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diff --git a/78396-0.txt b/78396-0.txt new file mode 100755 index 0000000..fba0138 --- /dev/null +++ b/78396-0.txt @@ -0,0 +1,4644 @@ +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 *** + +LA FIGLIA D’UN GHIBELLINO + +VOLUME I + + + [Illustrazione: _Il trovatore cominciò un preludio sul suo + strumento e poscia con una voce soavissima la sua dolente + istoria si die’ a cantare._ _Vol. I Cap. IX_] + + + LA FIGLIA + D’UN + GHIBELLINO + + + ROMANZO STORICO + + RISGUARDANTE MILANO + AL COMINCIARE DEL SECOLO XV + + + DI + GIOVANNI CAMPIGLIO + + + VOLUME I + + + + Milano + PER GASPARE TRUFFI + Cont.ª del Cappuccio N.º 5433 + M.DCCC.XXX + + + + +L’AUTORE A CHI LEGGE + + +Che che ne dicano in contrario alcuni, che non vedono sulla terra se +non se la ristretta classe de’ scienziati, dediti a’ studi astrusi, e +qualche volta inutili, i Romanzi, le Commedie, i Drammi, le Novelle, +tutte queste composizioni leggiere della letteratura sono preziose in +un tempo in cui una popolazione laboriosa il più delle volte non prende +un libro in mano che per ricrearsi da fatiche già troppo lungamente +sostenute. Quindi un libro che in sè non ha che il merito di ricreare, +è utile perchè procura sollievo a classi stimabilissime della società. +Mancano forse libri pei letterati? Entrino in alcuna delle nostre +Biblioteche: la copia prodigiosa delle opere ivi ammassate spaventa +ogni più laborioso indagatore fra d’essi. Ma libri che veramente +ricreino lo spirito, occupandolo leggermente e recandogli piacevoli +sensazioni, sono pochi; tanto più se escludere da essi si vogliano +tutti quelli che portano seco alcun principio di veleno! L’Italia +ricorre oggidì avidamente alle scozzesi fonti per gustare di questo +diletto; ma queste fonti non sono sempre le più pure, se abbiasi +riguardo alla diversa condizione dei Culti[1]. + +Che se al diletto si unisca alcuna istruzione, se lo spettacolo che +presentasi al lettore non è senza frutto, sia per la morale di che è +condita l’azione, sia per la erudizione storica e la fedeltà del quadro +che si prende a rappresentare, crescerà senza dubbio il merito di +siffatto genere di utili componimenti: e veramente è a desiderarsi, che +fino al maggior punto possibile al diletto l’utile sia congiunto[2]. In +questo caso chi potrà disprezzare il Romanzo, che sarebbe appunto una +medicina riposta in un vase di cui gli orli vennero cospersi di mele? +Poichè non so chi potrebbe tacciar di futile un libro che una sola +ottima massima validamente persuadesse. + +Ma, per venire alla conclusione, eccoti, Lettore benevolo, un nuovo +Romanzo. Esso avrà i suoi difetti; ma ciò non isgomenta l’autore, che +spera far anche meglio in nuovi lavori. D’altra parte, anche + + Il ministro maggior della natura + +non è senza le sue macchie, e quindi quale ridicola pretensione +esigere un’opera senza difetti da un giovine del tutto nuovo in +letteratura, e che inoltre non intende cavalcare il Pegaso per andare +a rompersi il collo sulle più alte vette dell’Elicona? — Se nella +lettura dell’operetta che io ti presento, amico Lettore, tu passerai +piacevolmente due ore, perchè non mi perdonerai se qualche altra avrai +spesa con essa meno piacevolmente? È forse la noia così estranea al +mondo che non trovisi, in piccola dose almeno, talora anche nelle +stanze dell’uomo più laborioso? In ogni modo mi saranno, io spero, più +indulgenti quelle classi che, per essere più agiate, più sono soggette +a questo male: e forse mi sarà più propizio quell’amabil sesso, le cui +fibre più dilicate, i cui nervi più sensitivi, fanno sì che più atto +sia a sentire anche le meno forti commozioni. Ora, se anche questo solo +scopo io raggiungessi, perchè non sarò pago? + + + + +CAPITOLO I. + +LE ANTICHE MEMORIE + + +Sugli estremi confini della antica Martesana, terra non ignobile +nella storia Milanese per le ricordanze di antichissime città che ivi +sorgevano, e di cui già da tanti secoli più non rimane che il nome; +terra in cui visse un popolo guerriero che prese più volte parte alle +fazioni che desolarono la nostra cara patria; terra finalmente che quel +paese racchiude sì delizioso che la meraviglia forma dello straniero, e +le delizie del nazionale, voglio dire l’impareggiabile Brianza; sugli +estremi confini della antica Martesana giace il fertile territorio +detto il Piano d’Erba, di cui è capo luogo il borgo ragguardevole dello +stesso nome. + +Celebri sono questi ed i vicini luoghi per grandi fatti nella storia +Milanese. Qui Federico I, quel barbaro distruttore della città nostra +con una grande caterva di popoli nostri vicini, avidi di portare coi +loro ferri ferite a chi nemici chiamavano ed eran loro fratelli, qui +Federico accorreva nella state dell’anno 1160 in soccorso del castello +di Carcano in cui teneva sua guarnigione, tutto speranzoso di mettere +in fuga i Milanesi che quello aveano cinto d’assedio. Ma in questi +luoghi l’orgogliosa possanza di quel superbo monarca venne fiaccata +dall’eroico coraggio de’ nostri concittadini. Ben egli combattendo +ferocemente aveva disordinate le schiere a lui opposte, era giunto al +Carroccio portante il sacro vessillo della città, l’aveva abbattuto, e +certo tenevasi della vittoria; ma d’altra parte le restanti sue genti +erano state fugate; ed egli, pure dovette mostrar le spalle a coloro +che già vinti e dispersi irreparabilmente reputava. E perchè fosse +compiuto il nostro trionfo, il giorno appresso furono da noi sconfitti +all’_Acqua Nera_ i Lodigiani e i Cremonesi, che viveri conducevano +al campo imperiale. Nei quali nobili fatti le popolazioni di Erba, +di Bucinigo, di Parravicino avendo presa attiva parte in favore de’ +vincitori, egli è perciò che riconoscente in appresso la Repubblica +loro concesse molte esenzioni e privilegi che non poco contribuirono a +far fiorire quelle regioni. + +Quindi è che assai di buon ora questi paesi presentavano +quell’incantevole aspetto che, ove natura con sue ridenti bellezze +all’industria si unisce, non manca mai di rallegrare gli animi +ispirando i più dolci pensieri. Quivi diffatti l’aere puro e sereno +maravigliosamente si accorda colla giocondità di un suolo tutto di +acque limpide, quali mobili quali in riposo, intersecato. Infatti +due piccioletti laghi colle onde loro tranquille o da lievi zefiri +increspate fanno vivo specchio ai vaghi colli che stanno intorno, +altri di viti altri di ombrose selve coperti; e sono questi i due +laghi di Alserio e di Pusiano, che uniti forse ad un terzo formarono +anticamente quel Eupili che Plinio ricorda. Guardando a settentrione, +monti alti e dirupi innalzano le loro selvose spalle, e le nude teste +scheggiose; fra i quali inoltrandoti una opposta scena ti si presenta +aspra ed orrida di nude balze; e di fianchi recentemente rovinati +delle montagne. Egli è sovra di uno di questi monti che, oggetto di +congetture per lo studioso della natura apresi nel marnoso sasso una +caverna assai profonda, detta il _Buco del Piombo_, nella quale l’uomo +avaro ricercò con assidua cura quel metallo per ottocento piedi entro +la montagna; se pure quel lungo andito non si formarono da sè le acque, +che, dai sovrapposti piani trapelate nelle viscere della montagna, +quivi per forza e con gran rovina si dischiusero un passaggio. + +Ma se ameni e di bellezze particolari adorni sono questi luoghi ne’ +tempi in che scriviamo, che sparsi di liete ville mostrano come la +tranquillità de’ campi è cara ancora al cittadino che fra il fasto +e il rumore della città passa la parte maggiore della sua vita, non +meno singolare e maestoso aspetto offrir doveano nel principio del +secolo a cui la nostra istoria si riferisce, io voglio dire il secolo +decimoquinto. Vedevansi allora, invece de’ piccoli e ridenti palazzi +de’ pacifici cittadini sorgere sull’erto de’ colli e alle radici delle +montagne le annerite mura dei feudali castelli, altri restaurati, altri +in rovina; castelli che raccolsero i più ricchi cittadini dopo che il +feroce Uraja ebbe distrutta la nostra patria, gli uomini uccidendo, +schiave concedendo le donne ai Borgognoni; i castelli abbandonati +allorchè, tornata florida Milano, divenne fra le città della Insubria +la più forte e prepotente; ma che ristaurarono poscia a gara i nobili +duranti le intestine discordie fra d’essi e il popolo; che cacciati +dalla città, risorta dopo la distruzione di Federico, speranzosi ivi +fortificavansi per tentare colla forza di ricuperare il poter loro. Nel +tempo di che parliamo adunque questi luoghi, pur ameni, presentavano +ovunque un aspetto severo di guerra: fortificati erano i villaggi +di mura alzate quando gli Ungheri, irrompendo sull’Italia, tutta di +stragi la empivano e di rapine; muniti di fortezze erano i borghi, +che bene spesso mostravano recenti tracce della guerra; Incino, per +esempio, di recente era caduto dall’antica sua grandezza, e mostrava +le rovine portatevi nel decimoterzo secolo dai Comaschi; fra i luoghi +dei dintorni il più forte era Erba, notabile per un ampio castello; e +fra i castelli feudali de’ signori o Guelfi o Ghibellini che sorgevano +all’intorno, sul colle di Parravicino notavi quello di Giovanni +Pusterla feroce Ghibellino, e presso la montagna ove il Buco del Piombo +si sprofonda quello, ancora più forte, detto il _Castello del Monte_, +che apparteneva a un signore della parte Guelfa. + +Antonio Bianchi che nell’ultima metà del secolo XIV posseduto aveva +questo castello era stato testimonio di vicende ben importanti. Nato +sotto il governo mite e tranquillo dell’arcivescovo Giovanni Visconti, +avea veduta la città spogliarsi notevolmente dell’antica rozzezza +lasciata in eredità ai loro discendenti dai Goti e dai Longobardi; +dacchè, cominciata con Azzone una sì felice Rivoluzione, andava +progredendo per studio del buono arcivescovo, amico de’ dotti, fra i +quali ognuno sa che trovavasi lo stesso Francesco Petrarca che Giovanni +con ogni sorta di onori o preghiere trattenne presso di sè assegnandoli +una appartata abitazione. Ma egli è duro spettacolo vedere una ben +composta ajuola di un piccol giardino, piantata per mano industriosa, +guasta ad un tratto per la malvagità di un tristo fanciullo fatalmente +operoso; e questo è quello che accadde succedendo a Giovanni i tre +nipoti, Matteo, Bernabò e Galeazzo: ogni studio di lettere, ogni +bell’arte andò in obblio; il barbaro non amava che le armi, non spirava +che lascivia, non apprezzava che la caccia; ed i nobili non ancora +dirozzati (mentre è questa l’opera di lungo tempo) ben presto tornarono +ad una vita solo operosa in consimili occupazioni. Quindi, come molti +altri, ignorante e superstizioso, ma valoroso, crebbe il nostro Antonio +Bianchi; e perchè, tolta moglie, gli dava ombra la insaziabil libidine +di Bernabò, lasciata la città, venne a questo suo _Castello del Monte_, +e qui fra gli agi visse la miglior parte della sua vita. + +Diffatti il rigore di Bernabò teneva in freno le furiose sette de’ +Guelfi e de’ Ghibellini, che in altri tempi di molto sangue contaminato +aveano la Martesana; e il Bianchi, avendo al fianco una diletta +moglie, Agnese Bigli, che a bellezza non ordinaria candidissimi univa +i costumi, in un paese ridente, fra la piccola schiera di lieti amici, +fra i quali i più insigni erano il Castellano di Erba ed il Podestà, e +venivano appresso il Parroco di quel borgo ed il Guardiano del vicino +convento di S. Francesco, in cacce, in giuochi, in passeggi menando la +propria vita, da principio egli stesso la trovava felice. Ma l’uomo, +sempre poco conto facendo dei beni che possede corre a invidiar +quelli che ancora gli mancano forse pel suo migliore; e ciò avvenne +anche del nostro Antonio. Egli nel suo segreto si affliggea per non +avere un erede di sue ricchezze, un figliuolo in cui rivivere vedesse +sè medesimo; ma quando otto anni appresso egli l’ebbe se ne dovette +rammaricare, perchè la nascita di quel sospirato bambino a cui il padre +volle il nome imporre di Fortunato, la morte fu della dolcissima Agnese +e la cagione della più fiera afflizione pel superstite suo genitore. — +Misero bambinello! egli sclamava, fissando con dolore sul figlioletto +gli occhi di lagrime impregnati, la cagione infelice, tu fosti, o +povero innocente, che io perdessi una compagna che solo fra gli angeli +può avere sua eguale; tu del latte mancherai di quel casto seno che +per te cessò di palpitare; ahi meschino, tu per sempre mancherai delle +carezze della più tenera fra le madri! + +Pure il tempo, che sana ogni maggior piaga, portò alcun balsamo anche +nell’animo del desolato padre. Già il fanciullino snodava l’infantil +lingua a formare quel dolce nome di babbo che tanto è possente +sul cuore ancora più rozzo; e il padre in vedendolo crescere tutto +vezzi dimenticava a poco a poco il profondo dolore che il cuore gli +consumava: gli anni già trascorrono per lui con volo assai rapido; +il garzoncello cresce destro nel trattar le armi, nel cacciare fra +le selve; l’età delle illusioni e degli amori per lui è giunta; +la prepotente natura a congiungersi il traeva con una fanciulla di +amabili costumi da lui veduta in una delle gite che frequenti faceva a +Milano; ma approvato il genial nodo dal genitore, di repente ecco lo +spezza colei che ad ogni affetto è sorda e inesorabile: cade infermo +l’infelice per ardente febbre, e in pochi giorni viene tronca quella +preziosa vita a cui quella si atteneva del genitore. + +Privo di ogni persona che strettamente gli appartenga, in una età che +declina verso la vecchiezza, un uomo ancora può fornire al cuor suo +piaceri ineffabili colla beneficenza che assomiglia le creature al +creatore. Ma queste delizie delle anime più nobili e gentili non le +sapea immaginare il nostro rozzo Antonio, che, avendo un cuore fatto +per sentir fortemente, ora altro non facea che darsi in preda alla più +cupa misantropia. Dopo quell’ultimo colpo fatale che di ogni oggetto +per lui cambiava in negro l’aspetto, egli, ogni consorzio ricusando, +solitario se ne vivea accumulando i prodotti delle sue ricchezze, e non +distribuendone che alle chiese ed ai conventi, perchè pregassero pace a +quelle anime alle quali solo volgevansi tutte le sue ricordanze, i suoi +pensieri. Fu ancora tentato di vestir rozza tunica ed entrare in un +convento; ma l’idea di dover con altri uomini convivere ne lo distolse; +appena permetteva che di quando in quando un unico suo fratello lo +visitasse, Guglielmo Bianchi; il figliuolo di questo però, il giovine +Arrigo, giammai non compariva agli occhi suoi; perchè enorme allora si +sarebbe fatto il dolore di Antonio alla rimembranza, in vedendo lui, +dell’infelice suo figlio. + +Frattanto nel 1402, terminava la sua vita Giovanni Galeazzo primo +duca di Milano, che succeduto allo zio Bernabò, da lui imprigionato, +illustrava il suo regno proteggendo le arti e le lettere, dilatando +colle armi e coll’astuzia il proprio stato, ma opprimeva i suoi sudditi +con enormi gabelle. Il suo successore Giovanni Maria essendo ancora in +fanciullesca età, sotto una Reggenza composta di membri fra di loro +discordi, risorgevano le antiche sette de’ Guelfi e de’ Ghibellini, +ed i disordini e le sanguinose risse così in Milano ricominciavano che +nelle città da essa dipendenti, ove erigevansi varj tiranni; ed anche +la Martesana ferocemente partecipava a que’ furori. Il prepotente +Giovanni Pusterla, alzando il capo, molte soverchierie commetteva +contro i suoi vicini; molti altri ancora ingiurie commettevano che con +altre erano vendicate; e per sopraggiunta venne il furore della guerra +e armate squadre si videro contendere ai ducali Erba e il suo forte +castello. Per colmo de’ mali poi una banda di fuorusciti si stabiliva +nel Buco del Piombo, e, guidata da un capo terribile, ai già desolati +paesi portava nuovo flagello. Ogni traccia di buon governo fra tanto +disordine dispariva: del castello di Erba erano signori i Rusconi, nè +si curavan del resto, perchè solo attendevano a fortificarsi. + +Allora un lampo dell’antica energia nel Bianchi si sviluppò: assoldò un +capitano Boemo, di cui non ci rimase il nome, e quindici altri soldati +in difesa propria e del suo castello: nessuno offendeva; ma ai male +intenzionati ispirava timore; egli per altro per schivare contrasti, +lasciava che impunemente il prepotente Pusterla cacciasse ne’ proprj +boschi; ed ancora dava qualche somma ai banditi del Buco del Piombo +che gliene facevano richiesta. Ma questo ultimo atto della antica sua +energia era lo splendore di una lampada che sta per ispegnersi, poichè +difatti due anni dopo egli morì, lasciando i proprj beni all’unico suo +nipote Arrigo Bianchi, di cui a lungo noi dovremo parlare in questo +racconto. + + + + +CAPITOLO II. + +LA SORPRESA + + +Gridi ciascuno a sua posta: per me non trovo nulla di sconveniente sul +bel principio del mio racconto, condurre il mio lettore in una taverna. +Oltrechè quest’è uno degli asili della gioja (e così scarsa è la gioja +nella vita che ovunque essa si trovi può meritare buon viso), poichè +infra i bicchieri il buon umore nasce, il cuore si rallegra, e siccome +i corpi coll’urto, così gli animi, contrastando colle parole, che il +vino cresce, piacevolmente si riscaldano; oltre questi grandi vantaggi, +l’osteria è luogo opportuno per istudiare il carattere degli uomini, +cui il poter di Bacco spoglia di ogni veste che i difetti ne ricopra; +ed anche ponnosi in essa scoprire importanti segreti, che quivi fra la +gioja ispirata dal vino vengono a galla, siccome appunto accade della +spuma di quello spiritoso liquore. Quindi venga, venga pur meco ove non +sdegna porre il piede il filosofo indagatore, venga meco il benevol mio +lettore, ancora la bella e schifa giovane sposa o fanciulla che questo +racconto avesse per le mani, vengano, dico, nel tempio ove si rende +festosamente ragione al merito del buon Noè, che scampato dalle acque +volle pure scamparne le generazioni venture. + +Egli è nell’osteria di Parravicino che ci conviene entrare. Noi udirem +quivi i discorsi e alcune gesta di certi personaggi che avranno qualche +parte nella nostra istoria, e che sarà bene far conoscere fin da +principio. L’oste, padrone della taverna, era un uomo di umore giulivo +verso tutti coloro de’ suoi avventori che aveano buona borsa, burbero +con coloro che avessero voluto dare delle promesse; egli soleva dire +che un soldo non valutava tutte le parole del mondo: e perchè il paese, +siccome abbiamo detto, assai prosperava pei privilegi che da tanto +tempo godeva, il buon uomo avea di assai accresciuto il suo patrimonio, +che di già pingue gli era pervenuto dal padre, rammentato ancora dai +bevitori ottuagenari del paese. Vivea per altro il nostro Antonio +Trivella (tale era il nome dell’oste) sul piede de’ suoi antenati, e +sottilmente. Ma egli non avea che un sol figlio, ed era appunto per +festeggiare le prossime nozze di costui che ad alcuni de’ suoi futuri +parenti e loro amici, contro il suo uso, avea imbandita, la sera in +cui noi lo visitiamo, una abbondante cena. Ad essa partecipava Giorgio +Tanaglia, falconiere nel castello di Giovanni Pusterla, e futuro zio +dello sposo, con altri tre o quattro famigliari dello stesso Castello. + +Ma lo zio futuro di Carlotto (quest’era il figlio dell’oste) era +quello che più meritava l’attenzione. Esso era un uomo che potea avere +cinquant’anni, grande e ben fatto della persona, e che non offeriva in +sè l’esempio di quella pinguezza che attesta un carattere inattivo e +poco energico. Due occhi assai vivaci e nerissimi, capegli pur neri, +ed una certa barba ricciuta, davano spicco a’ suoi lineamenti, duri +sì, ma che peraltro nulla teneano di fierezza. Egli era non pure il +falconiere, ma ancora il canattiere e il primario personaggio della +famiglia del già menzionato Giovanni Pusterla; ma non sempre era stato +occupato nella cura de’ falchi e degli astori, o de’ cani e delle altre +cose risguardanti la caccia; egli avea in varie occasioni impugnato +anche la spada, e, tenendo dietro al suo signore, aveva avuto parte in +scene assai sanguinose. + +Fu appunto dopo che si furono vuotati alquanti fiaschi che l’umore +guerriero del nostro Giorgio Tanaglia si manifestò: «Carlotto, figliuol +mio, egli diceva allora al futuro suo nipote, io ti do una figliuola +che è una colomba, sebbene in custodia di un falco che seppe un +giorno drizzar ben alto le sue penne. Oh se mi avessi veduto nel 1403, +allorchè sul principio del governo dell’attuale duca, cominciarono in +Milano ad alzar la testa i Ghibellini: tu avresti allora conosciuto +Giorgio il falconiere. Di que’ giorni io era vestito tutto da capo +a piè di una maglia lucente, e guidava, sotto gli ordini del signor +Giovanni, le genti del Castello. Si era vuotata l’armeria: tutti coloro +che poteano portar le armi le aveano indossate.» + +«Allora la duchessa madre proteggeva il Barbavara, suo amante e primo +ministro; e questo era in odio a tutti gli altri membri della reggenza: +egli era Guelfo; i Ghibellini non potevano soffrirlo.» + +«Adunque concertati fra di loro questi grandi vestirono la divisa del +loro partito, voglio dire la croce rossa, e messisi in arme, dopo aver +mandati alcuni per la città armati gridando _Abbasso il Barbavara_, e +ciò per alcuni giorni, e la duchessa non cedendo, una bella mattina che +tutta di armi risuonava la Porta Ticinese, ove è il nerbo del partito, +ci avanziamo (eravamo forse diecimila) verso il castello di Porta +Giovia, ove era la duchessa col Barbavara. Quivi con grida spaventose +si chiedeva che fosse bandito il ministro odiato: e la duchessa, dopo +aver resistito un poco, dovette pur cedere a licenziare quel ribaldo.» + +— Voi dunque vi siete impadronito del castello? — domandò Carlotto che +era il più giovine della brigata. + +— No, figliuol mio, per allora non si menarono le mani; ma si menarono +poco appresso. I Guelfi si credettero più che mai offesi nella persona +del Barbavara, che era del lor partito: deboli però assai come erano, +e paurosi, non ardirono allora mostrare la fronte; ma si prepararono +a covare il fuoco sotto la cenere. Fecero delle leghe, si accordarono +coi Guelfi di fuori della città: come furono grossi cominciarono +a mostrarsi armati per le strade e ad insultare i Ghibellini, +cominciarono sanguinose zuffe, nè passava giorno che non si menassero +le mani. Il duca non si contava per niente: la duchessa non pensava +più che al suo Barbavara, che più non le stava al fianco: tutto era una +confusione orribile. Di quei dì noi saccheggiammo molte case, e vorrei +non fosse più finito quel buon tempo, che ho fatto de’ buoni danari.» + +«Pur i Guelfi pensavano a fare un ultimo sforzo. Ben vedevano che se +con un colpo ardito non riuscivano a trionfare, stati sarebbero da noi +consumati alla spicciolata. A forza di intrighi essi mettono infine +nel lor partito i Rusconi, che allora stavano in Desio, ancora il +signor di Vignate, che si era fatto padrone di Lodi — giacchè di già le +città principali del ducato si erano tolte dal dominio della Reggenza. +Primo a entrar in Milano fu il Rusconi ed avea seco una forte mano di +genti: il signor di Vignate dovea venire nello stesso giorno, ma non +compariva: i Guelfi che voleano trar vantaggio da una sorpresa, poichè +la cosa era stata fino allora maneggiata con grande segretezza, non +credettero bene indugiare per aspettar i Lodigiani; alzando dunque +all’arrivo del Rusconi il lor grido, _Guelfi, Guelfi, Croce Bianca!_ +vengono avanti pieni di ardimento e confidenza verso la Porta Ticinese, +a cercare le _Croci Rosse_, così chiamavansi i Ghibellini. Ma un +sentore ne era fra noi trapelato. I Ghibellini furono tosto in armi; +e vennero fuori grossi ed in gran furia: il furore che ci animava in +quel giorno non è possibile esprimerlo con parole. Al _Malcantone_ fu +che si incontrarono i Guelfi. Questo nome ora assai bene è conosciuto, +prima di allora però quel luogo non avea nessun nome: quivi ebbe +luogo una mischia spaventosa: e fu perciò che venne così denominato. +Bisognava vedere il signor Giovanni Pusterla, che demonio in quella +circostanza! Ma nemmen io non mi mostrai una gallina; più di cinque +ne mandai all’inferno. Oh che furia fu quella mai! I Guelfi infine +dovettero partire colla testa rotta, e rotta in modo che più non la +poterono accomodare: arrivò finalmente il signor di Vignate, ma non fu +più in tempo: sentì il fatto, crollò il capo, e per la stessa strada +per cui era giunto partì. I Guelfi, dopo quel giorno, sfrattarono +ancora quasi tutti da Milano. Non ve ne sarebbe restato un solo, se il +duca non li avesse sempre protetti. — Ma la corte è tutta per essi. — +Da quel giorno in poi però non vi fu più pace pei Guelfi. Dappertutto +furono più o meno perseguitati dai Ghibellini; e non è già qui solo in +Erba che sieno succedute delle scene sanguinose. Fu allora che venne +composto il brindisi che ora voglio che ripetiamo.» + +Il buon falconiere nel narrare le sue passate avventure si era andato +sempre più riscaldando, ma pure non lo avea fatto tutto di un fiato; +di quando in quando aveva anzi avuta cura, quasi per premio della sua +bravura, di inalbarsi la gola del vino che, sebbene senza interesse +di scotto, non avea per altro in quell’occasione lasciato mancare il +futuro suo parente; i colori del suo viso si erano maravigliosamente +ravvivati in ragion diretta del numero delle sue libazioni. Ora empiuta +nuovamente la enorme sua tazza, alzossi in piedi, ed in tuono metà +declamatorio metà di canto, così solennemente spacciò il suo brindisi +ghibellino: + + Sovra ogni altro liquore + Oh quanto il vin più vale + Esso rallegra il cuore + Del misero mortale! + È d’ogni idea vivace + Esso l’autor più esperto, + E rende l’uom loquace, + E ne fa il cuore aperto. + Dunque fra amiche schiere + Giammai non abbia bando. + Qual v’è maggior piacere + Che viver tracannando? + Ma quanto in pregio eccede + A ogni bevanda il vino, + Tanto di valor cede + Il Guelfo al Ghibellino. + +Non aveva però terminato di proferire queste parole, quando di tratto +i battenti della stanza si spalancarono, e sulla porta apparve +un personaggio tutto di una nera armatura coperto: avea calata la +visiera, sull’elmo per cimiero un contorto dragone spiegava le sue ali +membranose, in mano tenea un’arme d’ignoto lavoro. + +A quella vista, quasi colpiti da una fatale apparizione tutti coloro +che trovavansi assisi alla tavola, impallidirono, e lo stesso +falconiere perdette la porpora che il viso in quell’istante gli +coloriva: alle armi, agli altri distintivi, da tutti fu conosciuto il +personaggio che immobile e silenzioso, ma in atto minaccevole, si offrì +loro, seguito da due altri armati sulla soglia di quella porta. + +— È il Re della rupe, il Guerrier Nero, — sclamò il falconiere +riavutosi un poco del primo spavento o stupore: — Antonio Trivella +chiedetegli che cosa voglia. + +Antonio Trivella, l’oste, uomo non del tutto pusillanime, ma che però +per elezione cercava a schivare i pericoli, parve avesse tanto di +freddezza conservato da intendere l’esortazione del falconiere. Egli +cavossi la berretta, si alzò, e, vôlto all’incognito personaggio così +gli disse: — Signore, se voi siete, come non vi è dubbio, il capo di +coloro che abitano nella caverna del Piombo, io sono qui per fare il +voler vostro, ove vi piaccia di comandarmi. Ma non vogliate rovinarmi; +io sono un pover’uomo, e sebbene alcuni mi credan ghibellino, pure son +Guelfo fino a’ capegli: lo dico perchè so che ai Guelfi non volete +male. Non già che io mi rifiuti di darvi quello che potrò. Non dico +niente di ciò...! Vi sono tanti signori ghib... + +— Basta!... Meno ciarle, che io vi conosco: sborsatemi ventiquattro +fiorini d’oro: e badate bene, il rifiuto vi costerebbe la vita. + +— Il cielo mi salvi! Ma ventiquattro fiorini d’oro... un povero +diavolo..., dove prenderli?... + +— Io manderò un tal diavolo a prenderli all’inferno, — replicò con +adirata voce il Guerrier Nero; e così dicendo impugnava l’arme sua +terribile alla quale in gran parte attribuir dovessi il terrore +straordinario che di sè incuteva: era una arme da fuoco che +potea maneggiarsi; ed a que’ tempi non ancora conosciuto era il +perfezionamento di queste armi, ed appena usavansi negli assedj delle +pesantissime bombarde. + +— Fermate, signore, — disse il Falconiere; — e voi, a che fate +resistenza, Antonio? non sapete che contro quelle armi non vale la +forza. + +L’oste parve persuaso; partì dalla sala, tornò, numerò sovra il banco +le monete richieste, e che col cuore lacerato dovea da sè partire; e +porgendole ad uno de’ due armati che stavano dietro al Guerrier Nero +che stese una mano, disse: «Vergine santa... ecco fatto a vostro modo.» + +Lo sconosciuto nulla replicò; ma alzando il capo in modo imperioso: +— Nessuno di voi ardisca uscire, — disse alla brigata che trovavasi +nella camera, — finchè non sia trascorsa mezz’ora. Poco valuterebbe la +vita chi si attentasse di rompere un tal divieto. — Ciò detto, diede +un passo indietro; e i due che lo seguivano chiusero i battenti della +porta. Un silenzio di confusione per un istante regnò nella sala. + +Ma questo venne ben tosto interrotto. — Poffare il mondo! — sclamò +il falconiere, in cui gli spiriti che poc’anzi lo animavano per le +sue frequenti libazioni, rimontarono al cerebro un istante dopo, e +vi richiamarono in tutta luce le ricordanze de’ suoi antichi fatti, +rianimandovi quel valore che veramente in lui non era spento; — Poter +del mondo, in mia presenza una tal scena! Ma io non avea le armi in +pronto, ed anche non so nemmen io come tanto stupido m’abbia reso +colui. Ma non son uomo se non lo inseguo. Accada ciò che accader vuole, +non voglio che si dica esser io un poltrone. Animo, figliuoli, chi vien +meco? Sono tre; noi siamo sette che possiamo maneggiar bene come essi +le nostre armi. Or via, mano alle balestre ed usciamo: chi sa che non +la liberiamo noi la Pieve[3] di questo flagello? Carlotto, figliuol +mio, un giovine che prende moglie, ai nostri tempi non deve essere +un poltrone; altrimenti la prenderà per gli altri; ed avrà una corona +tremenda. E voi Andrea non è la prima volta che ponete mano alle armi. +Sotto il padron nostro tutti sanno bene un tal mestiere. Via, Antonio, +venite con noi: si sa che ai tempi vostri sapeste fare delle belle +smargiasserie. Orsù, chi mi seguirà? + +— Per me sono qua, — disse il giovine Carlotto, che era un bravo, — e +non ho paura. + +— Anch’io non dico di no: voler ventiquattro fiorini d’oro, tanto quasi +ne bastavano per l’acquisto del vino per una stagione! — soggiunse +l’oste. + +— E io son qui anch’io, — dissero un terzo, un quarto e un quinto. +Andrea il giardiniere del castello Pusterla si alzò, crollò la testa in +modo goffo, ma ponendo mano alla sua balestra che era in un canto con +quella de’ suoi compagni (mentre in quel tempo di anarchia preferivasi +sempre l’andare armati), mostrò di essere pronto anch’egli, e tutti +si raggrupparono come sotto gli ordini del falconiere ed uscirono alla +campagna. + +Taciturni e in buon ordine, e solo tanto distanti l’uno dall’altro +da potersi agevolmente all’uopo recar soccorso, si avanzavano a lungo +passo e spesso verso di una boscaglia che dall’albergo non era distante +più di un mezzo miglio, e per la quale si andava al