alcune
+già avea rese ardenti carboni, ed il guasto in minaccevole aspetto
+andava crescendo; e la schiera degli assalitori in una quasi perfetta
+inazione aspettava il momento che l’incendio destato le aprisse il
+varco ad entrare nel castello, e rallegravasi all’idea del promesso
+saccheggio.
+
+Ma Arrigo, vedendo che ancora a quell’estremo il vecchio Pusterla non
+compariva a domandar di parlamentare, già cominciava a pensare che
+veramente il vero detto avesse l’intrepido e rozzo Falconiere, e quasi
+vergognavasi di una violenza commessa contro un castello disabitato.
+Azzo parve indovinare i suoi pensieri e così gli disse: — Infine non è
+che oltraggio reso per oltraggio; e se il vecchio Pusterla è assente,
+posto che avremo il piede nel suo castello e datogli il sacco come
+promesso abbiamo alle nostre genti, la partita sarà saldata. Ed ecco
+che cadono il ponte e la porta ed il varco sta per esserci sgombro; noi
+renderemo al Pusterla la visita ch’egli ci ha fatta nel vostro bosco.
+
+Diffatti le fiamme facevano il loro uffizio con una incredibile
+rapidità; le quercie antiche di che si componevan le tavole, crollavano
+e cadevano, e cominciavansi a vedere delle brecce ragguardevoli; ad un
+tratto un grande scroscio si intese e la porta tutta e il ponte, pel
+cadere delle combuste travi e tavole, apparve sgombra e senza difesa.
+
+Ma dal suo canto non era disposto di ommettere sforzi il bravo
+Falconiere. Egli per respingere gli assalitori avea fin dal principio,
+quando si fu accorto che il castello correa pericolo, indossata
+un’armatura irruginita, e fattane indossare una ad Andrea e ad altri
+otto o dieci uomini che formavano come la famiglia e la guarnigione
+del Castello, e alla loro testa ora compariva presso la porta per
+respingere l’assalto del nemico. Poichè infatti il ponte fu caduto a
+terminare di ardere nella fossa, e quindi anche la porta, cominciò
+dall’una e dall’altra parte una pioggia di saette che andavano a
+spuntarsi sulle armature; ma realmente poco danno recavano. Se non
+che in capo ad un’ora l’opera dalla parte de’ seguaci del Falconiere
+cominciò a rallentare, e la fatica e il timore rendeva più deboli i
+colpi e più tardi; al contrario fra la più numerosa schiera degli
+assalitori, riposando alternativamente, sempre v’era chi fresco e
+gagliardo lanciasse i dardi.
+
+La situazione del povero Falconiere diveniva d’ora in ora più seria:
+di già soli sei de’ suoi armigeri potevano spalleggiarlo, gli altri
+essendosi ritirati per qualche ferita o grave contusione. Ancora
+questi erano stanchi e lo sollecitavano a ritirarsi. Egli avea fino
+allora sperato che alcuno si armasse in Parravicino per soccorrerli;
+ma nessuno vedendo comparire: — Sicuramente la piazza non si può più
+a lungo difendere, — disse; — andiamo adunque a chiuderci in una torre
+intanto che il fuoco nella fossa può ancora tener lontano qualche tempo
+il nemico.
+
+Ciò detto, tutti, scaricate un’altra volta le loro balestre, si
+ritirarono dalla porta.
+
+Dal suo canto Azzo non sì tosto vede la porta denudata di difesa che,
+fatta recar acqua a spegnere l’ardente bragia, colle scale la fossa
+superando, fa che le sue genti entrino nel castello; ma egli non
+dimentica di osservare ad Arrigo che conveniva lasciare buona parte
+delle loro genti di fuori per sorvegliare che alcuno, in soccorso del
+Pusterla giugnendo, loro non troncasse la strada di ritirarsi. Arrigo
+poi proibiva che violenza alcuna si commettesse contro i disarmati
+abitatori del Castello.
+
+Ma poichè furono le loro genti giunte nel mezzo del gran cortile,
+Azzo ed Arrigo le chiamarono all’ordine, sempre temendo di insidie; e
+volendo esaminar bene i luoghi prima di procedere oltre a dar il sacco.
+Da due sole parti stendevasi l’abitato, gli altri due lati della corte,
+che pressochè formava un quadrilungo, erano occupati dalle stalle e da
+altri minori edifizii, i quali probabilmente servivano pel Falconiere e
+per altre persone direttamente dipendenti dal Pusterla, e che vivevano
+nel Castello. La parte più nobile del Castello presentava l’aspetto
+di una abitazione antica a mura assai grosse di bigie pietre. Due o
+tre porte erano in esso, ma tutte chiuse con molta diligenza: chiuse
+del pari erano tutte le finestre, e chiuso anche un gran balcone che
+precisamente nel mezzo del corpo maggiore dell’edifizio a sè chiamava
+naturalmente l’attenzione, sì per il posto che occupava come pei
+pesanti ornamenti di cui era cinto.
+
+Come furono rimasti forse quattro minuti nell’inazione e mentre Arrigo
+si occupava di dare degli ordini intorno al modo con che procedere
+dovessero i suoi seguaci al desiderato assalto, ecco inaspettatamente
+spalancarsi le imposte del gran balcone e su quello comparire una
+vaghissima donzella la quale a sè attrasse gli sguardi e l’attenzione
+di ognuno, ma più di tutto quella del giovine Arrigo.
+
+Era costei giovine di forse vent’anni. La sua statura grande e snella,
+le sue forme leggiere e gentili oltre ogni credere; due nerissimi
+occhi che coll’espressione del turbamento, anzi che del terrore,
+vedevano quel grande apparecchio ostile; due ciglia nerissime e ben
+arcate; e le chiome che incomposte avea, forse poichè stava ordinandole
+festosamente quando quella fiera avventura la bell’opera della sua mano
+avea sospesa; tutto dava alla giovinetta un aspetto straordinario, e
+dirò quasi magico e sovrannaturale. Le rose incarnatine erano scomparse
+dalle sue guance; anche il labbro avea perduto del suo bel vermiglio;
+la sua voce però, sebbene tremula fu abbastanza forte da pronunciar
+distintamente queste parole:
+
+— Signor Bianchi, — diss’ella, — se veramente, come di voi corre
+il grido, voi siete un generoso cavaliere, in nome del cielo non
+vogliate commettere violenze in un Castello ove una fanciulla priva
+si trova pressochè di ogni difesa. Io so, e pur troppo me ne dolse,
+la sanguinosa briga che aveste col padre mio; ma se un giusto sdegno
+vi accende, io anche spero che colui che tanti lauri mietè in nobili
+arringhi, di certo tutta la sua gloria non vorrà macchiare con un’opera
+sì scortese, quale questa sarebbe di assaltare un castello ove fra
+pochi famigli non risiede che una fanciulla.
+
+Queste poche parole pronunziate con una voce soave da una giovine
+bellissima, e piene di giusti rimproveri per colui a cui erano volte,
+fecero un grande effetto su Arrigo. Qualunque fosse l’affetto che lo
+movesse, egli rimase un istante immobile siccome un sasso; ma dopo un
+istante di silenzio così rispose.
+
+— Dunque vostro padre è assente, e voi siete sola nel Castello? Se così
+è, certamente voi non dovete nulla soffrire per l’ingiuria recata a noi
+dal padre vostro. Nobile donzella, tranquillate il vostro spirito; non
+è già contro il sesso vostro che Arrigo impiegherà la sua spada, meno
+poi contro chi..., chi in lui desta, anzi che l’odio, l’ammirazione.
+Ed io anzi qui pongo fine alle mie vendette; e se il padre vostro può
+sopportare l’usata mia violenza, ogni rancore fra di noi cessa fin da
+questo momento. Anzi io lo bramo che voi siate fra di noi un angelo di
+riconciliazione!
+
+Ciò detto si volse a’ suoi seguaci e così loro disse: — Del vantaggio
+che voi vi ripromettevate col saccheggio di questo castello, io saprò
+ricompensarvi. Tosto ognuno si ritiri. Azzo, in nome dell’amicizia, non
+replicate. — Egli fu ubbidito; e non appena la sua schiera si trovò con
+esso fuori del castello che Arrigo si vide dinanzi frate Paolo.
+
+— Che mai faceste, giovine insensato? — sclamò il frate ravvisandolo, —
+l’opera della violenza è dunque compiuta!
+
+— Ahi, padre! — sclamò Arrigo, — pur troppo voi il diceste: Io scavai
+una fossa ed in essa sono caduto. Ma io non spinsi la violenza che ad
+entrar colla forza in quel Castello: se voi potete condur le cose ad un
+componimento, fatelo, padre, io lo bramo ed io dipenderò da ogni vostro
+consiglio.
+
+Dette queste parole, con passo rapido procedette oltre in silenzio,
+ed avea fatto, con Azzo al fianco, forse un mezzo miglio, quando il
+secondo finalmente con rancore così disse: — Arrigo nelle vostre azioni
+di oggi v’è del mistero: non me lo scoprirete voi? perchè una sì subita
+ritirata, perchè quei lamenti col vecchio frate, siccome il coccodrillo
+che piange dopo aver divorata la preda?
+
+— Azzo a te, poichè lo brami, s’apra il mio cuore. Quei vaghi
+lineamenti che altrove da me visti del più forte amore mi hanno
+stretto, questi io riconobbi oggi in quelli della figlia del Pusterla.
+Ahi! io giunsi a rivederla; ma solo per troncarmi la strada di
+conseguirla più mai.
+
+— La speranza è un albero sempre verde, — disse Azzo deponendo il tuono
+di risentimento. — Ma ad ogni modo superate il vostro amore, quand’esso
+vi avesse a trascinare a dimostrazioni di viltà.
+
+Arrigo nulla rispose a questa osservazione tutta propria del carattere
+di Azzo; e silenziosi procedettero fino che furono giunti al Castello
+del Monte.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+L’INDEGNAZIONE
+
+
+Beatrice Pusterla, che tale era il nome della giovinetta figlia del
+vecchio Ghibellino, era, siccome l’abbiamo detto, nell’età delle
+illusioni e dei sogni che rendono tanto bella e ridente la vita, quella
+età che lungi dal contemplare le cose coll’occhio della fredda realtà
+le mira con uno che simile alla bacchetta d’un esperto incantatore
+tutto trasfigura, tutto veste di un’ingannevole apparenza. Ma se il suo
+cuore aprivasi a quelle dolci illusioni che rendono sì cara la nudità
+della vita, il suo animo era altresì tutto pieno di virtù, di quelle
+virtù che delle illusioni ancora, sono più belle e preziose, e che
+preparano a chi le possiede i più puri piaceri, e somministrano fra
+le tenebrose vie della vita il lume più chiaro, e ci sono compagne e
+consolatrici nelle afflizioni e nelle congiunture più disgustose.
+
+In età tenerissima, essa avea perduta la madre, matrona onesta ma
+altera e di un carattere confacente a quello del genitore. Beatrice,
+dotata di una grande dolcezza, avea non pertanto ereditato dai genitori
+una forza d’animo non ordinaria, che sotto un aspetto più semplice
+si celava, ma che le facea con fermezza muovere il piede per le
+rette strade che la sua mente non esitava in qualunque congiuntura a
+scoprire. La sua educazione era frutto, si può dire, di lei stessa.
+Il padre suo non pensava che a compiacerla; e dedito ai piaceri della
+caccia, ed ingolfato spesso negli intrighi in cui avvolgevasi il suo
+partito, non pensava alla figliuola che come ad una gemma che splendida
+e bella gli rendeva la vita che passava nel suo Castello. Ma la natura
+ha impresso assai vivamente nel cuore delle più nobili creature i suoi
+precetti, e Beatrice, piena di quella dolce compassione verso gli
+infelici che è il più bell’ornamento di un’anima gentile, di quella
+forza d’animo che ajuta il saggio a farsi strada fra le contrarietà,
+bene spesso, non che aver bisogno di guida, serviva colla dolcezza sua
+di freno al violento carattere del suo genitore.
+
+Solinga vita ella conduceva nel suo Castello di Parravicino: un
+giardino piuttosto esteso era unito al Castello dalla parte che guarda
+verso mezzodì, ed estendevasi fino al piccol lago di Alserio, vago
+bacile di acque limpidissime che mirabilmente accresce spicco al bel
+paesaggio che lo circonda. Una numerosa famiglia di fiori e di erbe,
+era il trattenimento favorito della giovinetta. Spesso ancora, col
+suo liuto accompagnandosi, cantando, sovra una leggerissima barchetta
+trascorreva le increspate onde del lago; e qualche volta, ma assai meno
+di frequente, col padre e con alcuno degli amici di esso che capitavano
+nel castello cavalcava da Parravicino ai paeselli più vicini ed anche
+prendeva parte alla caccia. Quest’era la sua vita. Una fida ancella,
+Agnese, era la sua compagnia: e teneala come sorella; e bene spesso in
+lei poneva sua confidenza.
+
+Ma le usate cure, i suoi già prediletti trastulli alquanto aveano
+perduto da qualche tempo di loro attrattive agli occhi della
+giovinetta. L’anima nell’età prima spesso si crea un idolo, e
+quest’idolo non sempre schiva di eleggerlo fra nazione straniera. La
+giovinetta di quando in quando recavasi col padre suo nella capitale
+della Lombardia. Il vecchio Pusterla ogni qual volta vedea ciò poter
+fare senza suo pericolo, volentieri rivedeva colà le antiche brigate
+de’ suoi compari ghibellini coi quali avea fatte tante bravate gli anni
+addietro: e l’ultima volta che avea côlta una consimile occasione, fu
+quando si celebrarono le feste che ebbero luogo per il fatto conquisto
+di Canturio. Eransi nella città tenuti giuochi assai splendidi e
+tornei: ed egli vi avea condotta la figliuola; ed in quell’occasione si
+era trovato in compagnia del famoso generale Facino Cane e di Beatrice
+sua moglie che erano i più possenti protettori suoi e del suo partito,
+e dai quali veniva il Duca stesso tenuto in freno.
+
+Fu in quella occasione che gli occhi di Beatrice si erano scontrati in
+quelli di un nobilissimo cavaliere che più d’una volta avea riportato
+il premio del valore e della destrezza. Gli amanti hanno un muto
+linguaggio, assai rapido, assai perspicace; ed a Beatrice lieve fu
+comprendere quello dell’incognito suo adoratore. Un fascino parve
+partire dai loro sguardi, ed entrambi si ritirarono col cuore piagato;
+a entrambi l’immagine che allora nel cuore scolpissi, continuamente
+ricompariva abbellita dei più vaghi colori dell’immaginazione. In
+vano la saggezza tentava rompere quell’incanto: essi non bramavano che
+rivedersi. Ma allorchè si videro una seconda volta fu sotto un aspetto
+ben diverso e strano; fu sotto quello di acerbi nemici. E Beatrice più
+non incontrò l’amato che sotto le armi contro del padre impugnate; e
+il ravvisò in Arrigo Bianchi allorchè questi infellonito moveva per far
+pagare al Pusterla il fio della sua prepotenza.
+
+Ma l’amore non è timido, nè sì tosto è messo in fuga. Sebbene sotto
+l’aspetto di innaspriti nemici, i due amanti rivedendosi sentirono
+entrambi crescere a dismisura le loro fiamme. Nè perchè poco
+l’alimenti la speranza, l’amore cessa; egli è anzi certo che finchè
+una debolissima ancor ne resta, un’ombra sola, quella passione pur
+vigorosa resiste e persiste sempre in non vedere ostacoli impossibili
+a sormontare. Quindi, sebbene per l’accaduto ancora maggior si facesse
+la distanza che divideva i due amanti, l’anima della giovinetta quasi
+suo malgrado persisteva a fermarsi nella considerazione dell’idolo a sè
+creato dalla sua immaginazione, e bearsi nell’affetto di colui che pure
+di recente dato gli avea certa prova di corrispondenza colle sue parole
+e colla sua sommissione.
+
+Frate Paolo, tutto pieno di zelo per evitare lo spargimento del sangue,
+avea esortato a porre ogni più sollecita cura in opera per riparare
+ai guasti fatti dall’animosità del Bianchi, per poi in qualche parte
+mascherare l’odiosità dell’avvenuto al Pusterla, di cui conosceva
+l’animo violento. Il suo avviso si seguiva, aggiuntovisi il comando
+di Beatrice. A quei tempi ciascuno era il proprio falegname. Tutti
+coloro che dipendevano dal castello lavorarono adunque assiduamente
+alla costruzione d’una nuova porta e di un nuovo ponte levatojo.
+L’indefessità del lavoro di otto o dieci operai fu anche tale che in
+capo a tre giorni il tutto fu riparato[4].
+
+Terminati que’ lavori, fu con una specie di trionfo che il Falconiere
+veniva a riparare i danni dell’incendio, ed ancora nella disgrazia
+accaduta vedeva un fatto da compiacersi, parendogli aver operata una
+bella difesa.
+
+— Tutto quel che si può fare l’ho fatto, — dicea fra sè, — tutto quel
+che umanamente si può fare; ma contro il fuoco che cosa si poteva
+opporre? D’altronde per molto tempo avrei messa in sicuro nella torre
+la mia guarnigione: e vi poteva ben vivere anche la signora Beatrice
+per alcuni giorni, finchè non ci fossero giunti aiuti dai nostri amici.
+Ma la signora Beatrice volle prendere altra strada; e davvero non
+so come ci sia riuscita. Bisogna dire che il Bianchi avesse una gran
+paura in corpo per lasciarsi metter in fuga dalle chiacchiere di una
+donna. Se era io in lui, avanti, _allons_, e non lasciava un chiodo
+nel castello, come abbiamo fatto più d’una volta in Milano nelle case
+de’ suoi Guelfi, che solo adesso si arrischiano di alzare la cresta. Ma
+chi è di là: alcuno cerca di entrare. Sarà qualche pellegrino o qualche
+mendicante; se fosse il signor Giovanni Pusterla avrebbe suonato il suo
+corno, e avremmo inteso lo scalpitare de’ cavalli.
+
+Egli corse, osservò, e con suo piacere vide che era un uomo, che
+all’abito, e ad un liuto che avea sul braccio, poteva giudicarsi per un
+Menestrello, o poeta ambulante. — Costoro sono gente piacevole; cantano
+delle belle istorie, e però si raccolgono con piacere: ora calo subito
+il ponte. Piacemi anche quest’incontro, perchè la signora Beatrice è
+mesta, e temo che lo sbigottimento ne sia cagione: costui colle sue
+canzoni un poco la rallegrerà. — Così fra sè dicendo, calò il ponte
+levatojo ed ammise un giovine di alta statura, con barba castana e
+lunghe chiome di egual colore, e due occhi cerulei pieni di vivacità.
+
+— Chi siete voi, da qual paese venite, e che volete? — domandò il
+Falconiere subito che il poeta fu intromesso.
+
+— Io sono un Menestrello, un Trovatore detto Ugo di Verona; e me ne
+vo girando di castello in castello, cantando le prodezze e gli amori,
+vivendo delle mie dolci ispirazioni, e sostentandomi di ciò che mi
+somministra il favore delle persone gentili.
+
+— Ebbene, ho capito, voi siete un poeta: buono per voi che capitate
+in luogo ove si fa buon viso a questa sorte di persone, quando non si
+hanno per le mani affari più serii; e sebbene veramente ora sarebbe
+il tempo da pensare a tutt’altro che alle canzoni; e se s’avesse a far
+a modo mio la vecchia fusberta non starebbe nel suo fodero rugginosa,
+pure... basta, giacchè s’ha a fare a modo de’ preti e de’ frati (e ben
+so io quel che dico), basta, venite avanti, signor trovatore di Verona,
+e se avete delle belle canzoni preparatevi a cantarle, che non dubito
+avrete a lodarvi della signora che vi ascolterà. L’è una creatura
+angelica che in queste cose ha anche un poco di passione.
+
+— Io ho delle canzoni melanconiche che si aggirano su di fatti pietosi:
+se un cuore tenero le ascolta, proverà indubitatamente una commozione
+più grata della gioia la più romorosa.
+
+— Sentiremo, sentiremo. Anche a me piacerà di udirle; e me ne starò
+in un cantuccio della sala ad ascoltarvi; e vi dico io che bisognerà
+lasciarvi stare anche più di uno de’ nostri villani, perchè quando non
+vi è il sig. Giovanni Pusterla tutti si fanno avanti.
+
+— Questo castello appartiene a Giovanni Pusterla?
+
+— Sì, sì, ma ora non v’è: ma tornerà. Lo conoscete voi forse?
+
+— Il suo nome l’ho sentito rammentare: or via conducetemi innanzi alla
+signora di cui parlaste. Io intenderei prima che cada la notte, cioè
+fra poco più d’un’ora, trovarmi in Erba.
+
+— Voi siete il primo Trovatore che abbia premura di ritirarsi: costoro
+in generale si fermano come un bruco su d’un fiore finchè non ne
+hanno succhiato tutto il sugo. Ma basta; aspettate qua, che andrò ad
+annunziarvi alla signora Beatrice.
+
+E dopo qualche istante egli fu di ritorno, disse al Trovatore che
+entrasse, e gli fu scorta nella gran sala del castello del Pusterla.
+
+Era questa un pezzo di antica gotica architettura. La luce vi penetrava
+alquanto scarsa da alcune alte finestre coperte di vetri colorati, e
+dava all’interno un’apparenza di mestizia e gravità. Alcune antiche
+sculture ne decoravano le pareti, fregiate inoltre di ritratti, alcuni
+di stile assai rozzo, alcuni di miglior disegno e colorito, perchè
+eseguiti in tempi posteriori al risorgimento della pittura. Ma il
+miglior ornamento della sala era, senza dubbio, la giovine Beatrice, la
+quale vicino ad una finestra, sovra un gran seggiolone, bella come una
+rosa di aprile, sedeva avvolta in ricche vesti: e dietro la sua sedia,
+alquanto alla spalliera appoggiata, stava Agnese. Gli occhi di entrambe
+furono volti al Menestrello, tostochè, preceduto dal Falconiere che
+l’annunziò, fu entrato nella vasta sala.
+
+— Signore, — disse egli con una voce che fece trasalire Beatrice, — io
+vi ringrazio della cortese vostra accoglienza; e se mi permettete, vi
+farò sentire l’ultimo de’ miei lavori, la pietosa istoria di Giulietta
+e Romeo.
+
+— Fatecela pur sentire, signor Trovatore, — disse Beatrice: — noi ne
+abbiamo udita una volta la relazione, e con piacere ne sentiremo i casi
+accordati col dolce suono della vostra voce e del liuto.
+
+Il Trovatore cominciò un preludio sul suo strumento, e così poscia con
+una voce soavissima la sua dolente istoria si diè a cantare.
+
+GIULIETTA E ROMEO
+
+ Mite stringeva di Verona il freno
+ Il pro’ Bartolommeo della Scala;
+ Ma del governo suo il bel sereno
+ Turba una peste che d’Averno esala:
+ E il parteggiar del cittadin feroce
+ Alza un incendio, fra le mura, atroce.
+
+ Dei Cappelletti la nobil famiglia
+ Odio crudele pei Montecchi serba;
+ Spesso la terra anco si fe’ vermiglia
+ Del sangue loro in quella lotta acerba;
+ E più volte la morte trionfando
+ Fea su questi e su quei calar suo brando.
+
+ Ma il prepotente amor un’opra imprende
+ Di cui l’alto clamor voli pel mondo,
+ E le sue fiamme struggitrici accende
+ Nel cuor di due, cui parte odio profondo;
+ E che arda de’ Montecchi un garzon prode
+ Ed una giovin Cappelletti gode.
+
+ Romeo il garzon fortissimo s’appella,
+ Della seconda il nome è Giulietta,
+ Quanto è prode colui, la giovin bella
+ Era per grazie e per virtù perfetta:
+ Si scontrarono un giorno in una festa,
+ Quivi si fu lor fiamma manifesta.
+
+ Ed un pio frate, di lor voti istrutto,
+ Legarli assente de’ nuziali nodi:
+ Ma il padre di Giulietta è inscio al tutto
+ Di ciò che ha loco per sì strani modi.
+ Ed agli amanti per maggior sventura
+ Accadde un’atrocissima avventura:
+
+ Già del saggio Scaligero i comandi
+ Avean represso l’animoso ardire,
+ E d’ambo le famiglie i crudi brandi
+ Stavano oziosi, ed eran poste l’ire,
+ Quando Tebaldo Cappelletti un giorno
+ Fea ad un Montecchi grave oltraggio e scorno.
+
+ Tosto di quell’oltraggio il grido corre
+ E ponsi mano alle deposte spade;
+ L’una famiglia che già l’altra abborre
+ Colla avversa s’azzuffa, e più d’un cade;
+ Ma il primo autor di quella guerra istesso
+ Giacque sul suol da gran ferita oppresso.
+
+ E l’uccisore di Tebaldo altero
+ Fu il giovine Romeo con cui pugnava.
+ Ma perchè cessi quel conflitto fiero,
+ Lo Scaligero stuol de’ suoi mandava.
+ E affrenate le parti, un suo comando
+ Romeo condanna ad un perpetuo bando:
+
+ Perchè colla sua pena sia repressa
+ La cruda voglia di vendetta e sangue;
+ E una giusta vendetta sia concessa
+ Alla parte che vide un suo pro’ esangue.
+ Ma non a tutti i Cappelletti al paro
+ Giungea l’annunzio di quel bando caro.
+
+ La misera Giulietta, a cui lo sposo
+ Colpía dello Scaligero il precetto,
+ Condanna il bando a se fatale e odioso,
+ E si straccia la chiome e batte il petto.
+ Ahi meschina! furtivo appena accolto
+ Nel talamo ha Romeo, che già le è tolto!
+
+ Nè l’amante cui il sangue ancor le mani
+ Tinge del fier Tebaldo ch’egli ha estinto,
+ Or meno accusa i destini inumani,
+ E dal suo immenso duolo è oppresso e vinto;
+ Ah qual furia fu mai che mi guidava
+ Allora che a Tebaldo io morte dava?
+
+ Ma pria che il piè dalla cittade io mova,
+ Pria che incominci questo duro esiglio,
+ Te veder prima, Giulietta, mi giova;
+ Lieve mi fia per ciò ogni periglio:
+ Così egli ha fermo, e quella istessa sera
+ Giunge segreto a lei, siccome uso era.
+
+ Chi può dir i singhiozzi ed i dolenti
+ Rimproveri di quella, le focose
+ Scuse di questo, ed i sospiri ardenti,
+ E le promesse dolci ed amorose:
+ Ahi! disse Giulietta, ad ogni patto
+ Io verrò teco, e di partir fea l’atto.
+
+ No no, resta, Romêo le dicea,
+ Tu sostener non dèi questa fatica:
+ Anco mutar sper’io la sorte rea;
+ E tornerò, se mi fia quella amica.
+ Che se l’aspra fortuna a noi non cessa,
+ Allor, mia cara, a me verrai tu stessa.