monte ove aprivasi +lo speco, asilo de’ fuorusciti, il cui capo ora intrecciavano. — Se +lo troviamo, — diceva il falconiere, — l’arma sua tremenda da fuoco +colpirà indarno, e prima ch’egli scagli un altro colpo, noi gli saremo +addosso; e con armi pari non temo di azzuffarmi con Satanasso. — Io per +altro, — disse l’oste qualche tempo dopo, comincio a pensare che sono +un pazzo in pormi in quest’impegno. Alla fine ventiquattro fiorini si +possono ancor riguadagnare: ma se io ci lascio la pelle, questa nessuno +me la ridonerà. Giorgio, fate a modo mio, torniamo all’albergo. + +— Voi non mi conoscete, Antonio: io non torno mai indietro: S. Giorgio +era un santo guerriero. Ma voi siete il padrone di voi stesso, fate ciò +che vi aggrada: ancora poco ajuto ci potete dare colla paura che or vi +nasce; fate dunque quello che il cuor v’ispira. + +— Non è paura, non è paura, è prudenza, è prudenza! Che del resto sa +il cielo se non sarei capace, anche vecchio... Ma è pur meglio che io +ritorni nell’albergo; sonvi molte cose ancora a fare; va a fidarti de’ +tuoi garzoni! Addio: nel ritorno tornate dentro, che vi disporrò un +fiaschetto che vi scacci d’addosso l’umidità. Già non farete niente, +ma, se uccidete il Guerrier Nero, voglio che facciamo una bella +festa... Ventiquattro fiorini! + +Nel mentre così, come sempre succede, l’interesse parziale cominciava +a smembrare quella lega, ed ecco che sembra al falconiere scorgere +alcuno degli aggressori di già vicinissimo ad entrar nella foresta, +che più non era lontana che un tiro di balestra. Egli scarica la sua +balestra, e nel tempo stesso sono scaricate quelle del giovine Carlo +e di Andrea che gli stavano, l’uno a destra, l’altro a sinistra; a +qualche distanza. Ma non parve che alcuna freccia colpisse a segno, e +non comparve alcun colpo di rimando. + +— Dio mi salvi, — disse Andrea; — è forse l’anima di Mariano che va +a trovare la Femina, come dicono. Falconiere, per me non muovo più un +passo in là; io contro i morti non combatto. + +I tre altri villani del castello di Pusterla, che udirono il +ragionamento di Andrea, giurarono essi pure che nè essi intendevano di +più altro seguirlo. — Falconiere, — dissero, — contro gli uomini siamo +qui, ma contro gli spiriti, il ciel ne salvi, non vogliamo combattere. +Se fosse stato un uomo di carne, le vostre frecce lo avrebbero colpito: +esse andarono troppo dritte verso di lui. + +— Vili poltroni! — sclamò il Falconiere: — sciocchi, ignoranti! Io fui +bene una bestia credendo col vostro aiuto poter tentare qualche onorata +impresa: ma è fiato perduto il rampognarvi: la volpe cangia il pelo +ma non il mal vezzo! Fate pure quello che vi ispira la vostra codarda +paura, bestie malnate; che per me non mi resterò finchè non abbia +perduto ogni speranza di scaricar un’altra volta più utilmente la mia +balestra. + +— Ed io pure vi accompagnerò, — disse il giovine Carlotto. Essi +si avanzarono diffatti uniti e taciturni, si misero nel bosco, e +penetrarono nel più profondo di esso, sperando sempre, siccome la +foga sconsigliata della loro ardita natura li consigliava, di trovare +alcuno de’ loro nemici. Se un consiglio di giusta prudenza sorgeva nel +loro petto a rimproverarli della loro soverchia audacia, la tema di +mostrar l’uno all’altro viltà tacer facealo. Così molti sono sembrati +inaccessibili alla paura. Essi fecero un lungo giro; giunsero ancora +ad una piazzetta e ad una cappella che erano oggetto di terrore per +quasi tutti gli abitanti de’ contorni, e dove era voce ricomparissero +degli spiriti a cui si era alluso da Andrea e da’ suoi colleghi: nulla +videro. La luna, che allora era uscita da una nube che ne velava poco +prima il disco luminoso, percotendo col suo candido raggio quell’ermo +luogo e quella cappella ne rendeva l’aspetto melanconico, ma pieno +di novella bellezza. Il silenzio che ivi regnava, il fremere di un +venticello fra le frondi, le pareti rovinose di quel piccolo gotico +edifizio che riflettevano il raggio del notturno astro, tutto spirava +una simpatica melanconia, assai conforme alle idee che la storia di +quel luogo era atta a risvegliare. Ma i nostri due personaggi ad altro +pensavano. Si fermarono un istante sulla piazzetta; guardarono intorno; +ed il falconiere disse: — Or che si fa? Essi di già si sono dilungati e +noi buttiamo il tempo e la fatica volendoli inseguire. + +— Torniamo adunque, — disse Carlo, che pensava alla sua bella Lucia, e +non avea voglia di lasciare l’immaginata sua felicità per dar la vita +combattendo un demonio così terribile qual era reputato comunemente +il Guerrier Nero. Lentamente quindi, di ritorno, incamminaronsi +all’albergo; e quivi narrarono agli altri l’infruttuosa loro +spedizione. + + + + +CAPITOLO III. + +IL SEGRETO + + +Arrigo Bianchi, il possessore del Castello del Monte dopo la subitanea +morte di Antonio Bianchi, di cui abbiamo da principio esposto la +dolente istoria, Arrigo già da alcuni giorni facea dimora nel forte +castello ereditato dallo zio; e la mattina che tenne dietro agli +avvenimenti da noi riferiti nel capitolo antecedente, con tre suoi +compagni, usciva per fare un giro cacciando ne’ suoi boschi, ove le +lepri e i caprioli ben di rado erano stati per l’addietro disturbati +dal signore di quelle terre. + +Era la caccia uno de’ divertimenti più favoriti de’ nobili di que’ +tempi, ed in essa la gioventù passava le ore allorchè le civili +guerre o le esterne non la tenevano occupata sotto le armi. Arrigo +per altro, in ciò discostandosi dall’usanza comune, a questa non avea +volte esclusivamente le sue cure. L’anima sua elevata più gradevoli +ancora rendeva agli occhi suoi altre occupazioni: la sua mano con una +maestria impareggiabile scorreva sulle corde di un liuto; la sua voce +al canto soavemente modulavasi; i suoi immaginosi pensieri dettavangli +d’improvviso carmi al labbro, e questo al suono gli accordava delle +scosse corde. Bello della persona, di statura alta, di lineamenti +gentili e pieni di nobiltà, con due splendenti occhi azzurri ed una +bionda chioma innanellata, allorchè sedendo sotto un albero a qualche +immaginoso concetto la mente e il canto egli apriva, bene rassomigliar +lo avrebbe potuto uno de’ nostri classici poeti allo stesso fratello di +Diana che de’ suoi dolci accenti fa risuonare le vette dell’Elicona. + +Non egli per altro ad alcuno de’ suoi coetanei cedea nel pregio del +trattar le armi. Venti volte avea riportati i primi premii in solenni +giostre ed in tornei, la sua destrezza ne’ giuochi allora in uso +era stata notata da molte belle che segretamente riscaldare par lui +sentironsi di onesta fiamma il cuore sensitivo e con applausi gli +dieder lode. Caro a tutti, avea anche vissuto durante la sua prima +gioventù alla corte del duca di Milano, e quivi la stima si era +guadagnata de’ più distinti personaggi. Ma egli avea di poi lasciata +la corte, aborrendo i delitti che la contaminavano, e le malvage +inclinazioni del duca Giovanni Maria; egli avea preferito una vita +oscura, confuso fra tutti gli altri del suo partito allora caduto +in grande avvilimento, a uno splendore o sconvenevole o obbrobrioso. +Rimasto privo del padre, siccome perduto avea assai di buon’ora una +madre diletta, egli, lasciata la città, era passato a Como presso ai +Rusconi, che quivi dominavano, ed ai quali la sua famiglia per antica +amicizia era assai stretta. + +Più tardi avendo Facino Cane, condottiero delle armi ducali e +protettore de’ ghibellini, conquistato Canturio su Giovanni Carlo +Visconti; e mirando a più alte imprese essendo divenuto più mite verso +i Guelfi oppressi, mentre nella riunione sola dei partiti egli sembrava +voler porre le fondamenta di quelle nuove glorie cui aspirava, grandi +feste essendosi date in Milano nell’occasione di quell’acquisto, +fuochi, tornei, e giuochi di ogni sorta, Arrigo fu tentato di tornare +fra le mura della sua patria per prender parte egli pure a que’ nobili +esercizi, e vi tornò difatti; nè fu senza sua gran lode che scese a +giostrar coi più prodi cavalieri, che in quell’aringo ai presentarono. +Ma dopo quel giorno egli parve cadere in una profonda mestizia. Quel +leggiadro giovine giostratore che nell’ultimo torneo meritato si era +l’attenzione e gli applausi di più di una bella, dopo quel giorno +non parte più che un uomo consunto da un affanno quanto più secreto, +tanto più pungente. Di quel tempo poi, essendogli morto lo zio, egli +risolvette abbandonando la città, con due de’ suoi amici portarsi al +Castello di recente ereditato, forse per cercare colà distrazione +alle sue cure segrete ed angosciose, forse per tornare a menar la +vita in terra posta sotto la giurisdizione dei Rusconi, mentre questi +signori dominavano allora, come si è detto, in Erba, di cui coll’armi +acquistato aveano il castello. + +Dei due compagni che l’aveano accompagnato, Azzo Trivulzio il più +attempato era giovine di matura età, avea fattezze dure e risentite, ma +animo bravo e generoso; sembrava il tipo dei prodi di quel tempo, ma un +cuore avea forte nell’amicizia. Questa virtù sorge vigorosa ne’ tempi +calamitosi ponendo radice negli animi virtuosi, e grande s’era fatta +in quelli di Azzo e di Arrigo. Ma più impetuoso Azzo, più prontamente +l’animo suo correva alla vendetta a que’ tempi reputata l’immediata +conseguenza dell’offesa, la sua mano alla spada che era stimata il +sommo dei diritti. Ancora assai più rozzo e duro egli era ne’ suoi +modi, schietti però e sinceri. — Antonio Carcano, al contrario, il +secondo de’ compagni di Arrigo, e di recente postosegli al fianco, era +bel giovine, ed avea lineamenti piuttosto femminili, avea nell’abito +una ricercatezza che negli altri non notavasi, era spiritoso, ma vile; +ed avea mille altri difettuzzi, dei quali parte hanno con lui comune +tutti i parassiti alla cui classe apparteneva: era cioè adulatore, +millantatore, dotato di grande volubilità; era inoltre tanto poco +leale, quanto lieto e festivo; il suo carattere meglio ci faranno +conoscere le azioni che di lui avremo a riferire. + +Ora questi tre compagni, deposti i ricchi abiti che allora erano +in uso, giustacuori di drappo serico guerniti di ricchi ricami, +calzoni a due colori, e berretti da piume sormontati, e muniti +invece di giacco soppanno siccome la condizione de’ tempi bellicosi +richiedeva, e di sopra vestito uno schietto abito verde da caccia, +colle loro spade al fianco ed in ispalla le loro balestre, preceduti +dal boemo Capitano capo della guarnigione del castello, che tuttavia +continuava a restarvi, moveano la mattina di cui parliamo pei boschi +che distendevansi sulla montagna, così per riconoscere il paese come +nel tempo stesso, se l’occasione si presentasse, per dare la morte a +qualche capriolo od a qualche altro quadrupede o alato abitatore della +foresta. + +Ma Arrigo, taciturno procedendo, dava chiaro indizio che nè il +mutamento dell’aria, nè i nuovi oggetti circostanti, dissipato avea +la sua profonda mestizia. Egli di quando in quando in sè rinveniva, +e trattenevasi coi due suoi compagni; ma poi ricadeva nel primiero +silenzio, e muto procedeva per lungo tratto. Fu appunto rompendo uno di +questi mesti intervalli che il Carcano a lui vôlto così gli disse. + +— Via Arrigo, se io indovino qual diavolo la lingua vi annodi, avrete +voi la generosità di confessarmi che ho colpito nel segno? Voi sapete +che io sono un abile tiratore: volete che io mi provi? + +— Un abile tiratore! questo è ciò che ancora non ho imparato a +conoscere, e che oggi si potrà vedere. Ma la tua curiosità, Antonio, un +giorno ti farà schiantare. Or via, di’ su, sentiamo gli oracoli del tuo +cervello balzano; e se indovini, chi sa ch’io non ne convenga. + +— Ebbene, giacchè parlate di oracoli, sentite bene questo; che, come +un oracolo, in una sola parola io ve la dirò la cagione che vi fa +camminare così distratto, sicchè sembra non abbiate più lingua che un +gallo di montagna. Voi siete IN-NA MO-RA-TO!!! + +Ad Arrigo di repente si imporporarono le gote, e veramente, quel +restringimento del cuore, che tanto sangue mandava al viso parve +annunziare che il nostro indovino côlto avesse, come egli avea +promesso, nel segno. Pur egli nulla disse. + +— Eh via convenitene, Arrigo, — riprese il Carcano, — Azzo che da +tanti anni vi sta al fianco, detto avrebbe che voi state meditando una +vendetta; io m’ho migliori occhi in questi affari, e conosco i sintomi +della malattia. Io vi ho udito più d’una volta sospirare nella vostra +camera.... + +— Corpo di Satanasso! Antonio, verresti tu ad origliare alle portiere! +— sclamò Arrigo con impazienza. + +— Ecco come fate voi altri! Subito prendete fuoco. No no, solo per +caso io vi ho udito mettere de’ sospiri che un mantice non ne avrebbe +mandati fuori di più sonori; ed ho sentito qualche tronca parola che +non sembrava dettata dallo sdegno; e che so... Inoltre voi, tempo +fa, eravate sempre pronto a tributar omaggio alla bellezza, sotto +qual siasi panni la incontraste: ora vi passano innanzi le più belle +contadine, senza che neppure mi diciate: «Carcano, ti piace quella?» +Ergo, io conchiudo e stringo l’argomento che quell’amore malizioso che +voi cantando sì di sovente nominate crudo e onnipossente, ora a voi +pure provato abbia la sua onnipotenza, e forse anche la sua crudeltà; +sebbene a dir il vero, non saprei indovinare chi sia la dama de’ vostri +pensieri, mentre conviene bene che sia cosa del tutto celeste, se non +si vede, se non si sente, se, come l’aria, non cade sotto i nostri +sensi. + +— Eh via, Carcano, voi siete un pazzo! Ma no; io vi promisi di +convenire se colpivate nel segno, ed io non ho motivo per tacere a due +amici la stranezza di un amore che mi ha conquiso. Sappiate dunque che +durante le ultime feste tenute in Milano, ed a cui io presi parte, una +rara beltà che io vidi presso l’illustre Beatrice Tenda colpimmi sì +fattamente i sensi de l’intelletto che da quel punto l’immagine di lei +non ho saputo più spiccarmi dalla mente. Esser deve quella una qualche +ghibellina, ma il di lei nome non ho potuto rilevarlo; nè più io la +rividi. Ed io sperava che questa mia strana fiamma a poco a poco avesse +a scemare col tempo e fra i sollazzi della campagna; ma io confessar lo +deggio, sin ora anzi più andò crescendo nel mio petto, e di giorno in +giorno, alimentata da’ miei pensieri vi si fa grande. + +— Eh! via Arrigo, — disse Azzo; — voi ci corbellate: di queste +avventure potete narrarcene nelle vostre canzoni, ma non darci a +credere, vi abbiate voi parte con animo riposato. Tanto sarebbe far +all’amore colla luna, che il voler amare chi non si conosce, peggio +assai poi la figlia di un Ghibellino. + +— Io mi proposi, già ve lo dissi io stesso, di risanare il mio cuore +da questa piaga. È un pazzo chi si consuma dietro un amore allorquando +questo non può avere esito felice; ma sì presto dalla amorosa piaga +l’uom non guarisce. Or via di ciò più non parliamone. Ecco il nostro +bravo capitano che si è fermato ad aspettarci! — soggiunse con una +forzata ilarità. — Domandiamogli delle particolarità intorno a questi +banditi, che si fortificarono nella caverna che sta sopra di questo +monte. + +Il personaggio di cui egli parlava diffatti si era fermato per +aspettarli; ed a loro rivolto mostrava le sue fattezze che lo rendevano +assai rimarchevole. Era egli uomo di avanzata età; avea mezzana +statura; e i suoi lineamenti, piuttosto duri, non si mostravano animati +che da un colore vermiglio che colorivali, e che dava spicco a due +occhi grigi e vivaci, che sprofondati sotto due folti sopraccigli +spesso si moveano. I suoi capegli già cospersi si mostravano di neve; +la fronte sua tappezzata di porpora, il suo naso pavonazzo davano +indizio non incerto del molto culto ch’egli professava al lieto dio +dell’ebrezza. Avea corporatura muscolosa, breve collo, piuttosto +grossa la testa; mostrava gran forza, e sembrava un uomo risoluto ed +avvezzo alla fatica. Ma farà conoscere un po’ meglio questo importante +personaggio un breve sunto che daremo della sua vita. + +Era il nostro bravo capitano, di cui disgraziatamente andò perduto il +nome, di nazione Boemo; ed era vissuto un tempo alla voluttuosa corte +dell’Imperator Venceslao. Quivi, siccome per lo più avviene, i costumi +del monarca aveano tratto nel loro esempio quelli di tutti i grandi e +delle altre persone che gli stavano vicine, e bandita la moderazione, +si passavano i giorni interi ne’ conviti e ne’ stempramenti de’ +piaceri, soprattutto nell’ebrezza. Diffatti l’imperatore Venceslao per +tutti questi vizj era diventato odioso ai principi della Germania, +che due volte lo imprigionarono, e finalmente ne lo deposero nel +1400. Il nostro Capitano adunque, dopo di essersi distinto nelle +armate del suo sovrano per la sua intrepidezza, ed averne guadagnato +l’affetto, sicchè gli venne dato un comando nelle guardie destinate a +custodire la sacra sua persona, secondando una passione di cui già il +seme era posto in lui da gran tempo, si era abbandonato all’eccesso +del vino e della crapola, e come nelle armi così distinguevasi fra +coloro che col bicchiere alla mano rendevano ragione al lor signore, +che in tali prodezze pur tutti li superava. La fama delle quali sue +qualità giunta essendo all’orecchio dell’imperatore Venceslao, costui +più di una volta lo volle alla sua mensa, e con esso venne a gare +strepitose. A questo modo il nostro bravo capitano crebbe assai in +grazia presso l’imperatore; sicchè quando nel 1395 questi dovette +spedire in Italia Benesio di Cumsich per investire Giovanni Galeazzo +del titolo di duca, titolo che il Visconti pagato avea oltre centomila +fiorini d’oro, il nostro capitano fu prescelto ad accompagnare il +Luogotenente imperiale nella sua spedizione; e con esso venne in +Milano alla corte dell’ambizioso Visconti che gli fece le più liete +accoglienze. È registrata nei volumi della storia la comparsa che il +capitano fece in occasione della solenne cerimonia che ebbe luogo per +l’incoronazione del nuovo duca. Mentre sulla piazza di Sant’Ambrogio, +ove erasi eretto per tal oggetto un gran palco circondato da steccato, +e tutto ornato di scarlatto, sul qual palco, sotto un baldacchino di +broccato d’oro e porpora, era un trono; mentre su quel palco, intorno +al quale splendenti in arme stavano le più scelte milizie ducali, il +luogotenente imperiale conferiva al Signor di Milano il manto ducale ed +il berretto emblemi della novella sua dignità; il nostro bravo capitano +alla destra portava la bandiera imperiale, e quella del Visconti +era portata dalla banda sinistra da Ottone da Mandello. Ma fuvvi più +d’uno in quella circostanza, che, sottraendo una parte della propria +attenzione alla solennissima cerimonia, non potè non notare il viso +vermiglio del milite Boemo, il quale, andando in lungo la funzione +trasse un sospiro, forse perchè da troppo tempo, siccome egli parve +esprimersi poi, trovavasi di esser stato senza dare un abbraccio al suo +fiaschetto. + +E la bravura ch’egli mostrò in un torneo il dì seguente, parimenti +dagli storici venne notata, e lo mise assai in grazia del nuovo +duca; il quale giudicandolo buon soldato, ed avendo bisogno di bravi +condottieri per guidare a termine i suoi ambiziosi disegni, con +larghe proferte lo impegnò a restarsene alla sua corte. Piaceva assai +al nostro capitano il bel cielo dell’Italia; e più gli piacquero le +promesse di Giovan Galeazzo ed al suo servizio si accomodò. Ma in +progresso di tempo il duca meglio lo conobbe, siccome uomo, cioè, bravo +sì ed intrepido sotto le armi, ma di assai ristrette cognizioni in +fatto di tattica; quindi nessun comando importante mai gli affidò, e +solo mandollo con un comando secondario nella Toscana. Ma alla morte +del duca suo protettore, cangiarono le cose; molte delle truppe vennero +licenziate, ed il nostro capitano lo fu con esse. Egli determinavasi +di prender soldo sotto di Facino Cane, quando gli venne offerto di +comandar la guarnigione che in difesa del suo castello armar volea +Antonio Bianchi. Venuto adunque al Castello del Monte, quivi viveva del +tutto a suo modo, ubriacandosi sei giorni della settimana, di quando +in quando un giro ne’ boschi facendo per uccidere qualche capriolo; nè +mai snudando la sua spada, giacchè gli ordini del suo signore a questo +riguardo erano stati troppo chiari e precisi: non volea che difendersi. +Arrigo, succeduto allo zio, avea trovato che il capitano era uomo di +buona compagnia, ed abbondando di ricchezze non pensava a disfarsi di +questo povero diavolo che risguardava siccome una passività inerente +alla stessa sua eredità. + +A lui Arrigo domandava adunque notizie sullo stabilimento de’ banditi, +che abitavano la caverna detta il Buco del Piombo; ed il capitano in un +gergo poco intelligibile gliene diede alcuni rassegnamenti. + +— Mein herr Arrigo, — gli disse il Boemo, — nessuno sapere chi essere +quest’uomo. Mein herr Antonio stare sempre in castello come Venceslao +prigioniero stato in Praga. Mandare quello uomo domandare danaro, +messere Antonio lui dare. Essere quell’uomo di grande coraggio: lui +aver armi date per demonio. + +— Io però non ho intenzione di passarmela così amichevolmente come mio +zio con costui per poco che mi molesti, — disse Arrigo. + +— Bene! aver gusto. Io aver voglia lui provare: aver combattuto per +Venceslao, aver combattuto per Giovanni Galeazzo: vedere cosa poter +fare questo diabolo. Aver gente brava in castello; voi essere omo ti +coraggio; mein herr Azzo combattere con gusto. Noi dare vain a nostra +gente: vain accrescere in omo grande valore. + +— Questa è la vostra massima; ma io crederei che le nostre forze non +avrebbero bisogno di aumento, se Carcano sapesse mettere in effetto la +metà solo delle sue millanterie, e adoperare la spada come sa adoperare +la lingua. + +— Io adoperare la spada! Lo porreste voi in dubbio? Io vi avrei voluto +presente alla battaglia di Rovagnate... + +— E che avete fatto alla battaglia di Rovagnate? — domandò Arrigo: — +Apparecchiamoci, Azzo, a sentirne una delle sue. + +— Una delle mie! Corpo di satanasso! Che mi credete, un vile? Udite. +Era la vigilia di Pasqua quando Facino Cane colle sue genti e con +quelle di Estore Visconti e del marchese di Monferrato, comparvero +innanzi al nostro esercito. + +— All’esercito di Antonio Carcano!!! — replicò Azzo, dando in uno +scroscio di risa. + +— Ridete, ridete, tristo motteggiatore; ma non è men vero perciò che +Pandolfo Malatesta, contro cui moveva Facino, non fosse di que’ tempi +con me carne ed ugna. Io veramente aveva consigliato a Pandolfo di non +arrischiare una battaglia, e di tentare piuttosto le vie degli accordi. +Milano è grande, io diceva, ce n’è per voi e ce n’è per Facino. Anche +Bernabò e Galeazzo lo divisero per metà. Ma Malatesti Malatesta allora +soffiava nel fuoco, ed aveva delle ingiurie private da vendicare; ed il +giorno seguente si dovette venire alle mani. + +— E voi, dove eravate? — domandò Azzo. + +— Nella retroguardia io era, — rispose il Carcano. + +— Benissimo! quello era il vostro vero posto. + +— Or bene, — proseguì il Carcano fingendo di non intendere a che +mirasse l’osservazione di Azzo. — Sentite, di grazia, ora il restante +e non m’interrompete. Comincia l’azione: Facino attacca i nostri, +arrovellato come un demonio. Estore menava de’ grandi colpi e +giustificava il suo soprannome di _Soldato senza paura_. I soldati +dì Pandolfo fanno ogni sforzo per respingerlo; Malatesti Malatesta +combatteva anche egli con coraggio, e l’azzuffamento si facea +sanguinoso: pure caricate da sì risoluti nemici le nostre schiere già +cedevano. Allora io dissi fra me: qui non c’è a perder tempo. Avanti +soldati, grido, e con tanta forza mi muovo verso la schiera condotta da +Estore Visconti a cui era unito Giovan Carlo, che quasi tutta la prima +fila fu rovesciata da cavallo, e molti furono uccisi. Estore poichè mi +vide contrastargli a questo modo la vittoria, contro di me si volse... + +— Il nostr’uomo si riscalda, — disse Arrigo ad Azzo. + +— Egli è già diventato un mongibello, — rispose Azzo ad Arrigo. Ma +il Carcano ad essi non badando proseguiva: — Io allora di piè fermo +lo aspetto. Fosse maraviglia, fosse rispetto, i soldati ci fanno un +cerchio intorno e sospendono il combattimento. Ma io d’un colpo getto +a terra ad Estore l’elmetto, e poichè egli volea pur combattere, +imprudente come è, io gli dico: «Signor Estore, a che combattiamo noi +qui?» + +— Aspetta, aspetta, — l’interruppe Arrigo, — ci conterai il restante +del tuo sogno dopo che avrem preso quel gallo di montagna. + +Erano allora in una parte assai solitaria e selvaggia del monte, e fra +di un bosco maestoso di castani antichissimi le cui cime erano state +danneggiate e scavezzate spesse volte dai fulmini dei quali molte +mostravano i recenti danni. Enormi sassi, che in più remote età per la +furia delle pioggie smossi dalla vetta scoscesa erano giù rovinati, +seminavano a quando a quando quell’erto terreno alzando le annerite +loro masse fra il verde fosco del muschio e quello più vivace delle +piante verdeggianti, e dei ginepri in ispecie e de’ fiori che in quelle +parti volte a mezzogiorno crescono tuttavia nell’autunno. + +Ma il gallo di montagna non sì tosto si avvide di essere osservato che +prese il volo. — Carcano, — disse Arrigo, — a te a raggiungerlo. — Il +Carcano tosto spiccandosi da’ compagni si diede a seguire quel grosso +volatile. Ma tutt’a un tratto egli si ferma come il viaggiatore, di cui +dice il poeta che incautamente premuto un serpe, + + Risalta indietro; e tosto il piè rifugge + Da lui che s’alza di furor si strugge. + +Non altrimenti il Carcano arrestossi, e da poi, con sollecitudine sì ma +con ogni precauzione per evitare ogni romore, e facendo col dito sulle +labbra segno a’ suoi compagni che non si movessero, tornando ad essi si +ricongiunse. + +— Che è, Carcano? — dissegli Azzo, — abbiamo noi innanzi un esercito di +Facino? + +— Indietro, — rispose il Carcano, — indietro, — replicò con voce così +bassa che appena poterono intenderlo; ed in pari tempo il colore del +suo viso, i suoi lineamenti dinotarono evidentemente lo spavento. + +— E che, più in là sta forse la bocca dell’inferno come la descrive +Dante, ed è questa la selva selvosa di cui egli favella? — disse Arrigo +sorridendo. + +— Che Dante? che inferno? Non avanzate di un passo, se avete cara la +vita. + +— La vita, sì, ci è cara, Carcano, ma al nostro fianco sta questa +che ce la difende, — disse Arrigo ponendo la mano sulla spada. — E +d’altronde io nulla veggo che mi indichi periglio; io non mi veggo +intorno che una tranquilla solitudine. + +— Solitudine! sì, voi credereste che io vi consiglierei di ritirarvi +se non vi fosse che una tranquilla solitudine? Via, siate prudente, +seguitemi: per istrada vi dirò il resto. + +— Non si dirà mai che io volga le spalle ad un pericolo che non +conosco, Carcano! Vedi tu Azzo che ti fa tal viso che indica insieme il +dispregio e la pietà? + +— Ebbene vada egli, avanti, vada, e vegga chi sta nascosto dietro di +quel macigno. Ma noi torniamo, il più presto che ci sia possibile, al +castello. + +— Su via chi vi si cela che non possiamo in tre combattere? + +— Ah Arrigo! ai contrassegni, di certo dietro quel sasso si cela il +Guerrier Nero, che abita il Buco del Piombo. + +— Ed è egli solo? + +— Ancora lo vorreste accompagnato? Non avete sentito che la sua mano +scaglia il fuoco e la morte? + +— Sì, ma s’egli è uomo, egli potrà ancora esser vinto ed ucciso, — +disse Arrigo. — Poco omai stimo la vita, e la tua stessa paura mi +sprona a tentare un’impresa contro di quel bandito, se pure non è +già un qualche tronco che tu scangiasti col Guerrier Nero, di che non +sarebbe a fare gran meraviglia. Ebbene, amici, — disse poi volto, ad +Azzo, ed al Capitano: — dobbiamo noi dare la caccia a quest’orso che fa +da re su questo monte; dobbiamo noi assalirlo fuori della sua grotta? + +— Per me altro non bramava che di provarmi con questo spauracchio +del paese, — disse Azzo; egli è già un pezzo che non mi si presenta +occasione di mettere la bontà della mia lama alla prova. + +— Mein gott! foler vedere chi stare questo grante diabolo, — disse il +bravo Capitano. + +— E voi, Carcano, ci seguirete? — chiese Arrigo al terzo de’ suoi +compagni. + +— Per me, se gli altri vogliono tentare una sì arrischiata impresa, non +mi ritiro. Io non dico mai di no; io non ho paura. + +— Ebbene avanti, — disse Arrigo, ed essendosegli posti alla sua destra +Azzo, alla sinistra il boemo Capitano, avanzò non badando al Carcano se +lo seguisse oppur no. Il Carcano fece due passi per andare avanti; ma +ben tosto, come se un muro fra lui ed i compagni suoi si frapponesse, +non potè più muovere un passo. Si arrestò adunque, ed ancora sembrava +da una superior forza a poco a poco per parte opposta trascinato. + +Frattanto i tre arditi compagni avanzando, e fra le loro mani tenendo +le loro balestre, si avvicinavano al luogo da cui tanta paura era +venuta in corpo al bravo nostro Carcano. E di già erano poco distanti +dall’enorme macigno che, al dir dello atterrito nunzio, nascondeva un +oggetto di tanto terrore; ed, accortisi che il Carcano non li seguiva, +dubitavano che di loro si fosse beffato, o che il suo terrore gli +avesse fatto travedere, quando ebbero a convincersi del contrario. +Non appena furono in grado di vedere gli oggetti che prima il masso +nascondeva che videro diffatti al suolo giacente, ma in sedere +ed in atto di persona che sta sulle difese, un guerriero tutto di +nera armatura ricoperto, e sospettarono veramente essere potesse il +personaggio dal Carcano disegnato. + +Non appena colui vide a sè lontani un trar d’arco i tre sconosciuti che +verso di lui si volgevano, che assumendo un’aria minacciosa, e contro +di loro volgendo la bocca dell’arme sua sconosciuta, così in voce di +tuono loro gridò. + +— Di un passo non vi avanzate, o voi che verso di me sembrate volgervi; +date le spalle a questi luoghi. Nuocervi io non voglio, ma l’andar +oltre non vi è concesso. + +— E chi a noi lo contende? — disse il Bianchi; — noi non siamo usi a +lasciarci intimorire da minacce. + +— Arrigo Bianchi, — replicò lo sconosciuto; — la vostra voce finisce di +svelarmi che voi siete veramente quel desso. Io vi conosco, e a male in +cuore mi costringereste ricorrere alla forza. + +Stupì Arrigo nel sentirsi a quel modo chiamar per nome. — Fermatevi, +— disse poscia a’ suoi compagni; ed egli stesso arrestò il passo. +Indi con attento occhio contemplando lo sconosciuto, si avvide che il +terreno intorno a lui era tinto di sangue. + +— E chi dunque siete voi che per nome mi chiamate, e che siete lordo +del vostro sangue? Se un tempo foste de’ miei amici, voi non avete +nulla a temere da parte mia. Ma, o confidatemi il secreto del vostro +nome, o dovete rendermi ragione delle vostre minaccie ed essere mio +prigioniero. + +— Prigioniero! La vita costata sarebbe tale parola a chiunque la +proferisse, di voi in fuori. Ma io troppo bene vi conosco; e troppo +grave mi sarebbe contro di voi adoperare la forza. Or bene, io +acconsento che solo a me vi accostiate; e voi saprete chi son io, e mi +ajuterete, ferito qual io sono, a salir l’erto monte. + +Arrigo disse agli amici che si scostassero e da lungi lo seguissero; +e senza sospetto, pieno di una incerta confusa idea