+
+ E frate Leonardo, il qual congiunse
+ Le nostre destre, fia che a me ti guidi;
+ In lui confida, ei la pia cura assunse;
+ Segui tu ognora suoi consigli fidi:
+ Ah, se in tutto la sorte non è fella,
+ Cangerassi alla fin questa rea stella.
+
+ Ed il mattino i due pietosi amanti
+ Disgiunse: ahi mattin grave d’ogni male!
+ Dier le dolcezze loco a lunghi pianti,
+ E su lor spargea i rai astro fatale.
+ E l’anima mia afflitta ed angosciosa
+ Tutto sconvolge l’istoria pietosa.
+
+ Poche volte la luna il vario aspetto
+ Avea mostrato al sottoposto mondo,
+ Quando di Giulietta il padre ha stretto
+ Col conte di Lodrone imen giocondo,
+ E dare a lui promesso ha la figliuola
+ Di suo ricco dominio erede sola.
+
+ E poichè stipulato egli ha il contratto,
+ Sorridendo ne parla a Giulïetta:
+ Alla meschina il cuor si spezza a un tratto,
+ Pallida fassi ed un sospiro getta:
+ Ah mio padre uccidetemi, ma vero
+ Giammai non fia ch’io sposi il cavaliero!
+
+ Ma il fero vecchio, non uso ai contrasti,
+ Minaccia la tapina e sì le dice:
+ Or più tempo non è; promisi e basti;
+ E guai se opporti ti attenti, infelice.
+ In quelle angustie orrende fa ricorso
+ Giulietta a fra Leonardo e n’ha soccorso.
+
+ Questi le diè di possenti erbe essenza,
+ Che, tolta, l’avria resa come morta:
+ Certo l’effetto ha reso l’esperienza;
+ Ma danno a chi la toglie essa non porta.
+ Dopo circa trent’ore, il poter cede
+ Dell’erbe, e al corpo allor la vita riede.
+
+ Tu le dice, Giulietta, fie creduta,
+ Inghiottito il liquor, caduta morta;
+ A te aprirassi allor squallida e muta
+ Del sepolcro de’ tuoi padri la porta;
+ E se giacer non temi ove è Tebaldo,
+ Quivi io ti recherò soccorso saldo:
+
+ E fuor trarrotti, e con mentite vesti
+ In breve al tuo Romeo sarai condotta.
+ Ciò si faccia, diss’ella: ch’io m’arresti
+ Mai non sarà da alcun tenore indotta;
+ E tranquilla la sua anima fatta,
+ L’inganno appresta onde fia in salvo tratta.
+
+ E ecco la notte nella ricca sede
+ De’ Cappelletti alto clamor si leva,
+ Che morta è Giulïetta: il viso fiede
+ La madre sua; ma il duol più ancor s’aggrava
+ Sul vecchio padre: Ahi dicea, mia diletta,
+ Io sol t’uccisi che t’ho contraddetta.
+
+ Ma fra Leonardo manda un suo fedele
+ A recare a Romeo il grave avviso;
+ E quale arcano nel fatto si cele
+ Gli spiega, e come a lui ha il cielo arriso.
+ Ma ahi! sventura, un fido servo giunse
+ Prima a Romeo, e nunzio il cuor gli punse.
+
+ Era di Giulïetta un servo antico
+ Conscio dell’amor suo e a lei devoto,
+ E favorito avea l’amor pudico
+ Cui nascosto sacrava un santo voto.
+ Non ebbe appena egli il rio caso visto,
+ Che andò a Romeo nunzio mendace e tristo.
+
+ A Romeo, che allor sede avea posto
+ In Mantova alla corte del Gonzaga,
+ E che sperava, il suo favor frapposto.
+ Presto Giulietta, tornando, far paga.
+ Il giovine, colpito a quell’avviso,
+ Corre a Verona e forma un crudo avviso.
+
+ Ahi fiera iniqua sorte, ei fra sè disse,
+ Tutto sfogato hai in me il tuo rigore.
+ Me, nascendo, la Parca maledisse,
+ Splendean le stelle d’un empio furore.
+ Or che mi resta più? sol qualche istante
+ Per rivederla, e per morirle innante.
+
+ E la seconda notte che copria
+ L’inganno di Giulietta era discesa,
+ Quando Romeo, che in sentenza ria
+ Ne venne, è accinto a una crudele impresa;
+ Entrato in la tomba è de’ Cappelletti,
+ Ove l’han spinto i suoi feroci affetti.
+
+ E ivi, scoprendo una lanterna cieca,
+ Sua Giulïetta ebbe subito vista.
+ Piange su quella qualche tratto, e sbieca
+ Di poi lo sguardo; ed oh orribil vista!
+ Volge al petto la punta del suo brando,
+ E cade su Giulietta, lei chiamando.
+
+ Spiccando il sangue tiepido, il bel seno
+ Innonda di Giulietta, ed ei morendo
+ Pur la bacia: ma mentre già vien meno,
+ Il tiepor del suo sangue (o effetto orrendo!)
+ Gli spiriti agghiacciati richiamava
+ Della fanciulla che a nome chiamava.
+
+ Quindi risponde ella con debil voce,
+ E di Romêo proferisce il nome.
+ Ma poi che ha visto il fiero fatto atroce
+ E a se presso spirante Romeo, come
+ Vide il mortal singhiozzo, un grido mise,
+ Cadde su lui, ed il dolor la uccise.
+
+ Ahi! amanti infelici, apriste appena
+ Di incerta gioja gli occhi a un debil raggio,
+ Che la sventura che l’uomo incatena
+ Voi sommesse a suo orribile servaggio.
+ Di gioia un’ora seguon mille ambasce:
+ Quanto infelice è l’uomo allor che nasce!
+
+ Batteva allora mezza notte il segno,
+ E fra Leonardo (che era l’ora quella)
+ Venìa per porre fine al suo disegno,
+ Quando agli occhi gli appar la scena fella.
+ Si copre il viso: ed ahi che feci! grida.
+ Quanto sei uman senno scorta infida!
+
+ E del suo fallo a sè per pena ingiunge
+ Di palesar quai speranze deluse.
+ Spesso i nemici reo fato congiunge,
+ E questo accadde. Una sol tomba chiuse
+ I corpi degli amanti; e il pianto spenti
+ Ebbe gli odi funesti de’ parenti.
+
+Questa pietosa istoria cantando il Menestrello la accompagnava colla
+espressione della più alta commozione. Era un quadro meraviglioso a
+ritrarre, vedere il giovine Trovatore con animata fisonomia accompagnar
+l’espressione del canto e delle parole; la bella Beatrice tutta intenta
+pender dal labbro del cantore, e gettar un tronco sospiro di quando
+in quando, sospiro pietoso sulle pene de’ due amanti che tanto la
+commovevano pel barbaro destino che li separava; Agnese, la cameriera,
+essa pure tutta assorta nel pensiero delle esposte avventure; e
+finalmente il Falconiere in altro canto; ritto in piedi colle mani in
+mano in aria di dignità, e dietro lui un gruppo grottesco di contadini
+con aperte le bocche, fra i quali si distinguevano due antiche nostre
+conoscenze, la giovine Lucia, che avea ancora nella testa le promesse
+fattegli da quel ribaldo di Carcano, ed Andrea, il suo tardo ma robusto
+difensore. Però non ebbe appena terminata la sua canzone, ed ancora
+la mano scorreva sulle corde del dilettoso istrumento, quando i vari
+gruppi cangiarono tutti di situazione, e ne fu cagione lo squillare di
+un corno che udissi alla porta.
+
+— È mio padre, — disse Beatrice; ed un istante tramutossi in viso il
+Trovatore. Il Falconiere corse tosto per calare il ponte; e la classe
+inferiore degli ammiratori del giovine poeta scomparve ad un tratto
+dalla sala.
+
+Poco dopo entrava in questa Giovanni Pusterla, preceduto dal Falconiere
+che portava una lucerna, la qual pose sulla tavola che stava nel mezzo
+del salone; dappoichè la notte di già, piuttosto che il giorno, ivi
+dominava. — Tu hai avuto oggi il tuo trattamento favorito, figlia mia,
+— disse il Pusterla: — via, un abbraccio, che mi pare un secolo di non
+vederti! Chi è questo Menestrello? la sua fisonomia non mi riesce del
+tutto nuova, ma non so dove il vedessi; basta, ne sono tanti pel mondo,
+potrò averlo veduto come cento altri. Su via, narratemi: non vi furono
+novità durante la mia assenza? — Nel mentre che egli così parlava, il
+Trovatore ritiravasi in un angolo della sala.
+
+— Nulla che meriti di essere or riferito, padre mio: voi sarete stanco:
+avete viaggiato tutto il giorno: già il sole è tramontato; il lungo
+cavalcare vi farà bramare il riposo.
+
+— No, no, angiolo mio, io sto benissimo. A proposito: ho inteso dire a
+Monza che presso Erba era successa una violenza in questi giorni, in un
+castello o in una chiesa non so bene: che fu mai questo, Beatrice? me
+lo narra per disteso.
+
+— Violenza! Padre mio, in Erba non fu commessa violenza di alcuna sorte
+che io sappia. Ma via, fate a mio modo, pensate a ristorarvi. — La voce
+così dicendo alla fanciulla tremava e venìa meno.
+
+— Sì sì, ora ora; e tu Giorgio sapresti dirmi che sia accaduto? il tuo
+viso mi dà certo indizio che tu ne sei al fatto.
+
+— Signor padrone, — disse il Falconiere che non potea più tener le
+parole nella strozza, — per me da galantuomo non saprei che dire, — ed
+accompagnava la protesta di una smorfia, che ben dava a di vedere tutto
+l’opposto di quello che volea far credere.
+
+— Ah non sapresti che dire, gaglioffo? Che c’è; vi saresti tu forse
+entrato a far la prima figura! so che sei un cavallo ardente in queste
+cose. Via, che il diavolo ti porti; parla, chè se taci per malizia
+forse io te ne farei pentire.
+
+— Per parlare si fa presto, per parlare: ma...
+
+— Orsù, qui c’è del mistero: voglio che parliate. Figlia mia, se alcuna
+cosa sapete che mi risguardi, mel palesate: io comincio a dubitare che
+ci sia del serio.
+
+— Sì, invano io bramerei tenervelo celato. Sappiate adunque che, punto
+dell’oltraggio a lui fatto, Arrigo Bianchi venne per vendicarsi contro
+il vostro castello; ma non appena io mi fui mostra per supplicarlo che
+generoso fosse verso una fanciulla che sola rimaneva fra queste mura,
+egli si ritirò, mostrando magnanimità eguale alla alterezza, e quindi
+tutto qui finì; poichè, ritirandosi anche espresse il suo desiderio che
+queste lunghe inimicizie non procedesser oltre, dopo un primo sfogo di
+una cieca animosità.
+
+— Oh corpo di satanasso! Ma in quale modo egli potè entrare nel
+castello? Vi sarebbe qui un qualche tradimento? — con tuon grave
+volto al Falconiere domandò il vecchio Ghibellino. Beatrice non facea
+replica; ed il Falconiere prese sopra di sè il carico di rispondere al
+suo signore.
+
+— Sì, tradimento! dopo che un galantuomo fa tutto il suo possibile, va
+a immaginarti che sia un traditore. Non mi aspettava dopo venti anni
+di carica un simile complimento. Per dianora, se non fossimo stati otto
+contro quaranta: e poi, se quel maledetto fuoco non avesse fatto il suo
+bisogno; ma, basta, e il ponte e la porta ora sono rifatti, e prima che
+vadano in carboni una seconda volta lascia fare a Giorgio Falconiere!
+
+— Dunque le cose furono spinte a questo segno! Tanto furono arditi
+di fare costoro! Questi Guelfi vili e poltroni, tanto adunque alzano
+ora il capo e così ci vengono a tentare! Ma i vigliacchi, i codardi,
+sapeano di certo che il vecchio cignale era lungi dal suo covo, e per
+questo si attentarono di sorprenderlo all’impensata. Ma or via, or via,
+noi loro renderemo la pariglia, ma a misura di carboni di fuoco. Giuro
+al cielo!...
+
+— Non giurate, padre mio, non giurate; Pensate che se coloro vi hanno
+oltraggiato, un desiderio di vendetta li mosse per la perdita di un
+compagno che voi gli avete spento. Pensate alla generosità del Bianchi
+che non abusò del suo vantaggio, e ritirossi alla prima mia preghiera.
+E ancora frate Paolo, in nome del signore ci raccomanda non voler
+turbare la tranquillità, non voler lordarvi del sangue di uomini che
+pure tutti hanno per padre l’istesso Adamo...
+
+— L’istesso Adamo tu dici! E quando mai dal tronco istesso uscì la
+forte quercia e la debole canna che scuotesi al primo vento? Frate
+Paolo! Sarà egli capace frate Paolo, coi suoi bei discorsi, di
+vendicare i torti nostri? Ah sì..., io ho il torto di parlar teco di
+siffatte cose: ebbene, lo vogliono, sia fatta; fuori le spade, e si
+rinnovino in Erba le stragi dei tempi del Barbavara. Ma prima con lui,
+sì con lui... Figlia mia, sento che ho bisogno di riposo. Giorgio mi
+segui.
+
+Nel mentre che il Pusterla così parlava, l’ira da prima la più violenta
+lo investiva; quindi quella freddezza che lo mostrava uomo uso ai
+perigli ad essa succedeva. Ma le ultime sue parole furono proferite con
+un’aria di mistero che indicavano celare una diversa risoluzione ed un
+arcano.
+
+— Agnese, — disse allora Beatrice, — conducete fuori dal castello quel
+Trovatore, e dategli larga rimunerazione.
+
+— Signora, — disse il Trovatore, che durante tutta la scena da noi
+riferita era rimasto nella più perfetta immobilità, — ho alcune parole
+a dirvi prima, se in ciò, gentile, mi volete compiacere.