destata in lui +dal suono della voce dello sconosciuto che nuova infatti a lui non +giungeva, al giacente si avvicinò. + +— Voi siete ferito in una gamba, — gli disse, poichè gli fu vicino; — +volete voi che io mandi per un chirurgo o per chi vi rechi a braccia +ove avete dimora? Ma prima ditemi a chi sono io per prestar il mio +ajuto? + +— Il vostro ajuto! Di nulla, io ho bisogno, e nulla voi mi potete +offrire che mi appaghi; la mia stessa ferita io la sprezzo, ed ora +il sangue è omai del tutto stagnato. E non per tanto io non accuso +la sorte che mi condusse ad incontrarvi. Sì, vostro amico io fui un +giorno; e a voi si svelino i lineamenti di questo volto sconosciuto in +queste regioni: mille ricordanze si affolleranno alla sua vista nella +vostra fantasia. Sì, noi fummo compagni alla corte dello scellerato +Giovanni Maria, che ora tanto avido aspira a beversi il mio sangue! E +fu la perfidia sua, la sua scelleratezza che spinse un guerriero che +_grande_ da tutti si chiamava a vivere in mezzo a nudi scogli, in un +cavernoso speco, e fra i disagi, finchè giunga il giorno desiderato di +sua vendetta! + +Proferendo queste parole lo sconosciuto, alzatosi, avea alzata la bruna +visiera. Un viso virile e pieno di fierezza erasi presentato ad Arrigo. +I suoi lineamenti dinotar poteano presso a quaranta anni; grosse +ciocche di neri capelli scappavano di sotto l’elmo, ed adombravano la +fronte ottenebrata. Due occhi vivaci come bragie splendevano sotto due +folti e del paro nerissimi sopraccigli; una spessa e incolta barba il +mento e le gote avvolgeva, ed accresceva la durezza dell’espressione +di que’ lineamenti feroci. Nel mentre egli ad Arrigo, in voce tronca +e che indicava qual foga dì affetti il petto gli premesse, venia +volgendo le espressioni del suo sdegno e del suo dolore, tutto il suo +corpo si animava; le sue mani stringevano i pugni per l’indegnazione; +il suo labbro tremava, le sue pupille lanciavano vive fiamme; e il +suo capo, rizzandosi, sembrava minacciare il tiranno da cui traean +origine le sue disgrazie. Egli stette quindi un istante in silenzio; e +poscia, a poco a poco deponendo le minacce ed assumendo l’espressione +dell’abbattimento, si percosse la fronte, e movendo gli occhi in +giro, in modo da lasciar intravvedere che la sua mente, dalla sciagura +scossa, era alquanto disordinata, soggiunse: — Ma è forse sogno; tutto +forse è perduto, ed invano io questo giorno l’attendo; e forse prima, +incanutite le mie nere chiome, rovescerannosi i forti ripari del mio +speco, anzi che questi miei occhi veggano rosseggiar la terra del +sangue di quello scellerato. — Oh quanto io sono infelice! — Ma no, +di che mi lagno? — soggiunse poi riaccendendosi della prima fermezza. +— Non sono io sovrano fra questi monti; non è qui rispettato dalle +genti intimidite il poter mio? Tanto ne ha forse Giovanni Maria sul suo +scosso trono! E se la base del mio potere è la forza, tutto in natura +non è forse il retaggio del forte? Se molte terre io disertai per +favorire chi un tempo era mio sovrano, disertarne non potrò per la mia +propria esistenza? Ma ora porgetemi il braccio, Arrigo, — in tuono più +rimesso soggiunse, — e nel muovere verso la mia caverna, grandi cose io +vi voglio far palesi. + +Arrigo, volgendo a quell’infelice alcune parole di conforto, gli porse +il braccio, e con lui proseguiva il cammino verso la sommità della +montagna, quando il suo misterioso compagno così a favellar cominciò: + +— Niuno più di voi a fondo conosce quale e quanto fosse il favore che +a me compartiva un tempo il perfido Giovanni Maria; e la mia sorte si +mantenne a me propizia fino al giorno 18 di agosto del 1404. Fu in quel +giorno fatale che, sospettando il duca di Pandolfo Malatesta, il quale +a Monza trovavasi, non desse mano a rilevare la fortuna della Duchessa, +che ivi pure avea sua stanza, risolvette dell’uno e dell’altra la +perdita. Egli per altro sotto opposti colori celando il suo disegno, me +incaricò e l’infelice Pusterla di sorprendere il Malatesta e la madre +sua, e condurli a lui in Milano. Egli ci ingiunse non fosse operata +colla madre la violenza; nel caso resistesse, in custodia venisse data +ad una persona a noi sconosciuta, e che egli allora ci presentò; disse +a questi aver affidata la cura di custodirla. Noi ubbidiamo a’ suoi +comandi; il giorno stesso noi partiamo: giunti in Monza, il Pusterla +assalta le schiere del Malatesta, nel mentre che io collo sconosciuto +mio compagno al palazzo mi reco della Duchessa, per eseguire del +figliuolo la commissione. Le genti di Pandolfo, che non erano più +che trecento uomini, tutte furono fatte prigioniere; Pandolfo però +salvossi, e potè giungere fuggendo mezzo ignudo in luogo di sicurezza. +Frattanto io mi era recato dalla Duchessa, ed espostole quale fosse +la volontà del figliuol suo, la esortava a sottomettervisi. Ma quella, +del suo male presaga, guardandomi con occhi torvi, entrò invece in tal +furore che, le più aspre invettive scagliando contro di quel mostro +ch’ella avea generato, per la forza della commossione sua cadde in +un profondo svenimento, ed io la credetti morta. — È morta! — sclamai +allora, compreso di orrore e compassione. — Ebbene ciò risparmierà una +droga! — disse il compagno mio. Allora io gli fissai gli occhi in viso; +la sua cera sinistra mi parve animata da un’espressione infernale! — +E che dir pretendete? — io replicai, in tuono sdegnoso. — Nulla, — mi +rispose quegli sogghignando: — se essa è morta non vi vorranno odorose +essenze per richiamarla alla vita. — Non voglia il cielo che ciò sia, +— soggiunsi io, gli occhi sempre rivolti su quel dubbio mio compagno. — +Nol voglia pure, — disse il malvagio; ed il dialogo qui terminò. + +Frattanto in sè tornando poco dopo la Principessa, giurò che viva +nessuno da Monza l’avrebbe strappata; e noi la assicurammo che alcuna +violenza non le verrebbe fatta. Solo venne infatti nel suo palazzo +custodita; e la sovraintendenza di esso ne fu lasciata alla persona +che il Duca avea designato per l’uffizio di carceriere. Pochi mesi +dopo, si udì che era morta; nessuno conobbe della morte la cagione, e +molti sospettarono che fossero i malvagi trattamenti che le avessero +accorciata la vita. Io i miei sospetti, assai più fondati, in me serbai +per qualche tempo; ma mi allontanai dalla corte pel grande orrore +che l’azion rea del principe in me destava. Finalmente ne feci parola +al Pusterla, e quegli giurò che certamente la Duchessa era stata dal +figlio avvelenata, che però era il fatto a celarsi ad ogni persona che +vivea. Ma egli ebbe, più tardi, l’imprudenza, per assicurare il Duca di +sua fedeltà, di lasciargli intravedere ch’ei conosceva le particolarità +del fatto; e io da lui stesso ciò seppi: ma non passarono due giorni +ch’egli fu messo a morte nel modo orribile che tutti sanno; e allora, +non a torto, io sospettai per la mia stessa vita, avendomi alcuno de’ +miei amici assicurato che il Pusterla era stato posto dal Duca alla +tortura, e che lo Squarcia avea ucciso colui che lo avea torturato. Più +non dubitai che il possesso del mio secreto a me non fosse per essere +fatale, e lasciai la città. Venni diffatto per ogni parte cercato colle +più squisite diligenze, ed a prezzo d’oro fu messa la mia testa: la +conoscenza del misfatto del tiranno è una colpa di morte per quello che +la possiede! + +— Che intendo! A tanto dunque veramente giunse l’inumanità del Duca? Ma +voi avete forse bisogno dell’altrui soccorso per ritirarvi e vivere in +uno stato straniero? Parlate; io non vi lascerò senza ajuto. + +— No! errando io fuori della città senza sapere ove rivolgermi, +conoscendo quanto periglioso fosse essere scopo delle ricerche di vili +che non bilanciano nel troncare un capo quando loro è pagato a peso +d’oro, io feci il più tremendo de’ giuramenti, che vendicato mi sarei +di Giovanni Maria. Questo giuramento è quello che qui mi lega; per +questo io mi cinsi di compagni pronti a seguirmi ad ogni mio cenno; e +solo per questo, colla forza provvedendo a’ miei bisogni e a quelli de’ +compagni miei, io traggo una vita concitata fra questi monti. + +In questo mezzo essi erano giunti di già innanzi all’apertura del vasto +speco che servivagli di asilo sicuro. Larga è questa da forse cento +passi, ed è sospesa sovra uno scoglio a cui a stento si accosterebbero +le stesse selvagge capre, tanto ella è erta la strada che vi conduce. +Lungo tutta l’apertura estendevasi un grosso muro di pietre con due +porte, entrambe da pesanti ferree saracinesche difese. + +Altre aperture vedevansi praticate nel sodo muro ad uso di balestriere; +e la sommità di esso coronata scorgevasi di merli e munita di due +bertesche o torricelle. Nel resto, la vasta abitazione di cui il +muro stesso facea parte, ricevere dovea la sua maggiore luce dalla +parte interna riflessa dalle gigantesche pareti della immensa grotta +biancheggiante. Un ruscelletto, a rendere più forte ancora quel luogo +già dalla natura tanto fortificato ed a provvederlo di uno degli +elementi più necessarii alla vita, scendeva disotto un arco quasi nel +mezzo appunto della caverna, e fra enormi sassi frangendo le grosse +onde vi formava una cateratta. Del resto, non erano, come si disse, +soltanto allora state innalzate quelle fortificazioni; e solo esse +erano state riparate per opera di que’ banditi che presentemente le +occupavano. + +Dopo di aver un istante contemplato sì l’uno che l’altro in silenzio +il maestoso spettacolo di quella grotta, il Guerriero dalla nera +armatura animando lo sguardo suo come di orgoglio e di compiacenza, con +quell’enfasi che gli era propria negli istanti in cui la disordinata +sua fantasia prendeva fuoco così sclamò: + +— Ecco la casa mia; ecco il mio castello; quale mai fu più maestosa +abitazione? Ove sono le torri che più si innalzino di questi scogli +giganteschi? Vedi queste colonne cinericce che fiancheggiano e +sormontano il vasto speco: non sorgon esse tanto orgogliose quanto +quelle che pose Ercole in fine al mondo? Ma tu, Arrigo, veder potrai +ancora l’ampiezza dell’interno mio palazzo; vedrai quanto addentro si +inoltri la caverna tenebrosa, ed il numero de’ miei soggetti che ivi +securi in me soggiornano. Credimi; allorchè la mia mente, ogni idea del +passato obbliando, tutta piena si giace delle sensazioni istantanee +del presente, io pieno di guerriera gioja passo molte ore in quel +forte antro che è come la mia reggia. Tutto abbonda nella caverna; nè +la gioja vi è bandita fra miei compagni. Ma allorquando, solitario la +notte a lunghi passi mi aggiro nella muta mia stanza, e penso al tempo +in cui numerose schiere ubbidivano al mio comando, quante imprecazioni +non scaglio contro di colui per cui sono costretto a vivere fra queste +balze! + +Arrigo si ingegnò a porgergli dei conforti; e gli rinovò l’offerta +sua, che qualora, tranquilla vita riprendendo, passar volesse in altro +stato, al che esortavalo, egli gli avrebbe somministrato quanto gli +fosse abbisognato. + +— Non già, non già: la mia sorte è stabilita, — replicò l’altro; — se +così non fosse, la forza del mio braccio a me provvederebbe, e pure +ai miei provvederebbe il mestiere della guerra. Ma eccoci allo speco: +seguitemi per quest’erta strada; benchè la mia ferita mi tormenti, io +per altro col vostro ajuto potrò salirvi. Giunti su quel masso, i miei +compagni giojosi accoglieranci. — Ei gittò un fischio, e ìmmantinenti +apparvero alla saracinesca molti strani visi, che riconosciuto il loro +capo si ritirarono; la cateratta si alzò; fu fuori spinta una scala per +agevolare ai due l’entrata. Salì il primo lo sconosciuto capo di quella +banda, e dopo lui saliva Arrigo Bianchi. + +— Voi siete lordo di sangue! — sclamò la schiera de’ banditi che con +gioja rispettosa si era messa intorno al suo capo. + +— Sì, — rispose questi, — allorchè jeri noi tornavamo verso il +monte, ed a’ miei due compagni avea ingiunto che mi precedessero, +io ritirandomi fui ferito leggermente in una gamba, tanto però che +il dolore mi vinse, e dovetti passar la notte in una parte riposta +del monte. Ivi trovai questo mio amico, e col suo ajuto a stento qui +finalmente io mi ricondussi. + +Allora tutti rivolsero la attenzione loro ad Arrigo; ma nessuno ebbe +l’animo di fare una domanda curiosa al loro capo. + +Costui licenziò i compagni suoi con aria di comando, ma amichevole; +e quindi conducendo il giovine suo conoscente fra le varie stanze, +nude di ogni ornamento, che componevano quello strano palazzo, e +mostrandogli quanto nel monte l’umida grotta si sprofondasse, così +tornò a dar sfogo al rammarico che nell’animo suo allora si accumulava. + +— E chi detto l’avrebbe, allora che sotto armi lucenti io mi avvolgeva +fra le giostre e i tornei, chi detto avrebbe che io sarei un giorno +diventato il selvaggio abitatore di questa caverna? Ma ancora chi +detto m’avrebbe che, qui vivendo, io vi avrei stretta la destra di +uno dei nobili miei amici? Ma addio. Non lasciate traspirare nemmeno +all’aria il segreto di che vi misi al possesso; esso formar potrebbe la +vostra rovina. Tornatene a’ vostri compagni; da me, nè da’ miei, nulla +temete. Oh se quell’esecrato capo cadrà un giorno, noi torneremo ancora +compagni! + +Arrigo fu commosso a tale commiato; e stringendo la destra nerboruta +del terribile suo amico, lasciò la caverna, dalla quale venne ajutato +a discendere dai satelliti di quell’uomo tremendo: scese egli, e tutto +pieno della triste idea di quella vittima della tirannia, non ebbe +fatti più che trecento passi, che incontrò i suoi compagni, io voglio +dire Azzo ed il capitano, i soli che da lungi lo avessero seguito. + + + + +CAPITOLO IV. + +IL LUSINGHIERO + + +Il nostro Antonio Carcano difatti non avea fatto lo stesso. Vista la +mala parata, il poveretto, queto queto, si era ritirato, e posciachè fu +ad una ragionevole distanza, e sicuro omai di non essere più veduto, a +gambe si pose a correre verso del castello. La sua paura però lo trasse +fuori di strada; e dopo di aver percorso da circa un miglio, tutto +ansante si fermò, dubitando di ciò che era, voglio dire di essersi +smarrito. + +Egli allora, con un po’ più di tranquillità dando ordine a’ suoi +pensieri, così fra sè cominciò a discorrere: + +— Che dirà Arrigo di me? egli dirà che sono un poltrone; ma io potrò +ribattere l’accusa, scusarmi, non importa in qual modo. Sì, sì, +cento idee mi suggeriscono a tal proposito; nè mai a me vennero meno +pretesti. Frattanto, pensiamo al più: pensiamo a trovare la strada di +questo maledetto Castello. Ove diavolo se ne è andato? Lo si vedrà da +quell’eminenza. Per dire il vero sono stanco; ma saliamola. Ancora, +solo non ho tanto gusto a trovarmi in questi paesi. Con questi banditi, +e con questi ghibellini, preveggo che io qui non sono nel mio elemento. + +Così ragionando, ed anelante, si ingegnava di salire la altura da +cui sperava scoprire il desiderato Castello del Monte. — Benedette le +contrade di Milano, — fra sè diceva, — al tempo di Giovanni Galeazzo +e prima che queste guerre de’ Guelfi e de’ Ghibellini vi portassero +l’inferno, e l’uso infame di scannarsi a vicenda. Che bel passeggiare +fra di esse, vivendo alle spalle di un amico, a cui non si pagava che +un poco di adulazione! Ora quel maledetto Facino ha data la fuga ai +Guelfi; e non si può più vivere nemmeno colà. E quell’imbecille di Duca +lo ebbe nelle sue mani, e lo lasciò fuggire! Oh se foss’io il Duca non +vorrei lasciarmi venire coi piè sul collo a questo modo, no da parte +di Sant’Ambrogio! Ma così va il mondo. Al tempo di Giovanni Galeazzo +nessuno contava un soldo, il Duca era tutto; ora il Duca è nulla, e +chi comanda sono coloro che gli hanno giurato di ubbidirgli. Ma eccomi +finalmente su questa erta! Mo’, vedi, ancora non si vede il castello! +Fuggisse egli, siccome l’Italia ad Enea? non ci mancherebbe che questa! +Ma oimè! che accade? sento strepito: fosse un lupo? no, pare una pedata +d’uomo. Che sarà mai? è meglio che mi nasconda fra questo cespuglio. + +Così dicendo, egli con gran diligenza si appiattava fra di una folta +macchia che ingombrava una parte del bosco, il quale estendevasi quasi +continuamente su quella ampia montagna. Il povero parassito per la +paura era veramente divenuto tale da far pietà. Il color suo naturale +lo abbandonava; a pena si arrischiava a respirare; e forse egli non +avrebbe sfuggito i funesti effetti di quello stato angoscioso, se +a rassicurarlo non si fosse agli occhi suoi in breve mostrata una +scena assai diversa da quella che forse alla sua immaginazione egli +si dipingeva. Fu adunque, invece di essere terribile, la scena che +a lui si offrì la più gioconda, e quella che più egli avrebbe potuto +desiderare. + +Infatti, poichè per qualche minuto si fu sempre più fatto maggiore lo +scrosciar dei cespugli e dei rami rimossi che formavano ostacolo al +piede di chi si avvicinava, che dal passo misurato altro essere non +poteva che un individuo della specie a cui egli stesso apparteneva; +che, con sua grande soddisfazione, egli vide finalmente spuntare una +figura umana, e tale da assicurarlo pienamente dal suo terrore. Poichè +prima un bel volto giovenile avvolto in un fazzoletto a strisce di più +colori, poscia un seno turgidetto e gentile, sebbene l’alabastro avesse +alquanto di sua candidezza perduto sotto la sferza del sole di Luglio, +quindi una azzurra gonnella, ed una persona piena di rusticane grazie, +e leggiadria. Arrossì allora, forse per la prima volta, il vile della +sua paura, e balzando fuori dal suo nascondiglio: + +— Bella giovine, — disse portandosi verso la contadina; — quale pena vi +infliggerò io dell’avermi rotto un cheto sonno, nell’istante medesimo +che stanco di un lungo passeggio ne cominciava a gustare le dolcezze? +Ma per voi parlano quelle vostre labbra coralline; ebbene sia su +queste che cada la vendetta. — Ciò detto a lei con modi cavallereschi +ed affettati avvicinandosi, e prendendola per le braccia, stava per +accostare le sue labbra ai rubicondi coralli della contadina; quando +questa, non ismarrendosi a quell’assalto, e liberata la destra dalla +mano dell’impudente damerino, al passionato suo ammiratore applicò uno +schiaffo sì sonoro che l’impronta della forte mano restò rosseggiando +sulla decorata guancia. + +— Signor cavaliere, — poi soggiunse la robusta Driade, ponendosi in +atto di difesa, — si guardi, perchè io cercherò di difendermi; e non +andrà molto che alcuno giungerà in mio soccorso. Ma in nome de’ santi, +non voglia tormentare una povera fanciulla che di recente ha schivato +per miracolo una gran disgrazia! + +All’udire l’annunzio, _arriverà alcuno_, che in tuono profetico e +misterioso, non meno del Battista, la giovane contadina pronunziava, +il Carcano, suo malgrado, impallidì; e cangiando di tratto modi, +diè indietro due passi, e disse: — Il cielo mi guardi, bella ninfa, +dal recarvi disgusto; nè io credeva offendervi, mostrandovi la mia +ammirazione. Adunque voi siete una beltà dolente! Via in me confidate, +narratemi le vostre avventure, e voi avrete da me fido patrocinio e +difesa. + +— Io non capisco bene il vostro linguaggio; ma mi pare siate, sebbene +un poco licenzioso, un buon signore. Voi forse siete milanese. +Tutti cotesti giovani di Milano sono un gran tormento per le povere +fanciulle da villaggio: anche il signor Estore Visconti, sebbene sia +quel gran signore che è, e già vecchio, ci fa arrossire quando capita +a Parravicino. Or bene, sappiate che jeri per poco non successe la +maggiore delle disgrazie. + +— E sì che voi meritereste che la fortuna fermasse a’ vostri piedi la +volubile sua ruota, mia villereccia dea! + +— Già ve l’ho detto, io non capisco di questo linguaggio; e, se +parlerete così, io non saprò più che rispondervi. Ma conoscete voi +Giorgio Tanaglia, il falconiere del signor Giovanni Pusterla?... Come +non lo conoscereste, che è il primo nei contorni che sappia allevare +bene un falcone ed un astore! + +— Giammai di lui, io ebbi udito parlare, la mia fanciulla; ma del suo +padrone udii dire che sia un Ghibellino assai feroce. + +— Per noi il signor Giovan Pusterla è della miglior pasta del mondo. +Ebbene, mio zio, il falconiere, jeri ha corso pericolo di essere +ammazzato dal Guerriero Nero della caverna; ed anche,... anche il +povero Carlotto! + +— Il Guerrier Nero della caverna! — disse Antonio impallidendo. + +— Sì, egli stesso. Ma voi siete di Milano e non ne avete forse inteso +parlare. Sappiate adunque che in quella caverna che sospesa si vede +in cima a questo monte abitano de’ fuorusciti che impongono taglie a +tutto il paese, e spesso rubano le bestie che pascolano sui monti; ma +fanno più male ai Ghibellini; e lasciano stare d’ordinario i Guelfi e +la povera gente. Dicesi che il loro capo sia figliuolo di una strega, +perchè ha un fulmine nelle mani. Mio zio jeri corse gran pericolo, con +quel poveretto giovine di Carlotto... + +— Carlotto... E chi è questo Carlotto? + +— Carlotto? egli è... Ma ecco qua Andrea che giunge. Bravo, così voi mi +custodite; bella scorta che mi fate! Via spicciatevi, che l’ora si fa +tarda. + +Mentre ella così parlava, compariva fuori da que’ densi cespugli che +l’avean prima celata, la persona a cui queste parole erano volte. Era +costui un villano di statura piuttosto bassa, ma quadrato e muscoloso +quant’altri mai, e pieno di robustezza. Portava in una mano quattro +polli di cui stringeva le gambe in un fascetto, nell’altra un grosso +e noderoso bastone, ed avea un grande coltellaccio alla cintura. Avea +ispida barba, che raddoppiava la durezza dell’espressione de’ suoi +lineamenti; e le fattezze del suo viso indicavano un ingegno torpido e +goffo. — Ho trovato compare Luca la giù, Lucia, ed abbiamo discorso un +poco della vendemmia. + +— Noi andiamo al convento di S. Francesco, signore, per portar delle +offerte ai buoni padri, e questi fiori (e mostrava un canestro che +sostenea col sinistro braccio) all’immagine miracolosa della Madonna, +che forse è stata essa che ci ha salvati. + +— E colui è l’onorevolissimo vostro zio, mia bella ninfa? + +— Mio zio! — sclamò la giovine in tuono di chi come offeso si sente +nell’amor proprio e nell’onore; — mio zio, signore, è ben altra cosa +che Andrea il giardiniere! + +— Ah sì, io stesso l’avrei giurato: dal duro tronco della quercia +nascer non potevano lo rose dilicate, nè coi fieri lupi aver parentela +i teneri agnelli. E il vostro nome, mia bella, è forse Lucia Tanaglia? + +— Sì, ma ciò che deve importare ad un signore, come voi esser dovete? + +— Ah, mia dea, il nume cieco non conosce distinzione di grado. Sì, io +sono un signore. Pochi in Milano vantano eguali ricchezze di quelle +di Antonio Carcano; mille belle mi assediano; ma il mio cuore... ho da +dirvelo? non mai fu tanto scosso quant’oggi alla vostra vista. Ditemi, +potrò io visitarvi nel tugurio del padre vostro? io potrei anche farvi +mia sposa... + +— Ah signore, che cosa dite? io sono già promessa a Carlotto il +figliuolo dell’oste. + +— Ora capisco chi è questo Carlotto che vi sta sempre sulle labbra. E +voi preferireste un gaglioffo alla mano del più nobile, del più ricco, +del più possente cavaliere di Milano, s’ei ve la offre? Eh via, voi non +sarete sì stolta, bellissima Lucia, io nol posso credere. + +— Signore, non incalzate una povera fanciulla. Ed inoltre, ecco il +convento de’ Francescani; noi ci siamo giunti, non vogliate seguirmi. +Che direbbero di me i buoni padri, e frate Paolo specialmente, che sa +che io sono promessa? Piuttosto, se volete, siete padrone di sedervi +colà, ed aspettare il mio ritorno... + +In altra occasione non si sarebbe il nostro lascivo damerino +accontentato di un semplice commiato ad una bella di questa fatta; ma +la faccia tetra e sinistra e lo sguardo attento e stupido di Andrea lo +tennero in rispetto. Egli adunque si limitò a rispondere con queste +parole alle esortazioni della giovine contadina: — Ebbene, voi lo +volete, ed io non saprei contrariarvi: qui il vostro ritorno aspetterò. +Ma termini presto questa fosca notte che del bel sole de’ vostri rai +così mi priva. — S’assise allora sovra di un sasso che stava sotto un +salice piangente, e che forse era uso servire di tranquillo scranno a +qualcuno de’ solitarj abitatori del vicino convento assorto in sante +meditazioni; e volgendo fra sè idee ben diverse di quelle che oggetto +saranno state de’ casti pensieri di que’ santi romiti, così fra sè +stesso diceva. + +— Vedi, non falla mai: gran secreto per rendersi propizie le beltà di +bassa condizione... una promessa di matrimonio... Vedi come cascano +dalle nubi, — proseguiva l’infame libertino, — a queste parole +incantatrici! Costa così poco: Si dà: ecco la mia massima; ma quando +ho côlto un frutto prematuro, io mi ritiro. Pianti, schiamazzi, +desolazioni; a me che importa? tutto poi finisce: qualcuna va all’altro +mondo pel dolore; ma io non ci perdo, e con altra bella me la godo. +Cadrà anche questa con quattro parole ricercate e una promessa... Ma +ha già lo sposo: povero tanghero, sta fresco! Il figlio dell’oste! Eh +gliel dirò io il proverbio, se nol sa: «Sono sempre gli stracci che +vanno in aria». Ma, e se fosse un giovine risoluto? Se avesse compagni? +Non vorrei farmi una seria briga! Ci vorrà prudenza: ci vorrà raggiro. +Suo zio è falconiere di Giovanni Pusterla; ora costui, dicono, è un +demonio. Amo le belle; bramo i loro favori; ma la pelle mi è più cara; +e se non è al sicuro, al diavolo le donne e gli amori. E’ converrà +questa fiata, pensarci due volte prima. Ma intanto? Intanto però non +parmi tempo di battere la ritirata. È troppo bella costei, e mi ha +colpito veramente. Ha due occhi che mi incantano; e quelle guance; e +quella fronte; e quel bel seno? A batter la ritirata sarò sempre in +tempo; mancano a me astuzie, scuse, stratagemmi? Un altro potrebbe +far dare allo sposo una coltellata; ma io di tali eccessi non sono +capace... Oh Vergine Santa; soccorso! La vita in dono per pietà! + +Quest’ultima esclamazione, così poco consentanea al rimanente dei +ragionamenti del nostro Antonio, fu fatta a forte voce e fugli +strappata dal labbro da due compagni a lui indivisibili, voglio dire +il sospetto e il terrore. Difatti, mentre egli era assorto nelle +sue macchine scellerate, e ne’ suoi desiderii contrari al nono de’ +comandamenti, e pur tanto consentanei alle usanze allora propagate +in Milano per gli esempi de’ cortigiani e del malvagio duca Giovanni +Maria; tre persone a lui pianamente si erano accostate dietro le +spalle; e poichè egli non se ne avvide, malgrado la squisitezza del +suo orecchio accostumato a star in guardia per dar tempo ai piedi di +provvedere alla sua salvezza, uno dei tre colla mano pesantemente +la spalla gli percosse. Il Carcano, trasalendo, assalito tanto più +bruscamente dal terrore in quanto che più inaspettatamente, a un tratto +manifestossi per quello che era, un poltrone e un codardo, chiamando +ad alta voce a un tempo dal cielo che tanto co’ suoi infami disegni pur +oltraggiava, e dagli uomini da cui più non ne meritava, pietà. + +Uno scroscio concorde di risa fu tutta la risposta che egli dai tre +ottenne. Il povero tapino, di già fatto pallido come un cadavere, +allora, o che tanto di forza e di coraggio in sè raccogliesse o che +l’istinto vel traesse, indietro volse un po’ la testa, e con quel +leggerissimo movimento si rassicurò; poichè dopo un istante da lui +conceduto alla sorpresa: — Oh! — sclamò, ripreso cuore, — siete dunque +voi! Affè che io conosciuti vi avea, e veduti assai tempo prima; e +per sollazzarvi ho finto di essere sbigottito. Ma, bravi, io sono ben +contento che mi abbiate raggiunto: io spero che non lontani sarem molto +dal castello. + +— Anzi noi andavamo di te in traccia da questa banda, nel mentre che +alcuno dei nostri era incaricato di cercarti altrove; noi abbiamo +sentito da alcuni de’ nostri paesani che tu non eri nel castello +tornato, — disse Arrigo. — Ma via sii sincero, Carcano; tu credesti di +essere côlto questa volta almeno da tuo padre l’arcidiavolo. + +— Diamine! che sognate mai? E credete voi che io avrei paura di sua +maestà delle tenebre, fosse anche seguito da una legione siccome quella +che si gittò presso Gerasa nella mandria de’ porci?... + +— Molto onori te stesso, assomigliandoti a quegli immondi animali! +Ma via, noi non ti possiamo credere. Ma l’ora è tarda, torniamo al +castello, il pranzo colà ci attenderà. + +— Buon annunzio è questo! buon annunzio! Affè che io cominciava a +sentir l’appetito. Assiso sotto questo salice, io contemplava il +magnifico paesaggio: quante gravi meditazioni si succedevano nella mia +mente! Quando il ventre è leggero la fantasia serve a maraviglia. Che +paese! che cielo! quale incanto! io esclamava. Ma ora sento che il mio +ventre tenea altro ragionamento; e la vista del tuo pranzo, Arrigo, non +è a questa da posporsi. Noi avremo della selvaggina, spero; avremo del +vino di Monte Orobio. Sono due gusti diversi il meditare e il mangiare; +ma non meno perciò l’un dell’altro pregevoli. Sono come due bravi +cavalieri che con forze e ardor pari vengano a giostra, come sarebbe +Antonio Carcano, e Arrigo Bianchi... + +— Vi ringrazio del paragone, che a me non fa più onore che a voi ne +faccia il confronto da voi testè fatto delle mandrie de’ porci di +Gerasa. Ma ditemi adunque, prode cavaliere da giostre; perchè fuggiste +questa mattina innanzi a quello sconosciuto in cui ci abbattemmo? + +— Fuggire! io! No in nome del cielo, io non fuggo sì di leggeri. Ma, se +aveste avuto voi tre meno paura in corpo, avreste meglio veduto ove io +mi movea. + +— Ah! ah! ah! — ridendo, disse Azzo. — Verso il castello, non è vero? + +— Verso il castello? L’ho io veduto forse il castello? No, no, sentite +che tutto vi narrerò strada facendo. Non appena voi vi foste avvicinati +a quel macigno dietro cui si ascondeva il Guerrier Nero, se pure egli +era desso, che non l’ho ben veduto, che ecco che alle spalle io veggo a +noi avvicinarsi quattro uomini armati, che sicuramente essere dovevano +compagni di quel bandito arrischiato. Or che si fa? Se vi avviso, +io vi spavento: adunque io dico fra me, contro costoro basterò solo. +Fatta tale risoluzione, cavo la spada e loro mi faccio incontro. Essi +mi opponevano da principio la più vigorosa resistenza; ma i miei colpi +erano di ben altro peso che i loro. A me canaglia! gridava io, a me! +Ad uno diedi una stoccata nel collo che forse ne morì. Come gli altri +quattro malandrini se ne avvedono, a gambe a fuggire, e... + +— Basta così, — disse Azzo, interrompendolo: — solite anomalie! Da +quattro ora sono già divenuti cinque, e se proseguite, diventeranno +otto o dieci. Non vorrei che popolaste a questo modo il mondo di +ladroni e di nemici. + +— Dite ciò che vi piace, ma gli assassini erano cinque, ed io tutti li +ho posti in fuga: tre sono andati da una parte; e uno solo da un’altra. +Uno solo restava a combattere con me, ma io che non li avea temuti +tutti e cinque.... + +— Bravissimo! + +— Sì veramente, — proseguì Antonio, — io non mi lasciai intimorire da +quell’arrischiato birbante... Ma che vuol dire questo corno che sentesi +a noi vicino nel bosco? — disse il Carcano interrompendosi; ed al +colore infocato delle sue guance successe la più smorta pallidezza. + +Il Capitano disse che non potea essere che Giovanni Pusterla, venuto a +cacciar nel bosco, come di solito ve lo spingea la sua prepotenza. + +— Me ebbe egli forse da mio zio l’assenso? — chiese Arrigo. + +Il Capitano nel suo gergo disse di no; e che lo facea solo perchè lo +zio di Arrigo non avea mai fatto provare a colui che non ne avea il +diritto. + +— Ebbene, — soggiunse Arrigo, — se è lui, chiediamogli ragione di +questo suo arbitrario operare. + + + + +CAPITOLO V. + +LA PREPOTENZA + + +Non a torto il Capitano aveva presentito che essere il Pusterla quegli +doveva che a suo diletto andava cacciando pel bosco. + +Giovanni Pusterla, nato di una famiglia principalissima fra le +ghibelline di Milano, era cugino di quel Pusterla dello stesso nome +che, dopo di aver per ordine del Duca dato passaggio ai Ghibellini +in Monza, ove era castellano, il giorno in cui vi erano andati per +assalire il Malatesta e la Duchessa, era stato dal Duca stesso a’ suoi +sospetti sagrificato. + +Siccome poi l’odio del Duca non si era limitato a sfogare il suo +corruccio contra il castellano di Monza, ma vi aveva sottoposta ancora +tutta la sua famiglia, e ciò a malgrado dell’alta considerazione che +questa godeva fra’ Ghibellini, Giovanni Pusterla, cugino dell’infelice +vittima, credette opportuno sottrarsi ai pericoli che continuamente lo +minacciavano lasciando la città, e ritirossi nel suo castello presso +di Parravicino. E tale risoluzione egli avea presa non tanto perchè +egli di sè temesse, quanto per amore di un’unica sua figliuola che +teneramente amava, e per la quale, giudicando dall’indole del Duca che +perdonato non l’aveva nemmeno a un fanciullino dell’infelice suo cugino +figliuolo, egli doveva del pari che per sè stesso temere. + +Ben è vero che questo Pusterla godeva della valida amicizia del +possente Facino che a questo tempo signoreggiava il Duca stesso; ma +oltrechè Facino era di sovente assente dalla città, il Duca pure odiava +quel capitano, e ne avea date prove non era gran tempo tendendogli +delle insidie; per la qual cosa il maggior vantaggio che ritraesse il +Pusterla da quell’amicizia si era quello di poter sicuro tornare un +istante di quando in quando, trovandovisi quel generale, nella città +a visitarvi gli antichi amici per poi lasciarla il più presto, al suo +sicuro asilo tornando in Parravicino. + +Siccome poi era il carattere del Pusterla focoso e facinoroso, +così egli annojavasi della sua quiete, e tentava ingannare la noja +coll’esercizio della caccia, tanto analogo al mestiere delle armi. +Egli non si era poco distinto nelle turbolenze di Milano; ed a capo +de’ Ghibellini avea menato assai colpi nella giornata memorabile del +Malcantone; egli vi aveva anche riportata una ferita o per meglio dire +uno sfregio di cui nel volto gli si vedeva la cicatrice. Ora egli a +mal in cuore si accontentava di turbare la quiete degli abitatori delle +selve che a lui appartenevano, e come la sua prepotenza il portava non +lasciava di invadere i diritti de’ Guelfi allora oppressi cacciando +sul loro territorio; e così facea spesso nelle foreste appartenenti al +possessore del Castello del Monte. Era a que’ tempi Erba dipendente dai +Rusconi, ma questi intesi solo a sostenervisi non vi aveano introdotto +quasi nessun governo; e l’anarchia vi dominava. Quindi noi abbiamo +veduto il vecchio Bianchi pensare alla propria difesa armando una +piccola schiera nel suo Castello. Ma egli, come si è detto, non pensava +a respingere gli assalti del Pusterla: e gli altri Guelfi, di lui più +deboli, non osavano alzar la testa. Quindi questo vecchio Ghibellino di +giorno in giorno cresceva in prepotenza. + +Ma il suo carattere ammetteva non pertanto ancora molte buone qualità. +Avea della generosità; era benefico verso i suoi dipendenti, e buon +amico cogli amici. Bravo nel maneggiare la spada, era altrettanto +gioviale ne’ conviti; e la sua casa, aperta all’amicizia, diventava +spesso il ricetto di grandi personaggi con cui era in lega. Egli +procurava allora ogni mezzo per trattenerli piacevolmente, e la +cordialità sua in questa occasione spiccava in modo sì bello che +nessuno dal Castello suo si partiva senza essere divenuto l’amico vero +del suo possessore. Di questo modo egli avea fatti grandi progressi +nell’amicizia di Facino Cane e di Beatrice Tenda di lui moglie, +di Estore Visconti allora signore di Monza; e, nel momento di cui +parliamo, ancora di Giovan Carlo Visconti figlio abbiatico di Barnabò +che, privato di Canturo per opera di Facino, avea trovato asilo in +Monza presso di Estore suo parente. Ivi, in occasione che v’era andato, +il Pusterla avea stretta con lui una amichevole relazione, e i suoi +cordiali eccitamenti lo aveano indotto a passare qualche settimana seco +a Parravicino. + +Egli era adunque per rallegrare il suo illustre ospite che questa volta +il Pusterla si era condotto fuori alla caccia, e secondo l’uso era +venuto, per ottenerla più abbondante, nei vasti boschi che formavano +parte dei dominj dipendenti dal Castello del Monte. Or egli era +riuscito ad uccidere un capriolo, quando dando fiato al corno avea +intorno a sè chiamato i suoi compagni per dar loro parte del lieto suo +successo. + +Questi suoi compagni erano il già nominato Gian Carlo, detto il +_Piccinino_ per la sua piccola statura, due suoi scudieri, il +falconiere Giorgio Tanaglia, che il lettore di già conosce, ed uno o +due altri famigli del castello. Ora stavano essi esaminando la bella +preda, e lodandone la pinguezza e il bel colpo che l’avea messa a +morte, quando, dalla parte opposta del bosco da cui i compagni del +Pusterla erano quivi giunti, comparve Arrigo coi tre suoi colleghi, ed +alla schiera de’ cacciatori improvviso mostrassi. Un istante di stupore +parve rendesse attonito il Pusterla a quella vista. Egli non aprì +labbro, nè alcuno de’ suoi compagni proferì parola. Tutti si limitavano +ad imitare più o meno il Pusterla che alzando la testa e dando alla sua +persona l’aria più altera, altro non fece che fissare sui sopraggiunti +uno sguardo che parea loro dicesse: «Ora che pretendete?» + +Arrigo Bianchi non si lasciò intimidire da quell’atto altero del suo +rivale e disse: — Signori, questi boschi a me ora appartengono, nè +io altrui cedetti il diritto di venirvi a cacciare. So che alcuno lo +usurpò durante la vita di mio zio; ma il tempo or è cangiato, e chi li +possiede intende mantenersi in tutta la loro integrità i suoi dritti. +— Così dicendo, il suo volto si infiammava di una vampa di sdegno. Il +bravo Azzo gli si era posto al fianco e tenea la mano sull’impugnatura +della spada. + +— Signore, — disse il Pusterla; — per la vostra età e per la +fazione a cui appartenete, voi mostrate avere più orgoglio che non +vi si convenga. Sappiate adunque che io cento volte ho cacciato in +questi luoghi, e che non saranno le vostre smargiasserie quelle che +dissuaderanno dal più tornarvi Giovanni Pusterla. Si sa che i Guelfi +hanno più presta la lingua che la mano; sono più forti di parole che +nel trattare la spada. + +— Eppure voi non aveste tal arra il giorno del Malcantone, — replicò +Arrigo. — Mio padre vi impresse in volto un cotal segno che tuttavia +non appare cancellato dagli anni agli occhi del figliuolo. + +— Ah fu dunque un Bianchi che mi portò lo sfregio che ho in viso? +Ebbene in questo caso guardatevi che desiderio non mi prema di +pareggiar le partite, e che per una graffiatura io non vi paghi con +qualche ferita più profonda. Ma via ritiratevi. + +— Giammai, se tu non parti il primo, — venne in mezzo a dir Azzo, e +trasse fuori la spada. + +— Ebbene, cane, vediamo, — disse il Pusterla, — e fece lo stesso, e con +lui diessi a combattere. + +— Teufel... sappremant! — gridò il Capitano ed egli pure fe’ veder la +luce alla propria lama. + +— Che pretendi orso d’oltramonte! — sclamò il falconiere, e messo +mano ad una lunga spadaccia che avea al fianco gli si pose incontro a +combatterlo. + +Ma Arrigo con voce severa: — Via, Azzo, — gridò, — fermatevi; via, +Capitano, non veniamo a questi passi. + +— Via Pusterla, via Falconiere, cessate, — gridava pure dal suo canto +Giovan Carlo, vedendo con ripugnanza che per cagione sì frivola si +ponessero a rischio le vite. Ma non aveano appena i due che far cessare +voleano quel combattimento terminato di proferire queste parole, che il +falconiere con tal destrezza assestò cotal colpo al suo antagonista che +coltolo lo stese esanime sul terreno. Cessò allora quasi per un muto +consenso il conflitto fra Azzo ed il Pusterla; Carlo Visconti si pose +in mezzo in tuono autorevole e pieno di maestà, dicendo che in nome del +cielo non si rendesse ancora più funesta quella triste scena. + +Il Pusterla disse: — Non io darò il primo le spalle a questo luogo. +Giammai non dirassi che Giovanni Pusterla un indizio solo altrui abbia +dato di viltà. + +— Via, — proseguì il Visconti, — ritiratevi voi, o giovani bravi e +coraggiosi, che un diritto sostener volete per convalidar il quale la +maggior forza ora non è dalla vostra parte. Che volete? Che pretendete? +Non vedete voi quanto superiori siamo in numero? Voi siete due contro +sei: or che sperate dal vostro ardore, o dalla vostra imprudenza? + +— Pur troppo è il vero, — disse Azzo con voce rauca e piena di rancore. + +— Ma noi non partiremo però di qui, — soggiunse il Bianchi. — In +questa terra giace l’esanime spoglia di un nostro compagno, nè noi +l’abbandoneremo agli oltraggi di un nemico prepotente. + +— Ebbene, se è per questo, non temete — soggiunse il Pusterla. — +Sull’onor mio vi giuro che nessuno toccherà un capello a questo bravo +che combattendo restò ucciso. Inoltre, lo conosco, egli non è nè +Guelfo, nè Ghibellino; è uno straniero che non si è battuto che per +conto terzo. E d’altra parte noi abbiamo un altro morto che ci preme di +vantaggio, un capriuolo che val bene la carogna di questo Boemo. + +— Or bene, noi siamo costretti cedere alla necessità: ma ci rivedremo +Pusterla, — disse Arrigo. + +— Quando voi vorrete; — replicò il vecchio ghibellino. Azzo ed Arrigo +dispettosamente si ritirarono. + +— Parmi fossero quattro, — disse un istante dopo che furon partiti il +Pusterla a Giovan Carlo: — ora soli due si sono ritirati. + +— Il terzo, — disse uno degli scudieri di Giovan Carlo, — si è tratto +in disparte e nascosto fra quella macchia. + +— Ebbene, — disse il vecchio Pusterla, — egli non è dunque compreso nel +trattato di tregua: Falconiere, va e snida quel codardo che lo veggiamo +in viso. + +Il falconiere ubbidì, andò, ritornò, fu sopra al povero Carcano a +cui gelò il sangue nelle vene in vedersi afferrato a quel modo da una +persona di sinistro aspetto e lorda in parte di sangue: tremante non +oppose resistenza alcuna; e si lasciò con una passiva rassegnazione +condurre innanzi a Giovanni Pusterla, per ordine del quale egli era +stato afferrato. + +Ma poichè fu giunto in presenza di quel personaggio il cui aspetto +severo era atto ad incutergli il maggiore spavento, l’anima troppo +abbattuta di quel tapino ebbe bisogno di uno sfogo e così esclamò. — +In nome di tutti i santi, non vogliate farmi del male. Che? vorreste +uccidermi? che ho mai fatto io? Credetemi, io non ho mai snudata la +spada contro persona vivente. Non mi sono io ritirato fin dal principio +di questa zuffa? Via, come ci entro io? Quale colpa ne ha il povero +Antonio Carcano? + +— Antonio Carcano! — disse Giovan Carlo Visconti. — Ah, lo conosco! +Egli fu fatto mio prigioniero nella battaglia di Rovagnate, ove vi so +dir io che veramente non ferì un colpo solo. Eh via, è un codardo, un +parasito, uno che vive di scrocco. Lasciatelo stare, lasciatelo subito +andare, che altrimenti morirà di paura, ed avremo allora due omicidj a +rimproverarci. + +— Ebbene ha dunque de’ buoni compagni il Bianchi! E con questi +pretendeva egli cozzare con Giovanni Pusterla? Ma tale l’altro non +era che meco combattè. A costui somiglierà forse Arrigo! Ebbene, è +meglio per lui: altrimenti a quest’ora sarebbe andato al padre suo +nell’inferno. — Ciò detto il Pusterla fe’ cenno al Falconiere che +lasciasse andare il Carcano; e con sè portando la fatta preda tutti +volsersi silenziosi verso di Parravicino. Il Carcano tra la paura e lo +stupore sembrava non potersi movere, non altrimenti che se fosse stato +di sasso. + +Ma ritiratosi il Pusterla il Carcano con ribrezzo si diede a fissare +lo sguardo sul cadavere dello spirato capitano. L’atto estremo in cui +la morte côlto lo aveva era ben degno del suo valore. Egli stringeva +tuttavia nella destra la spada, ed il suo volto era pieno ancora di +minacce. Ma la pallidezza della morte era succeduta alla vivace porpora +che prima lo aveva colorito. Fremè il Carcano a quella vista; ma poi le +sue idee, presero ben tosto un altro corso. — Che dirà di me Arrigo? +che dirà Azzo? Io debbo pensare a nuove scuse. Farò così: lorderò la +mia spada nel sangue del Capitano, e dirò che mi portai alle spalle +dei nemici, e che incontratili nel ritirarsi ne uccisi alcuno. Va +benissimo. Povero Capitano, permetti che mi giovi di una piccola parte +del tuo sangue, di cui sei liberale al terreno, per un uffizio che mi è +necessario: eri tanto buono vivendo che di certo non mel rifiuterai ora +che sebbene faccia spavento, pure più non sei capace di muovere un dito +solo. — Così dicendo egli immerse nella ferita del Capitano la spada, e +si diede poscia a raggiugnere i suoi compagni. + +Nè egli stette molto tempo a rinvenirli; poichè costoro cangiato +sentimento, temendo non qualche fiera nel frattempo lo insultasse, +tornavano per caricarsi essi stessi del cadavere sanguinoso del loro +collega. Al vedere il Carcano Arrigo con mal umore gli disse: — Ove +fuggiste voi, cuore di gallina? + +— Fuggire? Possibile che sempre così abbiate a pensare di me? Vedete +voi questa spada? È sangue questo, od è fango? Io mi era mosso per +assaltare alle spalle quel branco dei Ghibellini, e poichè non giunsi +che partiti voi, ne ho ferito uno che si era sbrancato e mi diedi a +intracciarvi. + +— Eh via; — disse Azzo. — Parvi egli questo il tempo di spacciare +questa grossolana menzogna? + +— Credete quello che volete: questo sangue parla chiaro; — e snudando +la spada ne mostrò la lama rosseggiante. + +— Foss’egli vero che voi stato foste da tanto di battervi, fosse pure +con uno staffiere! — disse Arrigo. — Ma via, ecco il cadavere del +capitano: Carcano, ajutaci a trasportarlo al Castello. + +Così dicendo, Azzo ed Arrigo si caricavano di quella esanime salma; ma +il Carcano si tenne da loro lontano, scusandosi che s’era slogato un +piede; e nel mentre che si avvicinavano al Castello del Monte, il vile +superstizioso così fra sè invece discorreva. + +— Mi guardi il cielo di avvicinarmi a quella carogna. Vedi come +alla mia presenza quel sangue ribolle e sgocciola; che se lo tocco, +zampillerà a rivi. Possibile mo che sia vero, che un corpo morto si +accorga della presenza di chi si tinse del suo sangue? E costui ha +da pigliarsela con me perchè con un innocente stratagemma lordai il +mio ferro nel suo sangue? Oh non mi piacerebbe che si sapesse ch’io +ho ricorso a tal ripiego per salvare la mia riputazione! Basta, si +potevano dare più strani casi in un giorno! Se le cose così procedono, +io cangerò padrone, e me ne tornerò certamente a Milano, a rischio +ancora di dover vivere co’ scarsi miei quattrini. + + + + +CAPITOLO VI. + +UN AVVISO DEL CIELO + + +Il giorno appresso la salma esanime del povero capitano antico +guerriero di Venceslao, e che sì bene di quell’imperatore avea fin qui +imitate le prodezze, venne con solenne pompa trasportata al luogo di +sua estrema dimora; e non fu senza qualche lagrima di dolore e rancore +che Arrigo vide partire il funebre convoglio. + +— Ora ad altro non si pensi che a vendicarlo, — disse Azzo ad Arrigo; +e poichè sul modo ebbero alquanto fra loro discusso, convennero metter +le armi in mano alla piccola guarnigione del Castello, armare anche +i più risoluti de’ contadini da esso dipendenti, e per soprappiù +cercare ai Rusconi, signori del Castello di Erba e come si è visto +assai d’amicizia stretti al Bianchi, altri sei od otto uomini d’arme, +per portare la schiera destinata ad effettuare i disegni dei due +animosi giovani a trenta o quaranta combattenti. Il Rusconi non esitò +a compiacere il Bianchi, pregiando assai l’amicizia di lui; tanto più +che avea timore, per le viste ambiziose di Facino Cane, non avesse egli +stesso ad aver bisogno in breve dell’ajuto di tutti i suoi aderenti. + +Peraltro la piccola schiera che alle armi si preparava non venne +informata del motivo che ad essa le avesse fatte distribuire; +soltanto da alcuni si sospettava: il secreto dovea essere l’anima di +quell’operazione, nè sapeasi se quel giorno stesso, o nel seguente, o +più tardi si avesse ad uscire; se pure non trattavasi semplicemente di +stare sulla difesa. + +Si era proibito a ciascuno di uscire dal Castello; il Carcano ancora +non sapea che volesse dire tutto quel militare apparecchio; ed +Arrigo ed Azzo nell’antica sala del Castello, antico avanzo di gotica +architettura, ed i cui fregi, consistenti in rozze sculture e trofei ed +armi, assai bene dimostravano l’indole fiera de’ primi suoi possessori, +il cui sangue ribolliva nelle vene del giovine Arrigo, costoro dico, +con viso annuvolato e pensieroso a gran passi passeggiando per la sala, +disputavano tra di loro il modo di mettere a compimento il già ideato +disegno. + +Così si trattenevano, e non era di molto lontana la sera quando +Anselmo, un vecchio servo di Arrigo, entrò ad annunziar loro che un +frate rispettabile di S. Francesco facea umile istanza per essere +ammesso al loro cospetto. + +Era allora appunto l’Ordine de’ Minori di S. Francesco come la colonna +della Chiesa. Nato nel tempo in cui la corruzione si era gettata fra +gli ordini monastici, e la mollezza si era introdotta a corrompere +la nobile austerità delle primitive loro istituzioni, quest’ordine, +per la austerità della sua regola, avea riscosso dal loro sonno +letargico ancora gli altri, ai quali serviva di tacito rimprovero +col suo esempio. E non pertanto, siccome è proprio di tutte le umane +istituzioni, che, ottime e sante da principio, il tempo insensibilmente +le guasta, così ancora fra i zelanti discepoli di Francesco alcun +poco rilasciato si era col volgere di più d’un secolo il primitivo +fervore. Ma di recente un personaggio distintissimo, e di santissima +vita, era stato mandato dal cielo a richiamarli alla strada primitiva, +in tempi in cui per il disordine in che giaceva la Chiesa a cagione +dello scisma, tanto bisogno aveasi di ottimi esempj; e San Bernardino, +visitando molti e molti conventi dell’Italia, e soprattutto della +Lombardia, vi avea portata la riforma non solo, ma sembrava aver +in molti individui infuso quasi il suo forte spirito, le pure sue +vedute, il suo zelo eloquente, l’illuminata sua carità. Persone +rispettabilissime adunque trovavansi a que’ tempi in più de’ conventi +della Lombardia; ed il personaggio ora ammesso alla presenza dei due +giovani ardenti e feroci, era appunto di questo eletto numero uno dei +più distinti. + +E ben ne avea grande bisogno il paese al tempo di cui parliamo; +perocchè ove la voce autorevole di un ministro della religione agli +uomini pervertiti severamente il loro dovere non annunciasse, nessun +freno più era omai che al dovere li tenesse, e la loro tracotante +audacia imbrigliasse. Quasi ombra di governo più non rimaneva in +que’ momenti di anarchia in molti de’ villaggi del Milanese, e +principalmente da queste parti. Il Duca vi avea perduto ogni autorità, +e i suoi potestà aveano desistito dalle loro incombenze. La casa +Rusconi dall’altro canto vivendo nel sospetto che Facino contro di +essa muover volesse, non pensava che a star in guardia contro di lui e, +come le tante volte di già si è detto, per nulla si dava pensiero della +conservazione del buon ordine. Di qui i molti disordini cagionati dalle +prepotenze de’ signorotti abitanti i dintorni, di qui il sorgere delle +private ostilità e delle sette che così mal compresse erano state nella +stessa capitale. Era dunque veramente un grandissimo benefizio della +Provvidenza che personaggi venerabili col freno della religione i già +troppo indocili animi tentassero di continuo richiamare coll’esempio e +col precetto alla smarrita strada della giustizia e della pietà. + +All’entrare che fece nella antica sala Frate Paolo, che tale era +il nome del santo personaggio a cui ora volger dobbiamo la nostra +attenzione, Azzo ed Arrigo si inchinarono rispettosamente verso di +lui, però con quella fierezza che animava due giovani facinorosi, +principalmente nell’istante che tutto pieno aveano il pensiero +dell’idea di loro vendette. — Reverendo padre, — disse Arrigo al +venerabile francescano che a lui si presentava inchinandosi, — voi +forse venite ad invitarmi, siccome erede recente di questo castello, a +proteggere e sovvenire il vostro convento: non ne dubitate, lo farò. +Amici sono i Guelfi della Chiesa, e la mia famiglia fu sempre assai +favorevole al venerando ordine di San Francesco. Inoltre sono uomo, ho +la mia parte delle colpe che sono inevitabili nella vita, e con larghe +beneficenze alla Chiesa mi corre l’obbligo di riscattarle. + +Il personaggio a cui Arrigo volgeva queste parole, in cui compiangere +ci è forza la cecità di que’ tempi ne’ quali commettevansi le più +nefande scelleratezze e si credevano espiate coll’erezione di un +convento o con una largizione al clero, era un uomo di mezzana +statura e ben complesso della persona. Natura ancora avrebbe colla +pinguezza reso maggiore il volume di quelle membra robuste, ma una +austerità rigorosa che nel viso ben gli si vedeva scolpita, ne rendeva +le forme più nobili, l’aspetto più maestoso. Due occhi cerulei e +vivaci splendevangli pieni di penetrazione, sebbene coll’impronta +dell’umiltà, incavati sotto due sopracciglia ben arcate, e dalle +quali appariva l’abituale serenità del suo animo; le guance pallide e +scarne accusavano lunghi digiuni sostenuti; la fronte dimostrava una +imperturbata calma, e i capegli biancheggianti le accrescevano dignità, +come anche la folta barba meno canuta che sul petto gli scendeva. Ma +nell’espressione del volto questa volta, più che la tranquillità e la +pace, vedevasi impressa la malinconia e la costernazione. + +— No figliuolo, — rispose egli al Bianchi in atto della più profonda +umiltà, — non sono le gemme, la materia di che Dio volle costrutto +il suo altare. Sacrifizio di salute è il custodire i comandamenti, +allontanarsi dalla iniquità. Migliore è l’ubbidienza, delle vittime +di que’ ciechi che non conoscono il male che essi fanno. Tu mio Dio +non hai voluto sacrifizio nè oblazione, ma mi hai fatto le orecchie +per udir la tua voce: ed a che servono al peccatore e le offerte e le +vittime, se noi sappiamo che Dio i voti del peccatore non esaudisce? +Ah no, non è l’oro che i servi del Signore cercar denno di adunare, +non è l’acquisto di ricchezze mondane a cui aspirar denno i discepoli +di S. Francesco; e noi ne facemmo un pieno getto fino dal primo dì +che vestimmo questa rozza tunica, cingemmo il cilicio ed una corda, +abbracciando la povertà. Lungi stia il demonio di tal tentazione +dalle nostre povere mura: lo spirito di Bernardino non venga mai +meno fra i rigenerati suoi fratelli. Ma io sono, benchè indegno, un +pastore della afflitta Chiesa: io curar deggio il gregge; e poichè +veggo le mie pecorelle smarrirsi, io debbo loro correre appresso, e +ritornarle all’ovile. Altri doni io vengo a chiedervi; altri sacrifizi +a domandarvi in nome del Signore. + +— Padre, voi mi parlate un linguaggio molto oscuro. Guardimi il cielo +che io ve ne faccia rimprovero; ma spiegatevi meglio: e se l’onore o le +facoltà mie lo permettano, di certo troverete in me un uomo disposto +ad assecondarvi. — Il Francescano, alzando al cielo gli occhi, di una +lagrima gli bagnò e così rispose. + +— L’onore dite voi? Ah! è appunto contro quest’idolo profano e +perverso, questo nome venerando a vile sozzura attribuito, questo turpe +vitello d’oro che lo zelo mio debbe divampare! Intorno a questo profano +idolo danzar io veggo ora i figliuoli e le figlie di Israele fra il +suon de’ cembali ed i canti dell’allegrezza, scordando che sulla vetta +del monte a lor benefizio siede la maestà del sommo Iddio. Ma levati +o Signore: perchè ti addormenti? ajutaci, liberaci per amor del tuo +nome dal nemico: impugna l’arco e le saette, arma d’ira il tuo braccio: +liberaci dal malvagio! Sì, ai leviti si spetta denudare le spade, +riparare all’onore del tuo santo nome! Nè questi sien lenti in compiere +la tua santa volontà. + +— Padre, io veggo che un santo zelo si infiamma; ma io non so perchè. +Volgendo a me tali parole, voi sembrate riprendere un assassino. +Ma sappiate che io del mal fare non mi compiaccio; e che lungi dal +commettere altrui ingiurie od oppressioni, io sempre adoprerò le forze +mie a respingere le violenze. Ed anche ora mi sto apparecchiando per +punire un assassino che alza la sua testa malefica e superba fino alle +nubi, e che io spero, prima che il nuovo dì tramonti, sarà curvata fino +a terra, ed avvilita nel fango. + +— Ah voi lo diceste: e questo appunto è quello che io temeva. Appunto, +dissi fra me, il sangue è stato sparso su questa terra; e fra i +superbi nascon sempre dissidii. Ah figliuoli degli uomini, e fino a +quando avrete voi cuore insensato, e correrete appresso la menzogna? +Io lo dissi: La bocca di costoro è ripiena di amarezza; e le loro mani +sono veloci a spargere il sangue. Io però esser non dovea indolente +nell’opera del mio ministero. Va, annuncia la parola, insta opportuno, +insisti importuno; riprendi, scongiura, sgrida, usa pazienza e +dottrina: parla loro le parole dell’eterna verità: annunzia loro la +dottrina del Signore: così il dover mio me lo impone. Sappiano essi +adunque che chiunque contro il fratel suo si adira, verrà giudicato +e trovato reo: temete Dio nè contro il vostro prossimo vi adirate: +la strada degli empi finisce nella perdizione. E perchè non hansi a +tollerare le ingiurie? perchè non sostenere le frodi? A voi istà bene +recar ingiurie e frodare: sostenerne, perchè vi grava? forse che non +sapete che per gli iniqui non è il regno de’ cieli? La vendetta al +Signore si aspetta, ed ei faralla: se il nemico è affamato, sostentare +noi lo dobbiamo; se ha sete, dargli bere: È così che carboni ardenti +aduneransi sovra il suo capo. Solo perdonando agli uomini i loro +peccati, il padre nostro celeste a noi le nostre colpe rimetterà: +non perdonando, il padre nostro non perdonerà. — E in pronunciando +queste parole la fronte del buon religioso da principio piana, umile e +dimessa, sfavillava siccome quella di un profeta piena di maestà. + +— Ma che, padre; voi stesso questa mattina mirato avete la sanguinosa +piaga dell’assassinato mio compagno, e voi persuader mi vorreste a +lasciar invendicato un sangue che pur ci chiama vendetta. Occhio per +occhio, mano per mano, vita per vita, questa non è giustizia? No no, +non istate ad insinuarmi altri consigli: questi sono pei vili; ma la +mia anima troppo vi ripugna. + +— Occhio per occhio, mano per mano, vita per vita; quest’era la legge +antica imperfetta e adatta solo a gente rozza a popol duro: ma tale +non è la legge di Gesù Cristo, — proseguì a dire l’ispirato ministro +della verità. — Egli altrimenti ci ammonisce: se coloro che vi amano +voi amate, dice egli, quale merito? non fanno altrettanto i pubblicani? +i peccatori ancora fra loro amici di amore si ricambiano. Io adunque +dico a voi: Amate gli inimici vostri, perchè figli voi siete del padre +vostro celeste; il quale il sole fa nascere ed aggirarsi e sovra +i buoni e sovra i malvagi, e le piogge ai campi de’ buoni come de’ +malvagi dispensa: di amore ricambiate il vostro nemico e sarete figli +di Dio. Ah no, il sole non tramonti sull’ira vostra: che ognuno che +odia il fratel suo è reo di omicidio. + +— Azzo, che risponderete voi al buon padre? — disse Arrigo dopo un +istante di silenzio che ebbe luogo dopo le ultime parole del fervoroso +banditore degli oracoli dell’evangelio. — Parvi buona questa dottrina? + +— Signore.... Cosa fatta capo ha. Chi troppo medita, nulla imprende. +Non so che dire. Fate voi: in quanto a me non chiederò a voi nè al +frate consiglio. + +— Padre, — replicò Arrigo: — io ora ben capisco che cosa veniste per +insinuarmi. Voi vorreste che come un giumento io mi lasciassi caricare +di percosse senza recalcitrare. Vera stimo la vostra dottrina, ma è +fuori di moda. Ora però non posso cosa alcuna promettervi: ci penserò: +la porta del Castello non vi sarà chiusa domani: pregovi ritornare: +nulla per ora posso risolvere. + +Abbassò il capo il santo francescano tutto pensieroso e mandò un +sospiro: dopo un istante di silenzio, così dolorosamente sclamò: + +— Ahi pur troppo è vero. Si sono alienati da Dio fin dalla loro nascita +i peccatori; fin dal seno della madre han deviato dai retti sentieri, +hanno parlato con falsità. Ma quanto sono a compiangersi costoro: +hanno succhiato i bambini col latte della nutrice l’iniquità, e dense +tenebre hanno ingombrata la terra. Indurato si è il lor cuore; e il +loro furore è simile a quello del serpente; simile a quello dell’aspide +sorda che si chiude le orecchie per non udire la voce dell’incantatore. +Ma sappiatelo: di ben corta durata egli è il trionfo dell’iniquo. +Io vidi l’empio a grande altezza, siccome i cedri del Libano, passai +e più non era, nè il luogo si scopriva ove egli era. Abbracciate la +dottrina retta affinchè non abbia il Signore con voi a sdegnarsi, e +così perdiate la giusta via; ed uditemi: L’empio si aprì una fossa ed +in quella stessa fossa è caduto. Sì andate, vendicatevi, date sfogo +al furor vostro: nel laccio stesso che voi tendete nascosto, in quel +laccio sarà côlto il vostro piede. + +— Buon padre, il mio cuore non è insensibile alle vostre parole, — +riprese Arrigo in tuono dolce e rimesso, — ma, già ve l’ho detto, ora +non so rispondervi: tornate domani. Ringraziovi per altro della vostra +premura per il bene della mia anima. E se posso offrirvi alcun ristoro +pel corpo, tutto il mio castello è a vostra disposizione. + +— No: solo col digiuno e colla preghiera si scacciano questi demonj, — +replicò il Francescano mestamente: — io umilierò nel digiuno l’anima +mia; e la orazione mia rivolgerassi nel mio seno. Solo allora io +esulterò che avrà il Signore esaudita l’umil mia prece. Con voi sia la +pace. — Ciò detto abbassò il capo venerando e si ritirò. + +Un perfetto silenzio succedette alla sua partenza nella camera. Arrigo +a lento passo e col capo chino pensieroso ivi passeggiava. Azzo facea +lo stesso, fermandosi di quando in quando a fissare gli occhi sdegnosi +sull’amico. Egli ruppe finalmente il silenzio e disse: — Or che ne +pensate voi? + +— Nulla per ora, — rispose Arrigo; — lasciatemi solo, chè troppo +contrastano fra di loro le mie idee: quando vi avrò posto più di ordine +ci parleremo. + +Azzo indispettito voltògli le spalle, nè più lasciossi vedere +dall’amico durante il restante di quella giornata. + + + + +CAPITOLO VII. + +IL CATTIVO CONSIGLIO + + +Da varj pensieri agitato, Arrigo solitario passò buona parte della +notte, e stanco poi gittossi senza spogliarsi sul suo letto per gustare +alcune ore di riposo. + +La nostra fantasia che di idee sì sconnesse, si compiace