+
+— Ebbene, Agnese, ritirati in un angolo della sala; e così che avete
+voi a farmi sapere?
+
+— Nulla, fuorchè io sono Arrigo Bianchi!
+
+La giovine trasalì, sebbene un consimile sospetto confuso, già l’avesse
+tentata più d’una volta.
+
+— E che vi mosse a qui venire?
+
+— Mi mosse quell’amore di cui ardentemente mi accese la vostra
+prima vista durante quel torneo di cui vi piacque tener memoria;
+quell’amore che divenne in me forza irresistibile, poichè fra sì
+sciagurate circostanze la seconda volta vi presentaste agli occhi miei;
+quell’amore che ora più non si spegnerà vedendo quanto generosa sia
+l’anima vostra, quanto benigna vi piacque assumere le mie difese.
+
+— Ebbene, per quanto cara vi è la vita, per quanto avete di più sacro,
+ritiratevi, tosto partite. Io procurerò, sì..., per gratitudine..., di
+reprimer il vendicativo odio del padre mio. Voi..., e voi dal canto
+vostro, ve ne scongiuro, reprimete i vostri alteri spiriti. Agnese,
+conduci questo Menestrello fuori del castello. — Ciò detto, essa stessa
+incontanente uscì dalla sala. Ed Agnese, dicendo al Trovatore: — Voi ci
+cantate dei casi strani, ma vi so dir io che da noi se ne veggono tutti
+i giorni di nuovi, — lo condusse fuori della sala. Volle rimunerarlo;
+ma il Menestrello, contro l’uso di tal gente e con grande stupore
+della giovine, rifiutò di nulla accettare, e mestamente lasciò il forte
+recinto di quell’antico castello.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+FUNESTI EFFETTI DELLA VENDETTA
+
+
+Pochi istanti dopo che il finto Trovatore fu uscito dal castello,
+Beatrice cogli occhi rugiadosi, i lineamenti animati dal forte
+contrasto di affetti che tanto la commovevano, ricomparve nella sala e
+si pose a sedere sovra una seggiola, ove stette alcun tempo silenziosa.
+
+— Agnese, in quali tempi viviamo noi mai? — disse finalmente alzando
+gli occhi mestamente sovra la giovinetta sua cameriera.
+
+— Fatevi coraggio, il signor Giovanni Pusterla è uscito da maggiori
+burrasche di questa: gli sarà facile freddare il Bianchi o quell’altro
+che vi han fatta tanta paura, e ritornarne allegro e tranquillo al
+suo castello, a tracannarsi quattro fiaschetti di vino in onore della
+vittoria.
+
+— Che ciò non accada giammai! — sclamò Beatrice. E stette un istante in
+silenzio: due minuti dopo ricomparve nella sala Giovanni Pusterla.
+
+La forte espressione delle ferventi passioni che avevano agitato il
+petto irascibile del vecchio Ghibellino, avea dato luogo alla abituale
+sua imperturbabilità mista di buon umore. Egli avea di già presa la
+sua risoluzione, ed ora già più non pensava all’accaduto, se non come
+ricordarsi un suole di una storia antica sulla quale freddo e sicuro
+ha di già proferito suo giudicamento. Egli si assise innanzi alla
+tavola, sulla quale un istante dopo il Falconiere dispose una sucolenta
+imbandigione di carni ed altre vivande, e volgendosi alla figliuola,
+che silenziosa stavagli vicina, così prese a dirle.
+
+— Un po’ di stizza mi sturbò al primo vederti, Beatrice: ora mi
+è passata. Quanto noiosi mi riuscirono que’ quattro giorni che io
+passai in Monza con Estore Visconti! Il bravo cavaliere non lasciò
+nulla per divertirmi. Conviti, giostre, balli: egli se la passa
+assai allegramente. Ma, il credereste? abituato omai a questa vita
+solitaria, senza voi, cara mia Beatrice, io mi trovava in un deserto.
+— Qui fe’ una posa, portò alla bocca il primo boccone, e mangiando
+alternativamente e parlando così proseguiva. — Altro io non affrettava
+che il mio ritorno, e sì che tanto Estore quanto il signor Giovan
+Carlo ad ogni patto non voleano ch’io partissi. Aspettano Facino: il
+generale del Duca ha dei grandi disegni pel capo; e vuol comunicarli
+ad Estore. Hanno fatto la pace: ora stringere vorrebbe Facino una lega
+offensiva. Contro chi, non si sa: sospettasi contro i Rusconi di Como.
+Estore lo attendeva da un giorno all’altro, e avrebbe voluto che io
+fossi presente al loro abboccamento. Ma io non potea restare: davvero,
+Beatrice, davvero come son cristiano! parea che il cuore me lo dicesse:
+Torna a casa tua; vi sono delle novità. E dovea così propriamente
+venire il diavolo a intorbidarmi il piacere del rivederti; dovea quel
+Guelfo inetto venire ad insultarmi, per fabbricarsi la propria rovina!
+Ebbene, corpo di Satanasso, non son Giovanni Pusterla se non lo fo
+pentire, e se non lo mando all’inferno insieme agli altri Guelfi che
+lo precedettero la giornata del _Malcantone_! Oh quel giorno sì che
+le loro case offrirono una bella scena! Ma dopo tutto ciò, ardire...,
+ardire... Basta non ne parliamo; al rammentare il tuo pericolo tu ti
+commuovi e impallidisci. Ma non dubitare, Beatrice, sarà l’ultima volta
+che tali affronti tu avrai sofferti; e costerà caro, a chi lo ebbe, il
+piacere di averti angustiata.
+
+— Ah padre mio, da ben altre fonti deriva la mia inquietudine. Io
+sono orfana della madre, e voi siete il solo in cui ponga l’amor mio,
+il solo mio sostegno. Troppo preziosi sono agli occhi miei i vostri
+giorni. Io troppo vi compresi: voi vi volete cimentare con quel giovine
+valoroso. Ma deh! non vogliate arrischiare la vostra vita contro chi
+dell’impeto di un’età bollente è dotato. Colui inoltre, perdonatemi,
+troppo ancora mostrò di virtù perchè non merti indulgenza. Egli invase,
+è vero, il castello di un suo rivale per vendicare un amico ucciso; ma
+rispettò la debolezza, rispettò l’onor mio...
+
+— Tu mi sei diventata Guelfa, figlia mia! Sai tu che prendi con molto
+calore a difender la causa di quel giovine presuntuoso? Ma di me che
+temi? ed a colui, a colui è ben necessario insegnare a non stuzzicare
+la vipera che a lui non bada. Ma via, non ne parliamo più. Io non
+intendo nemmeno torgli la vita. Egli ti ha rispettata: ebbene merita,
+come tu dici, indulgenza, e l’avrà. Gli darò una buona stoccata fra
+carne e carne, e s’egli dopo s’aqueterà, non si parlerà altro di questo
+affare. L’hanno fatta veramente da Guelfi, la hanno fatta! Io credo,
+Beatrice, che fosse la paura, non già la tua presenza, che gli facesse
+ritornare. Avranno sentito un qualche romore, han creduto che gente
+arrivasse, son fuggiti, chi sa con quale fretta! Oh, ci scommetto, la
+fu così. Un Ghibellino non avrebbe lasciato così a mezzo la cosa, ed
+avrebbe per lo meno del castello fatto un falò. Ma i Guelfi dalle loro
+sconfitte hanno imparata la prudenza. Ora che hanno la testa rotta,
+sono assai discreti ed umani: e vedi moderazione di cui si vantano!
+Ebbene, tanto meglio per loro; altrimenti non so se a quest’ora ne
+resterebbe più il seme. Ma tu hai gli occhi pieni di lagrime?
+
+— Sì, padre mio, sì. Ah, se vedeste lo stato dell’anima mia! vi farebbe
+pietà. Voi parlate di vittoria, di vittoria generosamente acquistata:
+ma chi misura i colpi? chi mi accerta che un momento fatale a me non
+vi tolga? O chi mi accerta che invece voi, anche involontariamente,
+togliate la vita ad un giovine a cui pure assai io debbo? Deh non
+appigliatevi al più dubbioso de’ partiti: ascoltate le sagge e pie
+esortazioni di frate Paolo, perdonate, e non vogliate così porgere
+alimento a novelle discordie.
+
+Il vecchio Pusterla stette un istante come pensieroso: poi, animando
+i suoi maschi lineamenti di collera e superbo sdegno, battè col pugno
+sulla tavola e così sclamò. — Che vuol dir ciò? Che parole sono queste?
+Chi imprenderà ad essermi guida in ciò che tocca l’onor mio? chi
+opporre sponda intende al mio giusto sdegno? Questi frati sono contrari
+ai Ghibellini, come che tutti sieno nemici di Santa Chiesa, e ci
+vengono a fare il saccente in casa. E voi, ch’io non vi senta, io, più
+difendere nessuno di quella maledetta razza de’ Guelfi, che il diavolo
+se li porti. — Qui troncò le sue invettive, alzossi, e di repente
+lasciò la sala.
+
+Allora Beatrice rimase come colui a cui il fulmine scese
+improvvisamente a lato, nell’istante che, côlto da una gran procella,
+sotto d’annosa quercia cerca ricovero ed asilo. Immobile, smemorata,
+compresa da un terrore tanto più crudele quanto più indeterminato,
+a lei pareva di repente quella benefica luce sparire che ancora la
+guidava in un mare pieno di scogli, nè mezzo alcuno più scorgeva per
+evitare il suo danno. Il padre o il generoso liberator suo, l’oggetto
+ancora per cui forte parlava il suo cuore, il bravo cavaliere vincitore
+ne’ tornei, sì destro nelle giostre e ne’ nobili giuochi di che
+occupavasi allora la gioventù, colui (che serve tacerlo?) che pure
+oggetto era di tutto il suo, sebbene combattuto, amore, e de’ suoi voti
+taciti; o il padre o l’amante sanguinosa avrebbe resa una mano cara di
+un sangue non men caro e inapprezzabile. Che se l’amante caduto fosse,
+non era essa colpevole della sua morte, che abbastanza non vi si era
+opposta nel mentre lei con tanta generosità quegli avea salvata? Che se
+il padre vittima soggiacesse di un involontario colpo, oimè quale vita
+a lei si toglieva! e da chi si toglieva! Queste idee, che da principio
+confuse prostrarono la mente sua, più distinte la immersero poscia
+nella più profonda desolazione.
+
+— Ma io impedir debbo ad ogni costo, — disse ella fra sè, — io impedir
+devo ad ogni costo che ciò avvenga. Io stessa mi porterò sul luogo ove
+aver dee effetto il ferale combattimento, e lo frastornerò. — Questi
+pensieri essa volgeva nella tacita mente. Volta quindi ad Agnese, le
+disse: — Chiamami Giorgio, il Falconiere, io deggio parlargli. — Il
+bravo difensore del Castello Pusterla non tardò che qualche istante a
+comparire in sua presenza.
+
+Era il Falconiere uomo alquanto rozzo, ma non tanto però che ancora non
+facesse la prima figura nel villaggio di Parravicino in cui era nato;
+e se era facinoroso, era per altro ancora di ottimo cuore. Le sue idee
+aveano, è vero, preso il corso a cui travolgeale tutte il torrente
+de’ suoi tempi; ma il suo cuore aprivasi alla voce della ragione e
+dell’affetto. Noi abbiamo già detto che era grande della persona, ma
+non pingue; avea lineamenti robusti, ma non fieri; era uomo coraggioso,
+e lo vedemmo, ed un po’ altero della propria importanza.
+
+— Giorgio, — gli disse Beatrice, — voglio da te un servigio. Promettimi
+che me lo accorderai.
+
+— È mio dovere servirvi, signora Beatrice: uno contra uno, uno contra
+due: ancora contro tre, comandatemi.
+
+— Oh! tu non hai nella mente che zuffe e risse. E parti egli che
+io abbia a far le parti di capo di parte? Ah! pur troppo de’ fatti
+sanguinosi si succedono con una rapidità spaventosa; ma io non li
+riguarderò giammai che con orrore.
+
+— Voi parlerete bene; e la vostra lingua ha fatto anche molto uno di
+questi dì. Ma non parla così il signor Giovanni Pusterla.
+
+— E perchè Giorgio così voi dite, perchè?
+
+— Il perchè? Le donne hanno sempre questa parola sulle labbra: ma,
+perdonatemi; io non vorrei far male nel dirvi di questo perchè.
+
+— E credi tu che io nol sappia?
+
+— Che domani si hanno a ritrovare...?
+
+— Sì, mio padre ed il Bianchi.
+
+— Nel bosco, innanzi la cappella del Marliani; nel luogo delle povere...
+
+— Per battersi all’ultimo sangue.
+
+— Voi dunque sapete tutto. A mezzo dì ogni cosa sarà probabilmente
+terminata.
+
+— Oimè!
+
+— Che avete, che diventate pallida come la cenere?
+
+— Io mi sento morire!
+
+— Or, ora chiamo Agnese che vi soccorra.
+
+— Ah no, tu solo puoi soccorrermi con una parola.
+
+— Non che una parola, cercatemi la vita, o dolce mia Signora.
+
+— Tu mi aiuta a impedire questo scontro, — disse con voce appena
+distinta e soffocata dal dolore che un fiume di lagrime spremeva, la
+misera Beatrice.
+
+— Ma come... ma perchè?