illudere il +nostro spirito durante l’imperfetta vita che nel sonno godiamo; quella +vita in cui della volontà cessa l’imperio, in cui noi siamo, quasi per +incanto, sotto un nuovo orizzonte trasportati, la nostra fantasia ci va +con le sue visioni sempre più travagliando quanto più l’animo di chi in +braccio al sonno restauratore si abbandona è commosso ed i suoi nervi +sono nell’irritazione. E fu appunto di questo modo che nuove scosse, +ancora nel riposo, trovò Arrigo sul suo letto, e mille contrarie +visioni incerte a lui dinanzi si appresentarono. + +Ma in mezzo alle fantasime odiose che l’animo suo commossero già +turbato, una angelica, e scesa forse da quella porta d’oro da cui i +fortunati sogni vollero gli antichi movessero il volo, a lui dinanzi +finalmente si appresentava; la dea de’ suoi pensieri. Essa parea dargli +de’ precetti; e quindi fra altre visioni meno distinte a lui dinanzi +scompariva. + +I primi raggi rifratti del debole sole di autunno, offuscati ancora da +una legger nebbia che ingombrava il firmamento, ebbero appena dissipate +le tenebre e rischiarato l’aere pingendo di un rossiccio colore +l’oriente, che il sonno del giovine troncossi, ed egli balzò in piedi. +Pieno ancora la mente delle ricordanze del giorno antecedente e di +quelle più confuse della notte, dato di piglio al ferro agitavasi nella +sua stanza conturbato, e così finalmente egli sclamava. + +— Oh quale mai destino sta attaccato a questo fatto! Quelle parole +di quel vecchio venerabile mi stanno fitte profondamente nel cuore, +siccome oracoli mi rintronano gravemente negli orecchi; ed ora una +idea nuova, più incantevole, più possente, misteriosamente a quelle +si accompagna; e tu pure sembri dissuadermi dal por mano alle armi, +o bel angelo che il cuore mi conquidesti. Ma perchè io non rivedrotti +più che ne’ sogni! Pur queste idee che mi distornano dallo snudare la +spada, sarebbero essi consigli della viltà? E se veri sono i precetti +dell’uom pio, perchè il mondo non li adotta, e riconosce? Che se io +solo mi soffrirò un insulto nè correrò a vendicarlo, da quante parti io +non mi vedrò da baldanzosi nemici assalito? Come respingerò io le loro +violenze, se colla spada non mostrerò ch’io non li temo? + +Egli accostossi ad una finestra, chiamò un servo, e gli ingiunse +di dire ad Azzo che a lui venisse. Si diede quindi di bel nuovo a +passeggiare silenzioso e conturbato per la sua stanza. + +In capo a pochi minuti la porta si aprì ed armato di tutto punto e +pieno il volto di un’espressione di altera fierezza comparve sulla +soglia Azzo. + +— Azzo, che vuol dir ciò, che cinto sei dell’armi? — gli disse l’amico. + +— Sì, io sono cinto dell’armi e del pari lo sono tutti i soldati del +Castello e gli altri che raccogliemmo e che i Rusconi ci han mandato. +Se voi vi determinate all’impresa già disegnata, tutto è pronto, e +sarà questo un bel giorno per far mordere le labbra al Ghibellino +superbo. Che se voi siete tramutato da un frate, ebbene io nol sono +già, e so ancora che il valoroso cerca sue ragioni nella spada: io solo +mi porterò dinanzi il Castello di quel superbo, e solo lo sfiderò a +rendermi conto del sangue ch’egli ha versato. Or che volete da me? il +tempo stringe: che risolvete? + +— Azzo, io sono dubbioso: una voce segreta mi dice che io non corra a +vendicarmi. + +— Ebbene, restate. Io non resterò già. Di voi dica il mondo che vuole; +non sarà detto di me, che io sono un codardo; nè di me rideranno i miei +nemici. Cerchi la lepre salute nella fuga e nel silenzio; chi ha cuore +ribatta i colpi, e rintuzzi le offese. Restatevene col Carcano, io +combatterò, e vinto o vincitore, più non rivedrammi il vostro Castello. +Date in esso albergo a questi frati che vi travolgono a lor piacere: +essi inpingueransi delle vostre ricchezze: temono forse non il Pusterla +se ne impossessi; da colui nulla sperar potranno. Ma, per dio, non vi +sono altri frati che vi assolveranno da un omicidio mettendo a loro +disposizione una buona borsa! + +— Azzo, non frammettete oltraggi contro la pietà vera di un santo, a +parole più sensate e che più gradite suonano al mio orecchio. + +— Sì il suono della tromba guerriera gradito suona all’orecchio del +buon destriero uso alle battaglie. Voi nella pace coltivate gli ameni +studi e liberali, ma vile non siete fra le armi. Pur che dirassi di voi +se ora non rintuzzate gli oltraggi di un superbo usurpatore de’ diritti +vostri; vorrete voi, coi semi di generosità che avete in petto, dare +frutti di viltà? + +— No... Tu bene parli, nè io so trattenermi! Così pure io penso, e così +sarà. Vera sarà la dottrina del venerabil vecchio; ma egli le leggi +del mondo non conosce; ed ha il mondo le sue leggi. Egli non sente le +passioni che conturbano l’anima, e la sconvolgono in tempesta: la sua, +fredda ed agghiacciata, non sente l’impeto delle passioni, gli stimoli +pungenti dell’offeso onore. Nessuno al mondo dritto avrà di sprezzare +Arrigo; e tu sarai l’ultimo che il potrà fare, altero Pusterla. Io ho +risoluto... Ma altresì ho promesso di aspettare quel Francescano... + +— Voi promesso non gliel avete, — replicò Azzo: — ricordatevi le vostre +parole: voi gli diceste che la vostra porta a lui non sarebbe chiusa: +ora egli entri, e non ci trovi. Per dio, no non aspettiamolo; le sue +parole svolgono i sassi. Io stesso perdea jeri la favella; io non +seppi che mi rispondessi; la lingua mi si annodava. Non l’aspettiamo. +Le nostre genti già sono armate: non si frapponga indugio, nemmeno per +lasciar loro il tempo di ristorarsi; rifocilleransi nel bosco. Ma qui +non ci trovi quell’austero. + +— Ben parli. Or via, in due istanti io sono armato: tutto disponi per +la partenza. — Azzo senza replicar motto si ritirò. Un rumore di armi +bentosto si intese nella corte del Castello, un parlarsi a vicenda, un +intonare di strofe guerriere. In breve ebbe Arrigo indossate le armi, +ed apparve interamente coperto di ferro: sovrappose la sua sorcotta +portante, insegna de’ Guelfi, la croce bianca; ed accompagnatosi con +Azzo, guidando la sua piccola schiera uscì dal castello e prese la +strada verso il bosco. + +Proceduti buon tratto di strada silenziosi, Arrigo voltosi ad Azzo così +gli disse con uno sforzato sorriso. + +— E il nostro Antonio Carcano non è egli dunque della nostra schiera? +non ha egli vestita la sua tanto vantata armatura? + +— Antonio Carcano! E quando mai in qualche lodata impresa ed ardita +fu visto colui? Prima vedrassi la gallina alzarsi fin dove giunge +l’aquila, che il Carcano snudare la spada per affrontare un pericolo. +Il poltrone non appena ebbe inteso che nostra intenzione era di tentar +una fazione contro il Pusterla che ridestò il pretesto della slogatura +del piede, e disse che reggersi non potea. Ma quale meraviglia, se +perfino la vista di un cadavere sembra spaventarlo? Non notaste come +schivava di avvicinarsi al corpo del povero Capitano che ora sarà da +noi vendicato. Il Carcano sarà sempre il più ciarlone ad un convito, ma +non sperate veder quel codardo fra una schiera di valorosi. + +— È vero, colui è privo di ogni forza di animo, come di virtù. Pure il +ribaldo col suo spirito ci alletta. + +— Così va spesso. Lo spirito ha un incanto che fa scordare molti +difetti: ma non di rado si accoppia con vizj troppo deformi. Sempre +piace il suo splendore; ma chi in questo caso vi si accosta, corre +rischio, come la farfalla, d’abbruciarsi le ali. + +— Ma come intendete voi pigliarvela col Pusterla? + +— A ciò daranno norma le circostanze. Noi lo sfideremo; se egli accetta +la sfida, io combatterò seco, e se io cadessi, voi potrete entrar in +mio luogo; ma s’ei la rifiuta, ho portato meco materie combustibili, +con esse entreremo nel suo castello per porlo a sacco o vi gitteremo +almeno l’incendio. + +Fra questi ed altri consimili ragionamenti, essi di già avanzavansi +sotto di una vasta foresta assai folta che estendevasi in buon +tratto della estesa valle che divide il monte su cui era posto il +Castello di Arrigo, ed il villaggio poco più di un miglio distante +di Parravicino. Arrigo già pienamente avea dimenticato gli argomenti +dell’evangelico banditore, ed occupato del solo pensiero dell’impresa +cui si accingeva, ora con Azzo andava concertando i fili necessari +a tendere, ora ammirava la maestà e la vetustà della foresta. Erano +quercie gigantesche che alzavano i loro robusti rami coperti di foglie +tuttavia verdeggianti, e che formavano folto ombrello contro i raggi +del già sorto sole: un freddo vento spirava, e fremendo fra le fronde +alcune già ne facea cadere al suolo, per annunziare che erano quelli i +mesi forieri del nudo verno. Avevano forse fatto un miglio di cammino, +quando giunsero in parte ove la foresta presentò ai loro sguardi uno +spettacolo particolare, che fermò un istante la loro attenzione. + +Fino a quel punto appena uno stretto sentiero, ingombrato ancora da +cespugli, avea loro permesso di avanzarsi fra il bosco intricato: +qui la scena di repente si cambiava: un certo spazio di terreno era +stato sgombrato da que’ vetusti alberi che visto aveano più di una +generazione; e dava luogo ad una piazzetta erbosa che, cinta come +da arboree mura, non avea quell’aspetto ridente che un verde strato +ha sempre in altre occasioni. Ad accrescere la mesta impressione che +l’animo ricevea da quella vista, sorgea a manca, presso un gran salice +piangente, una cappella in rovina, di gotica architettura: il mio +lettore senza dubbio ora conosce che questo luogo a lui non è nuovo, +essendovi di già giunto con altri più umili personaggi del nostro +dramma. + +— Dobbiamo noi qui fermarci a ristorar la nostra gente? — domandò +Arrigo ad uno de’ suoi armati, nativo di que’ luoghi, che servivagli di +guida e dal quale avea ricavate molte notizie risguardanti la posizione +e le fortificazioni del Castello del Pusterla. + +— Dio ce ne guardi! — disse il soldato, che, dalla tromba che portava, +mostrava essere destinato a far gli uffizi di trombetta. — Ciò potrebbe +esserci di mal augurio: non sapete che cosa narrasi di questi luoghi? + +— Io non ne intesi parlare, — replicò il giovine Bianchi: — orsù che +dunque? + +— Questa, — rispose il soldato, — questa è la cappella de’ Marliani. È +una storia terribile che si conta di questa piazzetta che voi vedete; +ma ora sono scorsi forse cento anni, e non si sa bene se la storia sia +del tutto genuina; però ancora pochi sono coloro che si arrischino di +passare presso questo luogo, sebbene io vi sia passato forse dieci +volte senza che nulla mai mi accadesse. Ecco come me la contò mio +nonno che l’avea intesa questa storia da suo padre, che disse essere +accaduta a’ suoi tempi. Un certo Anselmo Marliano, giovine assai bello +e valoroso avea il suo palazzo in Orsenigo ed avea posto amore ad una +bella figliuola d’un potestà di Erba che avea nome Pietro Cossi... no, +Paolo Carossi... il suo nome bene non me lo ricordo; ma la donzella si +chiamava Eufemia. Veniva egli dunque, Anselmuccio Marliano, cavalcando, +su di un certo suo ronzino bajo, presso che tutti i giorni ad Erba, +per trattenersi e conversare colla amata sua Eufemia che era la +stessa virtù e la stessa beltà in persona: era una vera madonna. Ma +questa fanciulla un giorno fu veduta da un signore di Bucinigo, che +avea nome Rambaldo della Torre, e che andava superbo di essere d’una +famiglia che a que’ tempi in Milano signoreggiava. Ebbene la vide: e +la fece domandare al padre. Il padre suo Alessandro; ecco il nome che +l’avea in punta della lingua e che ora l’ho sputato fuori, Alessandro +Cammozzi; il signor Alessandro sentì lusingato il suo amor proprio, +voi potete immaginar come all’idea di contrarre una tale alleanza. Il +povero Anselmuccio era un bravo e bel giovine; ma il della Torre era +un uomo potente e rispettato; e si diceva anche che col tempo avrebbe +ricevuto in feudo Erba e i suoi contorni, e forse tutta la Martesana: +ora può immaginarsi se la testa del buon uomo girò. Egli adunque, nulla +stimando le promesse fatte al Marliano, un giorno gli disse che non +stesse più a visitarlo perchè Eufemia esser doveva del della Torre. +Il Marliano disse, che la spada sola ciò avrebbe deciso; e mandò tosto +una sfida al suo avversario: questi gli rispose, che lo aspettava nel +bosco di Erba appunto su questa piazza verso mezzo dì; il Marliano +potete immaginarvi che non esitò a comparirvi. Egli meditava la morte +dell’emulo suo che ingiustamente gli rapiva una sposa diletta, ma egli +invece vi trovò tre assassini che a malgrado di una vigorosa resistenza +lo stesero esanime al suolo. + +«Ma questo misfatto non rimase senza punizione. La povera Eufemia, +costretta dal padre a dar la mano al barone, come si trovò innanzi +all’ara, il suo dolore rompendo ogni freno, spense la sua vita; e non +sì tosto per ubbidire all’inumano suo genitore ebbe proferito il sì +fatale, che cadde al suolo, e morta quivi rimase. Il padre suo uscì +fra pochi dì di cervello e morì da quel miserabile che era; e il della +Torre tre giorni dopo non fu più visto a Bucinigo. Ma un frate disse, +che egli sapea di certa scienza che il diavolo lo avea portato via, +ed appiccatolo ad una quercia di questo bosco vicino a questo luogo. +Intanto i Marliani fecero seppellire in questa cappelletta il povero +Anselmuccio, e da quel tempo in poi è fama che qui appaja spesso +l’ombra della povera Eufemia e quella del suo amante trucidato; e +che allora si sentano orribili ruggiti, che mette fin dall’inferno lo +spirito geloso del loro assassino. + +— Istoria terribile, sebbene probabilmente in parte favolosa! Pur ciò +che di essa pare veritiero basta per far risguardare questo luogo con +un sentimento di orrore, — disse Arrigo; — nè qui poserà la nostra +piccola schiera. — Proceduti ancora forse trecento passi, si fece +alto; e fra l’ombra cupa del bosco si permise alla gente che era in +armi di ristorare col cibo e col vino e altri liquori le loro forze. +Fin allora la schiera era proceduta in silenzio ed in buon ordine, ora +ognuno ha deposte le armi e postosi a sedere sull’erba, pon mano alle +provvisioni da bocca che si sono apprestate, e in romoroso tripudio +dà manifesti segni del proprio ardire e dell’avidità di bottino che lo +anima, e della speranza di ottenerne uno assai ricco nel Castello del +Pusterla. Nel mentre che costoro stanno tracannando, Arrigo con Azzo si +avanzarono soli a far una esatta ricognizione de’ luoghi e della piazza +che trattavasi di assalire. + +Stava il Castello del Pusterla su un piccol colle presso il villaggio +di Parravicino, ed appunto colà ove tuttavia sorge aggregata +a recentissimo edificio una antica torre pendente che ad esso +apparteneva. Era come tant’altri un edifizio irregolare con due torri e +molte torricelle e merli, forte per alte e grosse mura non meno che per +la sua situazione. Il colle era più erto da tutte le altre bande che +non da quella volta fra oriente e settentrione. Una fossa però rendeva +il castello più forte da questo lato: un tal castello era quindi assai +forte per que’ tempi in cui non ancora se non imperfettissimamente si +conosceva il possente mezzo di abbattere con prontezza le difese che +oppone un semplice muro col mezzo delle artiglierie. + +Tornati a’ suoi, ordinarono loro di porsi in cammino: ognuno allora +riprese le proprie armi, e si fece silenzio; ed in ordine procedendo +si avanzarono verso la collina su cui il castellotto del Ghibellino +giganteggiava. + +Or mentre che costoro procedono verso il luogo che è oggetto del loro +viaggio, alla porta del Castello del Monte perveniva frate Paolo che +il sole era alto in modo da indorarne le torricelle e le ardue mura. +Il buon Francescano, pieno di zelo per l’adempimento del suo santo +ministerio, se ne venìa, pregando Dio che ne lo ajutasse, e disponesse +i cuori che egli solo tiene nelle sue mani. Egli era risoluto di tutto +porre in opera per risparmiare l’effusione di nuovo sangue che egli +vedea imminente, e perciò, non nelle sue forze confidava, ma in quella +del Dio che sale sopra i Cherubini e alla cui presenza sciolgonsi +le nubi e commuovesi la terra: del Dio che ama la misericordia e la +giustizia, e della cui misericordia è pieno l’universo. + +Ammesso nel Castello dal vecchio Anselmo che alcune istruzioni avea +avuto in proposito da Azzo, il buon Francescano rallegrossi che un +gran silenzio vi regnasse; e pensò che tuttavia gli abitatori di quel +forte asilo fossero immersi nel sonno. Egli chiese al famiglio che lo +precedeva, se sorto fosse Arrigo, e se potesse parlargli. + +— Egli è alzato sì, e mi ingiunse di intromettervi nella sala, ove +potrete fargli sapere tutto quello che vi piacerà. + +— Sia lode al cielo! — disse il buon Francescano. + +— Lo sia pure, — replicò Anselmo; e precedendolo, lo condusse nel gran +salone ove era entrato il giorno innanzi. + +Ma quivi quale fu la maraviglia del buon padre nel riconoscere nella +persona che negligentemente sedeva su di un gran seggiolone coperto di +drappo non già i lineamenti belli, sebben maschili, di Arrigo e la sua +alta persona, ma un altro giovine di lui, per vero dire, non men bello, +ma tutto spirante effeminatezza, con bionde chiome assai ordinatamente +innanellate, due occhi azzurri pieni dell’espressione della mollezza, +riccamente vestito, più piccolo della persona; il quale senza nemmanco +alzarsi in piedi con un mezzo sorriso in lui affissò lo sguardo con +qualche espressione di mistero. + +Il francescano poichè fussi inchinato, ed ebbe un istante mirato il +giovine, quasi dubitasse di travedere, volsesi verso la sua guida, ma +trovò che di già era scomparsa. Egli allora, avvicinandosi qualche +passo, — Signore, — disse, — io cerco di Arrigo Bianchi, e fui qui +condotto per trovarlo: io non vi ho ravvisato di tratto, e duolmi che +per equivoco mi abbiano condotto alla vostra presenza. + +— No, io non sono Arrigo, — rispose il giovine senza molto scomporsi: +— questo è certo: il mio nome è Antonio, e Carcano è il casato; casato +assai grande e nobile, e che nulla ha da invidiare a tutti i Bianchi +del mondo. Però se qualche cosa bramate, parlate pure con me, perchè, +stanco come voi siete.... + +— No, al solo Arrigo Bianchi io debbo volgere la parola: io cercherò, +per non disturbar voi, di alcun famiglio, e a lui farommi guidare. +Permettete che io mi ritiri. + +— Buon padre, vel ripeto, — disse l’altro con un tuono fra cordiale +e malizioso, — voi dovete essere stanco: il vostro convento non è +sì vicino. Vi dirò che l’ho veduto; e l’ho veduto in compagnia di +una bella divota che vi portava le sue offerte... Voi la conoscete +senz’altro; anche a voi altri le belle contadine... Basta, voi +aggrottate il ciglio, voi non vi divertite dunque di tale mercatanzia. +Ma ve lo ripeto, se avete qualche cosa a dire ad Arrigo, parlate con +me. Sono qui a vostra disposizione; e d’altro canto... + +— Ciò che ho a dirgli, risguarda troppo davvicino lui stesso, nè +ad altri posso confidar la cura di ciò che è mio dovere. Di grazia, +signore, permettete o fate che io sia in sua presenza. + +— Ebbene fate come vi piace. Ma quanto al condurvi io in sua presenza, +questo non è a pensare. Non che io non sappia rendere un servigio; ma +un piede mi si slogò uccidendo di pugnale Giovanni Pusterla... + +— Uccidendo Giovanni Pusterla! Ed è ciò vero? Il Pusterla sarebbe già +stato assassinato? + +— Assassinato! No, io non sono un assassino; ma è stato ucciso per +mia mano, non vi è dubbio; non mi credete forse di ciò capace? Ma nel +colpirlo sdrucciolommi un piede e mi si slogò presso il malleolo... + +— E quando adunque tanto delitto fu commesso?... + +— È già tutto vermi; sono quattro giorni che è sotterra... + +— Cielo ti ringrazio! quest’è dunque un errore: poichè Giovanni +Pusterla io stesso l’ho dopo veduto. + +— Come diamine ciò? Ma mi credete voi un impostore? In tal caso il +Pusterla, siccome Lazaro, è risorto: o forse ha finto il morto e +non fu che ferito. Ma io gli ho menato un colpo fra costa e costa +che sarebbe bastato a uccidere un gigante. Oh se per paura egli ha +finto il morto, mi capiti per le mani ancora una fiata quella vecchia +volpe e l’ucciderò due volte! Oh vedi questi codardi se sanno il loro +mestiere!... + +— Di grazia risparmiatemi tali racconti; sebbene somiglianti ai sogni +dell’infermo, essi non funestano però meno l’anima mia; ed il tempo +altresì, siccome l’onda, fugge nè più ritorna, ed a me è necessario di +parlare col Bianchi. + +— Scusate, ma mi sembrate un uomo ben impaziente. Che volete voi dire, +se il tempo passa? forse che vi dà noja la mia compagnia? Sono io uno +stolido che vi pesi meco passare un’ora? Grandi affari che avete nel +vostro convento! Già lo si sa che sono i palazzi della poltroneria. +Ma via; ora capisco, ed ho avuto torto: obliai farvi imbandire da +colazione: orsù che desiderate? Volete voi un buon pezzo di selvaggina +che inaffierete con vino di Monte Orobio...? Ma voi non mangerete forse +carni... ebbene avremo dei pesci venuti dal lago di Pusiano; vi saranno +delle uova; e dei latticinii: lasciate fare. Volete sentire come io ami +il pesce? Prendo una tinca; fo tagliarla pel mezzo; ciò fatto... + +— _Ne solliciti sitis animae vestrae quid manducetis._ Ed oh! come +potrei io ricordarmi del cibo allorquando il sangue cristiano e +cittadino sta per versarsi: e stanno i fratelli per porre mano alla +spada! Deh, in nome del cielo ve ne scongiuro, fate che io venga +ammesso alla presenza di Arrigo. + +— Ebbene, se mi aveste lasciato parlare, di già ve lo avrei detto: se +ad Arrigo volete parlarci io vi farò metter fuori dal Castello. + +— E che? voi mi usereste violenza! e quale diritto ne avete voi? del +potere voi abusereste che l’amicizia darvi può fra queste mura? In nome +del cielo ve ne prego, non fate ciò, perchè su voi non ricada il vostro +peccato. + +— Ma voi, padre, siete un uomo ben caldo di testa! che cosa andate ad +immaginare che io voglia farvi violenza! Avete un sangue che nelle vene +assai vi bolle: perchè non avete fatto il soldato? Ma per me, andate o +state, è la stessa cosa. + +— E dove troverò dunque Arrigo Bianchi? + +— Non ve l’ho detto? fuori di questo Castello. Sono andati ad una +partita di piacere. + +— Ad una partita di piacere! Adunque hanno deposta ogni animosità +contro il Pusterla? + +— Questo è quello che io non vi so dire. Potrebbe essere; ma, secondo +le apparenze, no. Con quel demonio di Azzo al fianco non è così facile +concludere trattati di pace. Ma questa sera, o pace o guerra, sarà +decisa. + +— Ah, in nome di tutti i santi! Se qualche macchina voi conoscete, +palesatemela. + +— Vi dirò, padre; e se mi aveste pregato in nome di satanasso, forse +ve lo avrei detto del pari. Vi dirò. Voi dovete sapere che, quattro +giorni sono io, con Arrigo, un certo Azzo, che non so se conosciate, +e quel povero diavolo di capitano che fu morto, e di cui alcuni di +voi seguirono il cadavere; noi andavamo a diporto un poco pei boschi +dipendenti dal Castello, quando ci abbattemmo nel Pusterla che vi +cacciava. Mano alla spada, dico io: non bisogna soffrire di tali +oltraggi, e cavo il ferro: Azzo mi imita, e ancora il Capitano: ma +quella massa boema lasciossi foracchiare il corpo da un colpo che gli +menò il signor Giovan Carlo Visconti; ed Azzo ed Arrigo fuggirono. +Fu allora che io uccisi, come vi dissi, o credetti aver ucciso il +Pusterla; e misi tanto spavento negli altri che nessuno ebbe coraggio +di cimentarsi meco, e a gambe si diedero tutti a fuggire... + +— Ma questo non è ciò che più importa; in nome del cielo... + +— Tacete, e vengo al resto. Tornato a casa, io rimproverai i miei +compagni della loro viltà. Parvi egli cosa ben fatta, fuggire a quel +modo? passar per vili in faccia a que’ Ghibellinacci già superbi di +vantaggio? Eh via, si lavi tale macchia! Io non posso, vedete, ho +slogato un piede: ma voi armatevi; andate al Castello del Pusterla, non +lasciate pietra sopra pietra; e... + +— Adunque sono andati contro il Castello del Pusterla! — disse con voce +piena di costernazione il buon religioso. + +— Sì, come vi dissi; e fu mia esortazione. Io non son uomo da star +queto ve’. Voi non mi conoscete; ma sono un diavolo in carne ed ossa! + +— Se ciò è vero, il Signore vi perdoni il vostro delitto. Ma io un sol +istante non devo rimanere; troppo è prezioso ogni atomo di tempo, se +prevenire io posso ancora l’esecuzione di un empio disegno! + +Ciò detto, diede le spalle al Carcano e partì. Questi non sì tosto ebbe +veduto uscire il buon Francescano che, alzandosi agile e sciolto, e +passeggiando per la sala, assai più guarito dello storpio risanato da +San Pietro sulla porta del tempio, — Gran bell’ingegno son io, — disse +fra sè; — gran bello ingegno! Col mio spirito tutti mi credono un uomo +di gran valore. Solo quel maledetto Azzo; ma procaccerò rovinarlo nella +grazia di Arrigo. + + + + +CAPITOLO VIII. + +LA VIOLENZA + + +Giunta innanzi al castello del Pusterla la piccola schiera condotta da +Azzo e da Arrigo Bianchi, un trombetta si presentò innanzi la porta +di cui era alzato il ponte, e dato fiato al corno, sfidò Giovanni +Pusterla, se non era un vile, ad uscire per dar soddisfazione ad Arrigo +Bianchi dell’oltraggio commessogli alcuni giorni innanzi; minacciando, +s’egli non compariva, di ricorrere ad altri mezzi per vendicare +l’insulto ricevuto. Egli ripetè tre volte la stessa intimazione +frapponendo fra una e l’altra un certo spazio di tempo: ma nè la prima +nè la seconda volta non ricevette risposta alcuna: come però ebbe +terminato di proclamar la disfida per la terza volta, a una balestriera +superiore alla porta si vide comparire una faccia che fu riconosciuta +per quella del falconiere; e quindi con voce ferma si udirono queste +parole. + +— Sentano dunque que’ signori che cantano su d’un tuono sì alto. Il +sig. Pusterla oggi loro non risponde, ne può rispondere, e non occorre +dire per qual cosa. Ma se voglia qui li mena di provar la sua buona +lama, in fede di Falconiere, so io dir loro che tornino fra sette o +otto dì, e non mai falco più pronto sarà stato a piombare sulla sua +preda, quanto il sig. Giovanni ad accettare le loro disfide. Ma hanno +bene in poco conto la vita coloro che così vogliono rischiarla! Ad ogni +modo voi, Giacomo dalla trombetta, mettete giù il vostro corno e finite +le vostre smargiasserie, che già da un pezzo ci conosciamo, e non +ardireste gridar tanto se fossimo fronte a fronte. + +— Eh compare, — disse il trombetta, — io lavoro per il pane. + +— Villano ribaldo, — disse al falconiere Azzo che era vicino al +personaggio dalla trombetta. — Tu sei, amico, una carne che io ho +destinato agli avvoltoi. Ma se il timore o il poco apparecchio rende +indisposto il padron tuo a riceverci, e’ gli sarà forza riceverci suo +malgrado. Egli ci deve rendere ragione degli oltraggi suoi. Cala il +ponte e pel tuo meglio fallo tosto! + +— Calare il ponte! Ben detto. Quando mai però s’è visto un Guelfo fare +una tal intimazione ad un Ghibellino ed essere ubbidito. Basta, io però +devo dirlo. Il sig. Pusterla che cercano non è nel Castello. + +— Non sarà mai sulla tua parola che noi ciò crederemo, tristo +millantatore. Cala il ponte, per l’ultima volta sia detto, o noi avremo +ricorso per entrare alla forza. + +— Ah! Ah! farete quello che potrete le mure sono alte e sode, la fossa +è profonda. Di questi castelli ai Guelfi non ne cadono in mano. Via, +Andrea, Martino, Giacomo, Felice, _aux armes_, come dicevano i Francesi +di Bucicaldo. Vediamo che sappia fare questa canaglia. + +— Ora il vedrai tosto, — sclamò dal suo canto Azzo. — Avanti compagni! +— E venuto ad Arrigo gli espose come o fosse il Pusterla assente o così +dicesse temendo non poterli ributtare, in ambi i casi più agevolmente +sarebbero venuti in possesso del suo castello. Soggiunse di poi che il +mezzo più pronto per ottenere l’effetto era usare il fuoco, avventando +materie combustibili di cui all’uopo si era munito contro il ponte e la +porta, che avrebbero dovuto così cadere. + +Un istante dopo quindi si posero all’opera; ma non senza qualche +confusione cagionata da ciò che da alcune balestriere cominciarono ad +essere spinti contro di loro de’ grossi verrettoni che portarono un po’ +di terrore nella piccola schiera. Non pertanto in breve ristabilito +l’ordine, protetti dai loro scudi, avanzaronsi due drappelli tenendo +in mano delle rossicce faci bituminose che doveano essere avventate +contro il ponte e la porta. Tutti gli sforzi dei difensori non poterono +impedire che queste non giungessero colà ove erano dirette; ed in breve +le fiamme cominciarono ad appigliarsi nelle grosse tavole, le quali +furono involte in un vortice di fiamme e di fumo nereggiante. Invano il +falconiere si provava dal sommo della torre di far cadere dell’acqua: +questa era nè bastante al gran bisogno, nè spesso vi giungeva: un vento +all’incontro che quel giorno spirava dava allo struggitore elemento +la forza e attività più maravigliosa. Inoltre il povero Falconiere +veniva disturbato nel suo uffizio dalle frecce che importunamente gli +fischiavano davvicino lanciate contro di lui dai più esperti degli +avversarj. Sicchè la violenza del fuoco sconnetteva le tavole ed alcune +già avea rese ardenti carboni, ed il guasto in minaccevole aspetto +andava crescendo; e la schiera degli assalitori in una quasi perfetta +inazione aspettava il momento che l’incendio destato le aprisse il +varco ad entrare nel castello, e rallegravasi all’idea del promesso +saccheggio. + +Ma Arrigo, vedendo che ancora a quell’estremo il vecchio Pusterla non +compariva a domandar di parlamentare, già cominciava a pensare che +veramente il vero detto avesse l’intrepido e rozzo Falconiere, e quasi +vergognavasi di una violenza commessa contro un castello disabitato. +Azzo parve indovinare i suoi pensieri e così gli disse: — Infine non è +che oltraggio reso per oltraggio; e se il vecchio Pusterla è assente, +posto che avremo il piede nel suo castello e datogli il sacco come +promesso abbiamo alle nostre genti, la partita sarà saldata. Ed ecco +che cadono il ponte e la porta ed il varco sta per esserci sgombro; noi +renderemo al Pusterla la visita ch’egli ci ha fatta nel vostro bosco. + +Diffatti le fiamme facevano il loro uffizio con una incredibile +rapidità; le quercie antiche di che si componevan le tavole, crollavano +e cadevano, e cominciavansi a vedere delle brecce ragguardevoli; ad un +tratto un grande scroscio si intese e la porta tutta e il ponte, pel +cadere delle combuste travi e tavole, apparve sgombra e senza difesa. + +Ma dal suo canto non era disposto di ommettere sforzi il bravo +Falconiere. Egli per respingere gli assalitori avea fin dal principio, +quando si fu accorto che il castello correa pericolo, indossata +un’armatura irruginita, e fattane indossare una ad Andrea e ad altri +otto o dieci uomini che formavano come la famiglia e la guarnigione +del Castello, e alla loro testa ora compariva presso la porta per +respingere l’assalto del nemico. Poichè infatti il ponte fu caduto a +terminare di ardere nella fossa, e quindi anche la porta, cominciò +dall’una e dall’altra parte una pioggia di saette che andavano a +spuntarsi sulle armature; ma realmente poco danno recavano. Se non +che in capo ad un’ora l’opera dalla parte de’ seguaci del Falconiere +cominciò a rallentare, e la fatica e il timore