+
+Richiamò Beatrice con uno sforzo di fortezza i propri spiriti, e così
+gli disse:
+
+— Ebbene, adunque la sfida è già partita; e se non è partita, sarebbe
+invano che io cercherei di stornarla. Ma tu puoi aiutarmi a fare che
+non abbia effetto: va al convento di S. Francesco questa sera istessa,
+cerca di frate Paolo, e digli che domani, un’ora prima che scocchi il
+mezzodì, trovisi nel nostro castello: digli che ci va della vita, anzi
+di molte vite si tratta; digli che in nome del cielo lo scongiura ad
+essere pronto Beatrice Pusterla...
+
+— Ma che volete voi fare?
+
+— Tu conosci il luogo ove accader deve il combattimento; quivi ci
+condurrai.
+
+— Io? ma il signor Giovanni Pusterla mi ammazzerà... Ma voi mi
+commovete. Poveretta! il dolore vi opprime in un modo crudele. Accada
+ciò che accader può, io vi seconderò. Vado ora subito a San Francesco.
+
+— Il cielo ti benedica, mio caro Giorgio; il cielo ti ricompenserà.
+
+— Ed io invece sono pieno di cattivi presentimenti; una maledetta
+civetta par che mi annunzi che vicina è la mia morte.
+
+— Disperdano i venti il triste augurio: un uomo che è accessibile alla
+pietà non dovrebbe morir mai in questi nostri tempi, in che è sì rara.
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+IL CAPITANO DI VENTURA
+
+
+Il giorno appresso il Falconiere fu di buonissim’ora al Castello del
+Monte, recando la sfida del sig. Giovanni Pusterla al giovine Arrigo.
+Questi con freddezza l’accolse, la lesse, esitò un istante, ma infine
+rispose che l’accettava e che non si sarebbe fatto aspettare all’ora
+determinata.
+
+Portava la sfida che soli avessero a trovarsi nel vasto bosco che
+giaceva fra il Castello del Monte e Parravicino, siccome abbiamo visto.
+Il luogo di convegno era la piazzetta della cappella Marliani. Quivi
+colla spada si sarebbero resa la ragione che ognuno di loro pretendeva.
+
+Frattanto, la mente di Beatrice era piena del pensiero orribile del
+fatal conflitto che, se essa non potea distornare, avrebbe avuto luogo
+il giorno seguente o qualche altro appresso. Le sue pupille, immerse
+nel pianto, per la lunga fatica dell’animo si erano alfin chiuse
+al sonno; ma quale sonno torbido e inquieto, e peggiore assai della
+stessa veglia! Cento fantasime orrende ella vide da principio, che
+con terrore indeterminato la scossero tutta la notte e conturbarono:
+finalmente sul mattino, quando la superstizione assegna ai sogni un
+grado di probabilità siccome nunzii del vero, perchè più distinti si
+presentano, ecco le idee sue prender forme più determinate. In una
+mesta giornata procellosa, ecco sorgonle innanzi le folte querce fatali
+della piazzetta della Cappella, e l’orribile teatro del paventato
+combattimento eccole starle dinanzi, scena tremenda che la agghiaccia
+d’un indefinito terrore. Quivi su quella piazza, fatale un giorno,
+e che ora sta per acquistare novella e non men funesta celebrità,
+ecco di già starsi a fronte i due rivali, entrambi a lei cari, e
+la cui vita del pari corre mortal periglio. Essa, che in disparte
+si trova fra un cespuglio, ecco muove il piede per avanzarsi; ma il
+piede nega di sostenerla: è sola, e il fido frate non è giunto per
+iscortarla. Apre essa il labbro, ma, fosse effetto d’incanto funesto,
+fosse avversa sorte, la voce ricusa di formare il suono; il labbro
+non articola che tronche e mute parole; la lingua stessa ricusa di
+palesare l’orrore che la comprende. Quale situazione è questa mai! Nel
+mentre che essa giunger non può opportuna al soccorso, l’amante suo
+contro il padre suo trae la spada; cresce il furore dei colpi, d’un
+triste fragore rintronan gli echi della selva e della cappella; ma
+ancora il sangue non scorre che in piccola copia. Inferociti per la
+lunga resistenza, i due crudeli combattenti ecco obbliare le difese,
+ed entrambi furiosamente per ferirsi l’uno sull’altro si scagliano.
+Sono soddisfatti, ed una doppia ferita fa che l’uno cada all’altro
+dappresso. A tale sventura, una convulsa forza cresce alla meschina;
+balza dal suo nascondiglio, e tale è la scossa dell’animo suo, che il
+sonno fugge, e piena di terrore ella si desta. Dubita da prima, poscia
+esclama: — Cielo ti ringrazio; il delitto non è ancora consumato!
+
+Gittasi in ginocchione a pregare chi è maestro e fonte di ogni pietà:
+essa ôra, ed ôra con tutta fiducia che le sue preghiere possano
+venire esaudite. — Mio Dio, — diceva, — esaudisci i voti di un cuore
+umile e addolorato! — Ella avea passate due ore in tale situazione,
+quando entrò nella sua camera il vecchio di lei padre, che sorridendo
+le disse: — Che è, Beatrice? Tu ti offendesti forse d’ieri sera: ma
+quando la stizza mi prende non sono più padrone di trattenermi. Io non
+ti vidi questa mattina; ma io non volli partire per la caccia senza
+abbracciarti. Dammi un bacio; e non mi aspettare che dopo mezzodì.
+
+— Ah dunque voi partite!...
+
+Questa esclamazione non avea nulla in sè; altro senso non avea se non
+quello che gli attribuiva l’accento con che veniva profferita; ma il
+vecchio ne fu commosso fino nel fondo dell’anima, sebbene credesse la
+figlia ignara del suo disegno.
+
+— Sì, parto; ma che male v’è in ciò? non è quello che mi accade di far
+tutti i giorni? parto col mio falco a passare tre o quattro ore.
+
+— No, il mio cuore mi dice che voi mi tenete celato il vero. Il mio
+cuore mi assicura che non è la caccia che vi chiama, ma un’idea di
+vendetta.
+
+— E se ciò fosse, sarebbe questa la prima volta? Ma il cuore sempre
+a voi donne dice qualche cosa, e ben di rado indovina. Tutto effetto
+di sospettoso temperamento. Adunque, figlia mia, dammi un bacio,
+ed asciuga queste lagrime, che io non amo nè ho bisogno di essere
+commosso. — Qui la strinse fra le sue braccia, e le purpuree guancie di
+lagrime cosperse le baciò.
+
+— E volete?...
+
+— Addio, — sclamò il Pusterla con alquanto dispetto, che contrastava
+colla tenerezza, e di là si tolse.
+
+Beatrice si accorse che inutile sarebbe stato l’arrestarlo ed operare
+un’ulteriore insistenza: la sua speranza era solo nell’amore che le
+portava Arrigo, e nell’amore del padre, il quale non avrebbe voluto
+ricusarle il sagrifizio di una vendetta, quando l’avversario suo avesse
+conosciuto che solo all’intervento di lei egli lo doveva; e non meno
+confidava nella autorità veneranda del suo compagno.
+
+Fra le torbide cure che la agitavano, passò un’altr’ora; e con tremore
+e trambasciamento sentì finalmente aprirsi la porta della sua camera,
+nella quale il Falconiere ammise frate Paolo. Essa in breve ragguagliò
+il buon padre di ciò che stava per accadere e del suo disegno.
+
+— Adunque tosto mettiamoci in viaggio, — sclamò questi, ed un istante
+dopo tutti e tre furono fuori del Castello Pusterla.
+
+Intanto il vecchio Ghibellino di questo proprietario, a cui il pensiero
+del duello che dovea aver luogo, siccome cosa assai ordinaria, non
+avea tolto nè il sonno la sera antecedente nè l’appetito la mattina,
+imperocchè sommamente egli confidava nella sicurezza del proprio
+braccio, e nel suo animo freddo nel combattere, uscito che fu dal suo
+castello, moveasi soletto, e tenendo in pugno un falcone femmina, verso
+di Orsenigo, avendo in animo di non intermettere il suo prediletto
+passatempo perchè avesse quel giorno a mettere a cimento le proprie
+forze, o per meglio dire a scambiar quattro colpi con un giovine di
+primo pelo, che, come ei pensava, in breve avrebbe punito del suo
+ardimento con qualche buona ferita; mentre la sua cortesia verso la
+figlia, sebbene ei la attribuisse a timore, doveva pure meritargli un
+po’ di compassione. — Sì, — diceva egli al suo falco, — come vale più
+un falcon femmina di tutti i falchi maschi del mondo, così vale più
+uno degli antichi Ghibellini di tutti questi poveri Guelfi che nascono
+ora, e che non hanno tanti anni da ricordarsi il male che loro abbiamo
+fatto otto anni fa. Vorrebbero essi ricominciare il giuoco; ma che può
+far mai contro lo sparviere la colomba! Ma questa sera senz’altro sarà
+distinto il loglio dal buon grano, come dice Frate Paolo nelle sue
+prediche.
+
+Così dicendo, egli ascendeva una collina che dominava varie strade
+delle vicinanze, ed egli movea uno sguardo in giro, fosse per ammirar
+il paesaggio, fosse per desiderio di scoprire qualche preda, quando
+dalla parte di mezzodì vide da lungi alzarsi un gran polverío, ed
+osservando con maggior attenzione, parvegli vedere uno splendor
+d’armi e un brulichio di numerose squadre. Salì allora su di una più
+eccelsa eminenza della collina, e osservando diligentemente, bentosto
+si accorse che da una grossa schiera di armati era quella polvere
+alzata; poichè distinse assai meglio le armi che riflettevano i raggi
+del già alto sole. La schiera si andava avvicinando, e in breve assai
+distintamente gli fu fatto di vedere un grosso esercito, che, a quello
+che sembrava, veniva alla volta di Parravicino. Stava egli adunque
+attentamente contemplando quello spettacolo inaspettato, nè sapeva che
+gente quella esser potesse, quando sentì chiamarsi per nome, e vide
+muovere verso di lui due guerrieri, montati su due grossi cavalli di
+razza milanese, e in que’ guerrieri egli riconobbe due de’ suoi più
+illustri amici, Estore Visconti, cioè, e Facino Cane.
+
+Era Facino Cane uomo di già avanzata età, di statura mediocre, e poco
+notevole della persona; ma nel suo viso, il cui colore abbronzito
+indicava qual intraprendente ed instancabile guerriero egli fosse,
+nel suo viso vedevasi l’impronta della sua volgar nascita, poichè
+nulla v’era in esso che indicasse quell’aria grave e di nobiltà che
+tanto distingue coloro che fin da buon’ora sono avvezzi a modellare
+a cavallereschi modi i loro atti e il loro sembiante. Egli avea due
+occhi grigi, assai vivaci, che s’aggiravano irrequieti nelle loro
+orbite, e due folti sopraccigli li velavano, come se coll’ombra loro
+altrui nascondere ne volessero l’espressione; avea fronte alta, e
+un’espressione di sagacità e avvedutezza in essa parea vedersi, e il
+suo contegno non era senza dignità. Era a quel tempo Facino nel colmo
+della sua fortuna; egli avea più Stato che ognuno dei due fratelli
+Visconti, e le sue idee si slanciavano ancora a più ampia carriera. Il
+suo corpo però assai avea perduto del suo primitivo vigore, tanto più
+che da alcuni anni era di quando in quando assalito da forti accessi di
+gotte.
+
+Estore Visconti potea ben dirsi il contrapposto di Facino: per vero
+dire anch’egli contava i suoi cinquant’anni, ma pure sembrava assai
+più giovine, ed era robusto come un uomo di trenta. Era ben fatto
+della persona, grande, pieno di nobiltà. Più soldato che capitano,
+più galante che ambizioso, amava i piaceri, ed era pieno di spirito.
+Leale, generoso, umano, in posto più eminente sarebbe forse stato un
+altro Enrico IV. Sì Estore come Facino brillavano in una splendidissima
+armatura ornata di fregi d’oro, e sovra essa portavano una ricca
+sorcotta nella quale in più parti era trappunto il loro stemma, ed in
+petto a cui vedevasi la croce rossa, distintivo dei Ghibellini.
+
+— Voi qui! — sclamò attonito Giovanni Pusterla al vedere i due
+nobilissimi guerrieri che a lui di già eran vicini.
+
+— Sì, e saprai tutto: or ci guida al tuo castello che vogliamo
+ristorarci, e ti narreremo ogni cosa per istrada, — disse Estore
+Visconti, il più gioioso de’ due compagni.
+
+Il Pusterla allora esprimendo loro il suo piacere di rivederli quando
+meno se lo avrebbe aspettato, disse che erano i padroni del suo
+castello, e che sperava in esso entrambi avrebbero passato almeno il
+restante della giornata. Terminato che ebbe queste ed altre espressioni
+della sua cordialità, tornò alla domanda del motivo che a quelle parti
+li conduceva. Estore Visconti e Facino erano scesi dai loro cavalli,
+che dati avevano in custodia ai loro scudieri; e mentre questi in
+rispettosa distanza li seguivano, col Pusterla dirigendosi pedestri
+verso il di lui castello presero ad appagare la sua curiosità. Ma
+noi prima di udir i loro discorsi dobbiamo fare un cenno della vita
+dell’uno come dell’altro; il qual cenno gioverà un poco tanto per
+conoscere meglio il complesso della nostra istoria, come anche per
+ispiegare le loro parole.