rendeva più deboli i +colpi e più tardi; al contrario fra la più numerosa schiera degli +assalitori, riposando alternativamente, sempre v’era chi fresco e +gagliardo lanciasse i dardi. + +La situazione del povero Falconiere diveniva d’ora in ora più seria: +di già soli sei de’ suoi armigeri potevano spalleggiarlo, gli altri +essendosi ritirati per qualche ferita o grave contusione. Ancora +questi erano stanchi e lo sollecitavano a ritirarsi. Egli avea fino +allora sperato che alcuno si armasse in Parravicino per soccorrerli; +ma nessuno vedendo comparire: — Sicuramente la piazza non si può più +a lungo difendere, — disse; — andiamo adunque a chiuderci in una torre +intanto che il fuoco nella fossa può ancora tener lontano qualche tempo +il nemico. + +Ciò detto, tutti, scaricate un’altra volta le loro balestre, si +ritirarono dalla porta. + +Dal suo canto Azzo non sì tosto vede la porta denudata di difesa che, +fatta recar acqua a spegnere l’ardente bragia, colle scale la fossa +superando, fa che le sue genti entrino nel castello; ma egli non +dimentica di osservare ad Arrigo che conveniva lasciare buona parte +delle loro genti di fuori per sorvegliare che alcuno, in soccorso del +Pusterla giugnendo, loro non troncasse la strada di ritirarsi. Arrigo +poi proibiva che violenza alcuna si commettesse contro i disarmati +abitatori del Castello. + +Ma poichè furono le loro genti giunte nel mezzo del gran cortile, +Azzo ed Arrigo le chiamarono all’ordine, sempre temendo di insidie; e +volendo esaminar bene i luoghi prima di procedere oltre a dar il sacco. +Da due sole parti stendevasi l’abitato, gli altri due lati della corte, +che pressochè formava un quadrilungo, erano occupati dalle stalle e da +altri minori edifizii, i quali probabilmente servivano pel Falconiere e +per altre persone direttamente dipendenti dal Pusterla, e che vivevano +nel Castello. La parte più nobile del Castello presentava l’aspetto +di una abitazione antica a mura assai grosse di bigie pietre. Due o +tre porte erano in esso, ma tutte chiuse con molta diligenza: chiuse +del pari erano tutte le finestre, e chiuso anche un gran balcone che +precisamente nel mezzo del corpo maggiore dell’edifizio a sè chiamava +naturalmente l’attenzione, sì per il posto che occupava come pei +pesanti ornamenti di cui era cinto. + +Come furono rimasti forse quattro minuti nell’inazione e mentre Arrigo +si occupava di dare degli ordini intorno al modo con che procedere +dovessero i suoi seguaci al desiderato assalto, ecco inaspettatamente +spalancarsi le imposte del gran balcone e su quello comparire una +vaghissima donzella la quale a sè attrasse gli sguardi e l’attenzione +di ognuno, ma più di tutto quella del giovine Arrigo. + +Era costei giovine di forse vent’anni. La sua statura grande e snella, +le sue forme leggiere e gentili oltre ogni credere; due nerissimi +occhi che coll’espressione del turbamento, anzi che del terrore, +vedevano quel grande apparecchio ostile; due ciglia nerissime e ben +arcate; e le chiome che incomposte avea, forse poichè stava ordinandole +festosamente quando quella fiera avventura la bell’opera della sua mano +avea sospesa; tutto dava alla giovinetta un aspetto straordinario, e +dirò quasi magico e sovrannaturale. Le rose incarnatine erano scomparse +dalle sue guance; anche il labbro avea perduto del suo bel vermiglio; +la sua voce però, sebbene tremula fu abbastanza forte da pronunciar +distintamente queste parole: + +— Signor Bianchi, — diss’ella, — se veramente, come di voi corre +il grido, voi siete un generoso cavaliere, in nome del cielo non +vogliate commettere violenze in un Castello ove una fanciulla priva +si trova pressochè di ogni difesa. Io so, e pur troppo me ne dolse, +la sanguinosa briga che aveste col padre mio; ma se un giusto sdegno +vi accende, io anche spero che colui che tanti lauri mietè in nobili +arringhi, di certo tutta la sua gloria non vorrà macchiare con un’opera +sì scortese, quale questa sarebbe di assaltare un castello ove fra +pochi famigli non risiede che una fanciulla. + +Queste poche parole pronunziate con una voce soave da una giovine +bellissima, e piene di giusti rimproveri per colui a cui erano volte, +fecero un grande effetto su Arrigo. Qualunque fosse l’affetto che lo +movesse, egli rimase un istante immobile siccome un sasso; ma dopo un +istante di silenzio così rispose. + +— Dunque vostro padre è assente, e voi siete sola nel Castello? Se così +è, certamente voi non dovete nulla soffrire per l’ingiuria recata a noi +dal padre vostro. Nobile donzella, tranquillate il vostro spirito; non +è già contro il sesso vostro che Arrigo impiegherà la sua spada, meno +poi contro chi..., chi in lui desta, anzi che l’odio, l’ammirazione. +Ed io anzi qui pongo fine alle mie vendette; e se il padre vostro può +sopportare l’usata mia violenza, ogni rancore fra di noi cessa fin da +questo momento. Anzi io lo bramo che voi siate fra di noi un angelo di +riconciliazione! + +Ciò detto si volse a’ suoi seguaci e così loro disse: — Del vantaggio +che voi vi ripromettevate col saccheggio di questo castello, io saprò +ricompensarvi. Tosto ognuno si ritiri. Azzo, in nome dell’amicizia, non +replicate. — Egli fu ubbidito; e non appena la sua schiera si trovò con +esso fuori del castello che Arrigo si vide dinanzi frate Paolo. + +— Che mai faceste, giovine insensato? — sclamò il frate ravvisandolo, — +l’opera della violenza è dunque compiuta! + +— Ahi, padre! — sclamò Arrigo, — pur troppo voi il diceste: Io scavai +una fossa ed in essa sono caduto. Ma io non spinsi la violenza che ad +entrar colla forza in quel Castello: se voi potete condur le cose ad un +componimento, fatelo, padre, io lo bramo ed io dipenderò da ogni vostro +consiglio. + +Dette queste parole, con passo rapido procedette oltre in silenzio, +ed avea fatto, con Azzo al fianco, forse un mezzo miglio, quando il +secondo finalmente con rancore così disse: — Arrigo nelle vostre azioni +di oggi v’è del mistero: non me lo scoprirete voi? perchè una sì subita +ritirata, perchè quei lamenti col vecchio frate, siccome il coccodrillo +che piange dopo aver divorata la preda? + +— Azzo a te, poichè lo brami, s’apra il mio cuore. Quei vaghi +lineamenti che altrove da me visti del più forte amore mi hanno +stretto, questi io riconobbi oggi in quelli della figlia del Pusterla. +Ahi! io giunsi a rivederla; ma solo per troncarmi la strada di +conseguirla più mai. + +— La speranza è un albero sempre verde, — disse Azzo deponendo il tuono +di risentimento. — Ma ad ogni modo superate il vostro amore, quand’esso +vi avesse a trascinare a dimostrazioni di viltà. + +Arrigo nulla rispose a questa osservazione tutta propria del carattere +di Azzo; e silenziosi procedettero fino che furono giunti al Castello +del Monte. + + + + +CAPITOLO IX. + +L’INDEGNAZIONE + + +Beatrice Pusterla, che tale era il nome della giovinetta figlia del +vecchio Ghibellino, era, siccome l’abbiamo detto, nell’età delle +illusioni e dei sogni che rendono tanto bella e ridente la vita, quella +età che lungi dal contemplare le cose coll’occhio della fredda realtà +le mira con uno che simile alla bacchetta d’un esperto incantatore +tutto trasfigura, tutto veste di un’ingannevole apparenza. Ma se il suo +cuore aprivasi a quelle dolci illusioni che rendono sì cara la nudità +della vita, il suo animo era altresì tutto pieno di virtù, di quelle +virtù che delle illusioni ancora, sono più belle e preziose, e che +preparano a chi le possiede i più puri piaceri, e somministrano fra +le tenebrose vie della vita il lume più chiaro, e ci sono compagne e +consolatrici nelle afflizioni e nelle congiunture più disgustose. + +In età tenerissima, essa avea perduta la madre, matrona onesta ma +altera e di un carattere confacente a quello del genitore. Beatrice, +dotata di una grande dolcezza, avea non pertanto ereditato dai genitori +una forza d’animo non ordinaria, che sotto un aspetto più semplice +si celava, ma che le facea con fermezza muovere il piede per le +rette strade che la sua mente non esitava in qualunque congiuntura a +scoprire. La sua educazione era frutto, si può dire, di lei stessa. +Il padre suo non pensava che a compiacerla; e dedito ai piaceri della +caccia, ed ingolfato spesso negli intrighi in cui avvolgevasi il suo +partito, non pensava alla figliuola che come ad una gemma che splendida +e bella gli rendeva la vita che passava nel suo Castello. Ma la natura +ha impresso assai vivamente nel cuore delle più nobili creature i suoi +precetti, e Beatrice, piena di quella dolce compassione verso gli +infelici che è il più bell’ornamento di un’anima gentile, di quella +forza d’animo che ajuta il saggio a farsi strada fra le contrarietà, +bene spesso, non che aver bisogno di guida, serviva colla dolcezza sua +di freno al violento carattere del suo genitore. + +Solinga vita ella conduceva nel suo Castello di Parravicino: un +giardino piuttosto esteso era unito al Castello dalla parte che guarda +verso mezzodì, ed estendevasi fino al piccol lago di Alserio, vago +bacile di acque limpidissime che mirabilmente accresce spicco al bel +paesaggio che lo circonda. Una numerosa famiglia di fiori e di erbe, +era il trattenimento favorito della giovinetta. Spesso ancora, col +suo liuto accompagnandosi, cantando, sovra una leggerissima barchetta +trascorreva le increspate onde del lago; e qualche volta, ma assai meno +di frequente, col padre e con alcuno degli amici di esso che capitavano +nel castello cavalcava da Parravicino ai paeselli più vicini ed anche +prendeva parte alla caccia. Quest’era la sua vita. Una fida ancella, +Agnese, era la sua compagnia: e teneala come sorella; e bene spesso in +lei poneva sua confidenza. + +Ma le usate cure, i suoi già prediletti trastulli alquanto aveano +perduto da qualche tempo di loro attrattive agli occhi della +giovinetta. L’anima nell’età prima spesso si crea un idolo, e +quest’idolo non sempre schiva di eleggerlo fra nazione straniera. La +giovinetta di quando in quando recavasi col padre suo nella capitale +della Lombardia. Il vecchio Pusterla ogni qual volta vedea ciò poter +fare senza suo pericolo, volentieri rivedeva colà le antiche brigate +de’ suoi compari ghibellini coi quali avea fatte tante bravate gli anni +addietro: e l’ultima volta che avea côlta una consimile occasione, fu +quando si celebrarono le feste che ebbero luogo per il fatto conquisto +di Canturio. Eransi nella città tenuti giuochi assai splendidi e +tornei: ed egli vi avea condotta la figliuola; ed in quell’occasione si +era trovato in compagnia del famoso generale Facino Cane e di Beatrice +sua moglie che erano i più possenti protettori suoi e del suo partito, +e dai quali veniva il Duca stesso tenuto in freno. + +Fu in quella occasione che gli occhi di Beatrice si erano scontrati in +quelli di un nobilissimo cavaliere che più d’una volta avea riportato +il premio del valore e della destrezza. Gli amanti hanno un muto +linguaggio, assai rapido, assai perspicace; ed a Beatrice lieve fu +comprendere quello dell’incognito suo adoratore. Un fascino parve +partire dai loro sguardi, ed entrambi si ritirarono col cuore piagato; +a entrambi l’immagine che allora nel cuore scolpissi, continuamente +ricompariva abbellita dei più vaghi colori dell’immaginazione. In +vano la saggezza tentava rompere quell’incanto: essi non bramavano che +rivedersi. Ma allorchè si videro una seconda volta fu sotto un aspetto +ben diverso e strano; fu sotto quello di acerbi nemici. E Beatrice più +non incontrò l’amato che sotto le armi contro del padre impugnate; e +il ravvisò in Arrigo Bianchi allorchè questi infellonito moveva per far +pagare al Pusterla il fio della sua prepotenza. + +Ma l’amore non è timido, nè sì tosto è messo in fuga. Sebbene sotto +l’aspetto di innaspriti nemici, i due amanti rivedendosi sentirono +entrambi crescere a dismisura le loro fiamme. Nè perchè poco +l’alimenti la speranza, l’amore cessa; egli è anzi certo che finchè +una debolissima ancor ne resta, un’ombra sola, quella passione pur +vigorosa resiste e persiste sempre in non vedere ostacoli impossibili +a sormontare. Quindi, sebbene per l’accaduto ancora maggior si facesse +la distanza che divideva i due amanti, l’anima della giovinetta quasi +suo malgrado persisteva a fermarsi nella considerazione dell’idolo a sè +creato dalla sua immaginazione, e bearsi nell’affetto di colui che pure +di recente dato gli avea certa prova di corrispondenza colle sue parole +e colla sua sommissione. + +Frate Paolo, tutto pieno di zelo per evitare lo spargimento del sangue, +avea esortato a porre ogni più sollecita cura in opera per riparare +ai guasti fatti dall’animosità del Bianchi, per poi in qualche parte +mascherare l’odiosità dell’avvenuto al Pusterla, di cui conosceva +l’animo violento. Il suo avviso si seguiva, aggiuntovisi il comando +di Beatrice. A quei tempi ciascuno era il proprio falegname. Tutti +coloro che dipendevano dal castello lavorarono adunque assiduamente +alla costruzione d’una nuova porta e di un nuovo ponte levatojo. +L’indefessità del lavoro di otto o dieci operai fu anche tale che in +capo a tre giorni il tutto fu riparato[4]. + +Terminati que’ lavori, fu con una specie di trionfo che il Falconiere +veniva a riparare i danni dell’incendio, ed ancora nella disgrazia +accaduta vedeva un fatto da compiacersi, parendogli aver operata una +bella difesa. + +— Tutto quel che si può fare l’ho fatto, — dicea fra sè, — tutto quel +che umanamente si può fare; ma contro il fuoco che cosa si poteva +opporre? D’altronde per molto tempo avrei messa in sicuro nella torre +la mia guarnigione: e vi poteva ben vivere anche la signora Beatrice +per alcuni giorni, finchè non ci fossero giunti aiuti dai nostri amici. +Ma la signora Beatrice volle prendere altra strada; e davvero non +so come ci sia riuscita. Bisogna dire che il Bianchi avesse una gran +paura in corpo per lasciarsi metter in fuga dalle chiacchiere di una +donna. Se era io in lui, avanti, _allons_, e non lasciava un chiodo +nel castello, come abbiamo fatto più d’una volta in Milano nelle case +de’ suoi Guelfi, che solo adesso si arrischiano di alzare la cresta. Ma +chi è di là: alcuno cerca di entrare. Sarà qualche pellegrino o qualche +mendicante; se fosse il signor Giovanni Pusterla avrebbe suonato il suo +corno, e avremmo inteso lo scalpitare de’ cavalli. + +Egli corse, osservò, e con suo piacere vide che era un uomo, che +all’abito, e ad un liuto che avea sul braccio, poteva giudicarsi per un +Menestrello, o poeta ambulante. — Costoro sono gente piacevole; cantano +delle belle istorie, e però si raccolgono con piacere: ora calo subito +il ponte. Piacemi anche quest’incontro, perchè la signora Beatrice è +mesta, e temo che lo sbigottimento ne sia cagione: costui colle sue +canzoni un poco la rallegrerà. — Così fra sè dicendo, calò il ponte +levatojo ed ammise un giovine di alta statura, con barba castana e +lunghe chiome di egual colore, e due occhi cerulei pieni di vivacità. + +— Chi siete voi, da qual paese venite, e che volete? — domandò il +Falconiere subito che il poeta fu intromesso. + +— Io sono un Menestrello, un Trovatore detto Ugo di Verona; e me ne +vo girando di castello in castello, cantando le prodezze e gli amori, +vivendo delle mie dolci ispirazioni, e sostentandomi di ciò che mi +somministra il favore delle persone gentili. + +— Ebbene, ho capito, voi siete un poeta: buono per voi che capitate +in luogo ove si fa buon viso a questa sorte di persone, quando non si +hanno per le mani affari più serii; e sebbene veramente ora sarebbe +il tempo da pensare a tutt’altro che alle canzoni; e se s’avesse a far +a modo mio la vecchia fusberta non starebbe nel suo fodero rugginosa, +pure... basta, giacchè s’ha a fare a modo de’ preti e de’ frati (e ben +so io quel che dico), basta, venite avanti, signor trovatore di Verona, +e se avete delle belle canzoni preparatevi a cantarle, che non dubito +avrete a lodarvi della signora che vi ascolterà. L’è una creatura +angelica che in queste cose ha anche un poco di passione. + +— Io ho delle canzoni melanconiche che si aggirano su di fatti pietosi: +se un cuore tenero le ascolta, proverà indubitatamente una commozione +più grata della gioia la più romorosa. + +— Sentiremo, sentiremo. Anche a me piacerà di udirle; e me ne starò +in un cantuccio della sala ad ascoltarvi; e vi dico io che bisognerà +lasciarvi stare anche più di uno de’ nostri villani, perchè quando non +vi è il sig. Giovanni Pusterla tutti si fanno avanti. + +— Questo castello appartiene a Giovanni Pusterla? + +— Sì, sì, ma ora non v’è: ma tornerà. Lo conoscete voi forse? + +— Il suo nome l’ho sentito rammentare: or via conducetemi innanzi alla +signora di cui parlaste. Io intenderei prima che cada la notte, cioè +fra poco più d’un’ora, trovarmi in Erba. + +— Voi siete il primo Trovatore che abbia premura di ritirarsi: costoro +in generale si fermano come un bruco su d’un fiore finchè non ne +hanno succhiato tutto il sugo. Ma basta; aspettate qua, che andrò ad +annunziarvi alla signora Beatrice. + +E dopo qualche istante egli fu di ritorno, disse al Trovatore che +entrasse, e gli fu scorta nella gran sala del castello del Pusterla. + +Era questa un pezzo di antica gotica architettura. La luce vi penetrava +alquanto scarsa da alcune alte finestre coperte di vetri colorati, e +dava all’interno un’apparenza di mestizia e gravità. Alcune antiche +sculture ne decoravano le pareti, fregiate inoltre di ritratti, alcuni +di stile assai rozzo, alcuni di miglior disegno e colorito, perchè +eseguiti in tempi posteriori al risorgimento della pittura. Ma il +miglior ornamento della sala era, senza dubbio, la giovine Beatrice, la +quale vicino ad una finestra, sovra un gran seggiolone, bella come una +rosa di aprile, sedeva avvolta in ricche vesti: e dietro la sua sedia, +alquanto alla spalliera appoggiata, stava Agnese. Gli occhi di entrambe +furono volti al Menestrello, tostochè, preceduto dal Falconiere che +l’annunziò, fu entrato nella vasta sala. + +— Signore, — disse egli con una voce che fece trasalire Beatrice, — io +vi ringrazio della cortese vostra accoglienza; e se mi permettete, vi +farò sentire l’ultimo de’ miei lavori, la pietosa istoria di Giulietta +e Romeo. + +— Fatecela pur sentire, signor Trovatore, — disse Beatrice: — noi ne +abbiamo udita una volta la relazione, e con piacere ne sentiremo i casi +accordati col dolce suono della vostra voce e del liuto. + +Il Trovatore cominciò un preludio sul suo strumento, e così poscia con +una voce soavissima la sua dolente istoria si diè a cantare. + +GIULIETTA E ROMEO + + Mite stringeva di Verona il freno + Il pro’ Bartolommeo della Scala; + Ma del governo suo il bel sereno + Turba una peste che d’Averno esala: + E il parteggiar del cittadin feroce + Alza un incendio, fra le mura, atroce. + + Dei Cappelletti la nobil famiglia + Odio crudele pei Montecchi serba; + Spesso la terra anco si fe’ vermiglia + Del sangue loro in quella lotta acerba; + E più volte la morte trionfando + Fea su questi e su quei calar suo brando. + + Ma il prepotente amor un’opra imprende + Di cui l’alto clamor voli pel mondo, + E le sue fiamme struggitrici accende + Nel cuor di due, cui parte odio profondo; + E che arda de’ Montecchi un garzon prode + Ed una giovin Cappelletti gode. + + Romeo il garzon fortissimo s’appella, + Della seconda il nome è Giulietta, + Quanto è prode colui, la giovin bella + Era per grazie e per virtù perfetta: + Si scontrarono un giorno in una festa, + Quivi si fu lor fiamma manifesta. + + Ed un pio frate, di lor voti istrutto, + Legarli assente de’ nuziali nodi: + Ma il padre di Giulietta è inscio al tutto + Di ciò che ha loco per sì strani modi. + Ed agli amanti per maggior sventura + Accadde un’atrocissima avventura: + + Già del saggio Scaligero i comandi + Avean represso l’animoso ardire, + E d’ambo le famiglie i crudi brandi + Stavano oziosi, ed eran poste l’ire, + Quando Tebaldo Cappelletti un giorno + Fea ad un Montecchi grave oltraggio e scorno. + + Tosto di quell’oltraggio il grido corre + E ponsi mano alle deposte spade; + L’una famiglia che già l’altra abborre + Colla avversa s’azzuffa, e più d’un cade; + Ma il primo autor di quella guerra istesso + Giacque sul suol da gran ferita oppresso. + + E l’uccisore di Tebaldo altero + Fu il giovine Romeo con cui pugnava. + Ma perchè cessi quel conflitto fiero, + Lo Scaligero stuol de’ suoi mandava. + E affrenate le parti, un suo comando + Romeo condanna ad un perpetuo bando: + + Perchè colla sua pena sia repressa + La cruda voglia di vendetta e sangue; + E una giusta vendetta sia concessa + Alla parte che vide un suo pro’ esangue. + Ma non a tutti i Cappelletti al paro + Giungea l’annunzio di quel bando caro. + + La misera Giulietta, a cui lo sposo + Colpía dello Scaligero il precetto, + Condanna il bando a se fatale e odioso, + E si straccia la chiome e batte il petto. + Ahi meschina! furtivo appena accolto + Nel talamo ha Romeo, che già le è tolto! + + Nè l’amante cui il sangue ancor le mani + Tinge del fier Tebaldo ch’egli ha estinto, + Or meno accusa i destini inumani, + E dal suo immenso duolo è oppresso e vinto; + Ah qual furia fu mai che mi guidava + Allora che a Tebaldo io morte dava? + + Ma pria che il piè dalla cittade io mova, + Pria che incominci questo duro esiglio, + Te veder prima, Giulietta, mi giova; + Lieve mi fia per ciò ogni periglio: + Così egli ha fermo, e quella istessa sera + Giunge segreto a lei, siccome uso era. + + Chi può dir i singhiozzi ed i dolenti + Rimproveri di quella, le focose + Scuse di questo, ed i sospiri ardenti, + E le promesse dolci ed amorose: + Ahi! disse Giulietta, ad ogni patto + Io verrò teco, e di partir fea l’atto. + + No no, resta, Romêo le dicea, + Tu sostener non dèi questa fatica: + Anco mutar sper’io la sorte rea; + E tornerò, se mi fia quella amica. + Che se l’aspra fortuna a noi non cessa, + Allor, mia cara, a me verrai tu stessa. + + E frate Leonardo, il qual congiunse + Le nostre destre, fia che a me ti guidi; + In lui confida, ei la pia cura assunse; + Segui tu ognora suoi consigli fidi: + Ah, se in tutto la sorte non è fella, + Cangerassi alla fin questa rea stella. + + Ed il mattino i due pietosi amanti + Disgiunse: ahi mattin grave d’ogni male! + Dier le dolcezze loco a lunghi pianti, + E su lor spargea i rai astro fatale. + E l’anima mia afflitta ed angosciosa + Tutto sconvolge l’istoria pietosa. + + Poche volte la luna il vario aspetto + Avea mostrato al sottoposto mondo, + Quando di Giulietta il padre ha stretto + Col conte di Lodrone imen giocondo, + E dare a lui promesso ha la figliuola + Di suo ricco dominio erede sola. + + E poichè stipulato egli ha il contratto, + Sorridendo ne parla a Giulïetta: + Alla meschina il cuor si spezza a un tratto, + Pallida fassi ed un sospiro getta: + Ah mio padre uccidetemi, ma vero + Giammai non fia ch’io sposi il cavaliero! + + Ma il fero vecchio, non uso ai contrasti, + Minaccia la tapina e sì le dice: + Or più tempo non è; promisi e basti; + E guai se opporti ti attenti, infelice. + In quelle angustie orrende fa ricorso + Giulietta a fra Leonardo e n’ha soccorso. + + Questi le diè di possenti erbe essenza, + Che, tolta, l’avria resa come morta: + Certo l’effetto ha reso l’esperienza; + Ma danno a chi la toglie essa non porta. + Dopo circa trent’ore, il poter cede + Dell’erbe, e al corpo allor la vita riede. + + Tu le dice, Giulietta, fie creduta, + Inghiottito il liquor, caduta morta; + A te aprirassi allor squallida e muta + Del sepolcro de’ tuoi padri la porta; + E se giacer non temi ove è Tebaldo, + Quivi io ti recherò soccorso saldo: + + E fuor trarrotti, e con mentite vesti + In breve al tuo Romeo sarai condotta. + Ciò si faccia, diss’ella: ch’io m’arresti + Mai non sarà da alcun tenore indotta; + E tranquilla la sua anima fatta, + L’inganno appresta onde fia in salvo tratta. + + E ecco la notte nella ricca sede + De’ Cappelletti alto clamor si leva, + Che morta è Giulïetta: il viso fiede + La madre sua; ma il duol più ancor s’aggrava + Sul vecchio padre: Ahi dicea, mia diletta, + Io sol t’uccisi che t’ho contraddetta. + + Ma fra Leonardo manda un suo fedele + A recare a Romeo il grave avviso; + E quale arcano nel fatto si cele + Gli spiega, e come a lui ha il cielo arriso. + Ma ahi! sventura, un fido servo giunse + Prima a Romeo, e nunzio il cuor gli punse. + + Era di Giulïetta un servo antico + Conscio dell’amor suo e a lei devoto, + E favorito avea l’amor pudico + Cui nascosto sacrava un santo voto. + Non ebbe appena egli il rio caso visto, + Che andò a Romeo nunzio mendace e tristo. + + A Romeo, che allor sede avea posto + In Mantova alla corte del Gonzaga, + E che sperava, il suo favor frapposto. + Presto Giulietta, tornando, far paga. + Il giovine, colpito a quell’avviso, + Corre a Verona e forma un crudo avviso. + + Ahi fiera iniqua sorte, ei fra sè disse, + Tutto sfogato hai in me il tuo rigore. + Me, nascendo, la Parca maledisse, + Splendean le stelle d’un empio furore. + Or che mi resta più? sol qualche istante + Per rivederla, e per morirle innante. + + E la seconda notte che copria + L’inganno di Giulietta era discesa, + Quando Romeo, che in sentenza ria + Ne venne, è accinto a una crudele impresa; + Entrato in la tomba è de’ Cappelletti, + Ove l’han spinto i suoi feroci affetti. + + E ivi, scoprendo una lanterna cieca, + Sua Giulïetta ebbe subito vista. + Piange su quella qualche tratto, e sbieca + Di poi lo sguardo; ed oh orribil vista! + Volge al petto la punta del suo brando, + E cade su Giulietta, lei chiamando. + + Spiccando il sangue tiepido, il bel seno + Innonda di Giulietta, ed ei morendo + Pur la bacia: ma mentre già vien meno, + Il tiepor del suo sangue (o effetto orrendo!) + Gli spiriti agghiacciati richiamava + Della fanciulla che a nome chiamava. + + Quindi risponde ella con debil voce, + E di Romêo proferisce il nome. + Ma poi che ha visto il fiero fatto atroce + E a se presso spirante Romeo, come + Vide il mortal singhiozzo, un grido mise, + Cadde su lui, ed il dolor la uccise. + + Ahi! amanti infelici, apriste appena + Di incerta gioja gli occhi a un debil raggio, + Che la sventura che l’uomo incatena + Voi sommesse a suo orribile servaggio. + Di gioia un’ora seguon mille ambasce: + Quanto infelice è l’uomo allor che nasce! + + Batteva allora mezza notte il segno, + E fra Leonardo (che era l’ora quella) + Venìa per porre fine al suo disegno, + Quando agli occhi gli appar la scena fella. + Si copre il viso: ed ahi che feci! grida. + Quanto sei uman senno scorta infida! + + E del suo fallo a sè per pena ingiunge + Di palesar quai speranze deluse. + Spesso i nemici reo fato congiunge, + E questo accadde. Una sol tomba chiuse + I corpi degli amanti; e il pianto spenti + Ebbe gli odi funesti de’ parenti. + +Questa pietosa istoria cantando il Menestrello la accompagnava colla +espressione della più alta commozione. Era un quadro meraviglioso a +ritrarre, vedere il giovine Trovatore con animata fisonomia accompagnar +l’espressione del canto e delle parole; la bella Beatrice tutta intenta +pender dal labbro del cantore, e gettar un tronco sospiro di quando +in quando, sospiro pietoso sulle pene de’ due amanti che tanto la +commovevano pel barbaro destino che li separava; Agnese, la cameriera, +essa pure tutta assorta nel pensiero delle esposte avventure; e +finalmente il Falconiere in altro canto; ritto in piedi colle mani in +mano in aria di dignità, e dietro lui un gruppo grottesco di contadini +con aperte le bocche, fra i quali si distinguevano due antiche nostre +conoscenze, la giovine Lucia, che avea ancora nella testa le promesse +fattegli da quel ribaldo di Carcano, ed Andrea, il suo tardo ma robusto +difensore. Però non ebbe appena terminata la sua canzone, ed ancora +la mano scorreva sulle corde del dilettoso istrumento, quando i vari +gruppi cangiarono tutti di situazione, e ne fu cagione lo squillare di +un corno che udissi alla porta. + +— È mio padre, — disse Beatrice; ed un istante tramutossi in viso il +Trovatore. Il Falconiere corse tosto per calare il ponte; e la classe +inferiore degli ammiratori del giovine poeta scomparve ad un tratto +dalla sala. + +Poco dopo entrava in questa Giovanni Pusterla, preceduto dal Falconiere +che portava una lucerna, la qual pose sulla tavola che stava nel mezzo +del salone; dappoichè la notte di già, piuttosto che il giorno, ivi +dominava. — Tu hai avuto oggi il tuo trattamento favorito, figlia mia, +— disse il Pusterla: — via, un abbraccio, che mi pare un secolo di non +vederti! Chi è questo Menestrello? la sua fisonomia non mi riesce del +tutto nuova, ma non so dove il vedessi; basta, ne sono tanti pel mondo, +potrò averlo veduto come cento altri. Su via, narratemi: non vi furono +novità durante la mia assenza? — Nel mentre che egli così parlava, il +Trovatore ritiravasi in un angolo della sala. + +— Nulla che meriti di essere or riferito, padre mio: voi sarete stanco: +avete viaggiato tutto il giorno: già il sole è tramontato; il lungo +cavalcare vi farà bramare il riposo. + +— No, no, angiolo mio, io sto benissimo. A proposito: ho inteso dire a +Monza che presso Erba era successa una violenza in questi giorni, in un +castello o in una chiesa non so bene: che fu mai questo, Beatrice? me +lo narra per disteso. + +— Violenza! Padre mio, in Erba non fu commessa violenza di alcuna sorte +che io sappia. Ma via, fate a mio modo, pensate a ristorarvi. — La voce +così dicendo alla fanciulla tremava e venìa meno. + +— Sì sì, ora ora; e tu Giorgio sapresti dirmi che sia accaduto? il tuo +viso mi dà certo indizio che tu ne sei al fatto. + +— Signor padrone, — disse il Falconiere che non potea più tener le +parole nella strozza, — per me da galantuomo non saprei che dire, — ed +accompagnava la protesta di una smorfia, che ben dava a di vedere tutto +l’opposto di quello che volea far credere. + +— Ah non sapresti che dire, gaglioffo? Che c’è; vi saresti tu forse +entrato a far la prima figura! so che sei un cavallo ardente in queste +cose. Via, che il diavolo ti porti; parla, chè se taci per malizia +forse io te ne farei pentire. + +— Per parlare si fa presto, per parlare: ma... + +— Orsù, qui c’è del mistero: voglio che parliate. Figlia mia, se alcuna +cosa sapete che mi risguardi, mel palesate: io comincio a dubitare che +ci sia del serio. + +— Sì, invano io bramerei tenervelo celato. Sappiate adunque che, punto +dell’oltraggio a lui fatto, Arrigo Bianchi venne per vendicarsi contro +il vostro castello; ma non appena io mi fui mostra per supplicarlo che +generoso fosse verso una fanciulla che sola rimaneva fra queste mura, +egli si ritirò, mostrando magnanimità eguale alla alterezza, e quindi +tutto qui finì; poichè, ritirandosi anche espresse il suo desiderio che +queste lunghe inimicizie non procedesser oltre, dopo un primo sfogo di +una cieca animosità. + +— Oh corpo di satanasso! Ma in quale modo egli potè entrare nel +castello? Vi sarebbe qui un qualche tradimento? — con tuon grave +volto al Falconiere domandò il vecchio Ghibellino. Beatrice non facea +replica; ed il Falconiere prese sopra di sè il carico di rispondere al +suo signore. + +— Sì, tradimento! dopo che un galantuomo fa tutto il suo possibile, va +a immaginarti che sia un traditore. Non mi aspettava dopo venti anni +di carica un simile complimento. Per dianora, se non fossimo stati