+
+Facino Cane, di Casale, fu sotto a Giovan Galeazzo Visconti uno
+de’ condottieri di eserciti, o Capitani di ventura[5], che più si
+distinsero per la loro sagacità e il loro valore e quindi a lui
+furon cari, e fu in molte fazioni importanti adoperato; ma la sua
+sorte crebbe assai più dopo la morte di quel Duca, sì terribile al
+rimanente dell’Italia cui minacciò di porre intera nelle catene. Ad
+esso succeduti i deboli suoi figliuoli, il vasto paterno retaggio
+fra di essi era stato smembrato, e col titolo di Duca, Giovanni Maria
+fanciullo di soli quattordici anni (1402) risiedeva in Milano ed avea
+per sua parte, con questa città, Como, Lodi, Cremona, Piacenza, Parma,
+Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna, Siena e Perugia; Pavia, Novara,
+Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltre, Belluno e
+Bassano furon dominio di Filippo Maria, secondogenito, col titolo di
+Conte di Pavia; Pisa e Crema furono assegnate a Gabriele, bastardo
+legittimato: ma in brevissimo tempo combattuti da ogni parte o da
+potenze rivali, o dalle insurrezioni di molte città in cui si alzarono
+parziali tiranni, Gabriele perdette lo stato; il Conte di Pavia ebbe
+anch’egli a vedersi tolta la maggior parte delle sue città; e nel
+Ducato, perchè più presto rovinasse, oltre a’ molti nemici, insorsero
+di buon’ora dissidii fra i membri stessi che componevano la Reggenza, a
+capo della quale era la Duchessa madre, la quale si formò assai nemici
+colle sue parzialità e colla sua mala condotta.
+
+Fedele in sì triste congiuntura rimase Facino Cane; egli difese
+bravamente Bologna, che però fu poi ceduta al Pontefice, e infrenò
+Alessandria sorta a ribellione. Ma poichè vide che le cose rovinavano,
+e che ognuno pensava a trarne per sè profitto (avendo Pandolfo
+Malatesta ottenuto dalla Reggente Brescia, e Ottobuon Terzo essendosi
+impadronito di Reggio, di Parma, e di Piacenza), anch’egli pensò
+imitarli, ed occupò Alessandria, Novara, e Tortona, prima che cadessero
+nelle mani del Marchese di Monferrato, e di quello di Saluzzo, il
+quale di già avea tolto ai Visconti nel Piemonte Vercelli ed altre
+terre. Filippo e Giovanni Maria Visconti, per tal modo, altro omai non
+possedevano che Pavia e Milano, città di loro residenza; e per giunta
+Milano non era che il nido delle discordie, tanto furiosamente vi
+imperversavano le sette.
+
+Fu poco dopo che morì in Monza la Duchessa, ed un sordo sospetto
+accusò il Duca suo figlio della di lei morte. Quel giovinastro, che già
+cominciava ad essere abbominato, da sè governando mostrava di non esser
+atto a sostenere il peso degli affari, e cominciava dall’inimicarsi
+Facino Cane ed altri Signori, che egli doveva anzi cercare di tenersi
+affezionati, mentre non avea che troppo abbondanza di nemici; ma
+il timore lo fece poi ravvedere, confermò Facino nel possesso delle
+usurpate città, con esso si accordò e fece la pace. Facino, incaricato
+di combattere gli altri nemici del Duca, fra i quali Pandolfo
+Malatesta, Ottobuon Terzo, Gabrino Fondulo, è però sconfitto presso
+Binasco: e il Duca dando la mano a chi trionfa, ricolma di carezze i
+suoi nemici, e precipita Facino suo capitano da quell’alto grado di
+favore a cui lo avea innalzato. Trionfano in Milano i suoi nemici, e vi
+commettono le più orribili concussioni.
+
+Facino allora non spira che vendetta; nè tarda, collegato con Estore
+Visconti, a bloccar Milano, da cui le crudeltà del Duca aveano
+allontanati quei pochi personaggi, che pel senno poteano essere capaci
+a difenderlo. Ricorre allora il Duca all’inganno; tratta con Facino; ma
+poichè con questo mezzo ha vettovagliata la città, rompe d’improvviso
+i negoziati, e dichiarasi irreconciliabile col suo Generale. Facino
+allora dà il guasto alle campagne, e porta il terrore fin sotto le
+mura di Milano; ma il Duca, senza cervello, in sì triste circostanza
+offende ancora Malatesti Malatesta di cui avea sposata una figliuola, e
+questo istiga Pandolfo Malatesta a vendicarlo. Per opporsi ad essi ed a
+Facino l’imbecille Visconti stringe una lega con Bucicaldo, governatore
+di Genova per parte del Re di Francia, che reo di aver dato a morte
+Gabriele Visconti, ad altro non aspirava che ad acquistare al suo
+signore il milanese ducato.
+
+Frattanto i due nemici del Duca, emuli ancora fra di loro, grossi
+entrambi di molte schiere, venivano per disputarsi colla forza il
+possedimento della città. Si scontrarono le loro armi nella valle di
+Rovagnate, ivi si batterono; ma il comune interesse li mise poscia
+d’accordo, e convenivano di impedire prima, uniti, che Milano cadesse
+in mano de’ Francesi, mentre avrebbero poscia in altro tempo decisa la
+loro parzial contesa. Per quanto il Duca si ostinasse, dovette alla
+fin fine piegarsi; e riconciliatosi con Facino, stipulò con esso la
+pace. Allora i Guelfi, nemici di questo Generale, dovettero curvare il
+collo, e furono dai Ghibellini oltra misura oppressi. Facino ottenne
+in dono varie terre nel Milanese; e anche Pandolfo Malatesta ebbe
+soddisfazione, appagato nelle sue varie domande; e parve che il Duca
+sinceramente con essi si riconciliasse.
+
+Poco però mancò che tanta fortuna perdesse a un tratto Facino.
+Bucicaldo, impadronitosi di Piacenza, giunge a Milano senza trar un
+colpo; e la città caduta sotto il dominio de’ Francesi, essendone stato
+creato Bucicaldo governatore, non prova che nuove scosse per la cattiva
+condotta di costui. Ma Facino, collegato col Marchese del Monferrato,
+fatta rivoltar Genova a Bucicaldo, lo battè anche presso Novi, e
+vittorioso tornò in Milano. Invano i Guelfi fecero poi uno sforzo per
+perderlo, congiurando contro la sua vita, nella qual congiura ebbe
+parte anche il Duca; egli salvossi, ed allora pensò a consolidare in
+modo il suo potere che nemmanco il Duca stesso lo potesse abbattere.
+
+Egli quindi, impugnate le armi contro il Conte di Pavia che avrebbe
+potuto dar mano al fratello a rovinarlo, cominciò dall’impadronirsi
+di quella città. Dopo il qual fatto, anche il Duca da lui non fu più
+considerato che come suo prigioniero, ed i due fratelli vennero da
+lui chiusi ne’ loro palazzi e ridotti a mancare persino delle cose
+necessarie. Bene si mansuefece di poi che credette abbastanza solido
+il suo potere; e perchè il duca sembrava più non occuparsi che de’
+suoi piaceri vergognosi e crudeli, Facino già pensava ad accrescere
+con conquisti la propria fama, e quel ducato che un tempo era sì vasto
+e possente; e tolto Canturio a Giovan Carlo Visconti, segnata una pace
+con Estore, che dominava in Monza, disegnava con lui imprendere novelli
+acquisti.
+
+Ecco l’istoria di Facino Cane, la quale, sebbene da noi esposta in
+succinto, forse troppo ancora estesa sarà sembrata al nostro lettore;
+però più breve sarà quella del suo compagno, cioè Estore Visconti.
+Estore, caduto Barnabò suo padre, si era ritirato da Milano che non
+avea più che nove anni; visse in istati stranieri, e molto ancora nella
+Corte del re di Francia, ove egli attinse quello spirito cavalleresco
+per cui tanto andava famosa ai tempi di Carlo VI. Ma succeduto a
+Giovanni Galeazzo il debole Giovanni Maria, risorte di Estore le
+speranze, egli tentando la sua sorte prese ora le parti del Duca, ora
+quelle de’ suoi nemici, e finalmente nel 1407 divenne padrone di Monza,
+ed ivi lietamente teneva la sua piccola Corte.
+
+Fu Facino Cane che prese a rispondere alla domanda del Pusterla.
+
+— Sì, Giovanni Pusterla, mio antico collega, a te sieno palesi i miei
+disegni: perchè dubiterei io di manifestarli a te, che fosti uno de’
+più caldi sostenitori del mio partito? Pur troppo finora mi mancavano
+le forze per intraprendere alcuna bella impresa, a che tanto tempo
+ardentemente io aspiro; ed in mezzo a’ miei prosperi successi tuttavia
+il partito de’ nostri nemici equilibrava le forze mie, sostenuti i
+Guelfi dal capriccioso Giovanni Maria. Ma Giovanni Maria, che odia
+i Ghibellini e me come loro capo, egli che tutti ci vorrebbe vedere
+avviliti e repressi, e per ciò ricorse ad ogni mezzo, persino al
+tradimento; ora l’inetto giovane, siccome il conte di Pavia, trovasi
+del tutto nell’impossibilità di nuocere; nè più inciampo opporrassi
+alle mie imprese. Ed è ben giusto che chi non sa stringere con forte
+mano le briglia del governo le abbandoni, e non tormenti una nazione
+co’ suoi errori; ed è veramente una deplorabile fatalità che colui il
+cui braccio la difende, ancora collo stesso braccio non la governi.
+
+— Facino, queste non sono le intenzioni che mi dimostraste in Monza:
+voi allora mi parlavate come suddito fedele di Giovanni Maria; or via,
+spiegatevi: devo io esser l’alleato del Duca mio parente, o di Facino
+suo generale? — disse Estore in tuono grave e solenne.
+
+— No, Estore; io non penso a tradire il Duca, sebbene egli abbia pur
+tentato più volte di precipitarmi, ed anche di togliermi la vita. Ma
+mia intenzione si è che nel mentre l’inetto sta nel fondo del suo
+palazzo immerso ne’ suoi vizj brutali e nella sua crudeltà, a lui
+sieno tolti i mezzi di impedire il corso delle mie vittorie. Se bella
+cosa ella è essere signore di grande Stato, aumentato col vigore del
+proprio braccio, colla sagacità del proprio senno, non sarà però
+meno glorioso per Facino essere il restauratore di uno Stato, un
+dì gigante nell’Italia, essere l’emulo di Giovan Galeazzo, dare a
+questo Stato ordine e buon governo, sebbene la corona porti un inetto
+giovine che non pensa che a disonorarla. Per questo modo parlerà la
+storia di Facino Cane in più chiaro suono che non parli di ogni altro
+più valoroso condottiero. Questo è quello a che io aspiro, Estore;
+e questi sensi miei già altre volte io espressi a Giovanni Pusterla,
+che ne può far testimonianza. Franchino Rusca sarà il primo a provar
+la forza delle armi mie, ed a cedere l’usurpato suo dominio. O egli
+di buon grado, per una somma, cederà Como e il Lario e tutti i luoghi
+che signoreggia, o la forza glieli strapperà, ed andrà in un carcere a
+finire la sua vita. Dopo lui le forze mie abbatteranno gli orgogliosi
+Malatesta; Bergamo sarà da me assediato, e, se un interno presentimento
+non mi tradisce, cadrà in breve, e cadrà Brescia ancora; nè terminerà
+il nuovo anno che saranno in mio potere Lodi e Piacenza, che io torrò
+al Vignate Cremona, che sarà strappata a Gabrino Fondulo; e forse anche
+Verona e Ferrara. Di poi, se la fortuna mi sarà seconda, cadranno le
+nostre schiere sulla Toscana; Pisa rivedrà inalberata la vipera de’
+Visconti, e Firenze stessa temerà le armi di Facino. — Il capitano
+ducale, così dicendo animava fuor dell’usato i suoi duri lineamenti.
+
+— Facino, la tua fantasia ha fatto un bel volo, nè io volli
+interromperlo. Ma tu corri troppo presto nelle tue conquiste. Or se
+le grandi città ti opponessero de’ forti ostacoli, non sarebbe poi
+l’anima tua tentata anche dalle picciolette, e non volgeresti allora
+lo sguardo tuo avido su Monza posseduta da Estore? Oppure nel mentre tu
+te ne andrai menando sì gran rombo per l’Italia, e rovesciando i nuovi
+dominii per inalzare un nuovo colosso portante la vipera de’ Visconti e
+governato da Facino, quale figura farà intanto il giulivo Estore nella
+sua Monza? Monza è ben più vicina a Milano, di Pisa e di Firenze.
+
+— Estore, tu di me diffidi, — disse Facino in tuono più familiare;
+— ma non hai argomento da credermi uomo infedele. Allorchè io teneva
+segregati da’ loro perfidi consiglieri il Conte di Pavia ed il Duca
+di Milano, allorchè le loro persone erano pienamente in mio potere,
+dimmi Estore, chi mi avrebbe impedito di spegnerli siccome indegni di
+regnare, ed usurparmi il loro scettro? L’imperatore Sigismondo, loro
+nemico, non avrebbe fors’anche lasciato di conferirmi l’investitura
+del Ducato; e quando fatto non lo avesse, Facino Cane era ben uomo da
+sapere i suoi stati difendere. Ma io sono troppo alieno dai tradimenti.
+Quindi tu, Estore, te ne starai sicuro nella tua Monza: e se la sorte
+a me sarà propizia, sicchè conquisti la Toscana, allora tu pure,
+secondandomi, potresti giovarmi, da me ricevendo il governo di Pisa o
+di Siena, ovvero ancora di Firenze. Tu cederesti Monza, e, mio alleato,
+avresti un assai migliore dominio nella Toscana.