otto +contro quaranta: e poi, se quel maledetto fuoco non avesse fatto il suo +bisogno; ma, basta, e il ponte e la porta ora sono rifatti, e prima che +vadano in carboni una seconda volta lascia fare a Giorgio Falconiere! + +— Dunque le cose furono spinte a questo segno! Tanto furono arditi +di fare costoro! Questi Guelfi vili e poltroni, tanto adunque alzano +ora il capo e così ci vengono a tentare! Ma i vigliacchi, i codardi, +sapeano di certo che il vecchio cignale era lungi dal suo covo, e per +questo si attentarono di sorprenderlo all’impensata. Ma or via, or via, +noi loro renderemo la pariglia, ma a misura di carboni di fuoco. Giuro +al cielo!... + +— Non giurate, padre mio, non giurate; Pensate che se coloro vi hanno +oltraggiato, un desiderio di vendetta li mosse per la perdita di un +compagno che voi gli avete spento. Pensate alla generosità del Bianchi +che non abusò del suo vantaggio, e ritirossi alla prima mia preghiera. +E ancora frate Paolo, in nome del signore ci raccomanda non voler +turbare la tranquillità, non voler lordarvi del sangue di uomini che +pure tutti hanno per padre l’istesso Adamo... + +— L’istesso Adamo tu dici! E quando mai dal tronco istesso uscì la +forte quercia e la debole canna che scuotesi al primo vento? Frate +Paolo! Sarà egli capace frate Paolo, coi suoi bei discorsi, di +vendicare i torti nostri? Ah sì..., io ho il torto di parlar teco di +siffatte cose: ebbene, lo vogliono, sia fatta; fuori le spade, e si +rinnovino in Erba le stragi dei tempi del Barbavara. Ma prima con lui, +sì con lui... Figlia mia, sento che ho bisogno di riposo. Giorgio mi +segui. + +Nel mentre che il Pusterla così parlava, l’ira da prima la più violenta +lo investiva; quindi quella freddezza che lo mostrava uomo uso ai +perigli ad essa succedeva. Ma le ultime sue parole furono proferite con +un’aria di mistero che indicavano celare una diversa risoluzione ed un +arcano. + +— Agnese, — disse allora Beatrice, — conducete fuori dal castello quel +Trovatore, e dategli larga rimunerazione. + +— Signora, — disse il Trovatore, che durante tutta la scena da noi +riferita era rimasto nella più perfetta immobilità, — ho alcune parole +a dirvi prima, se in ciò, gentile, mi volete compiacere. + +— Ebbene, Agnese, ritirati in un angolo della sala; e così che avete +voi a farmi sapere? + +— Nulla, fuorchè io sono Arrigo Bianchi! + +La giovine trasalì, sebbene un consimile sospetto confuso, già l’avesse +tentata più d’una volta. + +— E che vi mosse a qui venire? + +— Mi mosse quell’amore di cui ardentemente mi accese la vostra +prima vista durante quel torneo di cui vi piacque tener memoria; +quell’amore che divenne in me forza irresistibile, poichè fra sì +sciagurate circostanze la seconda volta vi presentaste agli occhi miei; +quell’amore che ora più non si spegnerà vedendo quanto generosa sia +l’anima vostra, quanto benigna vi piacque assumere le mie difese. + +— Ebbene, per quanto cara vi è la vita, per quanto avete di più sacro, +ritiratevi, tosto partite. Io procurerò, sì..., per gratitudine..., di +reprimer il vendicativo odio del padre mio. Voi..., e voi dal canto +vostro, ve ne scongiuro, reprimete i vostri alteri spiriti. Agnese, +conduci questo Menestrello fuori del castello. — Ciò detto, essa stessa +incontanente uscì dalla sala. Ed Agnese, dicendo al Trovatore: — Voi ci +cantate dei casi strani, ma vi so dir io che da noi se ne veggono tutti +i giorni di nuovi, — lo condusse fuori della sala. Volle rimunerarlo; +ma il Menestrello, contro l’uso di tal gente e con grande stupore +della giovine, rifiutò di nulla accettare, e mestamente lasciò il forte +recinto di quell’antico castello. + + + + +CAPITOLO X. + +FUNESTI EFFETTI DELLA VENDETTA + + +Pochi istanti dopo che il finto Trovatore fu uscito dal castello, +Beatrice cogli occhi rugiadosi, i lineamenti animati dal forte +contrasto di affetti che tanto la commovevano, ricomparve nella sala e +si pose a sedere sovra una seggiola, ove stette alcun tempo silenziosa. + +— Agnese, in quali tempi viviamo noi mai? — disse finalmente alzando +gli occhi mestamente sovra la giovinetta sua cameriera. + +— Fatevi coraggio, il signor Giovanni Pusterla è uscito da maggiori +burrasche di questa: gli sarà facile freddare il Bianchi o quell’altro +che vi han fatta tanta paura, e ritornarne allegro e tranquillo al +suo castello, a tracannarsi quattro fiaschetti di vino in onore della +vittoria. + +— Che ciò non accada giammai! — sclamò Beatrice. E stette un istante in +silenzio: due minuti dopo ricomparve nella sala Giovanni Pusterla. + +La forte espressione delle ferventi passioni che avevano agitato il +petto irascibile del vecchio Ghibellino, avea dato luogo alla abituale +sua imperturbabilità mista di buon umore. Egli avea di già presa la +sua risoluzione, ed ora già più non pensava all’accaduto, se non come +ricordarsi un suole di una storia antica sulla quale freddo e sicuro +ha di già proferito suo giudicamento. Egli si assise innanzi alla +tavola, sulla quale un istante dopo il Falconiere dispose una sucolenta +imbandigione di carni ed altre vivande, e volgendosi alla figliuola, +che silenziosa stavagli vicina, così prese a dirle. + +— Un po’ di stizza mi sturbò al primo vederti, Beatrice: ora mi +è passata. Quanto noiosi mi riuscirono que’ quattro giorni che io +passai in Monza con Estore Visconti! Il bravo cavaliere non lasciò +nulla per divertirmi. Conviti, giostre, balli: egli se la passa +assai allegramente. Ma, il credereste? abituato omai a questa vita +solitaria, senza voi, cara mia Beatrice, io mi trovava in un deserto. +— Qui fe’ una posa, portò alla bocca il primo boccone, e mangiando +alternativamente e parlando così proseguiva. — Altro io non affrettava +che il mio ritorno, e sì che tanto Estore quanto il signor Giovan +Carlo ad ogni patto non voleano ch’io partissi. Aspettano Facino: il +generale del Duca ha dei grandi disegni pel capo; e vuol comunicarli +ad Estore. Hanno fatto la pace: ora stringere vorrebbe Facino una lega +offensiva. Contro chi, non si sa: sospettasi contro i Rusconi di Como. +Estore lo attendeva da un giorno all’altro, e avrebbe voluto che io +fossi presente al loro abboccamento. Ma io non potea restare: davvero, +Beatrice, davvero come son cristiano! parea che il cuore me lo dicesse: +Torna a casa tua; vi sono delle novità. E dovea così propriamente +venire il diavolo a intorbidarmi il piacere del rivederti; dovea quel +Guelfo inetto venire ad insultarmi, per fabbricarsi la propria rovina! +Ebbene, corpo di Satanasso, non son Giovanni Pusterla se non lo fo +pentire, e se non lo mando all’inferno insieme agli altri Guelfi che +lo precedettero la giornata del _Malcantone_! Oh quel giorno sì che +le loro case offrirono una bella scena! Ma dopo tutto ciò, ardire..., +ardire... Basta non ne parliamo; al rammentare il tuo pericolo tu ti +commuovi e impallidisci. Ma non dubitare, Beatrice, sarà l’ultima volta +che tali affronti tu avrai sofferti; e costerà caro, a chi lo ebbe, il +piacere di averti angustiata. + +— Ah padre mio, da ben altre fonti deriva la mia inquietudine. Io +sono orfana della madre, e voi siete il solo in cui ponga l’amor mio, +il solo mio sostegno. Troppo preziosi sono agli occhi miei i vostri +giorni. Io troppo vi compresi: voi vi volete cimentare con quel giovine +valoroso. Ma deh! non vogliate arrischiare la vostra vita contro chi +dell’impeto di un’età bollente è dotato. Colui inoltre, perdonatemi, +troppo ancora mostrò di virtù perchè non merti indulgenza. Egli invase, +è vero, il castello di un suo rivale per vendicare un amico ucciso; ma +rispettò la debolezza, rispettò l’onor mio... + +— Tu mi sei diventata Guelfa, figlia mia! Sai tu che prendi con molto +calore a difender la causa di quel giovine presuntuoso? Ma di me che +temi? ed a colui, a colui è ben necessario insegnare a non stuzzicare +la vipera che a lui non bada. Ma via, non ne parliamo più. Io non +intendo nemmeno torgli la vita. Egli ti ha rispettata: ebbene merita, +come tu dici, indulgenza, e l’avrà. Gli darò una buona stoccata fra +carne e carne, e s’egli dopo s’aqueterà, non si parlerà altro di questo +affare. L’hanno fatta veramente da Guelfi, la hanno fatta! Io credo, +Beatrice, che fosse la paura, non già la tua presenza, che gli facesse +ritornare. Avranno sentito un qualche romore, han creduto che gente +arrivasse, son fuggiti, chi sa con quale fretta! Oh, ci scommetto, la +fu così. Un Ghibellino non avrebbe lasciato così a mezzo la cosa, ed +avrebbe per lo meno del castello fatto un falò. Ma i Guelfi dalle loro +sconfitte hanno imparata la prudenza. Ora che hanno la testa rotta, +sono assai discreti ed umani: e vedi moderazione di cui si vantano! +Ebbene, tanto meglio per loro; altrimenti non so se a quest’ora ne +resterebbe più il seme. Ma tu hai gli occhi pieni di lagrime? + +— Sì, padre mio, sì. Ah, se vedeste lo stato dell’anima mia! vi farebbe +pietà. Voi parlate di vittoria, di vittoria generosamente acquistata: +ma chi misura i colpi? chi mi accerta che un momento fatale a me non +vi tolga? O chi mi accerta che invece voi, anche involontariamente, +togliate la vita ad un giovine a cui pure assai io debbo? Deh non +appigliatevi al più dubbioso de’ partiti: ascoltate le sagge e pie +esortazioni di frate Paolo, perdonate, e non vogliate così porgere +alimento a novelle discordie. + +Il vecchio Pusterla stette un istante come pensieroso: poi, animando +i suoi maschi lineamenti di collera e superbo sdegno, battè col pugno +sulla tavola e così sclamò. — Che vuol dir ciò? Che parole sono queste? +Chi imprenderà ad essermi guida in ciò che tocca l’onor mio? chi +opporre sponda intende al mio giusto sdegno? Questi frati sono contrari +ai Ghibellini, come che tutti sieno nemici di Santa Chiesa, e ci +vengono a fare il saccente in casa. E voi, ch’io non vi senta, io, più +difendere nessuno di quella maledetta razza de’ Guelfi, che il diavolo +se li porti. — Qui troncò le sue invettive, alzossi, e di repente +lasciò la sala. + +Allora Beatrice rimase come colui a cui il fulmine scese +improvvisamente a lato, nell’istante che, côlto da una gran procella, +sotto d’annosa quercia cerca ricovero ed asilo. Immobile, smemorata, +compresa da un terrore tanto più crudele quanto più indeterminato, +a lei pareva di repente quella benefica luce sparire che ancora la +guidava in un mare pieno di scogli, nè mezzo alcuno più scorgeva per +evitare il suo danno. Il padre o il generoso liberator suo, l’oggetto +ancora per cui forte parlava il suo cuore, il bravo cavaliere vincitore +ne’ tornei, sì destro nelle giostre e ne’ nobili giuochi di che +occupavasi allora la gioventù, colui (che serve tacerlo?) che pure +oggetto era di tutto il suo, sebbene combattuto, amore, e de’ suoi voti +taciti; o il padre o l’amante sanguinosa avrebbe resa una mano cara di +un sangue non men caro e inapprezzabile. Che se l’amante caduto fosse, +non era essa colpevole della sua morte, che abbastanza non vi si era +opposta nel mentre lei con tanta generosità quegli avea salvata? Che se +il padre vittima soggiacesse di un involontario colpo, oimè quale vita +a lei si toglieva! e da chi si toglieva! Queste idee, che da principio +confuse prostrarono la mente sua, più distinte la immersero poscia +nella più profonda desolazione. + +— Ma io impedir debbo ad ogni costo, — disse ella fra sè, — io impedir +devo ad ogni costo che ciò avvenga. Io stessa mi porterò sul luogo ove +aver dee effetto il ferale combattimento, e lo frastornerò. — Questi +pensieri essa volgeva nella tacita mente. Volta quindi ad Agnese, le +disse: — Chiamami Giorgio, il Falconiere, io deggio parlargli. — Il +bravo difensore del Castello Pusterla non tardò che qualche istante a +comparire in sua presenza. + +Era il Falconiere uomo alquanto rozzo, ma non tanto però che ancora non +facesse la prima figura nel villaggio di Parravicino in cui era nato; +e se era facinoroso, era per altro ancora di ottimo cuore. Le sue idee +aveano, è vero, preso il corso a cui travolgeale tutte il torrente +de’ suoi tempi; ma il suo cuore aprivasi alla voce della ragione e +dell’affetto. Noi abbiamo già detto che era grande della persona, ma +non pingue; avea lineamenti robusti, ma non fieri; era uomo coraggioso, +e lo vedemmo, ed un po’ altero della propria importanza. + +— Giorgio, — gli disse Beatrice, — voglio da te un servigio. Promettimi +che me lo accorderai. + +— È mio dovere servirvi, signora Beatrice: uno contra uno, uno contra +due: ancora contro tre, comandatemi. + +— Oh! tu non hai nella mente che zuffe e risse. E parti egli che +io abbia a far le parti di capo di parte? Ah! pur troppo de’ fatti +sanguinosi si succedono con una rapidità spaventosa; ma io non li +riguarderò giammai che con orrore. + +— Voi parlerete bene; e la vostra lingua ha fatto anche molto uno di +questi dì. Ma non parla così il signor Giovanni Pusterla. + +— E perchè Giorgio così voi dite, perchè? + +— Il perchè? Le donne hanno sempre questa parola sulle labbra: ma, +perdonatemi; io non vorrei far male nel dirvi di questo perchè. + +— E credi tu che io nol sappia? + +— Che domani si hanno a ritrovare...? + +— Sì, mio padre ed il Bianchi. + +— Nel bosco, innanzi la cappella del Marliani; nel luogo delle povere... + +— Per battersi all’ultimo sangue. + +— Voi dunque sapete tutto. A mezzo dì ogni cosa sarà probabilmente +terminata. + +— Oimè! + +— Che avete, che diventate pallida come la cenere? + +— Io mi sento morire! + +— Or, ora chiamo Agnese che vi soccorra. + +— Ah no, tu solo puoi soccorrermi con una parola. + +— Non che una parola, cercatemi la vita, o dolce mia Signora. + +— Tu mi aiuta a impedire questo scontro, — disse con voce appena +distinta e soffocata dal dolore che un fiume di lagrime spremeva, la +misera Beatrice. + +— Ma come... ma perchè? + +Richiamò Beatrice con uno sforzo di fortezza i propri spiriti, e così +gli disse: + +— Ebbene, adunque la sfida è già partita; e se non è partita, sarebbe +invano che io cercherei di stornarla. Ma tu puoi aiutarmi a fare che +non abbia effetto: va al convento di S. Francesco questa sera istessa, +cerca di frate Paolo, e digli che domani, un’ora prima che scocchi il +mezzodì, trovisi nel nostro castello: digli che ci va della vita, anzi +di molte vite si tratta; digli che in nome del cielo lo scongiura ad +essere pronto Beatrice Pusterla... + +— Ma che volete voi fare? + +— Tu conosci il luogo ove accader deve il combattimento; quivi ci +condurrai. + +— Io? ma il signor Giovanni Pusterla mi ammazzerà... Ma voi mi +commovete. Poveretta! il dolore vi opprime in un modo crudele. Accada +ciò che accader può, io vi seconderò. Vado ora subito a San Francesco. + +— Il cielo ti benedica, mio caro Giorgio; il cielo ti ricompenserà. + +— Ed io invece sono pieno di cattivi presentimenti; una maledetta +civetta par che mi annunzi che vicina è la mia morte. + +— Disperdano i venti il triste augurio: un uomo che è accessibile alla +pietà non dovrebbe morir mai in questi nostri tempi, in che è sì rara. + + + + +CAPITOLO XI. + +IL CAPITANO DI VENTURA + + +Il giorno appresso il Falconiere fu di buonissim’ora al Castello del +Monte, recando la sfida del sig. Giovanni Pusterla al giovine Arrigo. +Questi con freddezza l’accolse, la lesse, esitò un istante, ma infine +rispose che l’accettava e che non si sarebbe fatto aspettare all’ora +determinata. + +Portava la sfida che soli avessero a trovarsi nel vasto bosco che +giaceva fra il Castello del Monte e Parravicino, siccome abbiamo visto. +Il luogo di convegno era la piazzetta della cappella Marliani. Quivi +colla spada si sarebbero resa la ragione che ognuno di loro pretendeva. + +Frattanto, la mente di Beatrice era piena del pensiero orribile del +fatal conflitto che, se essa non potea distornare, avrebbe avuto luogo +il giorno seguente o qualche altro appresso. Le sue pupille, immerse +nel pianto, per la lunga fatica dell’animo si erano alfin chiuse +al sonno; ma quale sonno torbido e inquieto, e peggiore assai della +stessa veglia! Cento fantasime orrende ella vide da principio, che +con terrore indeterminato la scossero tutta la notte e conturbarono: +finalmente sul mattino, quando la superstizione assegna ai sogni un +grado di probabilità siccome nunzii del vero, perchè più distinti si +presentano, ecco le idee sue prender forme più determinate. In una +mesta giornata procellosa, ecco sorgonle innanzi le folte querce fatali +della piazzetta della Cappella, e l’orribile teatro del paventato +combattimento eccole starle dinanzi, scena tremenda che la agghiaccia +d’un indefinito terrore. Quivi su quella piazza, fatale un giorno, +e che ora sta per acquistare novella e non men funesta celebrità, +ecco di già starsi a fronte i due rivali, entrambi a lei cari, e +la cui vita del pari corre mortal periglio. Essa, che in disparte +si trova fra un cespuglio, ecco muove il piede per avanzarsi; ma il +piede nega di sostenerla: è sola, e il fido frate non è giunto per +iscortarla. Apre essa il labbro, ma, fosse effetto d’incanto funesto, +fosse avversa sorte, la voce ricusa di formare il suono; il labbro +non articola che tronche e mute parole; la lingua stessa ricusa di +palesare l’orrore che la comprende. Quale situazione è questa mai! Nel +mentre che essa giunger non può opportuna al soccorso, l’amante suo +contro il padre suo trae la spada; cresce il furore dei colpi, d’un +triste fragore rintronan gli echi della selva e della cappella; ma +ancora il sangue non scorre che in piccola copia. Inferociti per la +lunga resistenza, i due crudeli combattenti ecco obbliare le difese, +ed entrambi furiosamente per ferirsi l’uno sull’altro si scagliano. +Sono soddisfatti, ed una doppia ferita fa che l’uno cada all’altro +dappresso. A tale sventura, una convulsa forza cresce alla meschina; +balza dal suo nascondiglio, e tale è la scossa dell’animo suo, che il +sonno fugge, e piena di terrore ella si desta. Dubita da prima, poscia +esclama: — Cielo ti ringrazio; il delitto non è ancora consumato! + +Gittasi in ginocchione a pregare chi è maestro e fonte di ogni pietà: +essa ôra, ed ôra con tutta fiducia che le sue preghiere possano +venire esaudite. — Mio Dio, — diceva, — esaudisci i voti di un cuore +umile e addolorato! — Ella avea passate due ore in tale situazione, +quando entrò nella sua camera il vecchio di lei padre, che sorridendo +le disse: — Che è, Beatrice? Tu ti offendesti forse d’ieri sera: ma +quando la stizza mi prende non sono più padrone di trattenermi. Io non +ti vidi questa mattina; ma io non volli partire per la caccia senza +abbracciarti. Dammi un bacio; e non mi aspettare che dopo mezzodì. + +— Ah dunque voi partite!... + +Questa esclamazione non avea nulla in sè; altro senso non avea se non +quello che gli attribuiva l’accento con che veniva profferita; ma il +vecchio ne fu commosso fino nel fondo dell’anima, sebbene credesse la +figlia ignara del suo disegno. + +— Sì, parto; ma che male v’è in ciò? non è quello che mi accade di far +tutti i giorni? parto col mio falco a passare tre o quattro ore. + +— No, il mio cuore mi dice che voi mi tenete celato il vero. Il mio +cuore mi assicura che non è la caccia che vi chiama, ma un’idea di +vendetta. + +— E se ciò fosse, sarebbe questa la prima volta? Ma il cuore sempre +a voi donne dice qualche cosa, e ben di rado indovina. Tutto effetto +di sospettoso temperamento. Adunque, figlia mia, dammi un bacio, +ed asciuga queste lagrime, che io non amo nè ho bisogno di essere +commosso. — Qui la strinse fra le sue braccia, e le purpuree guancie di +lagrime cosperse le baciò. + +— E volete?... + +— Addio, — sclamò il Pusterla con alquanto dispetto, che contrastava +colla tenerezza, e di là si tolse. + +Beatrice si accorse che inutile sarebbe stato l’arrestarlo ed operare +un’ulteriore insistenza: la sua speranza era solo nell’amore che le +portava Arrigo, e nell’amore del padre, il quale non avrebbe voluto +ricusarle il sagrifizio di una vendetta, quando l’avversario suo avesse +conosciuto che solo all’intervento di lei egli lo doveva; e non meno +confidava nella autorità veneranda del suo compagno. + +Fra le torbide cure che la agitavano, passò un’altr’ora; e con tremore +e trambasciamento sentì finalmente aprirsi la porta della sua camera, +nella quale il Falconiere ammise frate Paolo. Essa in breve ragguagliò +il buon padre di ciò che stava per accadere e del suo disegno. + +— Adunque tosto mettiamoci in viaggio, — sclamò questi, ed un istante +dopo tutti e tre furono fuori del Castello Pusterla. + +Intanto il vecchio Ghibellino di questo proprietario, a cui il pensiero +del duello che dovea aver luogo, siccome cosa assai ordinaria, non +avea tolto nè il sonno la sera antecedente nè l’appetito la mattina, +imperocchè sommamente egli confidava nella sicurezza del proprio +braccio, e nel suo animo freddo nel combattere, uscito che fu dal suo +castello, moveasi soletto, e tenendo in pugno un falcone femmina, verso +di Orsenigo, avendo in animo di non intermettere il suo prediletto +passatempo perchè avesse quel giorno a mettere a cimento le proprie +forze, o per meglio dire a scambiar quattro colpi con un giovine di +primo pelo, che, come ei pensava, in breve avrebbe punito del suo +ardimento con qualche buona ferita; mentre la sua cortesia verso la +figlia, sebbene ei la attribuisse a timore, doveva pure meritargli un +po’ di compassione. — Sì, — diceva egli al suo falco, — come vale più +un falcon femmina di tutti i falchi maschi del mondo, così vale più +uno degli antichi Ghibellini di tutti questi poveri Guelfi che nascono +ora, e che non hanno tanti anni da ricordarsi il male che loro abbiamo +fatto otto anni fa. Vorrebbero essi ricominciare il giuoco; ma che può +far mai contro lo sparviere la colomba! Ma questa sera senz’altro sarà +distinto il loglio dal buon grano, come dice Frate Paolo nelle sue +prediche. + +Così dicendo, egli ascendeva una collina che dominava varie strade +delle vicinanze, ed egli movea uno sguardo in giro, fosse per ammirar +il paesaggio, fosse per desiderio di scoprire qualche preda, quando +dalla parte di mezzodì vide da lungi alzarsi un gran polverío, ed +osservando con maggior attenzione, parvegli vedere uno splendor +d’armi e un brulichio di numerose squadre. Salì allora su di una più +eccelsa eminenza della collina, e osservando diligentemente, bentosto +si accorse che da una grossa schiera di armati era quella polvere +alzata; poichè distinse assai meglio le armi che riflettevano i raggi +del già alto sole. La schiera si andava avvicinando, e in breve assai +distintamente gli fu fatto di vedere un grosso esercito, che, a quello +che sembrava, veniva alla volta di Parravicino. Stava egli adunque +attentamente contemplando quello spettacolo inaspettato, nè sapeva che +gente quella esser potesse, quando sentì chiamarsi per nome, e vide +muovere verso di lui due guerrieri, montati su due grossi cavalli di +razza milanese, e in que’ guerrieri egli riconobbe due de’ suoi più +illustri amici, Estore Visconti, cioè, e Facino Cane. + +Era Facino Cane uomo di già avanzata età, di statura mediocre, e poco +notevole della persona; ma nel suo viso, il cui colore abbronzito +indicava qual intraprendente ed instancabile guerriero egli fosse, +nel suo viso vedevasi l’impronta della sua volgar nascita, poichè +nulla v’era in esso che indicasse quell’aria grave e di nobiltà che +tanto distingue coloro che fin da buon’ora sono avvezzi a modellare +a cavallereschi modi i loro atti e il loro sembiante. Egli avea due +occhi grigi, assai vivaci, che s’aggiravano irrequieti nelle loro +orbite, e due folti sopraccigli li velavano, come se coll’ombra loro +altrui nascondere ne volessero l’espressione; avea fronte alta, e +un’espressione di sagacità e avvedutezza in essa parea vedersi, e il +suo contegno non era senza dignità. Era a quel tempo Facino nel colmo +della sua fortuna; egli avea più Stato che ognuno dei due fratelli +Visconti, e le sue idee si slanciavano ancora a più ampia carriera. Il +suo corpo però assai avea perduto del suo primitivo vigore, tanto più +che da alcuni anni era di quando in quando assalito da forti accessi di +gotte. + +Estore Visconti potea ben dirsi il contrapposto di Facino: per vero +dire anch’egli contava i suoi cinquant’anni, ma pure sembrava assai +più giovine, ed era robusto come un uomo di trenta. Era ben fatto +della persona, grande, pieno di nobiltà. Più soldato che capitano, +più galante che ambizioso, amava i piaceri, ed era pieno di spirito. +Leale, generoso, umano, in posto più eminente sarebbe forse stato un +altro Enrico IV. Sì Estore come Facino brillavano in una splendidissima +armatura ornata di fregi d’oro, e sovra essa portavano una ricca +sorcotta nella quale in più parti era trappunto il loro stemma, ed in +petto a cui vedevasi la croce rossa, distintivo dei Ghibellini. + +— Voi qui! — sclamò attonito Giovanni Pusterla al vedere i due +nobilissimi guerrieri che a lui di già eran vicini. + +— Sì, e saprai tutto: or ci guida al tuo castello che vogliamo +ristorarci, e ti narreremo ogni cosa per istrada, — disse Estore +Visconti, il più gioioso de’ due compagni. + +Il Pusterla allora esprimendo loro il suo piacere di rivederli quando +meno se lo avrebbe aspettato, disse che erano i padroni del suo +castello, e che sperava in esso entrambi avrebbero passato almeno il +restante della giornata. Terminato che ebbe queste ed altre espressioni +della sua cordialità, tornò alla domanda del motivo che a quelle parti +li conduceva. Estore Visconti e Facino erano scesi dai loro cavalli, +che dati avevano in custodia ai loro scudieri; e mentre questi in +rispettosa distanza li seguivano, col Pusterla dirigendosi pedestri +verso il di lui castello presero ad appagare la sua curiosità. Ma +noi prima di udir i loro discorsi dobbiamo fare un cenno della vita +dell’uno come dell’altro; il qual cenno gioverà un poco tanto per +conoscere meglio il complesso della nostra istoria, come anche per +ispiegare le loro parole. + +Facino Cane, di Casale, fu sotto a Giovan Galeazzo Visconti uno +de’ condottieri di eserciti, o Capitani di ventura[5], che più si +distinsero per la loro sagacità e il loro valore e quindi a lui +furon cari, e fu in molte fazioni importanti adoperato; ma la sua +sorte crebbe assai più dopo la morte di quel Duca, sì terribile al +rimanente dell’Italia cui minacciò di porre intera nelle catene. Ad +esso succeduti i deboli suoi figliuoli, il vasto paterno retaggio +fra di essi era stato smembrato, e col titolo di Duca, Giovanni Maria +fanciullo di soli quattordici anni (1402) risiedeva in Milano ed avea +per sua parte, con questa città, Como, Lodi, Cremona, Piacenza, Parma, +Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna, Siena e Perugia; Pavia, Novara, +Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltre, Belluno e +Bassano furon dominio di Filippo Maria, secondogenito, col titolo di +Conte di Pavia; Pisa e Crema furono assegnate a Gabriele, bastardo +legittimato: ma in brevissimo tempo combattuti da ogni parte o da +potenze rivali, o dalle insurrezioni di molte città in cui si alzarono +parziali tiranni, Gabriele perdette lo stato; il Conte di Pavia ebbe +anch’egli a vedersi tolta la maggior parte delle sue città; e nel +Ducato, perchè più presto rovinasse, oltre a’ molti nemici, insorsero +di buon’ora dissidii fra i membri stessi che componevano la Reggenza, a +capo della quale era la Duchessa madre, la quale si formò assai nemici +colle sue parzialità e colla sua mala condotta. + +Fedele in sì triste congiuntura rimase Facino Cane; egli difese +bravamente Bologna, che però fu poi ceduta al Pontefice, e infrenò +Alessandria sorta a ribellione. Ma poichè vide che le cose rovinavano, +e che ognuno pensava a trarne per sè profitto (avendo Pandolfo +Malatesta ottenuto dalla Reggente Brescia, e Ottobuon Terzo essendosi +impadronito di Reggio, di Parma, e di Piacenza), anch’egli pensò +imitarli, ed occupò Alessandria, Novara, e Tortona, prima che cadessero +nelle mani del Marchese di Monferrato, e di quello di Saluzzo, il +quale di già avea tolto ai Visconti nel Piemonte Vercelli ed altre +terre. Filippo e Giovanni Maria Visconti, per tal modo, altro omai non +possedevano che Pavia e Milano, città di loro residenza; e per giunta +Milano non era che il nido delle discordie, tanto furiosamente vi +imperversavano le sette. + +Fu poco dopo che morì in Monza la Duchessa, ed un sordo sospetto +accusò il Duca suo figlio della di lei morte. Quel giovinastro, che già +cominciava ad essere abbominato, da sè governando mostrava di non esser +atto a sostenere il peso degli affari, e cominciava dall’inimicarsi +Facino Cane ed altri Signori, che egli doveva anzi cercare di tenersi +affezionati, mentre non avea che troppo abbondanza di nemici; ma +il timore lo fece poi ravvedere, confermò Facino nel possesso delle +usurpate città, con esso si accordò e fece la pace. Facino, incaricato +di combattere gli altri nemici del Duca, fra i quali Pandolfo +Malatesta, Ottobuon Terzo, Gabrino Fondulo, è però sconfitto presso +Binasco: e il Duca dando la mano a chi trionfa, ricolma di carezze i +suoi nemici, e precipita Facino suo capitano da quell’alto grado di +favore a cui lo avea innalzato. Trionfano in Milano i suoi nemici, e vi +commettono le più orribili concussioni. + +Facino allora non spira che vendetta; nè tarda, collegato con Estore +Visconti, a bloccar Milano, da cui le crudeltà del Duca aveano +allontanati quei pochi personaggi, che pel senno poteano essere capaci +a difenderlo. Ricorre allora il Duca all’inganno; tratta con Facino; ma +poichè con questo mezzo ha vettovagliata la città, rompe d’improvviso +i negoziati, e dichiarasi irreconciliabile col suo Generale. Facino +allora dà il guasto alle campagne, e porta il terrore fin sotto le +mura di Milano; ma il Duca, senza cervello, in sì triste circostanza +offende ancora Malatesti Malatesta di cui avea sposata una figliuola, e +questo istiga Pandolfo Malatesta a vendicarlo. Per opporsi ad essi ed a +Facino l’imbecille Visconti stringe una lega con Bucicaldo, governatore +di Genova per parte del Re di Francia, che reo di aver dato a morte +Gabriele Visconti, ad altro non aspirava che ad acquistare al suo +signore il milanese ducato. + +Frattanto i due nemici del Duca, emuli ancora fra di loro, grossi +entrambi di molte schiere, venivano per disputarsi colla forza il +possedimento della città. Si scontrarono le loro armi nella valle di +Rovagnate, ivi si batterono; ma il comune interesse li mise poscia +d’accordo, e convenivano di impedire prima, uniti, che Milano cadesse +in mano de’ Francesi, mentre avrebbero poscia in altro tempo decisa la +loro parzial contesa. Per quanto il Duca si ostinasse, dovette alla +fin fine piegarsi; e riconciliatosi con Facino, stipulò con esso la +pace. Allora i Guelfi, nemici di questo Generale, dovettero curvare il +collo, e furono dai Ghibellini oltra misura oppressi. Facino ottenne +in dono varie terre nel Milanese; e anche Pandolfo Malatesta ebbe +soddisfazione, appagato nelle sue varie domande; e parve che il Duca +sinceramente con essi si riconciliasse. + +Poco però mancò che tanta fortuna perdesse a un tratto Facino. +Bucicaldo, impadronitosi di Piacenza, giunge a Milano senza trar un +colpo; e la città caduta sotto il dominio de’ Francesi, essendone stato +creato Bucicaldo governatore, non prova che