+
+— Le idee tue sono belle e grandiose; ma guai se rompesi il vase di
+latte da cui comincia la tua fortuna. E veramente parmi, Facino, che tu
+estenda di troppo le tue vedute. Soprattutto non pensare a Firenze. I
+Fiorentini hanno un patto col demonio; e chi mira a soggiogarli resta
+colpito dalla morte. Così finì Castruccio Castraccani, così Giovanni
+Galeazzo medesimo. Per me poi io non sono tanto ambizioso, Facino;
+sicchè per me non darti brighe. Io imito Marte qualora sono spinto
+dalla necessità al dar nell’armi; ma, tornata la pace, io quel Nume
+imito ingannando le ore oziose accanto ad una bella, ed i cuori delle
+dame sono allora le mie conquiste. La mia diletta sposa non è di me
+più ambiziosa; ed io porgo a Dio preghiera che in ciò non superino il
+padre loro il caro mio Francesco e gli altri figli che il cielo vorrà
+concedermi.
+
+— Ah tu sei fortunato, Estore, tu hai un figliuolo che erediti il
+tuo stato, in cui riponga il tuo affetto! E forse io stesso, se padre
+fossi, divise le cure mie, tanto non sarei agitato da questa smania di
+onore. Ma morto Facino, più alcuno non rimarrà sulla terra che porti
+il suo nome, e la mia gloria, quale è ora, con me sparirà siccome un
+lampo, e appena da alcuno de’ posteri rammenterassi. Quindi conviene
+che Facino, della gloria della sua casa autore, ancora la renda
+perfetta. La mia cara Beatrice, che amai teneramente in più verde
+età, cui amo tuttavia, e in cui ammiro spiriti generosi e degni di
+un trono, Beatrice mi infiamma a percorrere il cammino della gloria
+per meco dividerla. Ed oh! così essa, come felice sposo seppe farmi,
+mi avesse fatto padre felice! Ma il cielo, che tanto le diede alto
+sentire e commovere l’animo del guerriero col canto, a lei non diede la
+fecondità, anima del mondo; e per essa non può rinverdirsi la nostra
+stirpe. La stessa mia gloria forse io darei se fra le mie squadre un
+prode garzone si avvolgesse, a cui io dar potessi il nome di figliuolo.
+— Pronunziando queste parole, i lineamenti risentiti di Facino presero
+una profonda espressione di rattristamento, ed egli finì il suo parlare
+con un profondo involontario sospiro.
+
+— Io vi compiango, — disse Estore; — e dal vostro dolore comprendo
+che non è mai così sentito quale dono del cielo sia questo di avere
+un figlio, quanto da coloro che ne son privi. Ma cangiamo i tristi
+discorsi. Ancora non avete spiegato al Pusterla, come vi proponevate,
+la cagione della nostra venuta in coteste parti. Gliela dirò io.
+Sappiate adunque, Giovanni, che non appena ieri voi foste partito dalla
+mia piccola Corte, che d’improvviso capitò Facino cui io aspettava,
+ma non sì tosto; ed ei mi persuase sui due piè di secondarlo in una
+rapida spedizione contro i Rusconi, della quale già mi avea fatta
+qualche parola. Egli avea seco tre mila uomini, fra fanti e cavalli,
+ed intendeva sorprendere il castello di Erba, per poi passare a Como,
+che per lo sbigottimento, crede, opporragli ben poca resistenza.
+Egli mi riscaldò con promesse, mi persuase, ed io acconsentii di
+assecondarlo, e mi unii ad esso con trecento de’ miei, e posimi questa
+mattina con lui in viaggio. Ma, per farti una confessione, ancora un
+poco a decidermi a secondarlo entrò il pensiero di riveder te e, via
+confessiamolo, sebbene già i miei capegli si facciano biancheggianti,
+quelle due lucenti stelle, e le porporine gote della bella tua
+Beatrice. Non temiate però, compare Giovanni, Estore è galante, ma
+è pieno di onore. Egli sente qual padre abbia avuto quando fisa lo
+sguardo su di una beltà, sia guelfa o sia ghibellina; ma egli sa
+rispettare l’amicizia, nè in questo caso oltrepassa i limiti del
+dovere.
+
+Così discorrendo, erano giunti in faccia al castello del Pusterla.
+Il suo possessore avea con essi fatto il viaggio taciturno, e poco
+ancora avea prestato mente ai discorsi dei due suoi illustri amici,
+pel pensiero che lo molestava di non poter tenere il suo impegno
+col Bianchi. Ma riscossosi allora il vecchio rallegrossi che i suoi
+illustri amici, che che ne fosse il motivo che gli adducesse, le
+soglie calcassero del suo castello; ed introdottivili per posarsi e
+ristorarsi, cercò della figliuola, ed udito che si era assentata col
+Falconiere, disse a’ suoi ospiti che volessero sostenere un istante
+la sua assenza; corse alla propria camera, scrisse un biglietto col
+quale dava parte al Bianchi che suo malgrado doveva ad altro giorno
+differire il combattimento, porse la lettera ad Andrea, ingiugnendogli
+di portarla al Bianchi, che troverebbe sulla piazza della Cappella
+de’ Marliani, nel vicin bosco; e dato della bestia al villano che
+mostrava a qualche segno i suoi superstiziosi timori, tornando agli
+ospiti suoi, loro espresse nel modo più cordiale la sua gioia, e tosto
+fece apprestare una lauta colazione assai sostanziosa, alla quale in
+meno di un quarto d’ora tutti e tre furono assisi. I nostri tre eroi
+mangiarono e bevettero allegramente, che era una maraviglia del fatto
+loro. Lo stesso Facino Cane, pieno di idee sì elevate mezz’ora prima,
+ora si mostrava l’allegro amico della tavola e de’ fiaschetti; la quale
+inclinazione allo stravizzo era appunto forse quella che cagionavagli
+gli accessi frequenti di gotte da cui veniva molestato. Una certa
+spiritosità caustica appariva da’ suoi discorsi, faceti ma non spogli
+di rozzezza. Estore solo si lamentava che non vi fosse presente anche
+la bella Beatrice, l’anima, anzi la dea di quel castello. Egli però
+non era senza compensi; e mancandogli divinità di primo grado, non
+disdegnava trattar con quelle di secondo. Di quando in quando volgeva
+quindi qualche parola scherzosa alla cameriera, altra sua antica
+conoscenza; la quale, piena di premura, porgeva mano a servire i
+convitati, e soprattutto quel pazzarone di Estore, come ella diceva,
+quel bel cervello e sì allegro del Visconti, che, coi capegli già
+biancheggianti, non avea dimenticato le frasi che fanno ridere le
+povere fanciulle.
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+L’AMORE
+
+
+Ma intanto che il padre suo, pieno di buon umore, trattenevasi
+sollazzevolmente con Estore e con Facino, la misera Beatrice, tutta
+conturbata dagli interni suoi terrori, contro i quali ben debolmente
+combatteva una incerta speranza, accompagnata da frate Paolo, ed
+avvolta in un bianco velo, a passo celere, per quanto il comportasse la
+debolezza del suo sesso e la malvagità della strada, procedeva tratto
+tratto silenziosa, tratto tratto volgendo delle interrogazioni al pio
+suo compagno. Alquanti passi più addietro, munito di un grosso bastone,
+veniva il Falconiere, il quale sembrava esso pure aver i suoi pensieri
+pel capo, perchè di quando in quando faceva dei gesti e scrollava la
+testa.
+
+— Io non so chi ci abbia ammaliato, — diceva egli fra sè. — Sono
+successi più strani accidenti in questi otto giorni che in metà della
+mia vita; e chi sa come andranno a terminare! Anche questa mi tocca;
+contrastare col signor Giovanni, andare ad attraversargli un disegno! È
+come voler far promettere al lupo di non mangiar carne, come mi diceva
+mio nonno in una certa sua istoria che ci contava accanto al fuoco. Ma
+questa signora Beatrice mi fa fare tutto quello che vuole. Poveretta!
+è tanto buona verso tutti! Non si può che secondarla, ed io andrei
+per essa fra la brace. Sono poche di questa pasta! Ma perchè tanto
+prendersi a cuore un miserabil Guelfo? È vero, fu cortese verso di lei;
+ma alla fine un Guelfo è sempre un Guelfo, nè v’è mai alleanza fra il
+falco e lo sparviere! E in questo caso, certamente il falco si possono
+dire i Ghibellini, chè i Guelfi è un pezzo che partono colla testa
+rotta. Ma la poveretta teme forse di suo padre; chi lo conosce però
+non ha di questi spaventi: Giovanni Pusterla è un demonio. Il Pusterla!
+ancora non è nato chi possa lusingarsi di fargli far conoscenza colla
+propria spada. Ma chi sa come l’andrà per me, per essermi lasciato
+mettere in quest’impaccio! Basta, io spero nella signora Beatrice: essa
+mi promise la sua protezione; e ogni maggior barba casca con lei, e
+finisce a fare a modo suo.
+
+Più gravi erano i discorsi di frate Paolo con Beatrice.
+
+— Volete voi dire che riusciremo a distornare questo combattimento, a
+spegnere questo incendio che comincia a farsi minaccioso?
+
+— Figliuola, e chi fra gli uomini può conoscere il consiglio di Dio?
+Pur troppo il nemico sulla debolezza dell’uomo prevale! pur troppo
+le fallaci leggi del mondo hanno cancellato dal cuore degli uomini le
+leggi del Signore! non la pazienza agli oltraggi si oppone, ma solo la
+spada! Noi però volgiamoci a Colui che tiene nelle sue mani i cuori;
+Egli prepari quello di questi feroci a lasciarsi piegare dalle nostre
+parole di pace: Egli solo può far conoscere la via della pace agli
+uomini, dinanzi ai cui occhi non è il timor di Dio.
+
+— Voi dite pur troppo il vero! Ma io spero nel Signore, il quale non
+abbandona chi in lui confida. Mi dice il cuore che Egli non vorrà
+lasciarci inesauditi. Sì, col maggior zelo voi, o padre, procurate di
+restituire la pace fra questi due rivali, che io spero che il Cielo
+abbia ancora qualche mezzo per ciò ottenere posto nelle mie mani.
+
+— Ah figliuola, quante vite io non darei per risparmiare questo
+peccato! quanto volentieri non le darei io per evitare l’effusione del
+sangue! Stia il Signore appresso a coloro che hanno il cuore afflitto,
+ed agli umili di spirito dia salute: la nostra consolazione è nel
+Signore; Egli ci dia quello che il cuore domanda, nè dimentichi la
+nostra miseria, la nostra tribolazione. Ma chi la mente del Signore
+conobbe mai, chi diè norma al suo consiglio? L’odio però desta le
+risse; sordo è l’odio ad ogni consiglio, e le mani di costoro lavorano
+ingiustizie sulla terra. Ma voi parlate di mezzi posti in vostro
+potere; su, via, nulla celatemi che possa giovare a richiamare la pace.
+
+— Sì, a voi padre questo arcano, che in cuore io serbo, scoprir io
+devo. Arrigo Bianchi, il rivale del padre mio, mi ha svelato che mi
+ama.
+
+— E come mai! Egli vi ama ed assalta con violenza il vostro castello!
+Forse egli iniquamente pensava e tentava di rapirvi? Figliuola,
+spiegatevi, qui parmi che si asconda dell’arcano!
+
+— No, padre, giammai io non parlai a quel giovine anzi il dì fatale
+in cui egli venne a tentar un’invasione nel nostro castello; ma
+l’avea notato in un torneo; ed egli a me del pari avea volta la sua
+attenzione.
+
+— E sapeva egli chi voi eravate? Un amore fatale lo avrebbe indotto ad
+un passo sì funesto?
+
+— No, egli non sapea chi io mi fossi. La morte di un suo compagno gli
+suggerì la vendetta che egli cercò. Allora egli me rivide, ed io lui;
+ed alle mie parole che gliel chiedevano si ritirò.
+
+— E tutte queste sono le prove del suo amore per voi?
+
+— No, ieri stesso, ieri, allorchè tornò al castello il padre mio,
+protetto da un travestimento il giovine avea ardito introdursi nelle
+mie sale; e côlto il destro di parlarmi da solo a sola, manifestommi
+l’essere suo ed il suo amore.
+
+— Ed egli accetta la sfida che lo mette in grado di uccidervi chi vi ha
+data la vita!
+
+— Ahi questi sono i funesti effetti di ciò che voi appunto deplorate,
+d’un fatale punto d’onore!
+
+— Salvaci tu, o Signore, poichè io mi sono stancato nel gridare, e le
+mie forze si sono esaurite; sono venuto in alto mare, e la tempesta
+mi ha sommerso! — Dopo di questa esclamazione il pio frate tacque, e
+proseguì così buona pezza silenzioso, e pieno il volto e il petto di
+commozione, il suo viaggio. Egli sembrava occupato alternativamente
+ora di orare, ora del grave disegno che lo metteva in moto per quella
+sì ardua impresa. Egli volse finalmente di nuovo la parola alla sua
+compagna che di lui certamente non era meno conturbata, ed a cui, se
+tanto di forze pur rimaneva di seguire il di lui passo sollecito, era
+l’amore di figlia, la pietà ed un’altra tenera affezione, sebbene assai
+più sommessa, che lo somministrava.
+
+— Or, quale pensate voi ritrarre vantaggio dalla disposizione degli
+affetti di Arrigo a vostro riguardo?
+
+— Io mi getterò fra i combattenti, — disse Beatrice, prorompendo in
+lagrime, — qualora le vostre parole non li dividano; io mi getterò fra
+i combattenti, ed o io riuscirò a separarli e pacificarli, o morirò
+anch’io d’angoscia sul campo sanguinoso. Pur troppo io sento che questo
+dolore mi uccide!
+
+— No, figliuola, non rallentate così il freno alla passione: Dio ci dà
+i beni, Dio ce li toglie, e sia il nome di Dio sempre benedetto. Buono
+è porre in Dio ogni speranza, e sante sono le strade del Signore. —
+Ma l’uomo umiliato non si parta da te svergognato; tu esaudisci le sue
+suppliche! — Quanto sono crudeli gli uomini nel cagionare, colle loro
+iniquità, tali angosce nelle persone loro più care! — Ma tu, Signore,
+in molti modi hai dato a conoscere la tua magnificenza. — E qui di
+nuovo entrambi rimasero in un profondo silenzio.
+
+Di già erano giunti sotto l’alta selva, e sebbene il sole fosse presso
+al meriggio, pure ascoso da nubi mandava scarsa luce, sicchè ancora più
+tetro era l’orrore che regnava sotto que’ frondosi giganteschi rami che
+ombravano un terreno tutto irto di cespugli e di spine. Di quando in
+quando qualche romore a rompere quel silenzio tetro si facea sentire,
+di animali o di uccelli che al loro avvicinarsi lasciavano la loro
+tana, o i rami su cui erano appollaiati. Que’ lievi strepiti mettevano
+in viva agitazione le già penosissime idee di Beatrice, la quale, per
+la mente di terror vacillante, in ogni suono parea sentire l’incontro
+forsennato delle spade. Ancora un venticello spirava per la foresta ed
+il suo sommesso fischio alla addolorata richiamava il gemito di persona
+a lei cara che stava per morire.
+
+Fra tante angoscie, al luogo fatale, e per fama superstiziosa anco
+temuto, la scarsa brigata si avvicinava. — Dio sia lodato, — dicea
+Beatrice, poichè alquanto da lungi le venne fatto di mirare la fatale
+Cappella, — Dio sia lodato, che noi giungiamo in tempo! Ma, padre, —
+indi soggiungea. — Lo spirito che.... ivi ritorna di quando in quando,
+sarà egli propizio o fatale a’ nostri desiderj?
+
+— Figliuola, — rispondea il buon frate; — non aprite la mente alle
+credenze superstiziose del volgo. Una volta che l’uomo è giunto al
+suo fine, in quello stato egli rimane nel quale è caduto: se l’albero
+cade a destra a destra sta, se a sinistra a sinistra. Il Cielo ben di
+rado si giova di mezzi sovrannaturali per punire o confortare i suoi
+servi. Il più piccolo atomo di questo immenso creato è a lui ministro
+di morte; e per richiamarci alla retta via egli mandò Mosè e i suoi
+profeti; se a questi non si presta fede invano egli resusciterebbe
+un morto. In Dio solo sia adunque ogni nostra speranza; Dio solo noi
+dobbiamo temere.
+
+Nel mentre egli terminava questo discorso, essi di già erano giunti
+sulla piazzetta che il lettore bene conosce e che terribile a molti
+rendeva la superstizione. Il Falconiere allora avvicinossi ai due che
+gli stavano innanzi e loro disse: — A giudicare dal sole, mezzodì deve
+essere poco lontano. Sarà bene non perder tempo e celarci, se tale è
+tuttora la vostra intenzione. Ecco là una macchia che sembra opportuna.
+Credereste, signora Beatrice, che fra quella ci collochiamo?
+
+Questo partito venne stimato il migliore e fu quindi seguito. — Presto,
+— soggiunse il Falconiere, — che sento una pedata lontana, e qualcuno
+certamente si appressa.
+
+Tutti e tre si postarono fra la macchia, e celati dai folti cespugli,
+fra questi aveano però tanto di spazio da discernere ciò che accadeva
+sulla piazza. — Udite! — diceva il Falconiere, che non sapeva quale
+funesto effetto producesser le sue parole sull’animo della giovine
+sua padrona, — udite! la pedata si fa più forte, viene dalla parte di
+Parravicino; sarà il sig. Giovanni. Grand’uomo ch’è il sig. Giovanni;
+sempre il primo ove si tratta di menar le mani; sfiderebbe satanasso!
+Ecco che compare; ma no, non è egli. Sembra piuttosto un villano;
+possibile che tenga questa strada? Che non sappia la storia, e sia
+forastiero? Ma, corpo di..., vedi è Andrea: sì lui. Ah! ah! ah! vedi
+come si guarda intorno. Scommetto che egli ha paura. Sono pochi che
+abbiano il coraggio di venir soli in questi luoghi! E chi sa che cosa
+viene a fare! Ehi! Ah! ah! ah! è spaventato! ma non sta bene ch’egli
+venga avanti: ora gli parlo e lo mando con Dio. — Così dicendo saltò
+fuori dal cespuglio che lo nascondeva.
+
+— Dio mi salvi! — si udì sclamare il rozzo collega del Falconiere; ed a
+tutte gambe si dava a fuggire.
+
+— Andrea! Son io.
+
+— Chi? Sì lo spirito, lo spirito! Dio mi salvi!
+
+— Asino, balordo, pecora che sei! guarda almeno indietro con i tuoi due
+occhi mal accoppiati, e vedrai che è un uomo in carne ed ossa che ti
+chiama. Ma, se non vuoi darmi ascolto, vattene col tuo malanno!
+
+— Un uomo? — disse Andrea, che dopo aver fatto un cinquanta passi
+si era fermato, e non mostravasi per l’impedimento di alcune macchie
+frapposte; egli per altro non aveva avuto il coraggio di volgere la
+faccia. — Un uomo? Ebbene, se siete un uomo, non movete un passo più in
+qua, e ditemi chi siete che mi chiamate per nome.
+
+— Se non fossi già morto dallo spavento non mi faresti questa domanda,
+ed avresti riconosciuta la voce.
+
+— Uomo! — replicò Andrea con una voce che sembrava piuttosto di uno che
+sogna che di persona in suo perfetto sentire.
+
+— Sì, uomo, uomo; vi è egli dubbio? sono Giorgio il Falconiere: ora mi
+conosci? — Così dicendo, il Falconiere pian piano a lui si era tanto
+avvicinato che il vide nella goffa posizione in cui il timore lo avea
+arrestato come una statua. — Ma tu, — soggiunse, — mi sembri la moglie
+di Lot. Via, volgi la testa: dubiti ancora che sia un galantuomo in
+carne ed ossa che ti favella?
+
+Il rozzo giardiniere volse alquanto la testa come una macchina, e
+parve stupire e non creder troppo bene a’ suoi occhi, vedendo a sè
+non lontano il Falconiere che schiantava dalle risa. Si assicurò un
+poco finalmente, e volgendosi adagio adagio e movendo un passo innanzi
+disse: — Sì...., ma state indietro ancora un poco... non v’è molto a
+fidarsi degli spiriti: chi mi dice qual forma possan prendere! Ma se
+siete Giorgio, davvero che io vi ho creduto l’anima del Mariano, o
+come lo dicono, e della Femina! Ma vedo che mi sono ingannato: ebbene
+che fate voi in questi luoghi? parvi che sia il sito qui da tendere i
+lacci, o da pigliare il fresco, e di ridere come fate?
+
+— Bestia che sei! tutto il mondo è paese; per me tutti i siti sono
+buoni: ma tu che vieni qua a fare?
+
+— Pensate che non ci verrei per passatempo con quella paura che ho dei
+poveri morti, che Dio sia propizio all’anime loro! Ma ho un affare...,
+una cosa.... ed il padrone (vedete che diamine di sito per convegno!)
+il padrone mi comandò di portarla qui... indovinate mo a chi?
+
+— Di qual cosa tu parli? spiegati meglio se vuoi che ci intendiamo; e
+soprattutto fa presto. Il padrone tu dici? che ti ha dato il padrone?
+Forse un paio di spade?
+
+— Oh giusto! Solo questo negozio qua; questa carta...
+
+— Una lettera! — disse con qualche maraviglia il Falconiere.
+
+— Sì, una lettera.... Mi era scordato come si chiamasse.
+
+— Per chi?
+
+— Indovinate.
+
+— Lo indovinerò con una bastonata che ti darò attraverso le braccia: or
+non ti dissi che ti spiegasti in fretta?
+
+— Per il sig. Arrigo Bianchi: colui....
+
+— Ebbene, tu devi qui trovarlo? Or via, lascia a me la lettera. Ma c’è
+qualche novità riguardo al sig. Pusterla?
+
+— Novità! Ah sì! e che novità: quanti soldati, Falconiere, quanta gente
+in Parravicino. E nel castello v’è Fantino Cane e Astore Visconti!
+Sono giunti ora, freschi freschi, e stanno sollazzandosi che è una
+maraviglia del fatto loro.
+
+— Estore e Facino! che sarà mai questo! Ma via, da qua la lettera, e
+tu torna, e dì che hai incontrato il Falconiere e che si incaricò egli
+della commissione. Non è bene che costui resti qua testimonio de’ fatti
+della signora Beatrice, — disse tra sè. — Ma non dì che m’abbi trovato
+qua, che fu un puro accidente. Mi hai capito?
+
+— Vi ho capito benissimo. Ma posso io darvelo quest’affare di carta?
+
+— Balordo! son io uomo da volerti male? Dalla qua e non pensar altro.
+
+— Non occorr’altro: tenete. Per me già in questi luoghi non ci sto con
+piacere. Quel che non è capitato può capitare.
+
+— Dici bene, prudenza, Andrea, e vattene a gambe.
+
+L’altro non si fece ripetere il consiglio, ed a gambe si allontanò
+cantando una frazione delle litanie de’ santi; nel qual mentre il
+Falconiere stette a mirarlo finchè lo perdette di vista, schiantando
+dalle risa. Come i tronchi ed i cespugli della foresta gli ebbero
+tolto di più vederlo, egli andò a dar la notizia ai due suoi compagni
+dell’accidente occorso, che al castello Pusterla era capitato Facino ed
+Estore, e che probabilmente quella lettera ad altro tempo differiva il
+combattimento. — Dobbiamo noi aprirla per conoscere il tempo stabilito?
+— soggiunse il penetrativo Falconiere.
+
+— No, questo è inutile, — disse Beatrice; — parlerò io stessa ad Arrigo
+Bianchi, e a lui consegnerò io stessa il biglietto. Tu, Giorgio,
+statti alquanto in disparte. — E ciò detto, si levò dalla macchia
+che le serviva di nascondiglio, e seguita da frate Paolo venne sulla
+piazzetta. Il Falconiere avrebbe arrischiato qualche osservazione;
+ma vedendo che l’altro suo compagno, di lui più autorevole, non movea
+bocca, stimò bene riserbarle pel suo interno; porse la lettera, e si
+ritirò rispettosamente verso la macchia che aveva abbandonata.
+
+— Che diavolo vuol fare quella ragazza? — dicea fra sè. — Se è così
+ardita perderà presto la sua riputazione. Con un frate presentarsi sola
+innanzi ad un giovine! di queste avventure io non ne ho più udite. E
+frate Paolo, avesse perduto anche egli questa mattina il cervello?
+A me pare che il meglio stato sarebbe aprire la lettera, spiare il
+contenuto, far l’imbasciata a voce, e tornare poi cheti cheti a casa,
+inventando qualche carota, che la signora Beatrice avrebbe potuto
+scegliere e che io non mi sarei perduto in suggerirle.
+
+Or mentre così fra sè ragionava, un altro ragionamento tenevasi da un
+altro personaggio in altra parte non lontana del bosco.
+
+Ma gli avvenimenti che noi siamo per riferire sarà bene riserbarli ad
+un altro capitolo.
+
+
+ FINE DEL PRIMO VOLUME
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ L’autore a chi legge Pag. III
+ I. Le antiche memorie 1
+ II. La sorpresa 12
+ III. Il segreto 29
+ IV. Il lusinghiero 63
+ V. La prepotenza 79
+ VI. Un avviso del cielo 92
+ VII. Il cattivo consiglio 106
+ VIII. La violenza 128
+ IX. L’indegnazione 140
+ X. Funesti effetti della vendetta 167
+ XI. Il capitano di ventura 178
+ XII. L’amore 203
+
+
+
+
+ ERRORI CORREZIONI
+ _Volume primo_
+
+ Pag. 27. lin. 25. valeva velava
+ » 30. » 16. d’occhi occhi
+ » 71. » 4. Arrigo Antonio
+ » 73. » 30. È A
+ » 84. » 18. mostraste mostrate
+ » 156. » 4. serà sarà
+ » 182. » 21. la dovea lo dovea
+
+ _Volume secondo_
+
+ » 66. » 17. Broletto Nuovo Broletto Vecchio
+ » 107. » 5. Barnabò Bernabò
+
+E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare al lettore.
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] A questo riguardo i Romanzi di W. Scott (AMENITÀ DI W. SCOTT, _o
+suoi romanzi storici abbreviati nelle parti meno importanti, dati però
+interi e più perfetti_), da me in parte abbreviati, sono innocuissimi;
+oltrechè dalla lettura di essi certamente è bandita quella noia che non
+di rado si accompagna seguendo quell’autore per tante inutili e poco
+animate scene, delle quali il migliore effetto fu di impinguare a chi
+le scrisse la borsa. Io parlo però sempre di quelli fra i suoi romanzi
+che sono meno perfetti.
+
+[2] Un passo verso questo punto io spero aver fatto col mio nuovo
+Romanzo _Uberto Visconti_. La prefazione di esso poi compirà l’apologia
+del Romanzo Storico, da alcuno ora troppo censurato.
+
+[3] La pieve d’Incino vuol dire.
+
+[4] Era infatti dovere de’ contadini dipendenti il ristorar la
+porta del castello e le mura se venivano abbattute, a norma delle
+prescrizioni degli antichi statuti.
+
+[5] I Capitani di ventura erano capi di soldatesche da essi mantenute
+a loro spesa che prendean soldo sotto questo o quel signore; e quando
+padrone non aveano, vivevano di ladronecci e depredazioni, desolando la
+povera Italia.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura
+un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine
+volume sono state riportate nel testo.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 ***