nuove scosse per la cattiva +condotta di costui. Ma Facino, collegato col Marchese del Monferrato, +fatta rivoltar Genova a Bucicaldo, lo battè anche presso Novi, e +vittorioso tornò in Milano. Invano i Guelfi fecero poi uno sforzo per +perderlo, congiurando contro la sua vita, nella qual congiura ebbe +parte anche il Duca; egli salvossi, ed allora pensò a consolidare in +modo il suo potere che nemmanco il Duca stesso lo potesse abbattere. + +Egli quindi, impugnate le armi contro il Conte di Pavia che avrebbe +potuto dar mano al fratello a rovinarlo, cominciò dall’impadronirsi +di quella città. Dopo il qual fatto, anche il Duca da lui non fu più +considerato che come suo prigioniero, ed i due fratelli vennero da +lui chiusi ne’ loro palazzi e ridotti a mancare persino delle cose +necessarie. Bene si mansuefece di poi che credette abbastanza solido +il suo potere; e perchè il duca sembrava più non occuparsi che de’ +suoi piaceri vergognosi e crudeli, Facino già pensava ad accrescere +con conquisti la propria fama, e quel ducato che un tempo era sì vasto +e possente; e tolto Canturio a Giovan Carlo Visconti, segnata una pace +con Estore, che dominava in Monza, disegnava con lui imprendere novelli +acquisti. + +Ecco l’istoria di Facino Cane, la quale, sebbene da noi esposta in +succinto, forse troppo ancora estesa sarà sembrata al nostro lettore; +però più breve sarà quella del suo compagno, cioè Estore Visconti. +Estore, caduto Barnabò suo padre, si era ritirato da Milano che non +avea più che nove anni; visse in istati stranieri, e molto ancora nella +Corte del re di Francia, ove egli attinse quello spirito cavalleresco +per cui tanto andava famosa ai tempi di Carlo VI. Ma succeduto a +Giovanni Galeazzo il debole Giovanni Maria, risorte di Estore le +speranze, egli tentando la sua sorte prese ora le parti del Duca, ora +quelle de’ suoi nemici, e finalmente nel 1407 divenne padrone di Monza, +ed ivi lietamente teneva la sua piccola Corte. + +Fu Facino Cane che prese a rispondere alla domanda del Pusterla. + +— Sì, Giovanni Pusterla, mio antico collega, a te sieno palesi i miei +disegni: perchè dubiterei io di manifestarli a te, che fosti uno de’ +più caldi sostenitori del mio partito? Pur troppo finora mi mancavano +le forze per intraprendere alcuna bella impresa, a che tanto tempo +ardentemente io aspiro; ed in mezzo a’ miei prosperi successi tuttavia +il partito de’ nostri nemici equilibrava le forze mie, sostenuti i +Guelfi dal capriccioso Giovanni Maria. Ma Giovanni Maria, che odia +i Ghibellini e me come loro capo, egli che tutti ci vorrebbe vedere +avviliti e repressi, e per ciò ricorse ad ogni mezzo, persino al +tradimento; ora l’inetto giovane, siccome il conte di Pavia, trovasi +del tutto nell’impossibilità di nuocere; nè più inciampo opporrassi +alle mie imprese. Ed è ben giusto che chi non sa stringere con forte +mano le briglia del governo le abbandoni, e non tormenti una nazione +co’ suoi errori; ed è veramente una deplorabile fatalità che colui il +cui braccio la difende, ancora collo stesso braccio non la governi. + +— Facino, queste non sono le intenzioni che mi dimostraste in Monza: +voi allora mi parlavate come suddito fedele di Giovanni Maria; or via, +spiegatevi: devo io esser l’alleato del Duca mio parente, o di Facino +suo generale? — disse Estore in tuono grave e solenne. + +— No, Estore; io non penso a tradire il Duca, sebbene egli abbia pur +tentato più volte di precipitarmi, ed anche di togliermi la vita. Ma +mia intenzione si è che nel mentre l’inetto sta nel fondo del suo +palazzo immerso ne’ suoi vizj brutali e nella sua crudeltà, a lui +sieno tolti i mezzi di impedire il corso delle mie vittorie. Se bella +cosa ella è essere signore di grande Stato, aumentato col vigore del +proprio braccio, colla sagacità del proprio senno, non sarà però +meno glorioso per Facino essere il restauratore di uno Stato, un +dì gigante nell’Italia, essere l’emulo di Giovan Galeazzo, dare a +questo Stato ordine e buon governo, sebbene la corona porti un inetto +giovine che non pensa che a disonorarla. Per questo modo parlerà la +storia di Facino Cane in più chiaro suono che non parli di ogni altro +più valoroso condottiero. Questo è quello a che io aspiro, Estore; +e questi sensi miei già altre volte io espressi a Giovanni Pusterla, +che ne può far testimonianza. Franchino Rusca sarà il primo a provar +la forza delle armi mie, ed a cedere l’usurpato suo dominio. O egli +di buon grado, per una somma, cederà Como e il Lario e tutti i luoghi +che signoreggia, o la forza glieli strapperà, ed andrà in un carcere a +finire la sua vita. Dopo lui le forze mie abbatteranno gli orgogliosi +Malatesta; Bergamo sarà da me assediato, e, se un interno presentimento +non mi tradisce, cadrà in breve, e cadrà Brescia ancora; nè terminerà +il nuovo anno che saranno in mio potere Lodi e Piacenza, che io torrò +al Vignate Cremona, che sarà strappata a Gabrino Fondulo; e forse anche +Verona e Ferrara. Di poi, se la fortuna mi sarà seconda, cadranno le +nostre schiere sulla Toscana; Pisa rivedrà inalberata la vipera de’ +Visconti, e Firenze stessa temerà le armi di Facino. — Il capitano +ducale, così dicendo animava fuor dell’usato i suoi duri lineamenti. + +— Facino, la tua fantasia ha fatto un bel volo, nè io volli +interromperlo. Ma tu corri troppo presto nelle tue conquiste. Or se +le grandi città ti opponessero de’ forti ostacoli, non sarebbe poi +l’anima tua tentata anche dalle picciolette, e non volgeresti allora +lo sguardo tuo avido su Monza posseduta da Estore? Oppure nel mentre tu +te ne andrai menando sì gran rombo per l’Italia, e rovesciando i nuovi +dominii per inalzare un nuovo colosso portante la vipera de’ Visconti e +governato da Facino, quale figura farà intanto il giulivo Estore nella +sua Monza? Monza è ben più vicina a Milano, di Pisa e di Firenze. + +— Estore, tu di me diffidi, — disse Facino in tuono più familiare; +— ma non hai argomento da credermi uomo infedele. Allorchè io teneva +segregati da’ loro perfidi consiglieri il Conte di Pavia ed il Duca +di Milano, allorchè le loro persone erano pienamente in mio potere, +dimmi Estore, chi mi avrebbe impedito di spegnerli siccome indegni di +regnare, ed usurparmi il loro scettro? L’imperatore Sigismondo, loro +nemico, non avrebbe fors’anche lasciato di conferirmi l’investitura +del Ducato; e quando fatto non lo avesse, Facino Cane era ben uomo da +sapere i suoi stati difendere. Ma io sono troppo alieno dai tradimenti. +Quindi tu, Estore, te ne starai sicuro nella tua Monza: e se la sorte +a me sarà propizia, sicchè conquisti la Toscana, allora tu pure, +secondandomi, potresti giovarmi, da me ricevendo il governo di Pisa o +di Siena, ovvero ancora di Firenze. Tu cederesti Monza, e, mio alleato, +avresti un assai migliore dominio nella Toscana. + +— Le idee tue sono belle e grandiose; ma guai se rompesi il vase di +latte da cui comincia la tua fortuna. E veramente parmi, Facino, che tu +estenda di troppo le tue vedute. Soprattutto non pensare a Firenze. I +Fiorentini hanno un patto col demonio; e chi mira a soggiogarli resta +colpito dalla morte. Così finì Castruccio Castraccani, così Giovanni +Galeazzo medesimo. Per me poi io non sono tanto ambizioso, Facino; +sicchè per me non darti brighe. Io imito Marte qualora sono spinto +dalla necessità al dar nell’armi; ma, tornata la pace, io quel Nume +imito ingannando le ore oziose accanto ad una bella, ed i cuori delle +dame sono allora le mie conquiste. La mia diletta sposa non è di me +più ambiziosa; ed io porgo a Dio preghiera che in ciò non superino il +padre loro il caro mio Francesco e gli altri figli che il cielo vorrà +concedermi. + +— Ah tu sei fortunato, Estore, tu hai un figliuolo che erediti il +tuo stato, in cui riponga il tuo affetto! E forse io stesso, se padre +fossi, divise le cure mie, tanto non sarei agitato da questa smania di +onore. Ma morto Facino, più alcuno non rimarrà sulla terra che porti +il suo nome, e la mia gloria, quale è ora, con me sparirà siccome un +lampo, e appena da alcuno de’ posteri rammenterassi. Quindi conviene +che Facino, della gloria della sua casa autore, ancora la renda +perfetta. La mia cara Beatrice, che amai teneramente in più verde +età, cui amo tuttavia, e in cui ammiro spiriti generosi e degni di +un trono, Beatrice mi infiamma a percorrere il cammino della gloria +per meco dividerla. Ed oh! così essa, come felice sposo seppe farmi, +mi avesse fatto padre felice! Ma il cielo, che tanto le diede alto +sentire e commovere l’animo del guerriero col canto, a lei non diede la +fecondità, anima del mondo; e per essa non può rinverdirsi la nostra +stirpe. La stessa mia gloria forse io darei se fra le mie squadre un +prode garzone si avvolgesse, a cui io dar potessi il nome di figliuolo. +— Pronunziando queste parole, i lineamenti risentiti di Facino presero +una profonda espressione di rattristamento, ed egli finì il suo parlare +con un profondo involontario sospiro. + +— Io vi compiango, — disse Estore; — e dal vostro dolore comprendo +che non è mai così sentito quale dono del cielo sia questo di avere +un figlio, quanto da coloro che ne son privi. Ma cangiamo i tristi +discorsi. Ancora non avete spiegato al Pusterla, come vi proponevate, +la cagione della nostra venuta in coteste parti. Gliela dirò io. +Sappiate adunque, Giovanni, che non appena ieri voi foste partito dalla +mia piccola Corte, che d’improvviso capitò Facino cui io aspettava, +ma non sì tosto; ed ei mi persuase sui due piè di secondarlo in una +rapida spedizione contro i Rusconi, della quale già mi avea fatta +qualche parola. Egli avea seco tre mila uomini, fra fanti e cavalli, +ed intendeva sorprendere il castello di Erba, per poi passare a Como, +che per lo sbigottimento, crede, opporragli ben poca resistenza. +Egli mi riscaldò con promesse, mi persuase, ed io acconsentii di +assecondarlo, e mi unii ad esso con trecento de’ miei, e posimi questa +mattina con lui in viaggio. Ma, per farti una confessione, ancora un +poco a decidermi a secondarlo entrò il pensiero di riveder te e, via +confessiamolo, sebbene già i miei capegli si facciano biancheggianti, +quelle due lucenti stelle, e le porporine gote della bella tua +Beatrice. Non temiate però, compare Giovanni, Estore è galante, ma +è pieno di onore. Egli sente qual padre abbia avuto quando fisa lo +sguardo su di una beltà, sia guelfa o sia ghibellina; ma egli sa +rispettare l’amicizia, nè in questo caso oltrepassa i limiti del +dovere. + +Così discorrendo, erano giunti in faccia al castello del Pusterla. +Il suo possessore avea con essi fatto il viaggio taciturno, e poco +ancora avea prestato mente ai discorsi dei due suoi illustri amici, +pel pensiero che lo molestava di non poter tenere il suo impegno +col Bianchi. Ma riscossosi allora il vecchio rallegrossi che i suoi +illustri amici, che che ne fosse il motivo che gli adducesse, le +soglie calcassero del suo castello; ed introdottivili per posarsi e +ristorarsi, cercò della figliuola, ed udito che si era assentata col +Falconiere, disse a’ suoi ospiti che volessero sostenere un istante +la sua assenza; corse alla propria camera, scrisse un biglietto col +quale dava parte al Bianchi che suo malgrado doveva ad altro giorno +differire il combattimento, porse la lettera ad Andrea, ingiugnendogli +di portarla al Bianchi, che troverebbe sulla piazza della Cappella +de’ Marliani, nel vicin bosco; e dato della bestia al villano che +mostrava a qualche segno i suoi superstiziosi timori, tornando agli +ospiti suoi, loro espresse nel modo più cordiale la sua gioia, e tosto +fece apprestare una lauta colazione assai sostanziosa, alla quale in +meno di un quarto d’ora tutti e tre furono assisi. I nostri tre eroi +mangiarono e bevettero allegramente, che era una maraviglia del fatto +loro. Lo stesso Facino Cane, pieno di idee sì elevate mezz’ora prima, +ora si mostrava l’allegro amico della tavola e de’ fiaschetti; la quale +inclinazione allo stravizzo era appunto forse quella che cagionavagli +gli accessi frequenti di gotte da cui veniva molestato. Una certa +spiritosità caustica appariva da’ suoi discorsi, faceti ma non spogli +di rozzezza. Estore solo si lamentava che non vi fosse presente anche +la bella Beatrice, l’anima, anzi la dea di quel castello. Egli però +non era senza compensi; e mancandogli divinità di primo grado, non +disdegnava trattar con quelle di secondo. Di quando in quando volgeva +quindi qualche parola scherzosa alla cameriera, altra sua antica +conoscenza; la quale, piena di premura, porgeva mano a servire i +convitati, e soprattutto quel pazzarone di Estore, come ella diceva, +quel bel cervello e sì allegro del Visconti, che, coi capegli già +biancheggianti, non avea dimenticato le frasi che fanno ridere le +povere fanciulle. + + + + +CAPITOLO XII. + +L’AMORE + + +Ma intanto che il padre suo, pieno di buon umore, trattenevasi +sollazzevolmente con Estore e con Facino, la misera Beatrice, tutta +conturbata dagli interni suoi terrori, contro i quali ben debolmente +combatteva una incerta speranza, accompagnata da frate Paolo, ed +avvolta in un bianco velo, a passo celere, per quanto il comportasse la +debolezza del suo sesso e la malvagità della strada, procedeva tratto +tratto silenziosa, tratto tratto volgendo delle interrogazioni al pio +suo compagno. Alquanti passi più addietro, munito di un grosso bastone, +veniva il Falconiere, il quale sembrava esso pure aver i suoi pensieri +pel capo, perchè di quando in quando faceva dei gesti e scrollava la +testa. + +— Io non so chi ci abbia ammaliato, — diceva egli fra sè. — Sono +successi più strani accidenti in questi otto giorni che in metà della +mia vita; e chi sa come andranno a terminare! Anche questa mi tocca; +contrastare col signor Giovanni, andare ad attraversargli un disegno! È +come voler far promettere al lupo di non mangiar carne, come mi diceva +mio nonno in una certa sua istoria che ci contava accanto al fuoco. Ma +questa signora Beatrice mi fa fare tutto quello che vuole. Poveretta! +è tanto buona verso tutti! Non si può che secondarla, ed io andrei +per essa fra la brace. Sono poche di questa pasta! Ma perchè tanto +prendersi a cuore un miserabil Guelfo? È vero, fu cortese verso di lei; +ma alla fine un Guelfo è sempre un Guelfo, nè v’è mai alleanza fra il +falco e lo sparviere! E in questo caso, certamente il falco si possono +dire i Ghibellini, chè i Guelfi è un pezzo che partono colla testa +rotta. Ma la poveretta teme forse di suo padre; chi lo conosce però +non ha di questi spaventi: Giovanni Pusterla è un demonio. Il Pusterla! +ancora non è nato chi possa lusingarsi di fargli far conoscenza colla +propria spada. Ma chi sa come l’andrà per me, per essermi lasciato +mettere in quest’impaccio! Basta, io spero nella signora Beatrice: essa +mi promise la sua protezione; e ogni maggior barba casca con lei, e +finisce a fare a modo suo. + +Più gravi erano i discorsi di frate Paolo con Beatrice. + +— Volete voi dire che riusciremo a distornare questo combattimento, a +spegnere questo incendio che comincia a farsi minaccioso? + +— Figliuola, e chi fra gli uomini può conoscere il consiglio di Dio? +Pur troppo il nemico sulla debolezza dell’uomo prevale! pur troppo +le fallaci leggi del mondo hanno cancellato dal cuore degli uomini le +leggi del Signore! non la pazienza agli oltraggi si oppone, ma solo la +spada! Noi però volgiamoci a Colui che tiene nelle sue mani i cuori; +Egli prepari quello di questi feroci a lasciarsi piegare dalle nostre +parole di pace: Egli solo può far conoscere la via della pace agli +uomini, dinanzi ai cui occhi non è il timor di Dio. + +— Voi dite pur troppo il vero! Ma io spero nel Signore, il quale non +abbandona chi in lui confida. Mi dice il cuore che Egli non vorrà +lasciarci inesauditi. Sì, col maggior zelo voi, o padre, procurate di +restituire la pace fra questi due rivali, che io spero che il Cielo +abbia ancora qualche mezzo per ciò ottenere posto nelle mie mani. + +— Ah figliuola, quante vite io non darei per risparmiare questo +peccato! quanto volentieri non le darei io per evitare l’effusione del +sangue! Stia il Signore appresso a coloro che hanno il cuore afflitto, +ed agli umili di spirito dia salute: la nostra consolazione è nel +Signore; Egli ci dia quello che il cuore domanda, nè dimentichi la +nostra miseria, la nostra tribolazione. Ma chi la mente del Signore +conobbe mai, chi diè norma al suo consiglio? L’odio però desta le +risse; sordo è l’odio ad ogni consiglio, e le mani di costoro lavorano +ingiustizie sulla terra. Ma voi parlate di mezzi posti in vostro +potere; su, via, nulla celatemi che possa giovare a richiamare la pace. + +— Sì, a voi padre questo arcano, che in cuore io serbo, scoprir io +devo. Arrigo Bianchi, il rivale del padre mio, mi ha svelato che mi +ama. + +— E come mai! Egli vi ama ed assalta con violenza il vostro castello! +Forse egli iniquamente pensava e tentava di rapirvi? Figliuola, +spiegatevi, qui parmi che si asconda dell’arcano! + +— No, padre, giammai io non parlai a quel giovine anzi il dì fatale +in cui egli venne a tentar un’invasione nel nostro castello; ma +l’avea notato in un torneo; ed egli a me del pari avea volta la sua +attenzione. + +— E sapeva egli chi voi eravate? Un amore fatale lo avrebbe indotto ad +un passo sì funesto? + +— No, egli non sapea chi io mi fossi. La morte di un suo compagno gli +suggerì la vendetta che egli cercò. Allora egli me rivide, ed io lui; +ed alle mie parole che gliel chiedevano si ritirò. + +— E tutte queste sono le prove del suo amore per voi? + +— No, ieri stesso, ieri, allorchè tornò al castello il padre mio, +protetto da un travestimento il giovine avea ardito introdursi nelle +mie sale; e côlto il destro di parlarmi da solo a sola, manifestommi +l’essere suo ed il suo amore. + +— Ed egli accetta la sfida che lo mette in grado di uccidervi chi vi ha +data la vita! + +— Ahi questi sono i funesti effetti di ciò che voi appunto deplorate, +d’un fatale punto d’onore! + +— Salvaci tu, o Signore, poichè io mi sono stancato nel gridare, e le +mie forze si sono esaurite; sono venuto in alto mare, e la tempesta +mi ha sommerso! — Dopo di questa esclamazione il pio frate tacque, e +proseguì così buona pezza silenzioso, e pieno il volto e il petto di +commozione, il suo viaggio. Egli sembrava occupato alternativamente +ora di orare, ora del grave disegno che lo metteva in moto per quella +sì ardua impresa. Egli volse finalmente di nuovo la parola alla sua +compagna che di lui certamente non era meno conturbata, ed a cui, se +tanto di forze pur rimaneva di seguire il di lui passo sollecito, era +l’amore di figlia, la pietà ed un’altra tenera affezione, sebbene assai +più sommessa, che lo somministrava. + +— Or, quale pensate voi ritrarre vantaggio dalla disposizione degli +affetti di Arrigo a vostro riguardo? + +— Io mi getterò fra i combattenti, — disse Beatrice, prorompendo in +lagrime, — qualora le vostre parole non li dividano; io mi getterò fra +i combattenti, ed o io riuscirò a separarli e pacificarli, o morirò +anch’io d’angoscia sul campo sanguinoso. Pur troppo io sento che questo +dolore mi uccide! + +— No, figliuola, non rallentate così il freno alla passione: Dio ci dà +i beni, Dio ce li toglie, e sia il nome di Dio sempre benedetto. Buono +è porre in Dio ogni speranza, e sante sono le strade del Signore. — +Ma l’uomo umiliato non si parta da te svergognato; tu esaudisci le sue +suppliche! — Quanto sono crudeli gli uomini nel cagionare, colle loro +iniquità, tali angosce nelle persone loro più care! — Ma tu, Signore, +in molti modi hai dato a conoscere la tua magnificenza. — E qui di +nuovo entrambi rimasero in un profondo silenzio. + +Di già erano giunti sotto l’alta selva, e sebbene il sole fosse presso +al meriggio, pure ascoso da nubi mandava scarsa luce, sicchè ancora più +tetro era l’orrore che regnava sotto que’ frondosi giganteschi rami che +ombravano un terreno tutto irto di cespugli e di spine. Di quando in +quando qualche romore a rompere quel silenzio tetro si facea sentire, +di animali o di uccelli che al loro avvicinarsi lasciavano la loro +tana, o i rami su cui erano appollaiati. Que’ lievi strepiti mettevano +in viva agitazione le già penosissime idee di Beatrice, la quale, per +la mente di terror vacillante, in ogni suono parea sentire l’incontro +forsennato delle spade. Ancora un venticello spirava per la foresta ed +il suo sommesso fischio alla addolorata richiamava il gemito di persona +a lei cara che stava per morire. + +Fra tante angoscie, al luogo fatale, e per fama superstiziosa anco +temuto, la scarsa brigata si avvicinava. — Dio sia lodato, — dicea +Beatrice, poichè alquanto da lungi le venne fatto di mirare la fatale +Cappella, — Dio sia lodato, che noi giungiamo in tempo! Ma, padre, — +indi soggiungea. — Lo spirito che.... ivi ritorna di quando in quando, +sarà egli propizio o fatale a’ nostri desiderj? + +— Figliuola, — rispondea il buon frate; — non aprite la mente alle +credenze superstiziose del volgo. Una volta che l’uomo è giunto al +suo fine, in quello stato egli rimane nel quale è caduto: se l’albero +cade a destra a destra sta, se a sinistra a sinistra. Il Cielo ben di +rado si giova di mezzi sovrannaturali per punire o confortare i suoi +servi. Il più piccolo atomo di questo immenso creato è a lui ministro +di morte; e per richiamarci alla retta via egli mandò Mosè e i suoi +profeti; se a questi non si presta fede invano egli resusciterebbe +un morto. In Dio solo sia adunque ogni nostra speranza; Dio solo noi +dobbiamo temere. + +Nel mentre egli terminava questo discorso, essi di già erano giunti +sulla piazzetta che il lettore bene conosce e che terribile a molti +rendeva la superstizione. Il Falconiere allora avvicinossi ai due che +gli stavano innanzi e loro disse: — A giudicare dal sole, mezzodì deve +essere poco lontano. Sarà bene non perder tempo e celarci, se tale è +tuttora la vostra intenzione. Ecco là una macchia che sembra opportuna. +Credereste, signora Beatrice, che fra quella ci collochiamo? + +Questo partito venne stimato il migliore e fu quindi seguito. — Presto, +— soggiunse il Falconiere, — che sento una pedata lontana, e qualcuno +certamente si appressa. + +Tutti e tre si postarono fra la macchia, e celati dai folti cespugli, +fra questi aveano però tanto di spazio da discernere ciò che accadeva +sulla piazza. — Udite! — diceva il Falconiere, che non sapeva quale +funesto effetto producesser le sue parole sull’animo della giovine +sua padrona, — udite! la pedata si fa più forte, viene dalla parte di +Parravicino; sarà il sig. Giovanni. Grand’uomo ch’è il sig. Giovanni; +sempre il primo ove si tratta di menar le mani; sfiderebbe satanasso! +Ecco che compare; ma no, non è egli. Sembra piuttosto un villano; +possibile che tenga questa strada? Che non sappia la storia, e sia +forastiero? Ma, corpo di..., vedi è Andrea: sì lui. Ah! ah! ah! vedi +come si guarda intorno. Scommetto che egli ha paura. Sono pochi che +abbiano il coraggio di venir soli in questi luoghi! E chi sa che cosa +viene a fare! Ehi! Ah! ah! ah! è spaventato! ma non sta bene ch’egli +venga avanti: ora gli parlo e lo mando con Dio. — Così dicendo saltò +fuori dal cespuglio che lo nascondeva. + +— Dio mi salvi! — si udì sclamare il rozzo collega del Falconiere; ed a +tutte gambe si dava a fuggire. + +— Andrea! Son io. + +— Chi? Sì lo spirito, lo spirito! Dio mi salvi! + +— Asino, balordo, pecora che sei! guarda almeno indietro con i tuoi due +occhi mal accoppiati, e vedrai che è un uomo in carne ed ossa che ti +chiama. Ma, se non vuoi darmi ascolto, vattene col tuo malanno! + +— Un uomo? — disse Andrea, che dopo aver fatto un cinquanta passi +si era fermato, e non mostravasi per l’impedimento di alcune macchie +frapposte; egli per altro non aveva avuto il coraggio di volgere la +faccia. — Un uomo? Ebbene, se siete un uomo, non movete un passo più in +qua, e ditemi chi siete che mi chiamate per nome. + +— Se non fossi già morto dallo spavento non mi faresti questa domanda, +ed avresti riconosciuta la voce. + +— Uomo! — replicò Andrea con una voce che sembrava piuttosto di uno che +sogna che di persona in suo perfetto sentire. + +— Sì, uomo, uomo; vi è egli dubbio? sono Giorgio il Falconiere: ora mi +conosci? — Così dicendo, il Falconiere pian piano a lui si era tanto +avvicinato che il vide nella goffa posizione in cui il timore lo avea +arrestato come una statua. — Ma tu, — soggiunse, — mi sembri la moglie +di Lot. Via, volgi la testa: dubiti ancora che sia un galantuomo in +carne ed ossa che ti favella? + +Il rozzo giardiniere volse alquanto la testa come una macchina, e +parve stupire e non creder troppo bene a’ suoi occhi, vedendo a sè +non lontano il Falconiere che schiantava dalle risa. Si assicurò un +poco finalmente, e volgendosi adagio adagio e movendo un passo innanzi +disse: — Sì...., ma state indietro ancora un poco... non v’è molto a +fidarsi degli spiriti: chi mi dice qual forma possan prendere! Ma se +siete Giorgio, davvero che io vi ho creduto l’anima del Mariano, o +come lo dicono, e della Femina! Ma vedo che mi sono ingannato: ebbene +che fate voi in questi luoghi? parvi che sia il sito qui da tendere i +lacci, o da pigliare il fresco, e di ridere come fate? + +— Bestia che sei! tutto il mondo è paese; per me tutti i siti sono +buoni: ma tu che vieni qua a fare? + +— Pensate che non ci verrei per passatempo con quella paura che ho dei +poveri morti, che Dio sia propizio all’anime loro! Ma ho un affare..., +una cosa.... ed il padrone (vedete che diamine di sito per convegno!) +il padrone mi comandò di portarla qui... indovinate mo a chi? + +— Di qual cosa tu parli? spiegati meglio se vuoi che ci intendiamo; e +soprattutto fa presto. Il padrone tu dici? che ti ha dato il padrone? +Forse un paio di spade? + +— Oh giusto! Solo questo negozio qua; questa carta... + +— Una lettera! — disse con qualche maraviglia il Falconiere. + +— Sì, una lettera.... Mi era scordato come si chiamasse. + +— Per chi? + +— Indovinate. + +— Lo indovinerò con una bastonata che ti darò attraverso le braccia: or +non ti dissi che ti spiegasti in fretta? + +— Per il sig. Arrigo Bianchi: colui.... + +— Ebbene, tu devi qui trovarlo? Or via, lascia a me la lettera. Ma c’è +qualche novità riguardo al sig. Pusterla? + +— Novità! Ah sì! e che novità: quanti soldati, Falconiere, quanta gente +in Parravicino. E nel castello v’è Fantino Cane e Astore Visconti! +Sono giunti ora, freschi freschi, e stanno sollazzandosi che è una +maraviglia del fatto loro. + +— Estore e Facino! che sarà mai questo! Ma via, da qua la lettera, e +tu torna, e dì che hai incontrato il Falconiere e che si incaricò egli +della commissione. Non è bene che costui resti qua testimonio de’ fatti +della signora Beatrice, — disse tra sè. — Ma non dì che m’abbi trovato +qua, che fu un puro accidente. Mi hai capito? + +— Vi ho capito benissimo. Ma posso io darvelo quest’affare di carta? + +— Balordo! son io uomo da volerti male? Dalla qua e non pensar altro. + +— Non occorr’altro: tenete. Per me già in questi luoghi non ci sto con +piacere. Quel che non è capitato può capitare. + +— Dici bene, prudenza, Andrea, e vattene a gambe. + +L’altro non si fece ripetere il consiglio, ed a gambe si allontanò +cantando una frazione delle litanie de’ santi; nel qual mentre il +Falconiere stette a mirarlo finchè lo perdette di vista, schiantando +dalle risa. Come i tronchi ed i cespugli della foresta gli ebbero +tolto di più vederlo, egli andò a dar la notizia ai due suoi compagni +dell’accidente occorso, che al castello Pusterla era capitato Facino ed +Estore, e che probabilmente quella lettera ad altro tempo differiva il +combattimento. — Dobbiamo noi aprirla per conoscere il tempo stabilito? +— soggiunse il penetrativo Falconiere. + +— No, questo è inutile, — disse Beatrice; — parlerò io stessa ad Arrigo +Bianchi, e a lui consegnerò io stessa il biglietto. Tu, Giorgio, +statti alquanto in disparte. — E ciò detto, si levò dalla macchia +che le serviva di nascondiglio, e seguita da frate Paolo venne sulla +piazzetta. Il Falconiere avrebbe arrischiato qualche osservazione; +ma vedendo che l’altro suo compagno, di lui più autorevole, non movea +bocca, stimò bene riserbarle pel suo interno; porse la lettera, e si +ritirò rispettosamente verso la macchia che aveva abbandonata. + +— Che diavolo vuol fare quella ragazza? — dicea fra sè. — Se è così +ardita perderà presto la sua riputazione. Con un frate presentarsi sola +innanzi ad un giovine! di queste avventure io non ne ho più udite. E +frate Paolo, avesse perduto anche egli questa mattina il cervello? +A me pare che il meglio stato sarebbe aprire la lettera, spiare il +contenuto, far l’imbasciata a voce, e tornare poi cheti cheti a casa, +inventando qualche carota, che la signora Beatrice avrebbe potuto +scegliere e che io non mi sarei perduto in suggerirle. + +Or mentre così fra sè ragionava, un altro ragionamento tenevasi da un +altro personaggio in altra parte non lontana del bosco. + +Ma gli avvenimenti che noi siamo per riferire sarà bene riserbarli ad +un altro capitolo. + + + FINE DEL PRIMO VOLUME + + + + +INDICE + + + L’autore a chi legge Pag. III + I. Le antiche memorie 1 + II. La sorpresa 12 + III. Il segreto 29 + IV. Il lusinghiero 63 + V. La prepotenza 79 + VI. Un avviso del cielo 92 + VII. Il cattivo consiglio 106 + VIII. La violenza 128 + IX. L’indegnazione 140 + X. Funesti effetti della vendetta 167 + XI. Il capitano di ventura 178 + XII. L’amore 203 + + + + + ERRORI CORREZIONI + _Volume primo_ + + Pag. 27. lin. 25. valeva velava + » 30. » 16. d’occhi occhi + » 71. » 4. Arrigo Antonio + » 73. » 30. È A + » 84. » 18. mostraste mostrate + » 156. » 4. serà sarà + » 182. » 21. la dovea lo dovea + + _Volume secondo_ + + » 66. » 17. Broletto Nuovo Broletto Vecchio + » 107. » 5. Barnabò Bernabò + +E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare al lettore. + + + + +NOTE: + + +[1] A questo riguardo i Romanzi di W. Scott (AMENITÀ DI W. SCOTT, _o +suoi romanzi storici abbreviati nelle parti meno importanti, dati però +interi e più perfetti_), da me in parte abbreviati, sono innocuissimi; +oltrechè dalla lettura di essi certamente è bandita quella noia che non +di rado si accompagna seguendo quell’autore per tante inutili e poco +animate scene, delle quali il migliore effetto fu di impinguare a chi +le scrisse la borsa. Io parlo però sempre di quelli fra i suoi romanzi +che sono meno perfetti. + +[2] Un passo verso questo punto io spero aver fatto col mio nuovo +Romanzo _Uberto Visconti_. La prefazione di esso poi compirà l’apologia +del Romanzo Storico, da alcuno ora troppo censurato. + +[3] La pieve d’Incino vuol dire. + +[4] Era infatti dovere de’ contadini dipendenti il ristorar la +porta del castello e le mura se venivano abbattute, a norma delle +prescrizioni degli antichi statuti. + +[5] I Capitani di ventura erano capi di soldatesche da essi mantenute +a loro spesa che prendean soldo sotto questo o quel signore; e quando +padrone non aveano, vivevano di ladronecci e depredazioni, desolando la +povera Italia. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura +un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine +volume sono state riportate nel testo. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 *** |
